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Nient’altro da fare

18 agosto 2015

Non è difficile riconoscere l’attimo più silenzioso in una notte già povera di rumori. Forse è stato quando ho deciso di restare da solo. Di camminare per i vicoli di Roma. Nel cuore della mia città. Di studiare le geometrie delle case e del cielo. Piazza Navona. Palazzo Pamphili. Quello de “La grande bellezza”, per intenderci.

Alzo gli occhi. Mi attardo a guardare le meraviglie di certi soffitti. Alcuni si vedono anche dalla strada. Poi mi volto verso una fontana. Specchiarmi nella trasparenza dell’acqua ormai è quasi un’abitudine. Isolarmi come un pensiero lontano da tutto. Allontanarmi da una realtà troppo tangibile e dalle monotonie del presente.

Stanotte la piazza è deserta. Meglio. Non mi piace palpeggiare lo schermo del cellulare quando intorno ho tutto e tutti che parlano e che si muovono. Preferisco il movimento di pensiero. Quei sali e scendi ai quali mi sento tanto affezionato. La ricerca del senso delle cose passa attraverso montagne russe di significati. Sapori. Odori. Colori. Ma anche attraverso le dimensioni invisibili di certi ricordi. Una fontana, un volto, un campo lunghissimo di una piazza storica nascosto dietro il primo piano di uno sguardo.

È davvero stupefacente la quantità di risposte che mi porto addosso, a volte senza neanche saperlo. Dettagli che indosso come un elegante completo grigio, ma di un tessuto che spesso non so riconoscere. Per scoprire quello che c’è dietro un particolare forse bisogna rinunciare a tutti gli altri e rimanere a guardare soltanto quello. Se voglio sentire davvero cosa c’è dentro a una persona, devo passare attraverso i suoi occhi. È là che bisogna arrivare. Diretto agli occhi.

Alla fine è quasi un fatto fisico. Una disponibilità a incontrare veramente quella splendida emozione che sto provando. Perché l’unica cosa di cui posso scrivere sono le sensazioni. Non la storia, ma tutto quello che provo raccontandola. Ho bisogno di sedermi. Ecco un altro dei miei curiosi bisogni da analizzare. Lo faccio in fondo alla piazza. Da qualche parte. Su una delle tante panchine di pietra dove qualcuno ha lasciato dei magnifici ricordi. Non c’è nient’altro da fare stanotte che non sia riportarli a casa.


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