Archive for the ‘Storie’ Category

Il meccanismo alieno

13 marzo 2010


Ci sono notti in cui ho la netta percezione che esista un meccanismo alieno nascosto sotto al mio letto, qualcosa in grado di spingermi talmente in alto da farmi sfiorare il soffitto.
Un sistema apparentemente perfetto che si accende nell’istante esatto in cui il sonno si impadronisce dei miei pensieri.

Il meccanismo alieno è uno strumento di religiosa tecnologia che non fa paura, ma inquieta.
Il meccanismo alieno non ama, non odia e non ha un libretto di istruzioni, è un insieme puro di paradossi irrisolvibili e completi.
Il meccanismo alieno consente di sognare il futuro, il passato e soprattutto il presente.
Il meccanismo alieno è il tempo in sè che costruisce il mio mondo un secondo prima di aprire gli occhi, per distruggerlo nell’attimo esatto in cui li richiudo e mi addormento.
Il quella frazione di storia che dura il tempo di un sogno, il meccanismo alieno disallinea le rotazioni dei cieli e dei pianeti, centrifuga la materia per creare tutto lo spazio possibile che poi irradia di contaminante fantasia.
Il meccanismo alieno rielabora la realtà del giorno all’interno dei miei sogni. Sogni che spesso non ricordo.

Nel mio sonno senza memoria, le sillabe e le parole si confondono come a voler creare un linguaggio nuovo, drammaticamente privo di alcuna grammatica. Ed io non faccio altro che rielaborarlo alla costante ricerca di un significato nascosto.:
“..frapposto il siffatto sonno, al contrario tre per tre uomini energicamente, ma non testa a testa. Seduti in spirale che non da fastidio, si o no, forse gira male che alla sintesi conducano vincente il bianconiglio..”

Il meccanismo alieno ha prodotto un altro discorso meravigliosamente insensato. Un concetto paradossalmente illogico, inconfutabile e quindi perfetto.

Ma la traduzione è chiara:
“..il bianconiglio mi conduce all’interno del mio sogno alieno, dove nove persone giocano a carte. Un gioco antico dove vince chi, anche mediocremente e con il consenso della fortuna, è il solo in grado di mostrare la carta giusta.”

Sogni. Sogni. Sogni. Roba da dormirci sopra ancora per un po’.

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In bilico tra sogno e realtà

10 marzo 2010


Ogni mattina, alle 7 in punto, mi trasformo in un efferato sicario che con spietata precisione si lancia sulla inconsapevole fragranza della sua prossima vittima..
Oggi il ripieno era al cioccolato..
Destabilizzante sogno..
Stamattina saltello incerto per raggiungere l’hotel cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio..
Percorro pochi metri e già sono davanti a un bivio..
Alla mia destra si allunga la Dora che ha scelto proprio Claviere, come punto di partenza, nel suo viaggio che ha come obiettivo il Po..
Il canale è fiancheggiato da un parapetto di pietra, non vi sono marciapiedi, ma solo una inutile sequenza di lampioni quasi sempre spenti..
Dall’altro lato una fila di case che, in un immaginario orizzonte prospettico, vanno a congiungersi con la strada provinciale dove a quest’ora passano solo i mezzi spalaneve..
Mi fermo e mi accorgo di non sopportare il peso di questa abitudinaria quotidianità..
Anche in un sogno serve un punto di fuga e per un attimo intravedo chiaramente le linee di un disegno mentale tutto mio..
Ecco che la Dora si trasforma in un mare cristallino.. ad un tratto non ci sono più case.. ma bianche spiagge e palmizio.. L’atmosfera assume improvvisamente contorni di maldiviana memoria..
E pensare che avevo questo disegno qui.. a portata di mano.. nascosto solo della realta’..
“Non è forse la vita.. solo un sogno dentro il sogno?”
Ok.. abbiamo testato una idea.. ma tutto ciò non mi aiuta certo a decidere quale diavolo di direzione prendere..
Sono sempre ad un bivio..
A sinistra ora c’è un ponticello in legno che attraversa il canale portando dritto a quella che sembra proprio una strada deserta..
In fondo alla strada una piccola chiesa..
Non c’è uno stile o un indizio per abbinare la costruzione ad un’epoca ben precisa..
C’è.. e sembra essere lì da sempre..
Tutto ciò non mi disturba affatto..
Mi sembra tuttavia opportunamente urgente dare una svolta a questo sogno prima che diventi insopportabile ed affannoso..
Pensieri mi bisbigliano nella testa.. mi chiedo cosa ci faccio io qui..
Avrei forse bisogno di un sogno con l’interpretazione incorporata.. o con allegato libricino delle istruzioni..
Senza sogni la vita è solo un sarcofago di terracotta impossibile da plasmare..
Finisco il mio bombolone..
Annego l’ultimo frammento di pensiero in un caffellatte ancora caldo..
A casa dormono ancora tutti..

