Conosco persone che anche fingendo sembrano essere più sincere di me.
Archive for the ‘Riflessioni’ Category
Fingendo
16 giugno 2014Presente
15 giugno 2014Quanti luoghi ci sono in un luogo ? Quanti tempi in un tempo ? C’è qualcosa in tutto questo presente che mi rende semplicemente felice. Non so cosa sia, ma oggi glie ne sono riconoscente.
In ogni luogo e a tutte le ore
14 giugno 2014L’alba ha appena fatto capolino e io passeggio con gli occhi stanchi. Ho dormito un’ora e mezza. L’ultimo sonno degno di chiamarsi tale risale a qualche decina di gradi fa, ma non credo che questa insonnia sia solo da attribuire al caldo di questi giorni.
Il litorale di Ostia è spettacolare nella sua disarmante desolazione mattutina.
Stabilimenti deserti, ombrelloni silenziosi, pile di lettini accatastati, cabine infestate da ricordi d’infanzia. Saltello per evitare un frammento di medusa spiaggiata e per un istante lo confondo col mio cuore, ma è solo un attimo. Un granello di sabbia.
Cammino piano, dondolando i passi.
Perdo un sacco di tempo, perché penso. In alcuni momenti sembra un grandissimo errore pensare al tempo come a qualcosa che scorre. Il tempo è una forma. Il tempo è sabbia e qui di sabbia ce ne è da buttare.
Questa spiaggia sembra una enorme clessidra che prende forma sotto ai miei piedi e io l’intruso di turno che se ne sbatte.
Il lungomare di Ostia esiste da sempre. Tante cose sono cambiate dallo sbarco di Enea, eccetto la sabbia. La sabbia no. La sabbia sta con quello che viene. Sta qui, era ieri, è ora e sarà domani.
Dove sono finiti invece tutti i giorni delle certezze? I momenti del fare, del prendere, del diventare? E chi si è preso anche gli altri? Quelli nei quali l’amarezza del “non esserci riuscito” sembrava così devastante e totale?
Cercare qualcosa o rimpiangerla non fa differenza, non ce l’hai. E stamattina mi sento come se il mio “qualcosa” si fosse perso in mezzo a tutta questa sabbia.
Alla fine ho solo due braccia, due occhi, due orecchie e due gambe. Sono limitato nel cercare e intorno c’è troppo mondo che si muove, persino la vita in questi stabilimenti semi deserti in fondo si muove. La coda alla domenica mattina per un metro quadrato di ombra, si muove.
Credo che una delle forme più alte di coraggio sia domandare alla vita e rimanere in ascolto pronto ad accettare qualsiasi tipo risposta. A prenderla sul serio, intendo.
Che forma ho? Che cosa sto diventando? Ho paura del tempo che passa? Quando me lo chiedo mi accorgo che non bisogna opporre resistenza.
Ieri una persona a cui tengo voleva per forza girare a destra e io le intimavo di andare dritto.
Sbagliavo!
Le curve si devono fare, perché se tiri sempre dritto non vedi tutte le prospettive che la vita ha preparato per te.
Tutto quello che è venuto al mondo con me stamattina si trova qui, su questa spiaggia. Tutto questo non può essere altro che un punto del mio percorso.
Quando sono con me stesso nessun momento è da buttare, nemmeno il tempo passato a passeggiare solo, in un apparente deserto, come il personaggio di un film che non ha ancora guardato nessuno.
Le insegne accese mi accompagnano al bancone di un bar e il mio tempo cambia di nuovo forma. Poche parole e mi ritrovo nel pieno di una storia pericolosa e bellissima. C’è un solo cornetto con la nutella e siamo in tre ad ascoltare il suo richiamo. Non ci sono più i pensieri, la spiaggia, le mie paure, il tempo che passa, gli ombrelloni e l’immagine di me.
Quel cornetto è un sorriso da prendere al volo prima che qualcuno lo faccia al posto mio.
Allungo la mano, lo porto alla bocca, poi mi affaccio e guardo le case di questo lungomare che non riesco a non trovare brutto. E ad un tratto la vita risponde.
“Ogni istante può essere un posto bellissimo. In ogni luogo e a tutte le ore.”
L’intenzione
14 giugno 2014L’intenzione di fare e la strategia che ne consegue, sono più importanti di ogni azione riuscita.
Incertezze
12 giugno 2014Se mi regalassero un euro per ogni certezza che ho, oggi incasserei un euro.
La cosa triste è che ne sono certo.
Evoluzione
11 giugno 2014Una tempo sentivi un “Zzzzzzz!” vicino all’orecchio, accendevi la luce e la trovavi lì sul muro ad altezza uomo. Immobile, ignara e già condannata. Oggi invece le zanzare hanno la mimetica, volano radenti al suolo e si posano sugli spigoli.
Qualcuno ha parlato!!
Il barattolo
10 giugno 2014Ci sono sere che trascorro in luoghi impensabili. Sere in cui pretendo di fare i conti e riconoscere le tirate di capelli che mi sta dando la vita, per trasformarle in una reazione concreta alla vita stessa.
Ho voglia di offrire a me stesso interpretazione, coraggio, azione e realizzazione in cambio di tutto quello che ho sempre sognato, anche se quello in cui riponevo grandi aspettative finisce spesso col trasformarsi in una realtà deludente, molto simile a una lama affilata da stringere a mani nude. Qualcosa di doloroso e quasi impossibile da mollare, perché a suo modo è una realtà che comunque impegna le dita.
