Conosco persone

11 gennaio 2012


Conosco persone in grado di muovere un dito solo per il proprio rendiconto personale. Uomini che non fanno niente per niente. Falsi benefattori con il vizio della contabilità anche quando si tratta di sentimenti. Li vedi che fingono ed a volte stenti a riconoscerli, ma il loro modo di essere è quel bluff che alla fine viene sempre scoperto.

Conosco persone prudenti e troppo affezionate ai propri diritti acquisiti tanto da ridursi a vivere evitando ogni possibile decisione ed ogni conseguenza che possa, in qualche modo, cambiargli la vita. Uomini impegnati non a vivere, ma a gestire quel poco di potere raggiunto o la propria misera posizione. Personaggi anonimi che parlano e ridono col contagocce. In fondo meno ci si espone e più facilmente si evitano rischi inutili, anche negli affetti.
Poi conosco alcune persone che credono di essere sempre più furbe ed intelligenti degli altri. Uomini in grado di vivere in equilibrio sulle proprie bugie credendo di non scivolare mai. Imbonitori che cercano sempre di vendertela giusta e che per un po’ magari ci riescono, ma è un gioco a carte scoperte che alla fine diventa palese. E’ solo questione di tempo.

Conosco brave persone e gente onesta, uomini che in modo diverso si sbattono e combattono ogni giorno per fare correttamente il proprio lavoro. Sono i supereroi della quotidianità, sempre in grado di tendere una mano con entusiasmo. Sempre pronti a lanciarsi con il cuore oltre l’ultimo ostacolo.

E poi conosco gente semplice. Uomini buoni al limite dell’ingenuità, persone come mia madre, che dice sempre ció che pensa e che fa sempre ció che dice, spesso incurante delle conseguenze ed in grado di sorridere comunque su tutto. Sono personaggi storicamente considerati perdenti, ma io devo, voglio e posso pensare che non sia davvero così.
A volte la franchezza, la trasparenza, l’entusiasmo, l’ironia e un pizzico di sana ingenuità, valgono quanto il raro talento di un uomo.
Ti voglio bene mamma!

Imperfetti, ma sinceri.

4 gennaio 2012

Non credo nella perfezione e nelle persone senza difetti. Tutti ne abbiamo, tutti siamo in qualche modo, fallibili. E se mostro su un social network ció che sono e ció che provo è solo perchè sento il bisogno di un’enorme mole di sincerità e trasparenza.
Sarò un ingenuo, ma forse l’unica strada per infrangere la corazza di diffidenza e rabbia che ci sta soffocando è quella di raccontarsi. Non apparire, ma essere. Magari imperfetti, ma sinceri. Buon 4 gennaio!

Ogni giorno

27 dicembre 2011

Ogni giorno, che sia Natale, Pasquetta, il giorno del tuo compleanno oppure un giorno qualunque, sei chiamato a fare un qualcosa di importante.
Poco conta che sia un periodo felice della tua vita o rigonfio di profonde malinconie, perché c’è quel qualcosa che va comunque fatto.
Esiste per ogni uomo un compito non scritto che, per quanto gravoso possa essere, deve comunque essere svolto sempre, con chirurgica dedizione ed a qualsiasi condizione, senza stare lì troppo a pensare.
Il mio dovere è quello di essere un buon padre. Un ruolo che ho interpretato per otto anni, senza distrazioni, ed al quale per niente e nessuno sarei disposto a rinunciare.
Niente. E nessuno!
Papà ti sarà sempre accanto piccolina mia.

Argomenti importanti

22 dicembre 2011

Quando metto a fuoco argomenti profondamente importanti ed attuali come la situazione politica, il surriscaldamento della terra, la fame nel mondo, sembra tutto tremendo, senza possibilità di recupero, senza la minima prospettiva di soluzione.
Se invece regolo la traiettoria del mio pensiero e mi concentro sulle banalità di turno, che so, sugli occhi della ragazza appena conosciuta, sull’ultima prestazione di Totti, o lo sci club di mia figlia, diventa tutto improvvisamente vivibile e bellissimo. Insomma, il rischio è che oggi per essere davvero sereni, si finisca con l’impostare i propri pensieri solo su scala ridotta. Da qui a trasformandosi in una sorta di figura mitologica superficiale ed impotente il passo è breve. Ecco perchè io non posso, non voglio e non devo limitarmi più a pensare solo su scala ridotta.

Un sogno

22 dicembre 2011


Ho sognato che rincorrevo un coniglio bianco in una strada deserta e che lo vedevo sfuggire via all’ultimo momento, solo un istante prima che riuscissi ad afferrarlo.
È stato come se un destino beffardo lo allontanasse all’improvviso proprio quando lo vedevo più vicino.
Freud scriveva: “I sogni anticipano le impressioni di un nuovo giorno, come lo splendore delle stelle anticipa la luce del sole.”
Io ho un’interpretazione diversa e magari assolutamente sbagliata.
Ho la netta sensazione che nei sogni si riflettano le fatiche e le frustrazioni di chi vorrebbe di più e non riesce ad ottenerlo. Ed io potrei aver rivissuto solo l’improbabile tentativo di un uomo di raggiungere ciò che davvero desidera o che ama.
Se così fosse, preferirei volentieri non sognare di rincorrere un coniglio per strada, ma Charlize Theron su una spiaggia maldiviana.

E’ più giusto dire che ci tengo

22 dicembre 2011

Non è giusto dire che “mi inquieto spesso”, è più giusto dire che “ci tengo tanto”. Perché se si ha a cuore davvero qualcosa o qualcuno, mi sembra del tutto ovvio, arrabbarsi, o prendersela ed incazzarsi se le cose poi non vanno bene.
Non sarei più io se dovessi comportarmi diversamente. E comunque sempre meglio puntare i piedi di fronte ad “un problema” che ritirarsi di buon ordine, o peggio a capo chino, dichiarando la propria sconfitta, come fanno certe persone.