Vado saltellando incerto per raggiungere l’hotel.. cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio.. e lo faccio in bilico tra sogno e realtà..

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Meteoropatico

4 marzo 2010


Quando a Roma andava di moda radunarsi in improbabili comitive di ragazzi, anche io mi parcheggiavo la sera in predefinite zone del mio quartiere..
In comitiva si parlava del più e del meno.. nascevano legami forti.. alcuni inscindibili nel tempo.. era la nostra fabbrica della spensieratezza e delle battute umoristiche.. che tempi..
I miei amici amavano commentare ogni cosa, parlavano tanto di calcio quanto di improbabili scopate fatte la sera prima magari con la vicina di casa.. o a scuola con la ragazza della classe accanto.. Nella maggior parte dei casi però si trattava di storie inventate..
Tutti in comitiva avevamo il nostro nomignolo estroso.. Pasolero, Chiggia, Manolo, Acido, Barros, Jimmy, Emy, Virgy.. questi alcuni nomi del gruppetto ed io? Io come mi chiamavo?
Strano ma vero.. un soprannome non l’ho mai avuto..

Oggi invece mi chiamano “Orso” e non so se lusingarmi o meno di questo nomignolo.. Ormai poi mi ci sono abituato..
Orso..
Amo leggere… di tutto, ma soprattutto storie ricche di paradossi, libri di cui la letteratura sfortunatamente non è affatto generosa..
E poi adoro pensare.. inesorabilmente pensare.. ricordare..
Ma continuo ad aprire, come un bambino goloso, la credenza dei miei ricordi ed a trovare il barattolo della nutella vuoto..
Meteoropatico..
Ho inoltre scoperto di avere l’umore alimentato da tecnologici pannelli solari.. Se è brutto tempo.. si spegne.. e questo mi fa decisamente rabbrividire..

Speriamo torni un po’ di sole 🙂

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Improbabili interpretazioni

22 febbraio 2010


Dove diavolo sono finito? 
Perchè non sogno praticamente più? 
Da oltre tre giorni non faccio nient’altro che affrontare problematiche inerenti al lavoro.. 
Impegni che diventano inderogabili..
Problematiche che assumono i risvolti imprevedibili….
Soluzioni che sembrano irraggiungibili..
Il lavoro è il collante più resistente..
Te ne stai attaccato alla quotidiana realtà senza il tempo di una benchè minima via di fuga dagli acuti del gioco..
Stamattina non ricordo neanche la prima cosa che ho ascoltato al mio risveglio..
Forse era solo il “bip bip” di un cicalino di allarme.. ma non ho ben ben chiaro quale sia la spia rossa accesa..
Pensare..
Riflettere..
Riordino le idee ed è come fare il giro dell’isolato a piedi, senza fermarsi mai davanti ad alcun portone..
Mentre deambulo tra centinaia di pensieri, mi accorgo di essere privo degli attributi necessari per suonare ad un citofono e mi tornano in mente alcune immagini di un passato ormai lontanissimo..
Era un periodo della mia vita dove premere il pulsante di quel dannato citofono sembrava essere una impresa ciclopica.. così non l’ho fatto mai..

