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Il punto di partenza

20 ottobre 2017

Momenti identici disposti in un periodo di tempo diverso. Ricordi dapprima invisibili che si spalancano all’evidenza. 

No. Non mi sono mai rassegnato al fatto che alla fine le cose ritornano sempre.

Stanotte non è stato possibile chiudere gli occhi. Troppo da fare, troppo a cui pensare. Troppo bisogno di tornare alle origini. Di tracciare righe e fare bilanci.

Ogni tanto mi ritrovo a bere qualcosa con un vecchio amico. Il senso di ansia. 

Allora ricordo quel giorno di tanti anni fa. Quando il mio mondo si stava disgregando e non mi sentivo più all’altezza dell’uomo che avevo costruito. Quello che credevo essere.

Ricordo la sensazione di accerchiamento. L’insofferenza. Il fatto che tutti mi irritassero, perché non facevano quello che io mi aspettavo avrebbero fatto. Quello che io avrei fatto per loro in una situazione analoga. 

Non mi piacevo e non mi piaceva nessuno. Squilibri emotivi, caos e inadeguatezza. Confusione. Bisogno di puntare un dito. Di spostare il punto intorno al quale ruotavano le decisioni.

Mio padre quel giorno mi prese da parte e mi raccontò che a volte anche i suoi “75 giri” si incantavano. Non smettevano più di girare. Si ripetevano senza un senso. È lui si sentiva come imprigionato dentro. 

Era allora che bisognava dargli un colpettino, per non rischiare che il solco diventasse più profondo. Che la musica sparisse. E che il disco finisse per essere rovinato per sempre.

Spesso le tempeste emotive arrivano, perché ci siamo addentrati in un oceano troppo profondo. Perché stiamo navigando in modo deciso verso qualcosa che non conosciamo. Una rotta che non abbiamo mai preso.

Eppure basterebbe riflettere. Dare un colpettino. Perché alla fine, per quanto ci si possa inoltrare e andare lontano, se si percorre tutto lo spazio possibile, ci si accorge che il punto più lontano non è altro che il punto di partenza. E il punto di partenza non può fare paura.


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