Buoni o cattivi?

22 dicembre 2011

I cattivi capiscono quando si stanno comportando da buoni ed è questo il presupposto che li rende cattivi. Ma i buoni non sanno niente e dubitano anche della propria bontà. Trascorrono la vita sorvolando sulle cattiverie e perdonando gli altri, ma non riescono a perdonare se stessi, mai.
Ora la domanda è: ti senti buono o cattivo?

La balistica di un’opportunità

22 dicembre 2011

L’intelligenza è solo una scorta di munizioni, ma se non fai della tua mente un’arma di precisione rimane una dote inutile.
Certo, l’aforisma bellico potrebbe sembrare inopportuno, ma ogni giorno mi sveglio ed è l’inizio di una piccola grande guerra. Comincio sempre combattendo quella con me stesso e con i miei limiti, quella che inizia la mattina di fronte ad uno specchio. Dove un uomo riflesso non smette mai di ricordarmi che tanta ambizione, tanto talento e tanta esperienza servono a poco senza un’opportunità.
“Saperla riconoscere” è importante almeno quanto “saperla sfruttare”.
Ogni occasione si trasforma quindi in un target da colpire, sfruttando una mera miscela balistica di talentuoso opportunismo.

Riflessioni all’alba di un nuovo anno

17 dicembre 2011

Anche il poker è la mia vita. Una vita in cui ho iniziato a fare tante cose, forse troppe, molte portandole addirittura a termine. O forse così mi illudo di aver fatto. Ma il punto oggi è: “potevo farle meglio?” Ogni giorno è stata una corsa forsennata. Ogni giorno ho inseguito idee, desideri, obiettivi e fatto di tutto puntando al meglio, ma senza eccellere mai in nulla. Questo è il rischio che si corre in questa nostra società. Viviamo il tempo delle globalizzazioni, dei grandi sogni, della libertà, dell’istintività e ci sentiamo motivati a percorrere innumerevoli strade ed a provare una molteplicità di esperienze. Questo, se da un lato ci arricchisce, dall’altro ci espone al rischio di raddoppiare gli sforzi perdendo di vista il singolo obiettivo, senza mai riuscire ad arrivare fino in fondo a nulla. Sono, o permettetemi di dire siamo, persone spietatamente imperfette, fatte a metà.

La sensazione che ho è quella di una carenza di disciplina di intenti che ci imponga di marciare in modo convinto verso una metà ben precisa. Soprattutto ci manca, o almeno credo mi siano spesso mancate, la pazienza e la costanza per portare a compimento fino in fondo, fino alla vera eccellenza, le cose che ho provato a fare.

Si sono arrivato, ma potevo sfondare, potevo fare e dare davvero di più.

Questi, stamattina, sono i pensieri di un uomo giovane di anni e vecchio di minuti che inonda il suo blog di frasi fatte e concetti poco tecnici.

Un uomo che pensa ogni giorno alla sua bambina, agli obiettivi mancati ed a quelli raggiunti, ed al sapore che avrebbe raggiungerne di nuovi. Un uomo che vorrebbe sfondare per poi fermarsi e condividerne l’esperienza con chi gli vuole davvero bene.

Ma per vivere in un mondo così frenetico e dispersivo, che espone a infiniti stimoli e sollecitazioni, ogni tanto bisogna anche fermarsi, riflettere, scegliere e discernere tra quali siano i reali obiettivi e snodi importanti della nostra vita.

Magari attardandosi ad ascoltare il proprio cuore quel minuto in più e scartando tutto quel rumore di fondo che confonde la mente. Investiamo su noi stessi e facciamolo scavando in profondità, riscoprendo tutte quelle cose che realmente definiscono le nostre capacità nel significato più intimo della parola.

Bei pensieri vero? Da persona abituata a vivere in montagna potrei sentirmi dire di aver riscoperto l’acqua calda. Ma, in questi anni, anche attraverso un social network, ho incontrato, conosciuto, ascoltato tanta gente e queste considerazioni le sto facendo oggi non tanto come una riflessione religiosa o culturale, ma come un pensiero parassita da sputare fuori che avevo parcheggiato nello stomaco da mesi.

Conosco bene le mie peculiarità, potevo e posso ancora usarle al meglio. Questo mi sento di affermarlo con certezza.

Ma cosa potrei fare nel tempo che ho ancora a mia disposizione per essere in un qualche modo di aiuto a quelle persone che mi leggono, che non hanno ancora vissuto esperienze come le mie, ma che si accingono a percorrere la stessa strada?

Forse scrivere queste cose e condividerle è già un passo utile. Il primo. Quantomeno, mi piace poter credere nell’illusione che sia veramente così.

Chiudo augurando l’inizio di un nuovo anno pieno di emozioni a tutti voi.

Consigli imperfetti

11 dicembre 2011


Nel texas hold’em si tralascia sempre di cercare quel significato che vada al di là della semplice scelta squisitamente tecnica. Soprattutto in un torneo mtt live esistono giocate in grado di esprimere anche la personalità del giocatore, reazioni tali e ricorrenti da evidenziare anche i tratti più latenti tanto di un dilettante, quanto di un professionista. A volte sono proprio questi tratti a rappresentare quel punto debole del quale bisogna approfittare.

Nonostante non ci sia contatto diretto con l’avversario, il modo di prendere le proprie chips e di metterle al centro del tavolo, il modo di guardare e riguardare le prorpie carte, il tono della voce o la qualità di ciò che si pronuncia sono un mezzo per sublimare o accentuare l’aggressività e la conflittualità che ognuno di noi mette nelle proprie azioni. Tutto questo può essere interpretato.

Ci sono alcuni giocatori in grado di fare della loro qualità interpretativa un arma in più. Giocatori disciplinati, diligenti. Capaci di sedersi al tavolo e rimanerci per ore senza perdere un dettaglio di ciò che gli sta succedendo intorno.