Metto le parole nell’ordine giusto per evocare su questo foglio elettronico le stesse tensioni di allora.. lo stesso senso di risoluzione.. 
La realtà nasconde angoli apparentemente ciechi oltre cui si celano sempre ampi viali.. ma anche vicoli senza uscita..
Nei sogni invece risiedono le opportune zone di calma dove nulla possono tutti i furiosi assalti di questa spietata quotidianità..
Una volta era più facile e potevo reagire alla forza con la forza.. Potevo riconoscere un giocattolo e romperlo solo per vedere come era fatto dentro. Oggi invece ho addirittura difficoltà a capire a cosa stia giocando e penso sia la naturale evoluzione delle cose.. 
A rompere i giocattoli ci pensa mia figlia.. 

Stamattina alzo la testa e mi rivolgo ad uno specchio appannato con uno dei miei innaturali sorrisi..
Adesso che sono solo davanti ad un me stesso riflesso posso solo smetterla con questa mia assurda presunzione di controllo.. 
Sognare è necessario come lo è un morbido accappatoio dopo una doccia.. Ne potresti anche fare a meno ma.. vuoi mettere?

Di cosa stiamo parlando? Ah, già.. Domande.. Ne ho alcune..

Quanto ho ancora da dare e quanto da prendere in questo gioco?
Quanto sono forti le mie braccia e quanto buonsenso ho ancora dentro?
Se comincio ad ignorare il tempo con tutte le mie forze.. scomparirà?
Risalgo questo livello di pensiero all’interno di un illusorio ascensore e mi sento vagamente recluso nello spazio scuro che intercorre tra pianerottolo e l’altro..

Libero?
Protetto?
Intrappolato?

La vita è il gioco di oggi e va solo interpretata nel modo giusto.. 

Come si dice? 
Ah, sì, grazie.

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Leoni e gazzelle al bar

19 febbraio 2010


L’atmosfera di stamattina è quella che si respirerebbe nella savana..
Non importa che tu sia leone o gazzella.. al sorgere del sole alzati e corri.. si dice così..
Ed io..? Da navigato orso apro gli occhi.. ma solo per richiuderli..
Non mi nutrirei mai di gazzelle.. mia figlia non approverebbe.. ed anche un leone con me troverebbe qualche problema improvvisando improbabili agguati..
Quindi perché correre?
Potrei dormire ancora un pochino assaporando i vantaggi dell’essere orso, ma consumo gli ultimi spiccioli di relax sognando ad occhi aperti.. Passeggiando in equilibrio tra passato.. presente e futuro possibile..
Così, mentre il mondo intorno a me corre, vengo improvvisamente distratto da un’idea.. Torno ai miei dubbi.. alle mie contraddizioni.. alle mie proficue soluzioni..
Ogni giorno posso connettermi wifi con la spietata realtà che mi circonda e trasformare ogni mio pensiero disordinato in un rumoroso tumulto di parole con un preciso significato..
Il tempo avrà sempre una forma circolare e prima o poi tutti abbiamo la possibilità di riparare ad un nostro errore.. è il terrible ed affascinante cerchio dell’esistenza.. Mi chiedo solo quando arriverà il mio turno..
Per capirlo dovrò vivere fino a morire..
L’importante è imparare a farlo sempre con il sorriso.. evitando di augurare agli altri l’inferno anche quando lo meriterebbero.. perché è impossibile farlo senza ustionarsi un po’ l’anima..
Stamattina una gazzella, un leone ed un orso si scambiano battute al bar sostituendo al terribile destino della savana un bombolone bello caldo ed un cappuccino..
Sembrerebbe realtà ed invece è solo una nuova stupenda favola da raccontare un giorno a mia figlia..

Buon inizio di settimana a tutti..

