La balena bianca

13 novembre 2009

Eccomi qui.. come un piccolo capitano Achab respiro l’impalpabile sensazione di un ipotetico successo.. Abbiamo tutti la nostra balena bianca da inseguire..
Un vibrante desiderio rapito dal tempo.. da trasformare in una tangibile realtà quotidiana..
Il sogno bussa presto alla porta questa mattina.. irrompe prepotentemente con la fretta di chi non il ha tempo per riflettere sul da farsi..
La barca è pronta.. non mi rimane che afferrarlo questo attimo fuggente.. brandirlo tra le mani come un arpione.. pronto a colpire duro nel momento esatto in cui l’occasione emergerà da questo sconfinato mare di possibilità….
Oltre il visibile.. tra il sogno e la realtà.. costellazioni di pensieri imprimono ai miei desideri la giusta direzione da seguire..
Sto navigando dritto verso un orizzonte fatto di speranze.. è il mio respiro affannato a gonfiare le vele.. tutte immagini che appaiono e scompaiono nella mia mente..
Poi vedo in lontanaza un cetaceo bianco.. emerge dalle acque.. ma il profilo scompare ai miei occhi coperto dalle forme di un cetaceo ancora più grande..
Nel cuore ora incombe prepotente il timore di una terra che si allontana alle mie spalle..
Desiderio e paura si sovrappongono in un equilibrio impossibile..
Lascio scivolare il mio arpione.. del mio attimo fuggente rimangono solo tanti cerchi concentrici nell’acqua.. e vibrazioni nei sensi..
Senza aver trovato luce nell’ombra.. una barca fa ritorno alla realtà.. ed una bimba aspetta al molo il suo capitano..
L’eco è quello invisibile di un abbraccio..
Suona la sveglia ed è come la fine di un tunnel che riporta alla luce..!
Il bianco e nero.. la luce e l’ombra.. il sole e la luna.. il giorno e la notte..
Cosa aspettarmi ancora da una giornata appena iniziata.. e già così ricca di vibranti emozioni..
Non so che fine abbia fatto la balena bianca.. ma sento che nuota ancora felice.. abbracciando il suo piccolo sogno..!

La naturale prosecuzione del gioco

11 novembre 2009

Oggi.. al contrario di ieri.. tutto sembra essere sotto controllo.. segno che forse non sto correndo abbastanza..!
La prossima tappa del campionato italiano è alle porte ed il giocatore in me si interroga sugli errori commessi.. sui diversi stili di gioco adottati..
Quando in passato ho accettato di correre subito dei rischi.. è stato come pianificare un sucidio.. un po’ come gettarsi da un aereo in volo con ago e filo.. e sperare di cucirsi addosso il paracadute prima di toccare terra..
A Nova Gorica sono stato il primo giocatore eliminato e credetemi.. non è affatto piacevole.. quindi ci vuole maggiore razionalità..!

Nel gioco del poker si può attendere e sperimentare con “dinamismo”.. oppure evitare la moderazione.. e magari azzardare con “dinamismo”..
Ma se una scelta è sbagliata la dinamica e le probabilità non contano più..!

Se si decide di giocare a poker.. bisgogna che il poker finisca al centro di ogni procedimanto mentale..!
Se si decide di correre un rischio per provare anche a vincere.. occorre che la passione.. l’impegno.. e la qualità del gioco.. aumentino proporzionalmente al rischio che si vuol correre..
Per esempio.. se si scommette sull’esistenza di Dio.. sarà meglio non sbagliare.. perchè l’inferno non deve essere un posto piacevole.. e non sarebbe un errore da poco giocare e perdere..!

Tutto questo solo per dire che conta solo la posta in gioco.. ed il numero di domande “giuste”.. alle quali saprai dare una risposta “esatta”..

Quali carte ha in mano il mio avversario..?
Che possibilità ci sono che io non abbia la mano migliore..?
Quale opportunità si nascondono dietro questa giocata..?

Ogni nuovo torneo è una impresa inedita.. un storia tutta da raccontare..
Cosa c’è oggi di tanto impossibile.. che io non possa fare..?

Risparmiatemi i perfezionisti.. e quelli che non sbagliano mai..!
Toglietemi di mezzo i conservatori.. e tutti quelli che non rischiano mai..!

Che siano scelte sfortunate o stupide.. tutti abbiamo in archivio le nostre classiche cavolate.. le nostre esperienze.. e sono alla base di tutto..!
Bisogna sapersi adattare ed avere l’umilta’ di imparare da ogni singolo sbaglio..