Quando si siedono ad un tavolo da poker lo fanno sempre con discrezione, senza manifestare nulla che possa in qualche modo svelare le proprie intenzioni. Questa tipologia di giocatori è sempre in grado di capire la qualità delle giocate di chi ha di fronte e se chi è di fronte non prende qualche piccolo accorgimento può offrire informazioni ben più importanti delle carte stesse.

Non tutti sono però in grado di comportarsi come un predatore di emozioni, una sorta di condor perennemente pronto a violare la psicologia dei propri avversari e ad afferarne le debolezze. Non tutti possono attaccare, ma tutti possiamo in qualche modo, difenderci.

E’ sempre importante essere equilibrati e non dare a nessun avversario le chiavi per aprire un varco nella nostra personalità. E’ bene evitare reazioni improvvise davanti alla lettura delle proprie carte o dopo aver visto cadere un flop troppo fortunato o eccessivamente sfavorevole. E’ opportuno fare sempre tutto con calma, sistemare le chips alla stessa maniera, seguire uno schema e non variarlo mai. Durante una mano importante è bene tenere la sedia sempre alla giusta distanza dal tavolo, fare attenzione a non variare mai la posizione del corpo. Avvicinarsi al tavolo o abbandonarsi con il busto sulla spalliera della sedia sono segnali chiari di debolezza e forza.

Avete visto Cheong con quale lentezza agisce al tavolo? Eppure è in grado di capire tutto in fretta. Lui è in grado di percepire movimenti apparentemente insignificanti, che sottovalutati si trasformano in tells fatali per l’esito della mano.

La nostra personalità e le nostre abitudini influenzeranno sempre il nostro stile di gioco ed il modo di approcciare il gioco stesso.

“Io credevo che…” “Io pensavo che…” “Ero sicuro del fatto che…” erano, come diceva il principe Antonio De Curtis, tre pazzi che giravano per il mondo, tre affermazioni che possono fare parte solo del bagaglio di un giocatore perdente che non ha fatto attenzione al dettaglio.

Chiudo con un consiglio imperfetto per coloro che amano giocare i tornei live. Tenete d’occhio quei giocatori al vostro tavolo a cui piace collezionare pile di basso valore. Un giocatore a cui piace collezionare chips da 1000, trovandosi a giocare una mano marginale o quando non è completamente sicuro di vincere il piatto, punterà probabilmente con facilità due chips da 10.000, rispetto che spingere una pila da 20.000. Fateci “caso” e non lasciate mai niente al “caso”.

Pillole di pensiero

15 novembre 2011

Stamattina ho guardato sorridente il ritratto di un uomo riflesso nello specchio e per un attimo mi è sembrato che quell’immagine ricambiasse compiaciuta il mio sorriso. Sincronie del mattino.

La mia natura tende a non separarmi mai da tutti quei pensieri che mi hanno reso canaglia e diffidente. La mia natura mi spinge verso una compulsiva collisione comunicativa, invadente, talvolta ironica ed agguerrita, soprattutto quando percepisco netta la presenza dell’imbecillità ed un suo possibile trionfo. E’ tutto questo pensare, manifestare e dubitare che mi riconcilia con il mondo intorno.

Ho una bimba di 7 anni. Quando la guardo penso al futuro e la immagino muoversi in questa società di marmellata. Eppure la vedo esuberante, decisa, sempre alla ricerca di nuove esperienze, cullata da quella fretta di crescere che avevo anche io e che ora mi riempie di inquietudine, perché i modelli di futuro che si troverà intorno sono esasperati da una società sempre più fatta di litigi, furbizie, ingiustizie e regolata da una politica ormai ridotta ad una mera tecnica di gestione del potere.
Non so quanti si siano mai fermati a riflettere come sto facendo io, ma credo che ne valga proprio la pena.

Lo sbaglio era considerare la felicità come il raggiungimento di un unico obiettivo, invece è un percorso a tappe e gli obiettivi sono ovunque intorno a me. Ho imparato a pianificare la felicità attraverso il raggiungimento di piccoli traguardi ed il mio viaggio non dura mai più di 24 ore.
Domani e domani ancora mi sveglieró, darò tutto me stesso e mi addormenterò la sera guardando l’espressione innocente di mia figlia, assaggiando una cheesecake, leggendo un libro, parlando con mio padre, i miei migliori amici, abbracciando la persona che amo e sapendo di non avere per quel giorno altro da dare, cosciente di non poter essere più felice.

Preferisco sbagliare seguendo una teoria piuttosto che una semplice sensazione.

Per essere così piccola, in questa mia realtà c’è davvero troppa confusione.

Non è nel numero delle vittorie, ma nella gestione delle proprie sconfitte che si differenzia un vincente da un perdente di lusso.

Che c’è di male, anche i giocatori di scacchi iniziano sempre con la stessa mossa. La mia è bombolone e caffellatte!

La vita è monotona, la vita è eccitante. Sono pigro, sono dinamico. Sono in gamba, sono un irresponsabile. Qualche volta mi piaccio, altre volte affatto. Lancio la monetina, non ho spicci.
Sono in tempo ed è troppo tardi per comprendere, in tempo e troppo tardi per accorgermi, in tempo e troppo tardi per prepararmi, in tempo e troppo tardi per riavere quelle mie ali nere ed il mantello scuro.
Niente si crea, qualcosa si trasforma e tutto, in fondo, si distrugge da se.

Dopo il primo calice di Masseto del 2007 senti che qualcosa può accadere. Dopo il secondo bicchiere tutto diventa possibile e verosimile. Dopo il terzo il tempo cessa, lo spazio si espande e dopo il quarto ti guardi in giro e sono tutte Charlize Theron.

