Macinare chilometri

Io ho una caratteristica. A volte sorrido invece di dire di sì e guardo verso l’alto se ho intenzione di dire no. Uso il corpo per dialogare. La voce mi esce debolmente quando mi emoziono, perché non sono abituato a parlare ed emozionarmi allo stesso tempo. Ecco perché mi riesce più facile scrivere.
Sono come quei bimbi che aspettano a pochi passi del mare e poi scappano quando arriva l’onda.
Poi però si lasciano prendere e da quel momento non li tiri più fuori dall’acqua.
Ebbene, io mi sono bagnato già da un po’.
Solo che questo mare mi spaventa. In questo mare c’è qualcosa di attraente, di pericoloso, di consolante e di stordente.
Stamattina il cielo si sta sporcando di nuvole. Passo la mano sul vetro pensando di farle sparire, ma non succede nulla.
In questo andirivieni di pensieri, in questo caleidoscopio di parole confuse, si cela il segreto della consapevolezza.
Quando scrivo appallottolo idee e cerco di centrare il cestino della spazzatura. Prendo la mira, lancio e godo dell’atto in sé, non del suo risultato. Non mi importa di fare centro. Non si vince nulla. Nessuna sicurezza, nessuna certezza.
Credo che da qualche parte nell’amore si nasconda il bisogno della conclusione e non è detto che si tratti di un lieto fine. Forse nemmeno Platone aveva idea di cosa dimostrare alla gente con quella favola della mela tagliata a metà.
L’amore se arriva è come un onda difficile da evitare. Lei ti avvolge, ti sconvolge, ti toglie il fiato e quando l’onda si ritrae ti accorgi che si è portata via qualcosa di te, lasciandoti in cambio solo un pizzico di malinconia.
È così che i passi diventano spaiati, che le mattine rimangono da sole a trascorrere il tempo.
La speranza è solo una infinita somma di attese che poi finiscono. L’amore è anche questo. Chiudersi la porta alle spalle e iniziare a mancarsi. Sconvolgere i dubbi con momenti di episodica felicità. Sentire la necessità di quel sorriso di salvataggio che non arriverà mai.
Se sono fortunato finirò di scrivere questo “buongiorno” davanti a un cappuccino. Resterò un momento o due in silenzio. Idealmente, mi metterò a immaginare le espressioni del tuo viso mentre leggi ciò che ho scritto. Sorriderò e addenterò un cornetto caldo con un briciolo di senso di colpa.
Magari la mia mente non avrà mosso un passo in avanti rispetto a dove era ieri sera, ma il mio cuore ha percorso chilometri per essere almeno un minuto accanto a te.

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