Se per vincere bastasse un semplice calcolo delle probabilità.. allora potrebbero riuscirci tutti..! Ci vuole esperienza..!
Per ottenere risultati assoluti.. da realtà incerte.. occorre andare al di là del calcolo statistico.. al di là della logica.. a volte anche accettando di scendere nel vortice di intuizione ed ispirazione..!
Il grande pericolo che si nasconde dietro una mano di poker va anche percepito.. e non solo calcolato..!
E’ anche.. e non solo.. una questione di razionale emotività..!!
La ragione diventa un pilota.. l’emozione si trasforma in una vettura..
Il pilota non può vincere senza auto.. ed al tempo stesso l’auto non può certo correre da sola..! Ma in gara diventano un solo unico elemento..
Grant Fox.. uno degli “All Blacks” più famosi dichiara in una intervista.. “..per vincere ci vuole il “fuoco” nella pancia.. ed il “ghiaccio” nella testa..! ..e devono essere la tua pancia.. e la tua testa..”
Parole che darebbero la carica a chiunque..
Poi però i miei occhi cadono sulla naturalezza di una bambina di 5 anni che compone il suo puzzle.. e capisco che la vittoria non è “fuoco”.. non è “ghiaccio”.. ma solo la naturale prosecuzione di un gioco..!
Oggi penserò solo a giocare..!
Questo me lo ha insegnato mia figlia..! Non me ne voglia Mr. Fox..!

Sassolini

9 novembre 2009

Attendere il giorno o sperare nelle notte?
Censire empiricamente tutti i sogni fatti o richiudere gli occhi, ora, e perdersi nella ordinata casualità del sonno.
Ho passato ore a disinnescare cattivi pensieri.
Ho perso il tempo fantasticando soluzioni possibili, rimescolando concetti, analizzando impropriamente ogni ragionamento e cosa ne ho concluso? Nulla.
Sono davvero stanco.
E’ un dormiveglia che fa sfondo alla stupidità delle persone, un semi-sogno che volteggia e resta in equilibrio tra il detto e il contraddetto, mentre la verità se ne sta in un angolo a guardare di nascosto tutta questa confusione.
Dove è andato a finire quel perfetto congegno che tutti chiamano ragione?
Mi interrogo quando so che c’è una giusta domanda da fare e pretenderei da me stesso una risposta appropriata. Ma la ragione non dice, silenziosa non parla, iniqua non concede, spietata non perdona, capricciosa non risponde. Maleducata e vendicativa mi volta le spalle senza togliermi lo sguardo di dosso, come una bambola dalla testa snodata.
Questo è il diario del pupazzo capitano, data astrale sconosciuta, obiettivo il sogno nel sogno, dove ogni pianeta è un sassolino nella scarpa da visitare.

Caro il mio indipendente, patetico, fragile pupazzo di stoffa.
Forse hai sbagliato proprio tutto ed ora fai fatica a ritrovarti perfettamente funzionante in un presente fatto anche di un passato meravigliosamente difettoso.
“Balla come se nessuno ti stesse guardando..!” sono parole di Pablo Coelho.
Io dico che in un viaggio che ti porta da A a B, la felicità è A, la felicità è anche B, ma soprattutto la felicità è C. Dove C sono tutti i sogni che riesci a realizzare durante quel tragitto ed i problemi che riesci a risolvere.
“Mangia come se nessuno ti vedesse..” sono parole di Gianluca Marcucci.
Una colazione servita in mutande, magari cantando, con o senza caffeina.

Nella mia paradossale visione futuristica della vita, la risposta è solo un caffè macchiato, un bombolone fragrante, i 5 centimetri di sorriso di mia figlia ed il calore umano di chi mi vuole bene.

Questione di “bava”

8 novembre 2009

Avere tutta la teoria a disposizione non basta..
Arrivare a conclusioni operative che siano in alcun modo discrezionali.. non da certezze..!
Io penso… inesorabilmente penso..
Giocare è rischiare.. ma anche vivere in fondo.. è un rischio che si rinnova.. continuamemte..
Accettare un verdetto per quanto spietato esso sia.. quando perdere vuol dire solo il 2% di possibilità che questo accada.. fa parte del gioco stesso..
E’ un po’ come avvicinarsi al barattolo della nutella.. e trovarlo maledettamente vuoto..!
Io adoro la nutella..!
Mi piace vincere..!

Oggi però è una di quelle giornate che mettono alla prova il mio sistema nervoso..
Non vorrei stare qui a parlare di poker.. ma parliamone..
Teoria.. esperienza.. statistiche.. fato.. furbizia.. cosa conta e cosa non conta..

Ecco alcune personali opinioni.. tutte ovviamente discutibili..
La teoria ?
Catalizza solo i pensieri..!
Un buon giocatore li formalizza i pensieri..
Un buon giocatore trasforma ogni riflessione in pura azione anche in base ad esperienze passate.. ma soprattutto in virtù di esperienze immediate..
Lo studio dei giocatori al tavolo è fondamentale..
Non è affatto detto che a parità di carte.. un bluff funzioni alla stessa maniera con tutti gli avversari..!
C’è chi ti viene a vedere perchè non ha ben chiaro che cosa succede..
Chi ti chiama per il semplice gusto di sentire l’adrenalina scorrere.. per provare una innopportuna emozione intensa..
Chi lo fa per capire come giochi..
Chi ha tante chips in suo possesso.. e ti chiama perchè può semplicemente farlo..
E poi ci sono i giocatori bravi.. quelli che ti chiamano.. perchè sanno di essere più forti.. sanno di avere la mano migliore..
Al tavolo.. puoi essere certo di trovarli tutti.. e devi essere pronto a tutto..
“Molto”.. a volte.. può non essere abbastanza..!