Avere troppe cose da fare e non saper da che parte iniziare, equivale a non fare. L’effetto anestetizzante di questo caffè bollente trasforma la mia mente in una lama di rasoio che stamattina non è in grado nè di pensare, nè di farmi la barba, nè di tagliare a pezzi la giornata.

È proprio vero. Non siamo altro che una complessa combinazione di sentimenti, carattere, umore e condizioni fisiche. Ed in quei giorni in cui “non si sta bene” in uno o più di questi aspetti, tutto diventa maledettamente più faticoso.

A trasformare le cose che facciamo in mediocri, accettabili o eccezionali a volte sono solo piccoli, ed apparentemente trascurabili, dettagli.

A volte l’unico modo di migliorare è essere spietati con se stessi al limite della brutalità.
Potrà sembrare ingenua retorica, e forse lo è, ma io penso che per uscire dal pantano in cui qualche volta ci infiliamo servano sincera autocritica, onestà intellettuale ed un po’ di quella saggezza conquistata magari nel tempo con fatica e disciplina.

Ho il desiderio di sgranchirmi un po’ le gambe e la testa. Voglio allontanarmi da questo mucchio di carcasse di pensieri e dubbi in assetto antisommossa. Pochi passi bastano per uscire dalla mia camera, pochi metri per uscire dalla mia città, pochi anni per uscire dalla mia vita. Ma se chiudo gli occhi per un istante posso addirittura perdermi nello stesso spazio, perchè al buio tutto sembra enorme ed ogni distanza incolmabile, come nei miei sogni.

Per capire certi sentimenti devi prima allenarti bene a distinguere un’alba da un tramonto e non è solo una questione di concentrazione.

I valori importanti sono quelli che ti trasmettono i genitori, tutto il resto sono solo chiacchiere da bar e distintivo di plastica.

Certe amicizie nascono con l’etichetta di scadenza e non è mai ben visibile sulla confezione.

Per fortuna le capacità umane di creare il falso non superano mai le nostre capacità di scoprirlo.

A volte mi sveglio prima al mattino ed è solo per avere qualche decina di minuti in più da raccontare.

Oggi vorrei scrivere. Ma non posso.
Dovrei rileggere. Ma non voglio.
Osservo un criceto far girare la sua ruota senza preoccuparsi troppo delle curve a gomito. Lui accelera e dimentica. Lui corre e lascia correre. E mentre il rumore di quella ruota che gira copre il ticchettio di una vecchia sveglia analogica, io rimango qui a guardare fuori, a domandarmi in quante parti stanno cercando di frantumare il mondo.

Disegna sempre con la fantasia piccole indicazioni da lasciare in giro per chi ti sta cercando, perché anche un tesoro, per sentirsi davvero un tesoro, ha comunque bisogno di essere trovato.

Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu’ grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan.

Non ho mai sopportato l’invidia e tutte quelle persone che parlano solo per svalutare gli altri, invece di riflettere su sé stessi, sulle proprie aspirazioni mancate e su un modo intelligente che li aiuti a superare i propri limiti.

Non riesco più a sognare. Mi stó trasformando lentamente in una figura mitologica con la testa di un folle disilluso ed il corpo di un insonne realista.

Come diceva sempre Ben Johnson, nella vita ci vuole tanta positività.

Perchè perdere tempo e pazienza a cercare un ago in un pagliaio quando per 40 euro si può comprare un fantastico metal detector su e-bay ?

Disegno con il pensiero una retta che unisce due desideri ed è un viaggio che termina la sua corsa nel medesimo punto di partenza.
La mia testa.
Non esistono punizioni peggiori per un pensiero del sostare stancanente nella mia testa. Quella di un bambino. Ma in fondo cosa c’è di male a sentirsi piccolo?

Ci sono notti in cui parcheggio i pensieri in doppia fila.
Notti insonni in cui respiro solitudini incurante dei divieti e dello sguardo critico delle persone che mi passano accanto.
Notti in cui passo in rassegna emozioni soffocate come farebbe un sottotenente con il suo piccolo plotone.
Sono tutte lì, ben disposte in fila.
Geometricamente silenziose. Disciplinate.
Perché io esigo rispetto dalle mie emozioni.

Il cuore è quello che la mente spesso non ha il coraggio di essere.

Il futuro è un posto sicuro dove ripongo quei pensieri che non resistono al silenzioso caos della mia mente. Un quadro senza cornice dove sovrappongo immagini, stropiccio ricordi ed etichetto i sogni inadeguati e le certezze azzoppate di un uomo dissacrante ed imperfetto.

E’ la spietata follia del bambino che è in me a spingermi alla continua ricerca del colpo di genio. E non importa se questo arriverà o meno, perché ritengo sia geniale già solo l’averci provato. Qualcuno mi ha definito “immaturo”, ma se essere “immaturo” vuol dire non cedere alla spietata quotidianità dei nostri tempi, accettando un semplice ruolo di comparsa, allora non mi resta che sorridere all’evidenza ed arrendermi alla mia immaturità.

Le persone importanti della mia vita vanno e vengono da sempre. Alcune mi sono vissute accanto, altre sono troppo distanti per farlo e certe non esistono ancora. L’unica cosa che ho imparato è che per tenerle vicine bisogna sempre sedurle.

Non dobbiamo temere il futuro, lo abbiamo già battuto in passato.

Non sono nè un architetto geniale e nemmeno un ingegnere ispirato, ma posso comunque costruire dei castelli in aria ogni volta che lo desidero.

Si può essere single per scelta o per necessità, ma difficilmente le tue scelte coincidono con le necessità dell’altra o viceversa.

Ci sono giorni in cui me ne resto passivo, seduto sul mio gradino rotto, con i pensieri appoggiati sulle cose a caso e gli occhi che sgomitano con lo sguardo per rastrellare immagini e ricordi intorpiditi dal sonno. Sono i frammenti dolciastri di una vita che in qualche modo mi parlerà sempre di te.

