Vorrei portarti nei miei sogni per farti innamorare. Ma forse non verresti.
Eppure i miei sogni non sono luoghi pericolosi.
Pensieri esigenti mi stringono il cuore mentre rileggo le mie parole.
Cerco di interpretarle, tento di riordinare le frasi per trovare l’intenzione inespressa di dire dell’altro.
Cerco esitazioni, puntini di sospensione, mi soffermo sui dettagli. Ma io di dettagli non ci ho mai capito nulla. Non so nemmeno come siano fatti.
Potrei chiudere gli occhi e sognare ancora. Sfidare il baratro e provare quel gusto sadico di rimanere ancorato a una ringhiera con una mano mentre provo a scartare una fiesta con l’altra senza farla cadere. Ingozzarmi gettando la carta nel fondo dell’abisso e poi guardarla precipitare lentamente fino a scomparire nel buio di un baratro simile alle nero delle orbite di un Dio cattivo.
Tanto nero per non vedere la via di casa. Nero per non permettere alla luce di illuminare la mia strada.
Questo accade ogni notte quando non sei con me e contro questo io lotto senza rassegnarmi mai.
Vorrei essere capace di rimanere in silenzio a guardare un tramonto.
Alzarmi una mattina, prenderti in braccio e accompagnarti ad ammirare un’alba.
Non servono una grande testa e spirito d’iniziativa, basta un cuore grande e potrei mostrarti tutto questo anche a occhi chiusi.
Pensavo di esserne capace e forse lo sono. Ma non senza di te.
La tua assenza è diventata una circostanza insopportabile. Negarlo è come ammettere di avere un buco scoperto nel cuore e credere che qualcuno possa curarti solo infilandoci un dito dentro.
Non sono mai andato al di là del necessario nella mia vita. Ma di fiori d’albero ne ho collezionati troppi e frutti nessuno.
Adoro le ciliegie e vorrei mangiarne tante. In uno dei miei sogni c’era ancora il grande albero del giardino dei nonni. Potevo arrampicarmi per metri e mangiarne a sazietà. Staccarne tantissime dai rami con le mie mani poco convinte e smaniose. Eppure in quel sogno non ne ricordo il sapore, solo la gioia che provavo nel raccoglierle e il viso di mia nonna preoccupato che potessi cadere.
Mi sembra strano sentirmi così sopra le righe. Mi sembra strano sentire ancora quegli occhi addosso. I suoi e i miei insieme che erano tanto ed erano altro.
Che pena sognare. È la pena di chi non sa rinunciare alle emozioni e decide di vivere chissà quali ricordi.
Belli o brutti non importa. L’importante è che siano emozioni forti.
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Emozioni forti
21 marzo 2014Unghie lunghe verde acido
20 marzo 2014Vorrei esserti sempre accanto. Proteggerti anche quando non mi vedi.
Osservarti per un tempo indefinibile mentre il tempo stesso se la ride, passa e se ne frega.
Guido piano, ti penso e mi scappa da vivere.
Posso amarti senza eco.
Ascoltarti senza cercare risposte.
Scriverti senza avere lettori.
Sognarti senza sonno.
Aprire la mano e non trovare altro che una mano, dieci piccole dita e unghie lunghe verde acido.
Infettato
19 marzo 2014Esiste un momento chiave della nostra maturità. È quando si comincia a riflettere sull’origine delle nostre emozioni senza limitarsi ad accettarle come se si trattasse di un ordine.
Pensare a cosa e perché si prova è l’unico modo possibile di interpretare il nostro “modo di interpretare” l’esistenza.
Come in un assurdo gioco di corteggiamenti e rifiuti i miei pensieri stamattina si rincorrono, si respingono, si annullano, ti cercano e rimangono focalizzati su una ragazza meravigliosa che a tratti dimentica di esserlo.
Sono infettato dalla voglia di esserti accanto, contagiato dal desiderio di viverti.
Roma, Bergamo, Claviere o in qualsiasi altra parte del mondo non esisterà mai mondo, senza di te.
Squisitamente irrazionale
19 marzo 2014L’irrazionalità è nell’istinto, nel sentimento, nell’intuizione, nella fede e nella pazzia.
L’irrazionalità è intollerante, non ammette esperienza, ragionamenti, coerenza, distinzioni, deduzioni o definizioni oggettive.
Tutto il resto è ragione.
Esiste in tutti noi un modo logico e uno irrazionale di affrontare o definire le cose. È facile essere pragmatici o scettici quando si tratta di giudicare gli altri, molto più difficile è mantenere un profilo razionale se si tratta di noi, di tutto ciò che ci riguarda e che a volte ci fa stare male. Si perché le cose che ci fanno stare bene non le analizziamo mai troppo, le accettiamo a prescindere senza farci troppe domande.