Mi hanno insegnato che lo studio accurato della teoria è comunque indispensabile.. Questo nel poker.. come in ogni campo.. quindi parliamo di ovvietà..
Io dico che nel gioco la teoria ti completa.. ed un giocatore completo.. è un giocatore sicuramente più forte..!

Non conosco le applicazioni miracolistiche nel gioco del poker..!
Sento straparlare di “sfiga”.. del cosiddetto “culo”.. “caos”.. la maledizione di “Tutankamon”.. amuleti.. scaramanzie.. tutte emerite cazzate..!
Io mi limito a considerare le statistiche.. e quindi solo la probabilità che qualcosa accada.. non la certezza che qualcosa accadrà..!
Lascio a casa gli elefanti portafortuna con le orecchie rotte.. le Madonne di Civitavecchia.. e gioco il mio poker..
Fatto di pazienza.. azione.. reazione.. rabbia.. determinazione e rischio..!
Chi esita.. o si nasconde dietro alla banalità di sentirsi un soggetto sfortunato addormenta i suoi ideali..
E non sto’ parlando solo di poker..!
Non siamo certi nati per pettinare bambole.. per mangiare in orario.. o stare lì a prendersela con il nulla cosmico della sorte.. mentre tutti intorno a noi corrono.. e ci sorpassano..
Si cade solo per ricominciare a correre.. e si corre per lasciarsi tutti alle spalle..
Non ci sono altre regole..!

Le più grandi opere d’arte che la storia ci tramanda.. sono il pregevole risultato di una interminabile sfida che portava ogni artista a voler essere considerato “il migliore” !!
Le cose migliori si ottengono in regime di competitività.. a volte sfidando gli altri.. altre volte semplicemente noi stessi..!
Un pittore deve sapere come tenere in mano un pennello.. ma non può certo pensare che questo basti a creare un’opera d’arte..

Saper tenere due carte in mano.. e conoscere tutta la teoria possibile.. ci da la possibilità del confronto.. ma sono la fame di vittoria e la determinazione a darci la possibilità di ottenere un risultato importante..!
Quello che un giocatore non deve mai perdere è la voglia..
Nel gergo pokeristico la chiamano anche “bava”..! Ma questo è un termine che io associo meglio al bombolone caldo..!

Apologia di una giocata vincente

7 novembre 2009

Quando mi fermo a rileggere gli appunti di viaggio.. penso a quante informazioni ho nella testa.. ed è una sensazione fantastica..!

Il giocatore non demorde.. attende.. elabora.. spesso mente.. poi affonda il colpo sempre sicuro delle sue azioni..
La testa si svuota.. ora l’uomo gioca sull’uomo.. è uno di quei momenti… in cui nessuno si vergognerebbe ad ammettere la propria lucidità… il vero scopo non è partecipare.. ma vincere !

La lettura è perfetta.. ma la strada principale che porta al successo è un’isola pedonale per le mie emozioni..
Devo percorrerla a piedi e raggiungere l’assoluta inerzia della mente..
Ora mi trovo lì.. a passeggiare simulando quella forza che so’ di non avere.. una sfrontata sicurezza che devo.. ripeto.. devo ostentare..
Presto avrò quella risposta..
Tutti mi fissano.. mi seguono con lo sguardo.. ma non sanno che conosco tutte le loro storie.. forse da sempre..
Non è il volto angelico e sereno di un giocatore a cui si può raccontare tutto..
non puoi sperare che io ti creda..
non puoi sperare che io lo faccia.. ora..

Ho ben chiaro cosa succede quando perdi un colpo.. si spegne in te ogni qualsivoglia tentazione.. ogni goccia di pensiero positivo evapora.. quello che hai intorno si spopola.. tutto ti fa letteralmente schifo..
Ma non è questo il giorno..

Anche l’ultima carta è scesa.. occhi negli occhi.. ma è solo un istante.. l’altro abbandona la presa.. abbassa lo sguardo.. non punta..

Sei debole amico mio.. e sei morto..!
Al mio turno accendo uno dei miei più insignificanti e luminosi sorrisi.. qualche frase di convenienza precede il movimento che accompagna tutto quello che hai.. oltre la linea di gioco..
All in ! Vieni a camminare con me.. ma lascia i sogni parcheggiati fuori..

Quando rifletto e l’adrenalina è in circolo.. nella mia testa rimbombano azzardati pensieri in romanesco..
Forse anche la mente ha un suo colorito dialetto.. Io l’ascolto.. rido.. sorrido.. e attendo..

Il cuore dell’orso batte irregolarmente.. il corpo trasuda.. la mente ribolle.. percepisco un aroma naturale di vittoria.. lo sento di pensiero in pensiero.. è un desiderio con le ali che sta diventando certezza..

“Hai due cuori vero Orso ?”
“Tu quanti ne vedi ?”