La mia voglia di volere qualcosa spesso si scontra con la mia voglia di non volere nulla!

Anche le più brutte parole dette da determinate persone si trasformano in romantici equilibrismi dialettici.

Lo spread tra quello che me piacerebbe magnà e quello che me posso effettivamente magnà ha raggiunto livelli record da 20 anni a questa parte.

Uno sguardo, per quanto acuto e penetrante, è comunque inutile se non hai idea di cosa guardare.

Io e il mio desiderio di partire siamo diventati amici col tempo. Chiacchierando negli scompartimenti di un treno, nelle sale d’attesa negli aeroporti e lungo tutte quelle autostrade che portavano ovunque, ma altrove.

Non esistono solo numeri e lettere, ma anche una serie infinita di puntini di sospensione! Se sai usare quelli sei a cavallo!

Questa vita somiglia sempre di più ad un viaggio in treno. Sei a bordo con la tua storia, non sai bene dove puoi arrivare e non hai più modo di saltare le soste. Così ti limiti a camminare tra gli scompartimenti alla ricerca di un posto tranquillo ed è solo un ingannevole movimento all’interno di un movimento. Una banale ed illusoria sensazione di libertà.

Un giorno un perdente vide un vincente che camminava dall’altro lato della strada e gli si rivolse dicendo: “Scusa, sai come posso fare ad attraversare?”. E l’altro gli rispose: “Guarda, non so. Non ricordo di essermi mai posto il problema di quale fosse il lato giusto, ma la direzione!”

A volte mi sento circondato da persone che sembrano le comparse dei film di natale di Carlo Vanzina.

Esiste un terzo volto della medaglia. E’ quello che puoi cogliere solo mentre la tua moneta fluttua libera nell’aria. In quel momento tutto è testa ed allo stesso tempo anche croce. Giusto e sbagliato si fondono e confondono e tu non puoi fare altro che guardare e sperare.

Lasciavo le porte del mio universo sempre aperte. Entravi era facile, uscirne pure. Oggi, se qualche volta decido di chiuderle, è perchè ho scoperto che in fondo ho già avuto, anche se solo un acconto. E per ora sto bene così.

A volte osservo le mie dita zoppicare esitanti sui tasti di questo notebook. Come spaventate da quella irrefrenabile piena di ricordi che ha rotto gli argini e trasformato ogni mio pensiero in una inconsistente ed irriconoscibile poltiglia di presente e passato.

La mia natura tende a non separarmi mai da tutti quei pensieri che mi hanno reso canaglia e diffidente. La mia natura mi spinge verso una compulsiva collisione comunicativa, invadente, talvolta ironica ed agguerrita, soprattutto quando percepisco netta la presenza dell’imbecillità ed un suo possibile trionfo.
E’ tutto questo pensare, manifestare e dubitare che mi riconcilia con il mondo intorno.

E’ come un film al cinema dove ti ostini a leggere i titoli di coda con i nomi degli operatori, produttori, stuntmen, segretarie di produzione, ringraziamenti, ma la storia è finita da un pezzo e rimanere seduti a leggere tutto il resto è solo una ricca presa in giro.

Parafrasando quel libro che non ho mai letto, direi che quando ti accorgi che tutto comincia è comunque un buon inizio.

Non serve un corso di recitazione per essere quello che sono e quello che sono è già abbastanza.

‎”Non esistono più quei valori che c’erano ai tempi di mio padre e nemmeno quelli che c’erano ai tempi miei…” cit. Mario Marcucci (mio padre), che equivale quasi and un “Dai cazzo, Gianluca!”

Prima di lamentarvi del buio, provate ad aprire gli occhi.

Vorrei regalarti un pensiero interessante, ma possiedo soltanto un miscuglio di perplessità, un mucchio di incertezze disordinate e di esperienze azzoppate, ammucchiate disordinatamente tra gli scaffali della memoria.
Ti penso. Sorrido. Mi sforzo di immaginarti. Scrivo sciocchezze e forse anche qualcosa di intelligente, ma non ne sono cosciente.
Il mio sorriso è irritante e la mia intelligenza é patetica, ma questo è il personaggio che in fondo mi appartiene di più.

C’è un conflitto sempre aperto tra quello che vorrebbe il cuore e quello che suggerisce la mente.

Sono un imperfetto sognatore, dotato di tenacia e caratteristiche pratiche eccezionali. Ho una spiccata tendenza alla scrittura, all’avventura, all’ironia, alla bizzarria e per quanto ami trascorrere il tempo con alcuni amici veramente speciali a volte non disdegno la solitudine. Quella che solo i miei pensieri sono in grado di regalare. In quei momenti il mio cuore diventa ghiaccio e nessuno puó guardarvi dentro senza prima scaldarlo almeno un po’.

C’è chi gioca per trovare la sua strada e chi per dimenticarsi di quella che sta percorrendo. Poi c’è chi crede di averla trovata una strada ed è talmente preso dalla necessità compulsiva di mostrarla a se stesso da non accorgersi che non si tratta della strada giusta.

E’ la vita. Tutto ciò che vedrai potrà essere usato contro di te…

Sono affezionato a tante persone, ma non a tutti e non alla stessa maniera. Non ho nemmeno bisogno della bidirezionalità o dei grandi numeri. La falsità e l’invidia faticano a nascondersi malgrado le maschere che alcune persone tentano di portare con disinvoltura. Anche io, volendo, ne avrei un armadio pieno, ma sento di non averne bisogno. Le trovo fuori moda come un paio di pantaloni a “zampa di elefante”. Il massimo che ho indossato in vita mia è stato un sorriso di circostanza. Un taglio classico.