Risposte a pennello

13 febbraio 2010

Stamattina il mio cuore è una sveglia impazzita che scandisce ogni secondo come in cerca di una improbabile detonazione..
Immobile e muto ascolto..
Dietro al mio silenzio c’è una caotica babele di pensieri.. Dubbi che freneticamente si ripetono in una confusione nevrotica di domande a cui sembra andare stretta ogni possibile risposta..
Come in ogni capo di abbigliamento che si rispetti anche le risposte si misurano per taglie..
Qualcuna è troppo corta!
Un’altra è troppo larga sui fianchi!
Questa? Nooo.. Troppo piccola!
Sono talmente preso dal vano tentativo di testare ogni pensiero, da non rendermi conto che oggi niente ha più uno scopo e non c’è un senso da dare a questo nulla..
Stamane, per quanto io mi sforzi ad evidenziarne i contorni, l’immagine che vedo riflessa allo specchio mi appare deforme ed incompleta..
Le mie sicurezze mutano in una serie imprecisa di immagini caleidoscopiche e colorate che imbrattano la mente e non hanno significato alcuno..
La fantasia stessa ne esce mortificata e piegata dalla frenetica necessità che ho di definire qualcosa di comprensibile..
Ho confuso i battiti del mio cuore con il rumoroso ticchettio della sveglia ed ora mi rendo conto di essere io stesso un orologio..
Forse ho solo il bisogno di un ritmo nuovo.. più umano.. che permetta a questo cavaliere errante di creare.. di essere originale.. di plasmare.. di gustare.. di tracciare nuovi antagonistici obiettivi.. e riprendere finalmente il ritmo naturale delle cose..

Parole

5 febbraio 2010

Stamattina raccolgo, con gli occhi messi a dura prova dal sonno, minuscole tracce di sogni e piccoli frammenti di pensieri rassicuranti..
Pensare.. Pensare.. Pensare..
Distinguere tra persone e cose.. tra ragione e sentimento..
Oggi il fluire delle emozioni rallenta.. i pensieri coagulano in solidi concetti che non si lasciano trasportare più da nessuna parte..
Stringo un bombolone caldo e mi riconcilio con un mondo che non ho mai accettato e so che comunque non riuscirò certo a cambiare..
Ideologia da quattro soldi..
Stamattina uomini e donne mi passano accanto.. mi parlano.. ed io li metabolizzo senza troppa fatica..
Parlare senza comunicare.. si tratta solo di parole.. al di là del loro valore.. del loro significato.. del loro essere simboli di riflessioni ben pensate.. confessioni a mezza voce.. sussurrate.. o addirittura gridate come uno slogan od un insulto gratuito..
Sempre.. comunque.. e solo parole.. Casuali ed invadenti.. o spietate ed impossibili..
Parlare oggi non mi costa molto.. Posso centrifugare concetti assurdi per ore eppure so che con la banalità di certe persone tutto questo non mi basterà..
E non ho voglia di frugare negli scaffali di una memoria che ricorda troppo ed a volte rivela più del dovuto..
La mente è disposta a tutto e pur di non dimenticare.. spesso esagera.. Così le cose da non dire si trasformano in detto.. e contraddetto..
Parole..
Sono dappertutto e tutto è parole…
A quelle che non ti aspetti se ne aggiungono altre che invece non fanno che ripetersi..
Ormai ci ho fatto l’abitudine.. Parole da mercanti… Parole da opportunisti.. Parole che non mi piaciono affatto..

Poi all’improvviso mi accorgo che posso fare anche a meno di tutte queste parole.. sorrido e perdo il filo del discorso..
Sono improvvisamente sordo.. ma so ancora leggere..
Torno ad essere spietatamente muto.. tuttavia riesco a scrivere.
Se tutto mi appare ancora realizzabile è anche merito di questo bisogno che ho di comunicare attraverso la scrittura il mio pensiero errante..
Si tratta semplicemente di ragionare.. ed io lo faccio ogni mattina appassionatamente..
Ma sempre con bombolone caldo e caffellatte senza zucchero a portata di mano..

Lui non sa che gli vuoi bene..

