La cosa che mi affascina di più della vita è questo continuo alternarsi di luci e ombre, amore e paura, dolore e felicità.
Successi e sconfitte che si sovrappongono incessantemente tra loro e non certo casualmente, ma seguendo un misterioso disegno geometrico che a volte sfugge alla mia imperfettibile logica.
Il sentimento che monopolizza irrazionalmente i miei pensieri da qualche tempo a questa parte lo conosco bene, si chiama “paura”.
E’ il mio dubbio ed io viaggio continuamente in equilibrio improbabile tra la volontà di emergere e il timore di non riuscire a farlo.
Paura. Ti striscia invisibile accanto per tutta la vita e tu non puoi ignorarla. Decide lei quando è giunto il momento di stritolarti.
Eppure ci vuole coraggio ad avere paura, un po’ come l’amore. Anche li ci vuole coraggio.
Sull’amore da bambino mi interrogavo e facevo mille sogni senza venirne mai capo. Ero più che altro affascinato da quella condizione incerta, da quel pensiero denso e irrisolto che mi inseguiva per ore.
La paura è ben altro…
Da piccolo bastava l’idea di un uomo nero nascosto sotto il letto a darmi l’inquietante certezza di una notte difficile.
A distanza di anni è invece l’incertezza di questo percorso di vita a regalarmi dubbi che fanno rabbrividire.
A volte guardo gli occhi di mia figlia, vedo tanto amore e ho comunque paura. La paura di non essere all’altezza, di non riuscire a proteggerla da quella inquietante e leggendaria figura scura nascosta sotto il letto.
Chi di voi ha ancora paura dell’uomo nero?
Arriva il giorno in cui devi affrontarlo una volta per tutte, il momento in cui devi scegliere se infilare la testa sotto a quel letto o rimanere addormantato su un materasso di chiodi.
Nessuna fiaba e niente filastrocche per chi decide di rimanere nascosto sotto la coperta, ma solo tanta razionale paura da opporre al proprio insindacabile coraggio. Quello che si deve alle persone che ami.
Paura
30 agosto 2012Il sapore dell’effimero
30 agosto 2012Più passa il tempo e più mi rendo conto che se non è effimero non riesco a coglierne l’intensità del sapore.
L’entusiasmo
30 agosto 2012Bisogna controllarlo l’entusiasmo. E’ letale.
Prima ti fa spingere forte sull’acceleratore e poi spegnere i fanali quando sei ancora in corsa.
Tranne me
30 agosto 2012A volte mi ritrovo bloccato in un purgatorio fatto di scelte da vigliacco. Vorrei, ma non oso. Desidero, ma non mi sforzo di ottenere. Guardo il mio obiettivo, ma sono attratto solo dal riflesso in una bolla di sapone.
Ecco l’aggettivo giusto: distratto.
Come un carrello al supermercato, mi aggiro con questa consapevolezza tra nugoli di persone che vogliono esattamente quello che voglio io. Le urto occasionalmente. Mi infilo tra decine di volti che vorrebbero solo ringiovanire, tra i sorrisi falsi di chi spera di regalarsi le cose più inutili, gli abbracci dei fidanzati davanti a una scatola di cioccolatini e le lacrime dei bambini nei passeggini di fronte a un giocattolo.
Ogni giorno è sempre tutto uguale.
Cambiano solo gli interpreti, non i protagonisti.
Tutti.
Tranne me
Tutti gli attimi del mondo
21 agosto 2012Quando sorrido, quando sono stanco, quando mi arrabbio, quando faccio l’amore, quando mi sento triste, quando desidero e ottengo, ma anche quando perdo, piango e dimentico.
Quando accarezzo mia figlia, abbraccio un amico o mi fermo a guardare un orizzonte imperfetto.
Ogni frangente che sto vivendo è il frammento di un tempo che dura tutta la vita.
Bisogna imparare a destrutturarlo il tempo e a godere l’intensità degli istanti migliori. Suddividerlo in tanti appaganti fotogrammi da alternare alla durezza di tutti gli altri attimi che invece stiamo coraggiosamente vivendo.
Entusiasmarsi
30 giugno 2012Oggi ho il cervello che vibra silenzioso, è in modalità riunione.
Anche se mi piace scrivere e condividere quello che provo, alcune volte mi rendo conto di quanti pensieri sia meglio tenersi dentro, come tanti sms inviati ad un numero che non esiste.
L’ultima volta che mi sono entusiasmato per qualcosa, non era un gol, nè una donna, o un river. Erano gli occhi luminosi di mia figlia. Forse è per questo che vorrei tanto entusiasmarmi ancora.