Viviamo ogni giorno i paradossi della vita, pensiamo senza stupire, leggiamo senza capire, tracciamo senza definire, mangiamo senza gustare e stringiamo senza possedere.
Ogni cosa, anche la più evidente, risulta terribilmente artefatta, parziale e mutevole, come in quei paesaggi nella sfera di vetro, dove si puó alzare un po’ di neve artificiale solo scuotendone il contenuto.
Stamattina scuoto il mio mondo, respiro profondamente e provo un vago senso di irrazionale riconoscenza verso l’ossigeno, ma nessun profumo che mi ricordi chi ero e tutte quelle fantastiche esperienze vissute da bambino.
Una volta mi sono chiesto se avessi un obiettivo nella vita, e la risposta sembrava semplice: “Essere felice”.
Ora non mi basta più e mi rendo conto che vorrei sempre essere felice, ma con te.

Più passa il tempo e più mi rendo conto della ciclicità di certe conoscenze.
Amicizie che vanno, amicizie che vengono. Tutto sembra ridursi ad una specie di torre dalla quale le persone si lanciano, si frequentano ed alla fine si dimenticano quasi di averlo fatto.
Io riesco a rendermi conto delle cose solo quando smettono di cadere e toccano il fondo.
Quando arriva l’ora di sagomarle con il gessetto bianco.

Le certezze sono come grattacieli. Mi piace edificarle senza progetto e senza chiedere autorizzazioni, anche appoggiandomi su macerie di speranze pericolanti. In fondo l’abusivismo di pensieri non è mica un reato.

Ho sempre accolto ogni mia scelta accudendola, confidando in tutte quelle destinazioni che ogni volta diventavano partenze. Ogni scelta porta conseguenze ed ogni conseguenza non è che un biglietto per una poltrona di prima fila nel grande teatro che è la vita. Qui il futuro è una sorta di esclamazione da recitare a denti stretti e si pone esattamente tra un “Ahhhhhhh, ecco!” e un “Nooooooo, cazzo!”
Ma non posso saperlo prima.
Mi devo sedere.

A volte getto uno sguardo sterile sugli uomini e sulle cose che mi circondano. Così metto tra me ed il mondo un solido vetro opaco fatto di cinismo e opportunismo.
Si è vero, arriva per tutti il giorno di pensare solo ed unicamente a se stessi.

Ingenuità e dolo

30 settembre 2011


In questi giorni un caso sta interessando gli appassionati di Texas hold’em. La procura di New York ha accusato i fondatori del popolare sito di online gaming Full Tilt Poker di avere truffato i giocatori, dirottando sui propri conti le cauzioni versate dagli utenti, e di aver usato i fondi dei nuovi clienti per alimentare il sistema e ieri l’AGCC (commissione di controllo per il gioco d’azzardo), dopo mesi di rinvii, ha deciso di ritirare definitivamente le licenze alla famosa poker room.

Ho seguito un po’ lo sviluppo della vicenda e mi sono posto qualche domanda. Ma andiamo ad analizzare la cosa partendo dall’unica equazione al momento disponibile. Full Tilt = Truffa.
Cercando su internet il significato della parola “truffa” otteniamo la seguente definizione “reato commesso da chi, per mezzo dell’inganno, induce uno o più soggetti all’errore allo scopo di procurare, per sé o ad altri, un illecito profitto”. Mi viene da pensare.

Evidentemente Howard Lederer, volto noto al pubblico del poker mondiale con il soprannome “The professor”, e Cristopher Ferguson, conosciuto invece come “Jesus”, non dovrebbero aver ritenuto abbastanza appagante limitarsi ad ingannare gli avversari solo al tavolo da gioco e si sarebbero quindi spinti oltre. Ma che senso ci sarebbe nel truffare gli utenti di una poker room capace di generare da sola utili superiori ai 300 milioni di dollari all’anno?
Che senso avrebbe mettere in piedi uno “schema di Ponzi” e cadere nell’illecità quando si aveva a disposizione un prodotto che, numeri alla mano, poteva funzionare come un orologio?
Per capire serve un esempio.

Poniamo il caso che io abbia un hotel, che riesca a vendere tutte le camere ed a incassare le fatture dai tour operator con un anno di anticipo sulla data della reale prestazione del servizio. Avrei a disposizione un flusso di cassa importante da utilizzare ben prima di contabilizzare quei costi che so addirittura di poter ritardare. Poniamo ora il caso che questo accada ogni anno con chirurgica puntualità. Mi renderei conto di poter contare su un flusso di cassa ricorrente sul quale considerare alcune eventuali operazioni.
Potrei programmare un investimento, accumulare fondi ed accrescere le riserve della mia società, ma invece commetto una spietata ingenuità. Decido di liquidarmi degli utili perchè in fondo, sono certo che il flusso di cassa generato nei prossimi anni coprirà l’operazione compensando l’anticipo.
Quello di cui però non terrei conto è l’imponderabilità di un fatto eccezionale, quell’evento inauspicabile che ogni imprenditore in gamba dovrebbe sempre temere. Ed eccolo infatti che arriva. La ASL ad inizio stagione fa un sopralluogo e blocca la licenza dell’hotel per un “motivo X” a cui decido di fare ricorso, ma non ottengo comunque indietro le mie autorizzazioni nemmeno temporaneamente. Quindi tutto si risolve con la impossibilità di dare il servizio, la fine di quel flusso di cassa e la richiesta di rimborso da parte dei clienti per quelle prestazioni già pagate, oltre a danni vari ed il conseguente rischio di fallire. Mi ritrovo così con debiti verso i fornitori, lavori da fare per mettere a norma la struttura, ma la società non ha più liquidità sui conti in quanto si era già provveduto a liquidare anticipatamente i dividendi ai soci e la “frittata” è fatta. Sono inadempiente, ed a meno che non intervenga personalmente con fondi propri, sono destinato al fallimento.

Sicuramente questo sarebbe un classico esempio di “mala gestione” ed evidente “ingenuità imprenditoriale”, ma si può dire che io abbia truffato i miei fornitori? Si può dire che io sia partito con l’intenzione di imbastire una grande truffa? Assolutamente no, ed così che è andata anche con Full Tilt.