È tutto così squisitamente soggettivo eppure esiste sempre una versione logica e una irrazionale di ogni cosa.
“Adoro mangiare tanti dolci, ma so che fa male, quindi dovrei evitare di esagerare”, classico ragionamento logico.
“Adoro mangiare tanti dolci, so che fa male, ma magari non a tutti alla stessa maniera e poi senza dolci sto depresso, quindi li mangio”, classico ragionamento illogico.
La questione non è mai “logico” o “illogico”? Ma “giusto” o “sbagliato”? E “per chi”?
Chi è freddo, insensibile o fatalista magari vive la cosa in modo risoluto, ma le persone dotate di una spiccata sensibilità subiscono ben altri contrasti interiori. Dubbi con i quali spesso convivono, che lacerano dentro, che confondono facendo perdere di vista ciò che davvero conta. E ciò che conta non è tanto sapere cosa è “giusto” o “sbagliato”, ma cosa succede dopo.
Definire irrazionale quello che non abbiamo la forza di cambiare è il limite umano più grande, ma in fondo è anche la cosa più semplice da fare.
Essere irrazionali ogni tanto è comunque una necessità accettabile.
La grande bellezza
16 marzo 2014“La grande bellezza” non è una pellicola, ma un olio su tela. Un quadro astratto di difficile comprensione. Un capolavoro dal mio punto di vista. Eppure dal numero di critiche sterili che sono riuscito a leggere su Facebook sembra che solo in pochi ne abbiano colto il senso. Eppure c’è un messaggio che questo lungometraggio trasmette dalla prima all’ultima scena.
“La grande bellezza” non è solo un film, ma un’occasione per riflettere sulla nostra vita.
Non sono un critico ed è complicato per me improvvisare un’analisi della trama, eppure mi sento così legato a questo capolavoro, e deluso dai giudizi di tutti, che voglio comunque fare un tentativo.
Ho visto ed amato diverse precedenti realizzazioni di Paolo Sorrentino, ho letto il suo libro e mi sento decisamente legato a tutti i suoi personaggi.
Uomini che sconfinano nel grottesco mostruosamente interpretati da Tony Servillo e disegnati dal regista con una geniale esagerazione, mai surreale, mai forzata, ma sempre lineare e costruita nei minimi dettagli.
Personaggi delusi, frustrati, difettosi nello stile di vita e spesso vittime di un conformismo che spesso degenera nell’alienazione. Titta Di Girolamo, Jep Gambardella, il Giulio del “Divo”, tutti esseri animati da una perfida ironia che spesso si trasforma in sarcasmo puro con battute che non fanno mai ridere, ma al massimo sorridere, riflettere oppure indignare.
All’inizio il regista sottolinea il capolavoro di Roma. Il giapponese che sviene richiamando chiaro il concetto della sindrome di Stendhal mentre la cinepresa indugia sul profilo della capitale, incurante di tutto quello che sta succedendo.
Poi subito un’incursione nella mondanità romana e il compleanno del protagonista. I suoi 65 anni.
Ma chi è Jep Gambardella e chi siamo noi rispetto a “Jep Gambardella”?
Perché “La grande bellezza” ci pone proprio questo quesito.
Lui è uno che ha scritto un libro ricco di sensibilità, “L’apparato umano” con il quale ha vinto il premio bancarella 40 anni prima ottenendo anche la fama, ma che ora si è lasciato risucchiare dal vortice della mondanità e non ha più voglia di scrivere.
Ha rinunciato a quella sensibilità che lo aveva caratterizzato da giovane. Perché?
Perché da scrittore promettente si è trasformato in un giornalista da strapazzo specializzato nelle interviste a personaggi improbabili o impossibili?
Perché ha rinunciato alla sua sensibilità e preferisce frequentare gente superficiale e artisti da quattro soldi?
Perché partecipa a feste vuote che tra l’altro dichiara di voler fare fallire?
Possibile che abbia davvero perduto ogni passione per la vita?
Il suo modo di rapportarsi con gli altri è cinico, talvolta maligno, ma sempre impeccabile ed educato.
Il sesso non lo soddisfa e sembra mal celare qualcosa dietro a una troppo ostentata allegria. Ma cosa?
Un amore di gioventù apparentemente non ricambiato. Le sue radici lontano da Roma. Una grande bellezza dimenticata.
Quando la sua ex ragazza di 40 anni prima muore Jep scopre che in realtà era sempre stato amato, fino all’ultimo respiro e allora comincia a chiedersi del perché fosse stato lasciato.