Due carte volano in mezzo al mazzo.. L’avversario ha mollato.. ora posso rallentare la mia camminata… è rimasto dietro.. isolato.. mi ha lasciato da solo a godere le bellezze nascoste di questo magnifico piatto vinto..

Mi chiamano orso.. ho tanto sangue che scorre nelle vene.. ed un “cuore” solo..
ma grande così..!!

“Dedicata a chi non molla mai !”

Il gioco

6 novembre 2009

Dentro questo corpo di adulto si cela un bambino disordinato che vuole solamente giocare..
Il mio gioco non ha regole ben precise..
Non devo essere buono..
Non devo essere prevedibile..
Non devo essere emotivo..
Le mie regole sono.. nessuna regola.. nessuna censura.. nessuna paura..
Stasera il buio di questa piccola città svizzera non promette niente di buono..
Ristoranti chiusi ed un assordante silenzio per le strade.. In un’aria satura di emozioni abbandonate Lugano dorme.. ed io ho maledettamente fame..!
A stomaco vuoto mi trasformo in un improvvisato spiderman che lotta contro l’invisibile destino del mondo..
E pensare che non amo gli eroi.. sono tutti falsi come la birra analcolica..!!
Gli eroi non sanno essere semplici..
non sono a loro agio con gli altri.. e gli altri non lo sono con loro..!
Non sono imperfetti.. quindi irreali..
Come potrei preferirli alla semplice naturalezza delle persone normali..!

Avevo fame ed ora ho sonno..
Gioco prima con il telecomando.. poi improvviso un tip tap con la tastiera dell’iphone..
Grovigli di parole si affollano sulla punta delle dita.. pensieri si coagulano in modo casuale su questo foglio virtualmente bianco..
Adoro credere di poter generare emozioni solo raccogliendo disordinatamente i pensieri..!
Lasciatemi cullare per un attimo queste oniriche convizioni..! E poi.. lasciatemi giocare..!
Ai margini di un tavolo verde oggi potrà andare persa una partita..
ma non la voglia di esserci..
non la voglia di riprovarci..
non il bisogno di viverlo ancora questo sogno infantile..!

La fine del gioco.. è solo un nuovo inizio..!
Questo il bimbo chiuso in me lo sa.. e lo so bene anche io..!

Il risveglio

5 novembre 2009

Il risveglio non è mai terribile.. diciamo magari meccanico..
Occhi appannati.. gola secca.. ipnotico mutismo.. solo qualche gutturale grugnito.. Qualcosa di molto simile ad uno zombie..!
La tv che è rimasta accesa tutta la notte.. testimonia la vana ricerca di una felicità catodica.. Ora trasmette un cartone animato dai colori pastello..!
Quando la prima luce del mattino colpisce il vetro.. la campana della chiesa già mostra la sua onnipotenza celebrando con 7 rintocchi l’avvento del nuovo giorno..
Spietata campana..!
In effetti.. se questo rumoroso teatrino avesse inizio alle otto.. forse ne usciremmo tutti più sollevati qui a Claviere.. ma al parroco piace così.. è il suo rumore quotidiano..
Una volta ho anche provato a convincerlo..
“Don.. lo ritardiamo di un’ora il campanile della chiesa..? I clienti dell’hotel non apprezzano la sveglia alle 7..”
Ma lui ha dato un taglio quasi filosofico al discorso.. solennizzando il suono delle campane.. chiamandolo.. “vita” !!
Qui a Claviere.. Il batacchio è vita..!!

Il risveglio gioca degli strani scherzi anche ai miei sensi..
Stamattina l’olfatto è sviluppato come quello di un segugio da caccia attirato dal sangue della lepre.. Da una improvvisa nebulosa mentale emerge l’immagine di un bombolone appena sfornato.. Ha inizio la genesi di un irrefrenabile desiderio mattutino..!
Devo ancora acquisire il controllo del mio apparato motorio.. mi muovo a passi braille.. comincia la metamorfosi..
la lenta trasformazione del sognatore in vittima indifesa di una realtà imminente ed obliterante..!!
L’asceta montano è quasi pronto..
La bocca provata dall’acetoso retrogusto di colluttorio Listerine..
richiede ora un alibi fatto di fragranze e ripieni cremosi..!!
Conosco le seducenti coordinate del bar di Luca.. So già quale sarà il bersaglio..!

Ad una vita piena di vuoti solo apparentemente incolmabili.. e situazioni agrodolci.. rispondo con qualcosa di squisitamente insolito e psicologicamente mastodontico.. Il bombolone caldo !!
La prima soluzione di oggi ai dubbi del risveglio..!

L’imperfetto

4 novembre 2009

Ecco qui.. partito anche oggi da uno spazio bianco.. finisco col trasmettere frammenti di esperienze a bassa definizione..!
Sono cresciuto all'ultimo banco.. dalle elementari al diploma..
Questo non mi avrà insegnato molto.. ma almeno mi ha abituato a partire da dietro..
Certo non immaginavo che un giorno sarei finito a Claviere.. errore o no.. ormai questo è il mio quartiere.. questa è la mia strada.. questa è la mia vita..