Il sistema di Ponzi, tanto reclamizzato dai media, non ha avuto nulla a che vedere con questa storia. Questo genere di truffa, resa famosa da un assicuratore ai primi del 900, è una mera catena di S. Antonio e consiste nel proporre un investimento molto remunerativo per poi pagare gli interessi con gli stessi soldi che si raccolgono successivamente. Ovviamente chi vede che l’investimento ha funzionato attira a sua volta gli amici e così i nuovi arrivati pagheranno con le loro sottoscrizioni gli interessi ai vecchi sottoscrittori. Lo schema va avanti fino a quando non si riesce più ad attirare “carne fresca” nella truffa e collassa nel momento in cui si blocca la raccolta, lasciando gli ultimi investitori senza capitali e senza cedole. Ma è un sistema che non genera utili veri in quanto privo di alcuna operatività imprenditoriale, niente a che vedere quindi con il fatturato generato dal noto marchio di proprietà della Tiltware Lcc.

Queste poche righe spiegano il mio punto di vista nella vicenda Full Tilt Poker. Sia ben chiaro. Non sono qui per sollevare i soci di una della poker room più famose del mondo da tutte le loro pesanti responsabilità, ma per esorcizzare la lunga serie di attacchi che il movimento stesso del poker sta subendo dal giorno in cui sono state revocate le licenze a Full Tilt.
Ci sono più di quattro persone che probabilmente saranno responsabili del fallimento di una macchina quasi perfetta. Avidi, sprovveduti ed ingenui imprenditori, piuttosto che veri e propri truffatori.

Bisogna che ogni appassionato di questo gioco si renda conto che il poker non è stato l’espediente per ingannare il prossimo e che è stato un ramo dell’industria del poker ad aver fallito.
Molto presto uscirà fuori la verità. Nessuna truffa, nessuna catena di sant’Antonio, ma tanta tracotante incompetenza, presunzione, opportunismo ed incapacità da parte dei gestori nel far funzionare quel giocattolo che fino al 2009 aveva prodotto solo centinaia di milioni di dollari di utile.

Quello che alla fine comunque mi domando è quanto denaro, questi personaggi, siano riusciti ad accumulare legalmente negli anni precedenti al “black friday” e come mai, malgrado i tesori accantonati, non abbiano deciso di intervenire personalmente per sanare una situazione che, seppur pesante, poteva a mio avviso essere ripristinata, senza intaccare in maniera definitiva l’immagine degli amministratori e tutti i fondi dei soci accantonati nel tempo a titolo personale. Possibile che abbiano speso proprio tutto?
La mancanza di una risposta a questo quesito ci da il senso della gravità che, almeno dal punto di vista squisitamente umano, ha assunto questa storia.
Come dico sempre io, non bastano i soldi a fare delle persone, degli uomini veri. Sono le decisioni importanti, il rispetto, il buonsenso ed il coraggio di sanare il sanabile, ammettendo di aver sbagliato.

Ferro Arrugginito

1 agosto 2011

La peggior cosa che possa accadere ad un uomo è non riuscire più a ricordare il proprio passato o non riuscire più a guardare attraverso il futuro. Non rimanere orfano di pensieri, ma di utopie.

Quando scrivo posso descrivere il mio passato e posso ricreare le condizioni per un futuro che forse non potró vedere, ma che nessuno puó impedirmi di vivere. Ieri ho perso un amico che non frequentavo più da anni ed è stato come ripercorrere il tempo avanti ed indietro a 300 all’ora, zigzagando tra ricordi di ogni tipo, per poi infrangersi contro una barriera di carcasse arrugginite.
Si vive. A volte poco, poi si muore. Ed è una profezia, l’unica certa.
Disordinato e confuso anche oggi sono alle prese con una realtà che mi indigna e mi incattivisce.

Odio l’aria che respiro, l’ambiente che mi circonda, odio il tempo che avanza costante e risoluto nella sua spietata solitudine. Odio l’aridità di questo deserto che non è più sabbia, ma inspiegabile speranza ed odio le vecchie assurde emozioni troppo difficili da rivivere.

Il ferro arruginito è impossibile da digerire in questo mio mondo fatto sempre di più di caotica fantasia e sempre meno di bruciante realtà. Oggi peró è la quotidianità ad avere il sopravvento con le sue spietate e chirurgiche rappresentazioni. Provo ad esorcizzare il presente con una iniezione di instancabile ironia, ma ottengo solo ostinato e religioso silenzio.
Non riesco a pensare ad altro stamattina caro Alberto. Non riesco a credere che tutto ció abbia una spiegazione ed è come una matassa impossibile da sciogliere, ma che mi ostino a tenere in mano. Ho messo tra me e te centinaia di vecchi ricordi d’infanzia e li ho tenuti insieme in queste mie inutili frasi, in questi miei pensieri disordinati, balordi e scritti una mattina di un giorno qualsiasi, un giorno in cui tu non c’eri più.

C’è una versione di me che nessuno conosce, è quella che ogni tanto prega, è quella che non scrive, è quella che non sorride, è quella che va veloce, è quella che al momento di agire, agisce senza aspettare. E’ quella che parla poco, è quella che “esistere” gli fa il solletico” e quella che corre senza freni verso quel mucchio di carcasse arrugginite alla fine della tua stessa strada.

Addio Alberto.
Spero che tu possa ritrovarti in pace, in quell’altrove che immaginavi poter essere vero.