Prima o poi arriva per tutti il tempo del fare. Del comprendere. Del riconoscere. Quel momento in cui si impara a comunicare con se stessi prima che con gli altri. Capirsi prima di capire.
La mia realtà. Quella che non mi aspettavo, è una relazione di lusso dove mi sono catapultato e all’interno della quale non mi è stato possibile coniugare il verbo amare.
Oggi mi sento come un principiante chef alle prese con la sua ricetta definiva. Quella maledetta. Quella che non gli è mai riuscita.
In questo mondo dove nessuno ti vuole veramente fino a quando non lo porti tu ad averne bisogno, esistono decine di modi per sbagliare ricetta. Puoi esagerare o difettare gli ingredienti, allungare troppo i tempi di cottura o cedere alla paura stessa di non riuscire. E la colpa non è sempre di un beffardo destino travestito da Gordon Ramsey, che si mostra più incazzato e maleducato che mai.
La colpa è tua e del coraggio che tieni chiuso da sempre in un barattolo. Quello che, quando lo stringevo da bambino, qualcuno mi aiutava a svitarne il tappo. Lo stesso che anche oggi devo trovare la forza di aprire, ma da solo.
Abitudine
10 giugno 2014C’è qualcosa di molto più logorante del tempo che passa. L’abitudine.
Mezzo che?
8 giugno 2014C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto. Io suggerirei di dare un’annusatina al contenuto prima di esprimersi. Poi fate voi.
Il pallone bucato
7 giugno 2014Quand’è che sono diventato quello che sono? Com’è successo. Un giorno? Un’ora? All’improvviso? E l’espressione che porto con tanta disinvoltura, quando si è disegnata? E’ stato un evento preciso? Una scelta? Ed io ho mai capito di averla fatta questa scelta? C’era una volta un ragazzo che giocava a pallone sotto casa con gli amici.
Senza nulla da chiedere al tempo. Niente preoccupazioni, niente retropensieri. Prima che la vita cominciasse a modellarmi la faccia e il desiderio ad istruire le mie strategie. Non c’erano gol da realizzare. Solo una serie infinita di passaggi. E l’unica paura era che qualcuno arrivasse a bucare il pallone.
C’è sempre un attimo
6 giugno 2014C’è sempre un attimo di esistenza sospeso tra la vita che vorresti e quella che invece hai, che ti aspetta ogni giorno come una vettura di lusso in un parcheggio a ore dell’aeroporto.
La battuta pronta
6 giugno 2014Ho voglia di pensare, di parlare, di scrivere, ma anche di divertirmi.
Perció dico quello che penso, scrivo quello che penso e anche se decido di non dire o non scrivere, c’è comunque una buona ragione per farlo.
Non sono quello che desideravo di essere? Non so.
Un imperfetto ottimista guarda le cose per come gli piace immaginare che siano.
In certi casi sarebbe meglio avere un po’ di fantasia in meno e la battuta pronta.
La sindrome di Peter
5 giugno 2014Conosco un bimbo che stamattina vorrebbe prenderti per mano e portarti un po’ a spasso nel suo mondo ideale. Vivace, curioso, brillante, con lo sguardo innocente e una inestinguibile voglia di trasmettere emozioni semplici. Egocentrico, impaziente “al di là del bene e del male”, incapace a volte di fare i conti con la realtà. Lui li rimanda.
Simpatico, ottimista, impulsivo, goloso, opportuno e incostante. Vive in un luogo che ogni giorno ricrea, un’isola che non c’è dove non importa se sole il sorge e tramonta, se il momento è quello giusto o sbagliato. Un posto tiepido. Un rifugio, forse l’unica realtà possibile dove tutto può ruotare in funzione dei suoi desideri, dei suoi sogni e dei suoi umori. Vuole stare bene, essere sereno e non aver bisogno di un Dio davanti a cui inchinarsi ammirato.
Le frustrazioni quotidiane, le difficoltà della vita gli scivolano addosso, perché lui è speciale, superiore, vive nel futuro, nell’immaginario, nello straordinario. È un cucciolo di supereroe.
Per ogni delusione ha sempre una battuta, per ogni affanno uno scherzo, per ogni problema una soluzione.
E se non funziona? Poco male.
Pronti? Partenza? E via per un nuovo gioco, da un’avventura all’altra, imprendibile, sfuggente, sempre ovunque e comunque altrove.
Sarcastico, intelligente, attento, teme solo quello che succede nell’altro mondo, quello degli adulti, quello vero. E questo implica mantenere la distanza dall’altro se stesso.
È così che si protegge dalle frustrazioni della vita, con tutte le pene che questa comporta, con una patina di giocosità, di superiorità e lucida razionalità. Nella lotta fra emozioni e pensieri è lui il vincitore assoluto. Tuttavia, dare spazio all’emozione significa sperimentare la pienezza della vita. La sua vita è connessa al cuore. La sua vita non è nella testa, nelle idee, ma nella fantasia, nei voli immaginativi, nel potere dell’ironia non dell’amore. L’amore gli è negato e segregato.
L’amore è dolore.
Lui lo sa.
Lui.
Non l’altro, quello che si guarda allo specchio, scrive buongiorno e vive appoggiando troppo i piedi per terra.
Risiko
5 giugno 2014Il gioco del Risiko mi ha insegnato che esistono obiettivi impossibili da raggiungere e che Kamčatka si scrive così, ma questo non interessa a nessuno.
Sempre mai
3 giugno 2014Il Petrarca rafforzava il significato della parola “sempre” facendola seguire da un “mai”. Forse aveva capito anche lui che a volte sembrano voler dire proprio la stessa cosa.








