La sindrome di Peter

Conosco un bimbo che stamattina vorrebbe prenderti per mano e portarti un po’ a spasso nel suo mondo ideale. Vivace, curioso, brillante, con lo sguardo innocente e una inestinguibile voglia di trasmettere emozioni semplici. Egocentrico, impaziente “al di là del bene e del male”, incapace a volte di fare i conti con la realtà. Lui li rimanda.
Simpatico, ottimista, impulsivo, goloso, opportuno e incostante. Vive in un luogo che ogni giorno ricrea, un’isola che non c’è dove non importa se sole il sorge e tramonta, se il momento è quello giusto o sbagliato. Un posto tiepido. Un rifugio, forse l’unica realtà possibile dove tutto può ruotare in funzione dei suoi desideri, dei suoi sogni e dei suoi umori. Vuole stare bene, essere sereno e non aver bisogno di un Dio davanti a cui inchinarsi ammirato.
Le frustrazioni quotidiane, le difficoltà della vita gli scivolano addosso, perché lui è speciale, superiore, vive nel futuro, nell’immaginario, nello straordinario. È un cucciolo di supereroe.
Per ogni delusione ha sempre una battuta, per ogni affanno uno scherzo, per ogni problema una soluzione.
E se non funziona? Poco male.
Pronti? Partenza? E via per un nuovo gioco, da un’avventura all’altra, imprendibile, sfuggente, sempre ovunque e comunque altrove.
Sarcastico, intelligente, attento, teme solo quello che succede nell’altro mondo, quello degli adulti, quello vero. E questo implica mantenere la distanza dall’altro se stesso.
È così che si protegge dalle frustrazioni della vita, con tutte le pene che questa comporta, con una patina di giocosità, di superiorità e lucida razionalità. Nella lotta fra emozioni e pensieri è lui il vincitore assoluto. Tuttavia, dare spazio all’emozione significa sperimentare la pienezza della vita. La sua vita è connessa al cuore. La sua vita non è nella testa, nelle idee, ma nella fantasia, nei voli immaginativi, nel potere dell’ironia non dell’amore. L’amore gli è negato e segregato.
L’amore è dolore.
Lui lo sa.
Lui.
Non l’altro, quello che si guarda allo specchio, scrive buongiorno e vive appoggiando troppo i piedi per terra.

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