Quando salgo e scendo le scale

Quando salgo o scendo le scale lo faccio lentamente. Affronto ogni gradino senza pensare a quello successivo. E non è certo perché abbia bisogno di riprendere fiato, questo no. Anche quando cammino sono lenta, ma il modo in cui le mie zampe sfiorano il pavimento dona regalità ai miei piccoli passi. È come se qualcosa di inesprimibile rendesse più bello andare piano. Però arrivo sempre dove ho voglia di arrivare.

Stanotte l’ho vista che si avvicinava come un’ombra, nel fascio di luce che giungeva dal corridoio tra il primo e il secondo piano. Io ero in cucina, tutta intenta ad assediare una briciola di qualcosa dimenticata sotto il frigorifero. Sognavo di essere per un istante una grossa formica nera e avere così libero accesso a universi in miniatura. Mi davo un gran da fare, perché lo spazio era angusto e non potevo usare le zampe per avvicinarla, ma era troppo distante anche per farlo con la lingua.

Noi cani di taglia media abbiamo questo devastante problema. Siamo troppo piccoli per salire sui tavoli, saltare nelle credenze e troppo grandi per infilare le zampe negli spazi angusti tra i muri e i frigoriferi, laddove finiscono di tanto in tanto le cose buone. Però abbiamo la faccia da biscotto. Quello sguardo melanconico e dolce più simile a un “ti voglio bene” che a una mera richiesta di aiuto.

Lei entrò in cucina stringendo in mano una sigaretta spenta. Probabilmente vagava in cerca del solito accendino. Era davvero incantevole. Aveva i capelli neri. Indossava jeans elastici perfettamente aderenti e una felpa col cappuccio che nascondeva un’espressione del viso che non riuscivo a vedere.

Mi lanciò subito uno sguardo interrogativo. Un proiettile che andò a segno come un rigore calciato da un vero professionista. Mollai immediatamente la mia briciola e saltellai sulle zampe posteriori poggiando le anteriori sulle sue gambe, ma era troppo tardi. Mi trovai in un attimo sul banco degli imputati e la giuria non sembrava a mio favore.

“Cosa hai fatto?”, esclamò.

“Niente”, avrei voluto risponderle.

“Ti giuro e spergiuro che  era solo una briciola, ma non sono riuscita nemmeno a sfiorarla e…”

Non ebbi il tempo di pensare oltre. Le sue mani mi ispezionarono il muso, poi la bocca, infine venni trafitta da uno sguardo. Un ossimoro. Un’assurda figura geometrica fatta di amore e spigoli di colpevolezza.

Il riflesso scomposto dei miei occhi aveva proiettato nei suoi il dubbio che potessi aver ingoiato qualcosa. In passato era successo. Avevo mangiato cose a caso. Alcune irripetibili.

Ma lo avevo fatto non per fame. Non per stupidità. Solo per attirare la sua attenzione. Solo per farle capire che avevo un assurdo bisogno delle sue premure. E come d’altronde è noto, io non so parlare. Non posso scrivere. Posso solo pensare, mangiare e guardare.
Quando scelse di sedersi sul divano mi spinsi addosso a lei diventando una specie di macchia progressivamente più scura per poi annullarmi definitivamente e formare un tutt’uno sul suo corpo.

Nell’appoggiare le braccia sulle mie zampe i suoi capelli le scoprirono un pochino il profilo del collo e i lineamenti del viso. Aveva gli occhi tristi, sconfitti e sembrava che stringendomi, anche solo per un momento, si stesse abbracciando da sola per un tempo lunghissimo.

Non ho mai desiderato essere un uomo. Non ho mai invidiato il fatto che parlino, perché spesso li ho sentiti pontificare a caso per dire cose angoscianti e irripetibili. Li ho anche sentiti affermare che siamo stupidi. Magari hanno anche ragione. Magari è colpa del modo in cui scodinzoliamo. Del fatto che spesso usiamo la lingua per trasmettere un’emozione. O forse è quando abbaiamo alle ombre che sembriamo del tutto idioti.

Quel moto continuo e ininterrotto della coda ci fa apparire più sciocchi di quanto in realtà non siamo. Ma come lo spiego a un uomo che se davvero potessi io lo farei un sorriso. Se davvero avessi il dono della parola risponderei a tono citando anche filosofi e scrittori del passato.

Siete intelligenti. Parlate. Scrivete. A voi è stata data la possibilità di abbandonare i lavori che non vi piacciono, i compagni che non vi amano, le cucce in cui non vi sentite più al sicuro. E potreste farlo anche senza aprire bocca. A voi è stata donata una coscienza che parla anche quando non dovrebbe. Noi invece obbediamo alla libertà di starvi accanto in ogni momento e solo a quella. Siamo noi, e solo noi, quelli che salgono e scendono le scale piano. Da soli. Affrontando un gradino alla volta.

Mentre pensavo a queste cose, lei si allontanò dal torpore del sonno e aprì di nuovo gli occhi. Erano scuri come i suoi capelli. Mi accarezzò. Mi sorrise. Mi fissò quasi incuriosita, come se per un istante mi avesse sentito parlare. Allora allargai un poco le zampe per farmi grattare la pancia.

“Forse sentirai anche questo”, pensai. Lei rise forte, mettendosi la mano davanti agli occhi. 
Non è la favola della principessa e del cane. Mi aveva sentito davvero. Le avevo parlato col pensiero e ora mi stava accarezzando la pancia. Non esistono parole che possano descrivere il senso di appagante godimento di quel gesto così semplice.
“Piccola”, mi disse, “io non ti permetterò di lasciarmi da sola. Mi senti? Mi capisci?”.

Stavo iniziando a scodinzolare, quando qualcosa prese a premermi al centro del petto. Qualcosa di dolce e che allo stesso tempo somigliava a un dolore. Qualcosa che non aveva nulla a che vedere con i muscoli o il cuore. Qualcosa che forse avrei potuto descriverle se avessi avuto corde vocali e voce. 

Lei fece gli ultimi sguardi dolci, poi si alzò e percorse di corsa i gradini della scala a chiocciola che portavano al piano superiore per rispondere a un cellulare.

A me invece non chiama nessuno. Quando salgo o scendo le scale lo faccio lentamente. Affronto ogni gradino senza pensare a quello successivo.
Aspettandomi. Guardando ogni tanto all’indietro la strada percorsa.

Eccomi.

Sto arrivando.

Non gridare.

Non piangere.

Aspettami.

Prova a immaginare che io sia già lì con te.

4 Risposte to “Quando salgo e scendo le scale”

  1. ROBY Says:

    meraviglia! ❤

    Liked by 1 persona

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