E' vero.. qualche volta sbaglio.. anzi a dire il vero commetto numerosi errori.. ma non vivo certo unendo i puntini dall'uno al 100.. o sperando di tirar via le briciole da un tavolo soffiandoci sopra..! Rischio.. Sbaglio.. Vivo..!
E non sono un irresponsabile..!
So cosa vuol dire responsabilità.. Ho la capacità di saper osservare.. comprendere situazioni.. prendere decisioni anche difficili.. eppure questo non basta..!
Per quanto mi sforzi rimango imperfetto.. ma comunque soddisfatto anche dei miei sbagli.. quelli che mi consentono di imparare.. di progredire verso nuovi modelli di imperfezione..!
Il mio caleidoscopio dei ricordi oggi non sembra in grado di concedere brividi ed emozioni a buon mercato.. solo brandelli di occasioni perdute e qualche rimpianto..
Quello che ero una volta potrebbe tornare dal passato e chiedermi udienza oggi.. Non penso che conterà molto la verità.. Una bugia o tante.. che importa.. potrei anche mentire rimanendo semplicemente in silenzio.. oppure dire ciò che capita..
Parlargli del futuro ed ascoltare del passato.. dei miei sogni o dei miei onnipotenti capricci.. delle mie imperfezioni.. o del nulla..
Parlare del nulla poi mi riesce particolarmente bene.. ed è sempre il modo migliore per affrontare gli argomenti che contano..

Il mio imperfetto schema mentale è spietatamente semplice..
Prima la memoria consegna ricordi in disordine.. poi il pensiero trova le parole.. le prende per mano.. e gli trova una geniale collocazione..
Certo.. qualcosa rimane nascosto in me.. ma tutto il resto finisce su questo blog..
Be'.. è proprio giunto il momento di fare colazione.. ed ho una vaga idea di cosa mi aspetta stamattina..
No.. non credo che rimanderò l'incontro.!

Notte Milanese

3 novembre 2009

C’è un nero vasto e freddo nello spazio..
Stanotte un perfetto sistema mimetico nasconde le stelle.. ed anche le più luminose sembrano colare a picco in questo oceano oscuro..
Niente infiamma il buio..
Tutto si esaurisce..
In cielo solo silenziosi rumori..
Potrei addormentarmi e congelare conficcato al di sotto di questa virtuale linea di gelleggiamento..
Sommerso da questa immensa e spietata realtà che divide cielo e terra..
Non ho molte cose da dire stasera.. nessun sogno.. solo poche lettere da mettere in fila..
E’ il mio “scarabeo” quotidiano.. dove
ogni cosa sembra essere al posto giusto.. e dove niente è realmente ordine..!
Sono stanco.. al centro di questa assurda notte milanese.. potrei urlare.. e confondermi con il dissordante suono del silenzio..
Cellulare e chiavi della macchina.. ecco a cosa affidarmi per fare ritorno alla realtà.. Quella realtà spietata che forgia ogni giorno lo schiavo perfetto..!!
La penna non ha carta per scrivere e l’inchiostro è secco.. sto già dormendo..!
Dal risveglio in poi tutto tornerà diverso e spiegabile..

Orizzonti inventati

1 novembre 2009

L’orizzonte arriva sempre al di là di dove osano gli occhi. Altrimenti è solo un limite.

Cara

31 ottobre 2009

Ti lascio la mia collezione di domande a cui che non ho mai saputo rispondere. Ti lascio la sera del 25 Luglio, in cui mi sono accorto che qualcosa era cambiato. Ma soprattutto ti lascio stare. La smetto di essere inopportuno al limite della comprensione con il mio assurdo rimanere, sperare, impazzire e molti altri verbi declinati all’infinito, finito chissà come, chissà dove, chissà perché. Amare è anche scappare senza lasciarsi nulla alle spalle. Correre forte fino a lacerarsi i muscoli delle gambe.
Ti lascio i migliori pensieri stesi ad asciugare al sole. I soprannomi che mi facevano sorridere. Il mio essere timidamente goffo. Momenti distanti, sereni, irraggiungibili. Ti lascio la felicità di tutti quelli che si vengono incontro. La meraviglia delle cose banali, del quotidiano, una bottiglia di vino vuota sul tavolo della cucina e la corona bluastra del gas che si accende sotto la macchinetta del caffè.
Ti lascio le cose belle che non ci siamo mai detti e tutte quelle schegge di follia ancora incastrate ancora nelle pareti. Ti lascio i fiori che non potrò mai regalarti, ma che meriteresti di trovare ogni mattina e il ricordo dello stare bene che qualche volta sono stato e che spero tu non abbia dimenticato.
Ti lascio gli auguri, le preghiere che riempivano i rancori vuoti e il telecomando di tutte le mie emozioni. Ti lascio quella porta sempre socchiusa sulla mia intimità, i baci dati a vuoto e i fantasmi che infestano i miei castelli in aria.
Ti lascio quel posto che non esiste, con le montagne innevate e il mare dopo la curva, verso ponente, dove tira ancora un vento tiepido che odora di mandorle e gelsomino.
E poi ti lascio le cose giuste sentite, intuite, pensate, sognate, gridate, create e distrutte, perse, sconfitte, tu, io, quella casa con il terrazzo a coronari alla quale non rinuncerò mai. Il sushi, il gelato, la granita, la pizza e tutti i miei istanti più veri.
Ti lascio il gradino della chiesa dove ti ho baciato, il caldo infernale, il sudore sulla pelle, il sole alle spalle e gli occhi chiusi.
Ti lascio la punteggiatura, le mie parentesi senza logica, le mie più incomprensibili esclamazioni.
Ti lascio il mio sapore, ma non il sapere, perché non ne ho mai avuto e forse non voglio averne. Ti lascio il posto che meriti nel tuo universo e una poltrona comoda dalla quale osservare le stelle. E tutti i miei libri pieni di storie iniziate e lasciate a metà, o nemmeno iniziate.
Ti lascio un albero senza foglie e uno con i rami illuminati. E quel desiderio di un pesce rosso e un gatto morbidoso mai realizzato. Non so. Non ricordo, ieri forse ho parlato di te con lo specchio, ma lui guardava altrove. Forse avrei ancora qualcosa da dire. Forse dovrei scusarmi per come cerco ogni volta di cancellare il bello e allontanarti. E per quel mio paradossale e incomprensibile non riuscire a starti distante.
O per le mie debolezze.
Forse non serve. Forse non ho più niente da dire, sì, insomma…
Non vengo. Non vado. Non resto. Ti lascio e non ti lascio mai niente.
Perché non posso. Perché non ne sono capace. Perché sbaglio anche quando decido di fare una cosa giusta.
Perché non sono altro che il surrogato di tutte le mie assurdità.