4 febbraio 2010

Stamattina il freddo ghiaccia i pensieri ed influenza tutte le menti capaci di concepirli..
Pur adorando questo clima l’immagine che mi piace ricordare oggi è quella di un sole leggero che sfiora il mare ed accarezza il cielo..
Ho una irrefrenabile necessità di smarrirmi in un tramonto estivo..
Giocare rimescolando a piedi nudi la sabbia tiepida e pensare al suono discreto del mare che si fonde con quello del mio respiro..
Stamattina torno ad essere il ragazzo delle estati trascorse sui litorali romani.. Ricordo deliziosi amori e tutte quelle storie realmente vissute.. Storie antiche come il destino, amori ciechi e distratti da gesti affrettati ed incerti, dettagli di un passato che non ho mai dimenticato.. Anni anche senza troppa fortuna ed insuccessi da annegare nel vino rosso.. Un niente fatto di un tutto forse mai compreso completamante..

Oggi il bianconiglio non vuole saperne di fermarsi davanti alla mia finestra..
“Papa’ ma il coniglietto ha fame?”
“Niki non è un coniglietto, si chiama scoiattolo..”
“Gli regaliamo una carota papa’ ? Ha freddo papà?”

Mentre ero immerso in qualche pensiero di troppo, una bimba aveva ben chiaro l’obiettivo di questa mattina.. Salvare il bianconiglio dal freddo e dalla fame..
Una mano minuscola di infantile fattura mi tende una carota, lo sguardo è quello tenero di una bimba di 5 anni.. Nessun bianconiglio al mondo rifiuterebbe la sua offerta d’aiuto..

Ora l’ortaggio è in bella mostra sul terrazzo di casa ed aspetta immobile il suo improbabile commensale..
Spero solo che gli scoiattoli mangino carote..
I cuccioli di orso invece si nutrono notoriamente di bomboloni caldi e caffellatte..
“Vieni a fare colazione con papà Niki.. Se resti in finestra il bianconiglio non si avvicina per timore.. Lui non sa che gli vuoi bene..”

Io invento..

1 febbraio 2010

Stamattina parto con la mente alla ricerca dell’unica realtà emozionale che possa salvarmi dal massacro della routine quotidiana..
Serve un pensiero incerto, ambiguo, grossolano, ma allo stesso tempo dolce, rassicurante, sereno..
Confuso.. mi abbandono alla sacralità di un bombolone appena sfornato..
Come una scintilla, anche un pensiero ha un suo inesprimibile e caotico inizio.. La mente si trasforma in un ingranaggio esposto al freddo alieno di queste montagne e tutto si riduce ad un semplice problema di “accensione”.
In tutto quello che uno specchio stamattina riflette ci sono io, le mie idee massacrate, la mia incoscienza, i miei dubbi.. Tutto prende minuziosamente forma diventando una quotidiana costante espressiva..
Un improvviso bisogno di efficienza traccia barbaramente il confine tra ciò che dovrebbe e ciò che potrebbe essere fatto oggi..
Efficienza o efficacia..? Il dubbio è tutto qui.. Invento..
Gettato in un futuro e senza progetti approvati, costruisco abusivamente idee, pensieri, sensazioni e sentimenti, appoggiando ogni pilastro sulle squallide macerie di ricordi sbiaditi dal tempo..
Ogni momento è l’attimo giusto in cui creare qualcosa che mi appartenga, nella quale io mi riconosca come soggetto finemente pensante.. ma questo è davvero un discorso da affrontare solo a stomaco pieno..

La giostra equestre

27 gennaio 2010

Interagire… Realizzare… Crescere…
Nella testa tutto è possibile e il conto delle cose che posso fare nei prossimi 11 giorni diventa una mera questione di calcolo.
Volontà, moltiplicata per il tempo necessario, il tutto diviso il numero di possibilità che mi da la vita. Una formuletta mica male.

Stamattina vivo l’ordinato caos di una mente iperproduttiva e questo credo sarà sufficiente a tenermi occupato per l’intera giornata.
Ho disinnescato la sveglia trenta secondi prima del segnale acustico. Nessuna giornata potrebbe iniziare meglio.

