Se l’esistenza si riducesse a un gioco di squadra, Dio sarebbe il giocatore egoista, uno di quelli che non ti passa mai la palla.
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Per il sostegno della mia famiglia, per l’amicizia vera degli amici veri, ma anche solo per uno dei sorrisi di mia figlia.
A 43 anni posso affermare con certezza che vale già la pena aver vissuto.
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A volte ti illudi di correre e invece stai solo girando vorticosamente su te stesso. Ma non è un dramma. Quando successe a Leonardo Da Vinci lui pensó subito all’elicottero.
Non ha senso drammatizzare il presente, anche quando si corre a vuoto bisogna guardare comunque e con fiducia al futuro.
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Per combattere il disincanto di questi tempi dovremmo tutti recuperare un po’ di quelle virtù che una volta si chiamavamo ironia, ingenuità, umiltà, passione ed emotività.
Sono o non sono un inguaribile romanticone?
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Il pettegolezzo è la forma più qualificata di rapporto sociale che alcune persone riescono ad intrattenere col prossimo. Questo la dice molto lunga sulle qualità dell’essere umano.
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Una volta i manicomi erano pieni di persone convinte di essere Attila, Dio o Napoleone. Poi hanno chiuso i manicomi e inventato facebook.
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Siamo già a febbraio, tra pochi giorni un altro compleanno, un altro anno, una nuova pagina e sempre le stesse domande a punzecchiarmi il cervello.
Che cosa ne ho fatto di questi anni? Che succederà nei prossimi?
Questa è la decade in cui dovrei cercare di portare a maturità sogni ed ambizioni di tutta una vita, lo sto davvero facendo?
Dovrei rallentare eppure tutto scorre via sempre più veloce lasciandomi troppo spesso con quella effervescente angoscia di restare “senza tempo”, con il domestico dubbio di non aver realizzato tutto il realizzabile.
E’ un tempo che non perde tempo, che scorre veloce, attimo dopo attimo. E basta un attimo per perdersi tra un sogno e l’altro, come tra i due punti di quella carta nautica che a volte, con la tempesta, sembrano davvero essere troppi lontani.
Ecco perchè, ogni tanto, sento solo il chirurgico bisogno di investire del tempo per ritemprarmi, smettere di pensare, oppure semplicemente pensare a tutte quelle cose alle quali non si pensa mai.
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Le parole non bastano mai. Servono parole per rispondere ad altre parole ed ancora parole per modellare un discorso. A parole si viaggia nel tempo, si diventa ció che si vuole, si vola e si raggiunge la luna. Abbiamo bisogno di parole, ogni giorno. Ma ci vorrebbe anche una mano che impedisca all’anima di uscire dalla bocca, quando di parole non ce ne sono più.
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C’è una moneta che finisce di roteare solo nel momento in cui scende la quinta carta sul tavolo. E tu sei lì, fermo a guardarla, nella speranza di poterla lanciare anche solo per una volta ancora.
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C’è chi stringe i denti, chi stringe i pugni, chi stringe le chiappe e chi stringe un rosario. Poi c’è chi ti stringe la mano e non si sogna di mollarla mai.
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La prima regola per chi va via è quella di non fermarsi mai a guardare indietro. Lo scrivo, ma ammetto di non esserci mai riuscito.
Aforismi in pillole
27 settembre 2012Farfalle nello stomaco
27 settembre 2012Ci sono diversi modi per sentire le farfalle nello stomaco. Uno dei più semplici è ingoiare una busta di bruchi.
Il piacere di distruggere
26 settembre 2012Per alcune persone il piacere di distruggere supera di gran lunga il piacere di realizzare.
Ma quando ad andare in pezzi è quello che avevano appena costruito, allora puoi vederle in preda all’orgasmo puro.
Coraggiose decisioni
26 settembre 2012Le idee che hanno portato a radicali cambiamenti nella mia vita non sono state nient’altro che irruzioni chiassose di pensiero in una mente silente.
Coraggiose decisioni.
Imperturbabili pensieri arrivati al momento giusto. Puntuali come una multa per divieto di sosta e devastanti come una randellata presa sulla testa.
Non avevo mai voltato le spalle ad un cambiamento, nè tantomeno chiuso gli occhi trovandomi faccia a faccia davanti a quelle che potevo chiamare “disordinate” conseguenze.
Ho sempre accolto ogni singolo mutamento accudendolo, confidando in tutti quegli arrivi che diventavano partenze, anche a gruppi di tre o quattro decisioni alla volta.
Quelle volte che avevo la testa piena di dubbi e non sapevo dove archiviarli, non mi sono comunque tirato indietro.
Ho cambiato lavoro, ho cambiato casa, addirittura lasciato paese e amici per poi tornare ancora, rinnovando compagnie e solitudini. Arrivando persino ad accettare quel me stesso che ero diventato.
Ma serve essere preparati ai grandi cambiamenti e io non sono in grado di dire con certezza se é il cambiamento o le conseguenze che questo comporterebbe a farmi paura oggi.
L’età ti rende più riflessivo e io mi sento giovane di anni, ma vecchio di minuti.