Qui comincia il viaggio di Jep Gambardella che ha per metà il punto di partenza. Un tour della sua esistenza passata, ripensata e ridiscussa nei minimi dettagli.
Da questo punto la mondanità in cui si era rifugiato comincia decisamente a pesargli. Questa vuota apparenza lo infastidisce e la sua stessa fama giornalistica che detiene senza nessun merito specifico gli sta decisamente sullo stomaco.
Cosa cercava quando ha scritto il libro?
Jep comprende che c’è stato qualcosa che non è andato, ma stenta a capire cosa. Poi un giorno un mediocre artista suo amico gli confessa di essere deluso da Roma e dalla sua gente. Gli annuncia il suo ritorno al paese di origine. Il suo riavvicinamento alle radici e a Jep comincia a riaprirsi un mondo.
Intanto nella sua mente continuano a scorrere i ricordi del suo vecchio amore che gli parla e lui, sopraffatto dalla nostalgia e dal desiderio di rivivere il suo passato, si rende finalmente conto di non essere nessuno.
Comincia allora a frequentare una attempata spogliarellista e stanno talmente bene insieme da non avere neanche bisogno di consumare rapporti sessuali. Forse Jep ha ritrovato la sua sensibilità, ma non è facile capirlo, perché lei muore e con la sua morte gli ritornano vivide in mente le immagini della sua ragazza defunta. Ora che farà mai Jep?
Arriva la depressione. Gli è difficile resisterle e nasconderla agli altri. Ma insieme alla depressione torna anche quella sensibilità che sembrava sopita in qualche anfratto dell’anima. Medita di scrivere un nuovo libro anche se ora, tirate le somme della sua insignificante esistenza, non sa proprio da quale punto partire.
Intanto il marito della sua vecchia fidanzata è diventato anche suo amico e quando gli confessa che passa le sere a casa a guardare la televisione con la nuova fiamma, una dolce invidia mista a sarcasmo inondano lo sguardo di Jep Gambardella: “Ma quanto siete belli”, gli dice.
Jep sta riscoprendo i valori della vita. Quelli semplici. Quelli fatti di una quotidianità condivisa e rivissuta giorno dopo giorno.
Poi arrivano le immagini di un improbabile artista, che si è fotografato tutti i giorni per ogni giorno della sua vita, e lo trascinano in un vortice di domande a cui trovare risposta.
Qualcosa sta davvero cambiando in Jep.
Infine la cena con la suora e il cardinale.
Lui osserva queste due figure religiose. È ansioso di trovare quelle risposte. E non ne riceve dal cardinale, ma dalla suora.
Una donna che ha sacrificato e consacrato tutta una vita a degli ideali. Un capolavoro di coerenza in pace con tutte le forze della natura.
Un essere rinvigorito dalle sofferenze che gli rivela il segreto più grande.
Non possiamo prescindere dalle nostre radici.
“La grande bellezza” è capire ciò che siamo e confrontarlo con quello che volevamo essere. A volte il cambiamento più grande è prendere coscienza di quello in cui ci siamo trasformati e che non volevamo diventare. Per questo non dobbiamo dimenticare le nostre radici. Per avere la possibilità di correggersi.
Jep fa proprio questo quando alla fine devide di ritornare nei luoghi della sua gioventù.
Il film termina con una carrellata di immagini fantastiche riprese seguendo il profilo di un fiume che scorre da sempre senza nulla chiedere a Roma che sembra quasi disabitata.
Una sequenza che ricorda molto gli ultimi secondi di Blade Runner con la sequenza delle montagne decontestualizzata dagli scenari futuristici.
Il film commuove e alla fine passato e presente si ricongiungono sempre e la vita scorre come un fiume in piena su un unico orizzonte.
Questo è il messaggio.
Un’opera meravigliosa, essenziale, fondamentale.
Perfettamente diretta e dalla fotografia devastante.
Potete criticare oppure osannare Paolo Sorrentino, ma non prima di averlo conosciuto a fondo, guardato tutti i suoi film e letto il suo libro.
Io sono felice che qualcuno riesca ancora a concepire pellicole del genere. Ma “La grande bellezza” si sforza di rappresentare la vita. Un qualcosa di spietatamente soggettivo e a interpretazione squisitamente soggettiva. Quindi normale che a qualcuno possa non piacere, come può non piacere una vita rispetto a quella di un altro.
Una mattina
20 febbraio 2014Esiste un momento chiave della nostra maturità. È quando si comincia a riflettere sull’origine delle nostre emozioni senza limitarsi ad accettarle come se si trattasse di un ordine.
Pensare a “cosa” e “perché” si prova è l’unico modo possibile di interpretare il nostro “modo di interpretare” l’esistenza.