Sbagliare
5 giugno 2012In fin dei conti, se non sapessi che i miei sbagli generano conseguenze ridicole, probabilmente non sbaglierei.
Ma bisogna godere di ogni singolo momento, anche sbagliando ogni tanto. Perché domani potremmo perdere tutto, compresa la possibilità di sbagliare.
Uomini che sognano
5 giugno 2012Le persone nascono, crescono, invecchiano e poi spariscono. Alla fine restano solo storie. Quelle fatte di uomini che sognano, amano, lottano, vincono oppure perdono contro tutti e contro se stessi.
Quello che ti manca
9 aprile 2012La vita è un insieme di fatti, i fatti sono quasi sempre azioni, le azioni sono spinte dai desideri, i desideri sono radicati in ognuno di noi e nascono soprattutto da una mancanza. Finché qualcosa non ci manca o ci viene sottratta non la desideriamo. Nessuno parte alla ricerca di ció di cui non sente il bisogno.
Il problema è quando non hai ben chiaro ció che desideri, perché in quel caso o hai davvero tutto, oppure quello che ti manca sei proprio tu.
Fortuna ovunque
2 aprile 2012La fortuna non è un muscolo. Non la puoi allenare, non come la memoria o come la fantasia e nemmeno come il trapezista allena un bicipite femorale.
Bisogna obbligarsi a credere nella propria partendo dal nulla, lasciandola liberamente agire attraverso i mille passaggi silenziosi che ci attraversano la vita.
Ogni momento che viviamo è carico di una fortuna infinita, ma spesso non la sappiamo riconoscere.
Il sorriso di tua figlia, l’abbraccio di una persona che ami, le parole di un amico, una carbonara con la pancetta croccante, il sole che ti riscalda la faccia, uno sbadiglio al mattino, l’acqua che beviamo dopo una lunga corsa, l’inizio e la fine di ogni discorso, una battuta, tuo padre che ti telefona una mattina solo per dirti che tutto quello che avrebbe potuto dargli la vita glielo hai dato tu anche con i tuoi errori e che anche potendolo fare non cambierebbe niente di quel passato che ha portato a questo presente.
E’ vero papà. La fortuna è in ogni situazione, dappertutto e raccontarlo ogni tanto fa bene.
Oggi più che mai sono un uomo fortunato proprio perché penso questo.
Caro Stefano
2 aprile 2012 
Caro Stefano,
la scala che hai portato sulle spalle è ben posizionata ed oggi tu sei pronto ad orientare il tuo sforzo verso quella picca che hai sempre sognato.
Ora sta a te incamminarti verso l’alto alla ricerca del traguardo dovuto di un orizzonte senza fine, che si materializzerà solo quando percorrerai quell’ultimo piolo.
Con la perseveranza ed un pizzico di fortuna oggi potrai raggiungere mete che per l’altrui giudizio erano frutto di allucinante pazzia.
Non fermarti, il tuo momento non è finito, certo è stato bello, ma perdio non è finito.
Questo tavolo finale non è più un traguardo, ma un fottuto punto di partenza, il tuo inizio di una storia senza fine.
Un punto fermo dal quale cominciare senza dire mai basta. La tua massima definizione di “coraggio”.
Perché?
Perché è così che deve andare.
Perché crederci è sinonimo di formidabile audacia.
Perché non devi accontentarti, mai.
La porta del futuro l’hai aperta proprio per trovare sempre quel qualcosa in più, ma ficcati bene nella testa che un obiettivo raggiunto é superabile, solo se ci credi veramente amico mio.
Quello che potevo fare l’ho fatto.
Ti scritto le mie emozioni.
Ora tocca a te.
Lascia da parte tutti gli “speriamo”, i “ce la metteró tutta”, i “faró del mio meglio”, perché sono solo convenevoli bugie.
Prendi quel tuo cazzo di cuore da leone e mettili tutti in fila.
E’ questa l’incessante richiesta delle persone che ti vogliono bene.
Vinci incantando amico mio.
Treni
22 marzo 2012Stazioni sporche. Scritte sui muri dei bagni. Biglietterie chiuse. Gente improbabile. Storie improbabili. Qualcuno dorme in un angolo. Una donna chiede spiccioli, mentre un treno passa chiassoso ed infernale senza fermarsi. Ci sono treni che non puoi prendere, che non ti aspettano e se vanno via più veloci dell’indifferenza di un qualunque essere umano.
Caro Avversario
28 febbraio 2012
Caro avversario,
ti sto scrivendo dalla mia stanza d’hotel. Sto aspettando di giocare il day1A di questo ennesimo evento e mi si è rotta l’emotività, non parte più. Così ho pensato di scriverti per esorcizzare questo momento. Senza emozioni non sono mai riuscito a fare nulla, se non riflettere aspettando che tornassero e qualche volta ha anche funzionato.