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Cosa farò da grande

29 ottobre 2009

Gli anni passano ed ho smesso da tempo di domandarmi cosa farò da grande.
Ma non è stato sempre così.
Un tempo mi piaceva studiare la gente ed adoravo farmi capire dalle persone, solo che ad un certo punto della mia vita ho incautamente bevuto dal bicchiere sbagliato e certi errori li paghi perdendo tutto.
E per chi è abituato ad avere tutto è davvero dura ripartire da zero.
Ogni sapore si trasforma in retrogusto di rassegnazione passiva ed ogni sensazione è una quotidiana alternanza di stati d’animo contrastanti.
E’ un momento in cui tutti, ma proprio tutti, sembrano più veloci di te!
Cavallo da corsa o no poco importa. Sei dietro comunque!
Prima arrivano sempre gli altri.
Ti precedono con la parola giusta.
Ti precedono con idee appropriate, con le battute migliori, con pensieri corretti.
Sei dietro per tempismo e velocità di esecuzione.
C’è stato un giorno in cui un senso devastante paranoia si è sostituito alla mia voglia di rivincita.
Ed attenzione non parlo di noia, ma di qualcosa di più spietatamente sottile, “la paranoia”, il male più bastardo di questo secolo.
Ciascuno ha un suo modo di reagire alla paranoia, chi abbraccia una nuova religione, chi apre una attività in franchising, chi annega il quotidiano in improbabili cocktails, chi segue compulsivamente la sua squadra di calcio anche in trasferta, chi insegue di notte fatiscenti prostitute e chi si fa riprendere abbracciato a travestiti mentre a casa i bimbi dormono e le mogli guardano demenziali programmi alla tv.
Io mi sono affidato al buonsenso.
L’intelligenza c’è e c’è sempre stata, ma ad un certo punto era come assopita, assurdamente bloccata da problematiche inerenti a situazioni dove nessuno poteva intromettersi, se non me stesso.
Non sei né psicologo, né onnipotente, devi ritrovarti e devi farlo presto per non correre il rischio di rimanere ai margini di una società già marginale di suo.
così un giorno mi sono chiesto: “Ma io… Che cosa volevo fare da bambino?
Volevo non perdermi, volevo solo sognare, e per ripartire da zero ho continuato a farlo maturando la spietata consapevolezza che la razionalità sarà pure un indispensabile strumento umano, ma senza sogni non si arriva da nessuna parte.

Un pensiero mattutino dedicato al migliore amico che si possa avere ed alle poche persone che allora mi furono vicine, a prescindere!

Papà preferisce i bomboloni..

28 ottobre 2009

Io non credo alle pause di riflessione nell’amicizia.. ci ho pensato parecchio ieri sera.. anche se alla fine ne sono uscite solo considerazioni affannate e sudate..
Poco male..
Questa mattina con i termosifoni bollenti.. le idee stese ieri saranno ormai completamente asciutte..!
E poi sono una persona abbastanza attenta per capire quello che si deve fare.. o non..!
I pensieri vanno stamattina a schiantarsi sulle pagine di questo blog in maniera quasi compulsiva.. ormai è una consuetudine..!
Ogni giorno comincio a scrivere un libro che ha un inizio.. ha sempre un inizio come tutte le cose.. ed a volte è anche un buon inizio.. ma poi finisce lì..!
Rimane il mio bel sogno da marciapiede..!
La mia mente è come un grande luna park chiuso per ferie.. insegne spente.. nessuna fila al botteghino.. solo silenzio intermittente di giorno.. e buio la sera..
Tu sai che cosa contiene.. è un grande carrozzone di idee.. ma rimane comunque ed incostantemente al buio..!
Pensieri improbabili ed incompleti.. Inutile dar loro una voce.. se non puoi dar loro un volto..
Non possono avere futuro.. e se ne stanno lì.. ambiziosi quanto potrebbe esserlo un cucciolo.. il cui unico pensiero appena sveglio è quello di trovare un posto dove fare il bisognino..
Così come le idee.. mi rendo conto che a volte anche le amicizie si accendono ad intermittenza.. ed illuminano la tua strada come un neon consumato sull’insegna del chiosco per lo zucchero filato..