Vivo a pieni giri un insieme di rapporti che interagiscono tra loro e non c’è davvero il tempo per curare un rapporto alla volta. Spesso non c’è nemmeno il tempo di fare la barba, tagliare i capelli o guardarsi di sfuggita allo specchio.

Discussioni…
Si può discutere su tutto, non certo sulle funzioni del sole o del colore della luna.
Il mio vivere sembra fatto di cose semplici e banali, ma non sono così banali, nè tantomeno così semplici. A volte mi sento il guardiano di un faro alle bocche di un porto dove non approda mai nessuno, ma questo non vuol dire che quel faro non abbia comunque una collocazione importante, o che quel molo sia abbandonato.

C’è sempre quel faro che indica la strada giusta da seguire e per ogni imbarcazione che passa indenne una leggera euforia facilita il mio compito di dimenticare i dubbi della quotidianità.

Un senso di meravigliosa mediocrità mi pervade.
La sensazione di non potercela fare.
La voglia di scappare via e nascondermi tra le pagine di un libro che non ho mai scritto.
Oggi la realtà si risolve in qualcosa di meglio dell’idea della realtà stessa.

Io sono quel sole ed allo stesso tempo quella luna che tu ti ostini ad ignorare.
Io sono molto meglio della parte giusta del meglio.
Sono l’indiscusso guardiano del faro che illumina qualcosa di più della mia stessa vita.
Ma questo forse ancora non ti è chiaro.

Ho più volte affrontato quel processo in cui io stesso ricopro la parte di giudice, di accusato, della pubblica opinione e della giuria, eppure ne disconosco ancora il verdetto…
Ma questo è un altro discorso.
Adesso ho voglia di chiudere gli occhi sul troppo e concentrarmi sul necessario.

Troppa realtà…
Odio la realtà perché non posso guardarla ad occhi chiusi.
Mi tengo quindi ben stretta questa spietata sensazione di aver vissuto fino ad oggi una vita fatta di sogni e raccolgo le schegge di una caccia al tesoro che dura da oltre 40 anni.

Paradossale…
La mia storia somiglia tanto ad una circonferenza dove tutto ritorna.
Mi guardo intorno e scopro che qui ci sono sicuramente già stato e forse questo mio viaggio ha da sempre come meta lo stesso punto di partenza.

La vita come una sorta di giostra equestre, dove ogni tanto il destino è in pausa caffè e non può certo guardarmi mentre afferro ciò che voglio.
Posso mancare la presa, ma so comunque che capiterà di nuovo ed avrò ancora una fottuta occasione.

L’ora zero

25 gennaio 2010

Stamattina faccio più fatica del solito ed anche alzarsi dal letto sembra diventare una impresa ciclopica..
Eccola lì la sveglia.. ferma.. immobile.. indifferente.. Segna le sette in punto.. Cerca di farsi notare in qualche modo, ma io faccio il finto offeso e continuo a non darle corda..
Una volta mi regalarono una sveglia fantastica a forma di galletto amburghese.. Morbida.. La mattina emetteva un fastidioso chicchirichì, ma tirandola contro il muro si interrompeva immediatamente..
Geniale..
Quella attuale invece non gioca e si limita ad eseguire gli ordini.. Come un marines holliwoodiano, recita il suo ruolo fino in fondo.. Ed alla fine mi faccio convincere anche io..
Sono finalmente in piedi..
Guardo attraverso il vetro della mia finestra ed ascolto l’apparente tranquillità del paesaggio montano..
C’è il monte Janus.. vecchio.. antico.. assurdo.. Anche lui è fatto prigioniero dal mio sguardo mattutino..
Prigioniero.. Forse prigioniero no, troppo forte come parola..
Ammiro una montagna innevata e continuo a pensare al tempo che scorre.. Non è da me fare ostaggi.. soprattutto a quest’ora..
Lei non c’entra.. È una questione solo mia.. Della mia mente..
Se chiudo gli occhi spariscono i paesaggi.. scompare la sveglia.. sbiadiscono i colori.. Eppure tutto rimane esattamente al proprio posto..
Chissà per chi.. Chissà perché, poi..
Sono le sette e mezza.. Le otto.. Le nove..
E lo zero? Non é un ora.. Non esiste.. Non conta.. ma qualcosa succede sempre quando penso allo zero..