Come in un assurdo gioco di corteggiamenti e rifiuti i miei pensieri stamattina si rincorrono, si respingono, si annullano, ti cercano e rimangono focalizzati su una ragazza meravigliosa che a tratti dimentica di esserlo.
Sono infettato dalla voglia di esserti accanto, contagiato dal desiderio di viverti.
Roma, Bergamo, Claviere o in qualsiasi altra parte del mondo non esisterà mai un mondo, senza di te.
Persone e diamanti
15 febbraio 2014Tutto ciò che si può dire di un diamante riguarda solo le sue imperfezioni.
San Valentino
14 febbraio 2014Arriva un giorno, ogni anno, in cui la gente sventola l’amore come se fosse una bandiera ai mondiali.Ma che diamine cercate di essere coerenti!
Festeggiatelo tutti i giorni, oppure aspettate ogni 4 anni.
Da piccolo
10 gennaio 2014Da piccolo era più facile. Potevo spaccare i giocattoli per scoprire come erano fatti dentro, ma adesso non più. Da grande quello che rompi, poi paghi.
Fraintendere e ricostruire
10 gennaio 2014La cosa peggiore che possa succedere a una persona è fraintendere la realtà e ricostruirla a immagine e somiglianza di tutte le sue più profonde paure.
Radici
10 gennaio 2014Ogni tanto bisogna dimenticare di avere radici e sforzarsi di andare nella direzione di ciò che ci fa stare meglio.
Un’emozione elevata al quadrato
8 dicembre 2013Ci sono mattine in cui mi sveglio con la stramaledetta voglia di una emozione elevata al quadrato.
Ad un tratto un dirompente bisogno di accelerare si sostituisce alla solita prudente armonia e la necessità di vincere trasforma un complicato desiderio in qualcosa di semplicemente paranoico.
Accendo la tv ed curioso un omino ingiacchettato sta offrendo, ad una sorridente signora, due fustini di detersivo in cambio di quello appena acquistato.
Lei rifiuta.
Lui insiste.
Lei rifiuta ancora.
Rinuncerei anche io se mi offrissero quant’anche 3 vite nuove in cambio della mia.
Vorrei però smettere di pensare.
Nervoso, certo.
Ma non devo esserlo.
Non oggi.
Apro incautamente un cassetto di esperienze passate e cerco la maschera giusta da indossare per l’occasione.
Provo dapprima una smorfia inopportuna, poi uno sguardo melanconico, ma alla fine è la disillusione di un ironico sorriso che sembra finalmente calzarmi a pennello.
Soddisfatto.
Mi cerco nello specchio ed è come se il mio volto fosse scomparso, cancellato, fuso tra le difformi sfumature delle mie quotidiane e molteplici maschere e io rielaboro il concetto di smorfia in precario equilibrio tra etica ed emetica.
Oggi immagino il destino in reggicalze nere e pugni chiusi.
“Più importante è la meta e più difficile sarà il tragitto.”
Intanto però cammino e mi tengo ben stretta la mia vita.
Anno legale
2 dicembre 2013L’ora legale è una bellissima invenzione, ma per come vanno le cose forse avremmo bisogno anche dell’anno legale. Spostare direttamente il calendario al 2015 e mandare a rottamare il 2014 insieme al suo infame predecessore, in maniera preventiva, prima che faccia altri danni.
La differenza
2 dicembre 2013Esiste una profonda differenza tra l’amore che arriva come conseguenza di un comportamento e quello che invece genera comportamenti conseguenti. Ed è importante averne la consapevolezza, perché credo che nel primo caso non si tratti nemmeno di amore.
Anche da zero, ma insieme.
28 novembre 2013Nessuna cosa importante succede facilmente o rapidamente. Ma sono le cose importanti che poi durano, si evolvono e arricchiscono.
Sono molti i fatti della mia vita che non mi sono piaciuti, che non capivo e ai quali del resto nemmeno oggi riesco a dare un senso preciso. Tutti quegli eventi anche positivi, eppure ben lontani da me. Grandi cose, per carità. Ma che non mi accendevano. Non riguardavano “tutta la vita” e che ho sempre trovato troppo identificati in un ritaglio temporale definito, incapace di evolvere. Momenti preziosi, eppure incastonati come brillanti in una parete rocciosa lontana da qualsiasi rotta percorribile.
Si vive di istanti, ma la vita vera la fanno le storie. Quelle di persone che si incontrano, si desiderano, si amano. Uomini e donne che sanno comunicare e capirsi. Che ogni giorno costruiscono, condividono, sperano, soffrono, agiscono, vincono o perdono tutto e sanno ripartire anche da zero, ma insieme.