“La vedi quella persona Niki..?
Un tempo era un caro amico di papà..
Ma tu credo non fossi ancora nata..!”
“Mi compri lo zucchero filato papà..?”

Ecco chi non perde tempo a leggere quell’insegna.. Mi tiene la mano.. ha i piedi ben saldi a terra.. e le idee ben chiare.. più chiare delle mie..

“Uno anche per te papà..?”
“Grazie Niki.. ma papà preferisce i bomboloni..!”

Diario di un futuro imminente

27 ottobre 2009

Stamattina ho lasciato le paranoie nel cassetto della scrivania e mi sono accomodato sull’obbrobrio. Poi ho preparato un caffè scuro. L’ho zuccherato male. E l’ho sorseggiato palpeggiando pensieri con la mano destra.

Ho fatto più caso ai cerchi concentrici che alle zollette di zucchero.
Non so come tu sia vestita in questo momento, ma sarei pronto a scommettere che adorerei qualsiasi versione delle tue gambe.

Io invece continuo a indossare jeans strappati da adolescente, ma solo perché ho poco da raccontare e mi piace star comodo quando decido di sognare.

A volte penso che arriverò a odiarla questa estate, come Luigi Tenco. Chissà cosa avrebbe potuto suggerirmi lui per rompere un silenzio? Quali parole e che toni utilizzare.

Non sono bravo a snellire i concetti e a musicarli come Vasco Rossi, però so disegnare universi. Descrivere stati d’animo e trasformare pensieri elementari in piccole caotiche emozioni. Quello riesco ancora a farlo.

Immagino tu sappia quale fosse il mio dilemma con te. Io m’innamoravo ogni giorno. Dei tuoi modi. Dei tuoi difetti. Dei tuoi ripensamenti. Del tuo essere donna. Del tuo apparire ai miei occhi così speciale e irraggiungibile.

Sono strano, mio caro polipetto, ma amo ancora ubriacarmi del tuo mondo, nonostante i suoi paradossi, nonostante le sue 1000 sfumature di grigio, nonostante me e la devastante piena di certi malumori.

Lo sai? Maggie é cresciuta. Spesso mi domando come sta puzzola. Ho anche restituito Torre Argentina e tenuto Coronari. Ho comprato un ipad e non so che farci, una mountain bike, ma non so dove andarci e un orologio. Adoro gli orologi. Come amo le clessidre e tutto quello che è in grado di misurare il tempo. Anche i bordi sbiaditi delle polaroid.

Ho ascoltato anima fragile. Quella di Vasco è davvero una bella canzone. Spesso le canzoni non sanno tenersi dentro la verità. Che altro ti posso dire. Ah si. Lo psicologo mi ha dato un suggerimento, cambiare il tuo nome nella rubrica con uno inventato. Ora sei Alessia Benassi e mi fa tanto ridere questa cosa.

A Bergamo niente di nuovo. Oggi sembra una bella giornata, una di quelle che vorresti far durare di più e finire fumando una canna con un’amica sul tetto dell’hotel. Una di quelle fatte per ascoltarsi e bersi un po’.

Lavoro parecchio. La notte più del dovuto. Ogni tanto squilla il telefono. Qualche volta rispondo, altre volte faccio finta di niente. O faccio finta di tutto.

In fondo non è mai la telefonata che vorrei ricevere. Quella che mi va di sorridere, dire cazzate e che finisce che mi va di toccarmi e non so come.

Non ti ho dimenticata. E come potrei mai farlo del resto. Ho provato, non posso negare di averlo fatto. Ma scordare non è un semplice atto di coraggio. Come se fosse facile cancellare emozioni. Se mi chiedi di non respirare, magari potrei stupirti. Ma dimenticare no… non è possibile.

Tutte quelle volte che hai alzato distrattamente un sopracciglio. Tutte le volte che hai preparato una sigaretta con quel gesto quotidiano, ordinario. Tutte le volte che mi hai tolto il malumore dagli occhi, sorridendo. Ho provato a sigillarle insieme al verbo scordare, ma il castello delle mie illusioni è subito precipitato. Aria nel vento.

Esiste un “altrove” nel quale le occasioni perdute mi osservano e rimpiangono il me stesso che non sono mai stato. Ma in questo “quando” non funziona così. Qui si crea la realtà pianificando le azioni nella forma dei propri desideri. Ma io sono un pessimo architetto.