L’ora zero arriva per tutti prima o poi..
Difficile solo settare la sveglia per alzarsi in tempo e curiosare dalla finestra..
Come direbbe Massimo Troisi:
“Ricordati che devi morire..”
“Ah si?”
“Adesso me lo segno.. Non ti preoccupare..”

Genio..

Esco alla ricerca di un bombolone caldo..

Io.. Avatar..

24 gennaio 2010

Io..
L’uomo dei sogni.. e dei pensieri in esilio.. degli obiettivi sfumati.. e del bombolone mattutino..
Ogni giorno analizzo confusamente i miei soliti dubbi.. Come un chirurgo impazzito seziono parte di anatomici momenti vissuti e riporto su un foglio elettronico elaborati pensieri, orfani di un lieto fine..
Non vivo tutte le emozioni possibili.. Colpa mia o forse merito del mio Avatar..
In una sorta di parallelismo imperfetto, mi accorgo che sottili dettagli fanno la differenza tra ciò che scrivo.. quello che sono.. e quanto invece sogno di poter essere..

In quale di queste realtà mi vogliono più bene? Questo lo ignoro.. e quasi quasi mi commuovo..

Quando lancio una monetina.. scelgo sempre testa.. La vedo volteggiare in aria.. girare acrobaticamente su se stessa.. puntare un obiettivo indefinito per poi ricadere finalmente sul palmo della mia mano..
Mostra la faccia.. Croce..
Non posso crederci.. Sono ancora fuori..
Periodaccio..
Sorrido..

Dovrei limitarmi a scrivere una storia.. non viverla.. Ma questo è un altro discorso…

Non mollare mai..

22 gennaio 2010

Sbircio oltre la siepe ed un talentuoso giardiniere stamattina sembra essersi impossessato del mio giardinetto dei ricordi..
Lo vedo annaffiare prima un concetto banale.. poi distinguere in un variegato pensiero il dubbio giusto da tagliare via.. ed alla fine impazzire nel delirante tentativo di estirpare a colpi di macete un petalo di rosa rossa..
Paradossi espressivi di un uomo imperfetto..
Comunicare.. Mutare.. Separare.. Distinguere.. Accorpare.. Comprendere.. Rifiutare.. Dimenticare.. Scrivere..
Si scrivere.. Quello che veramente conta per me è scrivere sempre.. Scrivere ancora..
A volte parto alla ricerca di parole e concetti senza una meta ben precisa da raggiungere.. I pensieri si rincorrono e come cani da slitta mi trascinano al di fuori di ogni tormentosa tempesta di dubbi..
Scrivere per non dimenticare e’ diventata ormai la mia quotidiana specialità..!
Il monitor del mio iphone riflette una sorta di immagine rassicurante.. il profilo sfumato di un me stesso che uno specchio docile non sarebbe mai in grado di catturare..
Vedo pensieri di ogni tipo scorrere luminosi su questo piccolo monitor senza faticare troppo.. Ed io sto qui a dar loro una forma decente..
Mentre un caro amico è ai ferri corti con il suo spietato destino.. un alveare di pensieri anonimi mi tiene compagnia ancora per qualche ora prima di partire di nuovo per St.Vincent..
Spero che alla fine questa giornata non vada comunque a farsi fottere per colpa di scelte sbagliate e del mio singolare modo di reagire davanti agli scherzi imprevedibili della quotidianità..
Non sopporto gli imprevisti..
Detto in parole povere.. Gli errori sono a portata di mano.. ma anche a portata di sguardo.. Quindi serve concentrazione..
Serve un ragionamento balistico.. una via di fuga.. un piano mentale perfetto per evitare che sia l’imponderabile a dettare sempre le regole del gioco..
E’ una sfida contro gli altri.. ma soprattutto contro un me stesso che comincio a conoscere.. e riconoscere.. con accurata precisione ogni giorno di più..
In questo mare, fatto di parole e speranze, c’è una bottiglia che galleggia in balia dei pensieri e nella bottiglia un messaggio per chiunque voglia intenderlo.. ma soprattutto per te Max..
C’è scritto: “Non mollare mai..”