E se fosse meglio adattarsi e non cambiare?
Forse dovrei seguire un corso di “training mentale” per affrontare quel qualcosa di cui ancora non conosco nulla.
E se davvero fosse, chi sarebbe in grado di preparmi?
La vita è una catena fatta anche di decisioni dagli effetti imprevedibili, scelte che diventano esperienze simili ad una esclamazione a denti stretti che si pone esattamente tra le parole “Ahhh, ecco!” e “Nooo, cazzo!”
Non si puó certo saperlo prima, bisogna osare con la curiosità di un bambino, abbracciando il coraggio come un vecchio amico che ti bussa alla porta dopo tanti anni.
Bisogna farlo entrare. Magari annusandolo un po’ come farebbe un diffidente pastore tedesco.
Giusto per sentire se c’è puzza di un cambiamento andato a male.
Le opportunità non portano etichetta di scadenza, devi regolarti da solo.
A volte arrivano su un vassoio e somigliano al tuo cocktail preferito, servito da una dea seminuda che ti strizza l’occhio.
Potrebbe trattarsi di acqua sporca, ma se così non fosse sai che prima o poi ti verrà comunque presentato un conto salato.
Cash only please!
Sempre meglio che bere una gazosa al chioschetto degli sfigati.
Cambiare.
Non cambiare.
Vivere.
Restare al palo.
Cosa fareste voi?
Comprereste il biglietto per la prima di un nuovo grande cambiamento, nella speranza di trovare posto in un cinema già “sold out”?
Accettereste quel Mojto preparato con il basilico al posto della menta?
Aprireste la porta di casa a quell’amico che non vedete da oltre 20 anni?
Tutti voi.
Si voi, laggiù.
Ditelo, anzi scrivetelo.
E non suggeritemi di lasciar fare al destino. Lui non sceglie per noi. Lo fa solo per sè stesso. E’ un buffone egoista del cazzo
Prima di sentirvi Dio
26 settembre 2012Prima di sentirvi Dio, assicuratevi di aver contribuito a creare almeno un universo.
Ottimismo e ironia
21 settembre 2012Purtroppo il mio passato più recente è costellato di piccole sconfitte e inutili giustificazioni.
Eppure anche quando mi ritrovo con un pugno di mosche, mi piace immaginare di essere un bel ragno soddisfatto.
È colpa di una debordante forza chiamata “ironia”.
Quel cucchiaino che mi resta in mano quando le cose non vanno come vorrei, con il quale posso provare a mangiare il mondo alla prossima occasione.
Due pagine bianche
21 settembre 2012Rileggendo il mio libro mi rendo conto di come le parole nascano per essere superate dalla vita e da nuove parole, per questo alla fine della mia storia ho lasciato due pagine completamente bianche.
La prima è per tutte le cose che avrei potuto scrivere e non ho scritto. La seconda è per tutto quello che probabilmente non avrò la possibilità di scrivere mai.
Seduti sullo stesso mondo
21 settembre 2012È proprio vero! La vita è quello che che alla fine ne facciamo.
Forse bisogna guardarla da un piano superiore per capirlo. Vederla dall’alto e nel complesso.
Da lontano i ritmi rallentano, tutto pesa di meno, tutto ti scivola addosso, anche i giudizi degli altri e le parole non fanno più male.
Da lontano gli spazi si riducono, puoi definire meglio i tuoi limiti, affrontare tutto con più ottimismo e renderti conto che la tua vita non è diversa da altre milioni di vite.
È solo da lontano che ti accorgi che tutti sono seduti sullo stesso mondo.
Dove.
10 settembre 2012Non sono sicuro che il “dove è meglio stare” sia anche il “dove io dovrei stare”!
Oggi preparo ancora la valigia e conto le ore come sempre, come quei gradini che da piccolo mi separavano dal cortile di casa. Ostacoli invalicabili tra me e le partite a pallone con gli amici di un tempo.
Non ho mai finito i compiti prima di uscire e anche oggi mi lascio alle spalle qualcosa di incompiuto.
E’ una contraddizione?
No, è solo la mia natura. Fuggire dall’involucro, qualunque esso sia.
L’imperfetto ottimista.
10 settembre 2012Un imperfetto ottimista guarda le cose per come gli piace immaginare che siano. Con un po’ di fantasia e la battuta pronta.
Imperfetto sognatore.
10 settembre 2012Sono un imperfetto sognatore, dotato di tenacia e caratteristiche pratiche eccezionali. Ho una spiccata tendenza alla stranezza, alla giustizia, all’avventura, all’ironia, alla bizzarria e per quanto ami trascorrere il tempo con alcuni amici più o meno speciali a volte non disdegno la mia solitudine.
Quella che solo i pensieri sono in grado di regalarmi. È in quei momenti che il mio cuore diventa ghiaccio e nessuno puó guardarvi dentro senza prima scaldarlo un po’.
Pregiudizi
10 settembre 2012Ci sono pregiudizi che non vorrei mettessero mai piede nella mia testa, ma che ogni tanto sono costretto ad ospitare. Per fortuna si limitano a stare dietro le quinte, senza mai andare in scena.