Sai, ieri notte guardavo un cielo particolarmente stellato e mi è tornata in mente Las Vegas, le sale sconfinate del Rio e tutte le emozioni che quei tavoli sono stati in grado di trasmettermi. Emozioni che mi sono lasciato da qualche mese alle spalle, ma sempre indelebili.
Forse è semplicemente colpa della magia di questo gioco e di quella meccanica sensazione di benessere che ci porta ad amare senza condizioni ogni posto che ci ha consentito di sognare.
Il fatto è che c’è qualcosa che rende l’emotività generata dal poker un sentimento diviso in compartimenti stagni dai quali è difficile staccarsi e con il quale devi necessariamente fonderti. Vallo a spiegare tu, ad un giocatore, che vivere la magia del poker nel tempio stesso del poker non è la stessa cosa che viverla altrove. Puoi tentare, ma lui non ti capirà, perché ha i suoi sogni e le sue emozioni già attaccate addosso.
Il punto, quello che mi premeva dirti, è che noi giocatori di poker sognamo ed i sogni che facciamo rimangono incollati ai vestiti che indossiamo, a tutto quello che facciamo ed a tutte le città che visitiamo.
Sono sogni che sedimentano, solidificano, calcificano e poi fossilizzano, come il cemento. Se ne rimangono lì, solidi e imperituri. Secondo me, una volta edificato, ogni nostro sogno dovrebbe entrare a far parte dell’urbanistica delle città dove giochiamo ed essere indicato anche sulle cartine stradali. Immagino già di sentire il navigatore della mia auto: “girare dopo l’ultimo dei tuoi sogni a destra”.
Adesso sto divagando.
La faccenda è che stamattina la fredda dinamica dei sogni del passato mi ha completamente catturato e non mi lascia emozionare quel tanto che servirebbe per guardare con ottimismo al futuro.
Guardo, al lato di ogni strada che mi porta ovunque, i cartelloni dei film per la strada e sono un sogno, ogni persona che incontro è un sogno, le case, i negozi ed anche questo dannato cielo stellato stasera sono un sogno.
C’è chi gioca e dice di non aver mai sognato. Sciocchezze.
Le concezioni di chi gioca senza sognare nascono da un retaggio culturale sognante. Si dice di non avere sogni proprio perché ci si rende conto di poterne avere, ma di non essere in grado di afferrarne alcuno.
Caro avversario, anche per chi non ha voglia di sognare, a volte i sogni si avverano. Prendi l’esempio di Filippo Candio che ha raggiunto quel fantastico tavolo finale, ne avrai sentito parlare no?
Comunque, sto divagando ancora una volta.
Ora devo andare. Devo ancora registrarmi ed immagino di trovare un gran numero di sognatori alla cassa. Giocherò a Malta e per qualcuno, che riuscirà a buttarmi fuori, ci sarà anche la soddisfazione di raddoppiare il suo “buy in” sul conto Giocopiù. Poi volerò a Nova Gorica per la tappa l’IPT e tenterò di emozionarmi ancora.
Non mi ricordo più cosa ti volevo dire! Ah si, spero tu stia bene.
L’emotività si è riaccesa da sola e magari riesco a tenerla accesa fino a tardi. Tu incrocia le dita, per me, ma soprattutto per te.
Ti scrivo presto,
Con affetto.
Gianluca Marcucci
Facebook?
10 febbraio 2012
Perché adoro facebook?
Scrivi sul profilo una cosa del tipo “Il cielo mi guarda mentre la vita scorre via bastarda!” e ti ritrovi 50 commenti, scrivi “Apro da UTG perché yes yes lo sapevo” e ti ritrovi 40 commenti, scrivi “Totti ti amo” e ti rispondono in 20, scrivi “Finalmente è arrivata la sponsorizzazione!” e ti rispondono in 10, scrivi “Buon Natale!” e ti rispondono in 5. Poi finalmente scrivi una cosa intelligente e non c’è nessuno che capisca quello che hai scritto, forse devo davvero rivedere la qualità media dei miei post. E intanto c’è un’altra scossetta di terremoto…
Senza paure
24 gennaio 2012Il rischio che a volte si corre è ridurre la felicità ad una mera apparenza, al sembrare sempre migliori e più felici di quello che in realtà si è.
Meglio patire decine di disillusioni e ripartire da zero, piuttosto che confondere e confondersi, perché l’unica felicità possibile sta proprio nella ricerca stessa dei nostri momenti felici.
Saggiamente.
Correttamente.
Cercando solo di non farsi contagiare dalla paura di non poterlo essere mai.