Mi manchi polipetto. Mi mancano i tuoi occhi, i tuoi pensieri e la tua voce borbottante. Mi manca il senso delle cose. Mi mancano la ragione, l’istinto, la sottile ironia e tutte le tue meravigliose contraddizioni. Mi manca il dove, il come e soprattutto il perché.

C’è ancora del bene nel mio cuore che posso non contaminare. Esiste ancora qualcosa di profondamente irrisolto che mi tiene ancorato a questo incantevole mistero che porta il tuo nome.

Ogni notte una luna indiscreta mi chiede di te e io non so che rispondere.
Temporeggio.

Diari di un futuro imminente /2

26 ottobre 2009

Sei convinta che io abbia qualcosa che non va. Si, è possibile. E cosa dovrei rispondere. Quello che non va è tutto quello che non abbiamo. Quello che più desideriamo. Io ero attratto da una meraviglia e magari ancora lo sono. Si, no, forse. Non sono bravo a raccontarmi bugie.
C’è un caldo industriale oggi e il sole ha dai riflessi postatomici. Il condizionatore tossisce. La tv improvvisa colori. Il cellulare reclama energia. Il sifone della doccia gocciola. Dovrei decidermi a sistemarlo, come tante altre piccole cose nella mia vita, ma oggi fa troppo caldo. Anche il tempo sembra affannarsi con queste temperature e perdere il senso. Che poi la differenza che passa fra senso e significato, nemmeno l’ho mai capita. E a dirla tutta non ho tanta voglia di darmi sempre risposte che vadano oltre il si o il no. Credo che finirò col mettermi a scrivere. Un buongiorno. Uno di quelli che ancora ti dedico e poi non spedisco. Quelli che rimangono in memoria sull’iphone, con il sogno liberatorio di raggiungerti o diventare una palletta di carta. Qualcosa da affidare al “cestino”. Volevo scrivere “destino”, ma T9 non era d’accordo. La lascio così.
Correggersi non è poi un male. Migliorarsi. Lasciarsi andare, senza abbandonarsi. Non aver nulla da dire, eppure trovare il modo di saperlo dire. Ogni tanto guardo l’orologio. La stanza è ferma, le ombre incerte, le pareti grigie. Non c’è molta rete qui dove sono e non c’è la possibilità di coniugare il verbo condividere. C’è una malinconia espansa, una compressione tutta interiore. Una specie di supernova che chiede il permesso di esplodermi tra testa e cuore. Sorrido.
Lo sai? Impazzivo per il tuo corpo. Per l’odore della tua pelle. Quel tuo sapore. Le mie parole stanche hanno sempre tentato, ma non sono mai riuscite a descriverti. Forse avrebbe potuto una canzone. Una di quelle unplugged che ogni tanto pubblichi sul tuo profilo e che riesco ad ascoltare anch’io. Quelle un po’ lente. Quelle da restare a guardarsi in un istante sospeso nel vuoto. Da stamattina faccio l’equilibrista sui miei “vorrei ascoltarti”. Lo faccio mentre dormi. Mentre sei nel tuo guscio di acqua calda. Mentre parli. Mentre digiti frasi. Mentre studi una rughetta invisibile davanti allo specchio. Oppure mentre cucini, mangi, prepari una sigaretta, un ciclo di lavatrice o mentre giochi distrattamente a singing monsters. Chissà di quale colore sarà lo smalto delle tue unghie. Chissà a cosa penserai. Se sei serena. Impacciata. Triste. Stanca. Rilassata o dolcemente insopportabile.
Se ti chiedo, tu non mi dici. E io insisto nel cercare un appoggio alle parole che invece mi sfuggono via. Guardo se sei connessa. Inciampo nei miei pensieri. Precipito nelle mie zone più profonde. In posti dove non basta certo prendere un ascensore o una tangenziale per tornare indietro. Continui a essere la protagonista involontaria di fantastici sogni e fantasie che fanno arrossire. Solo le migliori lo fanno. Così finisce spesso che chiudo gli occhi e mi lascio andare. Ogni tanto mi sembra anche di sentire la tua voce. Dice “sei proprio scemo”, poi sento che sorridi e immagino che ti raccogli i capelli da una parte. Che c’è Pa’? No, niente.
Sai di essere bellissima e io non ti ho mai guardato davvero. Ti ammiravo. Ma avrei dovuto anche ascoltarti. Avrei dovuto anche capirti. E invece. Un giorno certi “significati” sono scesi a comprare le sigarette e non li ho visti tornare più.
Ecco. Ho finito l’inchiostro elettronico. Sono arrivato all’ultima pagina, ma avrei potuto continuare a scrivere per ore. Posso ancora preparare un po’ di caffè fuori orario e lasciarlo freddare sul tavolo. Posso ancora fare una doccia e portarmi un po’ a spasso. Sfidare il caldo. Aspettare la pioggia e regalarmi un gelato.
Oppure chiudere gli occhi e chiederti scusa, sperando che tu mi stia ascoltando. 🐙