Apologia di un bombolone all’autogrill

21 gennaio 2010

Una delle caratteristiche principali del bombolone è lo zucchero.. Deve essere rigorosamente utilizzato quello classico..
Spesso invece si preferisce ricoprire la parte superiore con lo zucchero a velo e questo vuol dire snaturarne atrocemente le dolci peculiarità..
Stamattina, addentando uno di quegli pseudo-bomboloni all’autogrill, ho avuto la netta percezione di mordere un cuscino vecchio ed impolverato..

Il processo di regressione mentale che ne è scaturito ha impiegato solo pochi secondi ad impadronirsi della mia mente..
In un improvvisato delirio geometrico ho moltiplicato la base di un dubbio per la lunghezza di un paradosso.. Ne è scaturito un pensiero critico esteso all’infinito eppure apparentemente privo di ogni profondità..
La quarta dimensione pasticcera è servita all’autogrill e costa solo 2 euro e 50 !!
Tristezza..
Tutto è destinato nel tempo ad essere ricoperto da un sottilissimo strato di polvere..
Tutto fatta eccezione per un bombolone ripieno creato con la ricetta originale.. Lui no.. Come un audace mercante di dolcezza si appropria dello zucchero restituendoti in cambio tutta la fiera fragranza del ripieno..
Anche se i pensieri invecchiano e finiscono opportunamente impolverati come libri in qualche scaffale della memoria.. Il bombolone prepotentemente resiste al tempo.. piazzandosi nelle fantasie mattutine di un orso goloso..
Autogrill o Pasticcerie Andreotti…
Qual’è la vera differenza tra il prezzo e il valore di ogni cosa..?
In preda ad un improvviso delirio di sopravvalutazione mi ritrovo ad etichettare tutti i buoni propositi di oggi senza conoscerne minimamente il valore..
Finisco di mordere il cuscino vecchio mentre invento qualcosa a cui ripensare con piacere.. Mi assumo colpe improbabili solo per il gusto sadico di affrontarne le conseguenze..
Come in una sorta di variante della roulette russa scelgo un dubbio esplosivo.. lo inserisco a caso nel tamburo del mio microcosmo fatto di ricordi e premo deciso il grilletto..
Sono passati i tempi in cui la colazione da Massimo dava alla giornata quel qualcosa in più.. Oggi mi devo accontentare di un surrogato di pasticceria servito al primo autogrill di turno.. e di una smorfia caricata a salve che mi restituisce violentemente alla realtà del giorno..

Cala il sipario su Venezia

20 gennaio 2010

Sono serate come quella appena trascorsa che riescono ad imprimermi le più dissordanti emozioni..
Un caro amico che subisce una grave perdita in famiglia.. e poi due colpi devastanti di Bonavena al tavolo finale che trasformano il mio ruolo da protagonista in una istantanea griffata “settimo posto”..
Voglio bene a Salvatore.. E’ un solido giocatore, capace di foldare preflop anche i KK se la situazione lo richiede.. Conosco davvero poche persone in grado di farlo..!
Stamattina ho già in mente la favola giusta da raccontare a mia figlia.. E’ la storia di un orsetto reso disilluso dalla sua stessa fortuna, che torna a casa dopo aver lottato fino alla fine e lo fa comunque da vincente.. pur non avendo vinto nulla..
Ogni persona in grado di mantenere il proprio sorriso in ogni occasione deve potersi considerare vincente..
E’ questo che mi ha insegnato la vita ed è questo che cerco di trasmettere a Nicoletta.. la mia unica.. grande ed impareggiabile vittoria..
Un saluto a tutti dall’orsetto !!!

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