L’insicurezza negli occhi.
10 settembre 2012Una volta dovevi essere bravo a riconoscere l’insicurezza di una persona dagli occhi, ora basta aprire facebook e leggergli lo status.
Monologo del venditore di castagne
30 agosto 2012Il dare senza ricevere somiglia molto al cercare senza trovare, allo stare insieme senza condividere, allo scrivere senza rileggere.
Stamattina piccole gocce di paranoia ricoprono di condensa il mio folle tentativo di creare un pensiero.
La mente è in devastante stallo.
Sono stanco, confuso, arrabbiato.
Anche stamattina il teatrino è pieno e l’ironia della sorte riempie il mio quotidiano palcoscenico, senza placare la rabbia.
C’è rabbia in platea, rabbia nelle gallerie, rabbia nei guardaroba.
Quello che ascolto stamattina è un applauso rovesciato, che vuol dire lontananza da tutto il buonsenso possibile.
Si apre finalmente il sipario. I pensieri entrano in scena e lo fanno come sempre, a denti stretti.
“Eccomi, signori e signore!
Sono il venditore di castagne sul luogo della catastrofe. Levo le castagne dal fuoco, ma solo per venderle al prossimo in un comodo cartoccio a portar via.
Prendete pure tutto il tempo necessario per scegliere e, se serve, prendete anche il mio tempo.
Io posso sopportare l’attesa e groggiolarmi di questi paesaggi montani sempre identici, dividendo il mio pensiero tra erotico e nevrotico.
Ma non preoccupatevi.
Scegliete con calma.
Scegliete le più grandi.
Non ci sono divieti, nè segnali di pericolo o intimidazioni a rispettare i limiti di questa spietata sopportazione.
Dimenticate pure che nella mia testa continuano a essere evocati i peggiori scenari possibili, sono solo i miei imperfetti dilettantismi di autodifesa.
Guardate quella lì, è davvero grande.
Volete toccarla?
Prendetela.
Volete assaggiarla?
Mangiatela tutta.
Questo non è il gioco delle mezze misure o delle scelte a metà. Lo so che non vi piace sentirvelo dire, ma la coerenza è il segreto e, al tempo stesso, la fine del segreto.
Quante ne avete prese?
Contatele.
Chi dice che nei numeri non c’è l’essenza delle cose, non conosce i numeri o non conosce l’essenza delle cose.
Ma se in quello che scrivo oggi, in quello che voglio dimostrare, e che credo di sentire, c’è qualcosa che i numeri non possono spiegare, allora vorrà dire solo che nascosti tra noi ci sono da sempre i numeri più grandi che chiunque abbia mai provato a contare. E sono tutti numeri importanti.
Cento castagne, cento.
Queste non entrano nel cartoccio.
Dovrete mangiarle qui.
Davanti a me.
Io posso solo incoraggiarvi e magari pagare il conto.
Arrabbiato? Deluso? Disilluso?
No.
Semplicemente coerente.
Paura
30 agosto 2012La cosa che mi affascina di più della vita è questo continuo alternarsi di luci e ombre, amore e paura, dolore e felicità.
Successi e sconfitte che si sovrappongono incessantemente tra loro e non certo casualmente, ma seguendo un misterioso disegno geometrico che a volte sfugge alla mia imperfettibile logica.
Il sentimento che monopolizza irrazionalmente i miei pensieri da qualche tempo a questa parte lo conosco bene, si chiama “paura”.
E’ il mio dubbio ed io viaggio continuamente in equilibrio improbabile tra la volontà di emergere e il timore di non riuscire a farlo.
Paura. Ti striscia invisibile accanto per tutta la vita e tu non puoi ignorarla. Decide lei quando è giunto il momento di stritolarti.
Eppure ci vuole coraggio ad avere paura, un po’ come l’amore. Anche li ci vuole coraggio.
Sull’amore da bambino mi interrogavo e facevo mille sogni senza venirne mai capo. Ero più che altro affascinato da quella condizione incerta, da quel pensiero denso e irrisolto che mi inseguiva per ore.
La paura è ben altro…
Da piccolo bastava l’idea di un uomo nero nascosto sotto il letto a darmi l’inquietante certezza di una notte difficile.
A distanza di anni è invece l’incertezza di questo percorso di vita a regalarmi dubbi che fanno rabbrividire.
A volte guardo gli occhi di mia figlia, vedo tanto amore e ho comunque paura. La paura di non essere all’altezza, di non riuscire a proteggerla da quella inquietante e leggendaria figura scura nascosta sotto il letto.
Chi di voi ha ancora paura dell’uomo nero?
Arriva il giorno in cui devi affrontarlo una volta per tutte, il momento in cui devi scegliere se infilare la testa sotto a quel letto o rimanere addormantato su un materasso di chiodi.
Nessuna fiaba e niente filastrocche per chi decide di rimanere nascosto sotto la coperta, ma solo tanta razionale paura da opporre al proprio insindacabile coraggio. Quello che si deve alle persone che ami.