Alienabile e schizofrenico

25 luglio 2011

È sabato, il sole è alto e l’aria che si respira ha quel solito retro­gu­sto friz­zan­tino che solo la mon­ta­gna in estate può rega­lare. Trin­ceato come al solito die­tro il ban­cone della mia recep­tion ritrovo anche oggi quel minimo di cose pos­si­bili da rea­liz­zare. Rat­tri­stato da una con­cla­mata crisi eco­no­mica ed asse­diato della gene­rosa pre­senza dei “NO TAV”, che ogni male­detto week end rea­gi­scono al buon­senso bloc­cando l’autostrada per la val di susa, eccomi di nuovo alle prese con un cospi­cuo numero di con­si­de­ra­zioni e pensieri da tra­durre in parole.

Ormai da tempo si lavora a sin­ghiozzo, si lavora in per­dita, in sin­tesi si lavora male. Quando que­sto accade il gio­ca­tore di poker riflette, l’imprenditore si tra­sforma in uno scrit­tore e l’unica atti­vità intel­li­gente e rela­ti­va­mente appa­gante diventa quindi uti­liz­zare la potenza dif­fu­siva di un social net­work e par­to­rire quat­tro righe più o meno espres­sive nella spe­ranza di far scat­tare nella testa di ogni let­tore una scin­tilla che rie­sca poi ad accen­dere il grande fuoco. Con­si­de­ra­zioni che per oppor­tu­nità con­ti­nuo ad osti­narmi di chia­mare “note”. Ma sono senza dub­bio qual­cosa di diverso.

Le mie note. Oggi sono quanto basta per fug­gire la realtà eco­no­mica di que­sti posti. Quanto basta per trasfe­rire ad un me stesso pacato e ben­pen­sante l’illusione che esi­sta comun­que una via sicura capace di unire il fra­stuono silen­zioso di una inac­cet­ta­bile realtà alla bru­li­cante sud­di­tanza di una tra­so­gnata virtua­lità.
La realtà è tale solo se viag­gia paral­le­la­mente ad un mondo vir­tuale attra­verso due piani di pen­siero entrambi vicini, entrambi incli­nati. Uno spa­zio obbli­gato fatto di idee dove rim­bal­zano e riman­gono intrap­po­late milioni di rifles­sioni libere, ma anche fal­sità e parole inutili.

Ci sono cose che sare­sti dispo­sto ad accet­tare nel mondo vir­tuale, ma che in quello reale pro­prio fati­cano ad andare giù. Ogni male­detto week end c’è una sta­tale chiusa per una frana, una strada bloc­cata per un son­dag­gio geo­lo­gico, un’autostrada inter­detta per una mani­fe­sta­zione. Eppure si con­ti­nuano a pagare mutui, sti­pendi, leasing.

Ogni giorno ci sono par­celle da ono­rare e cen­ti­naia di domande che non sai a chi fare e che riman­gono senza ade­guate rispo­ste. Più passa il tempo e più mi rendo conto che sono pochi gli uomini capaci di rico­no­scere e spie­gare le pro­prie azioni. Pochi sono in grado di dimo­strare coe­renza in ciò che dicono ed evi­tare di nau­fra­gare in rispo­ste improv­vi­sate ed adat­tate oppor­tu­na­mente ad ogni situa­zione. E poco importa se tutto que­sto equi­vale a fran­tu­mare la pro­pria per­so­na­lità, per­chè onore e per­so­na­lità sono con­cetti vir­tuali lontani da que­sta realtà.

Ovvia­mente que­sti par­ti­co­lari biso­gne­rebbe notarli, ma non si può notare qual­cosa che non si vede o che non si vuole notare. Non si pos­sono leg­gere con­tem­po­ra­nea­mente le due facce di una stessa moneta se non la fai ruo­tare velo­ce­mente e que­sta è una moneta che non esce mai dalla tasca.
Alle soglie di que­sto evo poli­tico che sta riget­tando l’italia nel buio di un nuovo oscu­ran­ti­smo, mi accorgo senza volerlo di par­lare di poli­tica ed attua­lità quando avevo giu­rato di non ritor­nare più su certi argomenti.

Mi ritrovo in una moderna terra di mezzo cir­con­dato da vas­salli, val­vas­sini e val­vas­sori. Impe­gnato in una sorta di assurdo gioco di società che molto ricorda il feu­da­le­simo, dove un insieme di per­so­naggi molto più simili a nul­lità che ad uomini sta tentando, in modo presuntuoso, di impartire al mondo lezioni di imprendi­to­ria, eco­no­mia, giu­sti­zia, libertà, mora­lità e demo­cra­zia.
Pri­gio­niero di que­sta incer­tezza glo­bale e spesso vit­tima di invi­si­bili ovvietà e meschi­nità emo­tive con­tinnuo comun­que ad affron­tare la realtà lot­tando con­tro la con­cor­renza sleale di strut­ture ana­lo­ghe alla mia. Pic­coli alber­ghi che in Fran­cia bene­fi­ciano di cor­rente, gaso­lio e pre­vi­denza sociale scon­tati anche del 40%. Ed è una par­tita insen­sata dove mi ostino a voler vin­cere gio­cando ogni volta un dado con­tro due e dove infatti non si vince mai. E lo fac­cio senza creare problemi a nessuno o bloc­cando una statale o un’autostrada.

Se da un lato il rischio è quello di essere con­dan­nato alla mor­ti­fi­ca­zione e desti­nato ad una aber­rante fol­lia impren­di­to­riale, dall’altro ne esco comun­que sti­mo­lato. Ricordo alcune scene del film “Ogni mal­detta dome­nica”, una pel­li­cola epica di Oli­ver Stone della quale molti cono­scono il deva­stante discorso di Al Pacino allo spo­glia­toio, poco importa se quella squa­dra alla fine della sto­ria non vin­cerà comun­que il titolo, conta solo la carica emo­tiva di quei 4 minuti e 21 secondi di riprese.

Ho ascol­tato cen­ti­nai di volte quel discorso e dopo quasi 9 anni tra­scorsi lot­tando con­tro i mulini a vento, vor­rei rivol­germi final­mente a certe per­sone per vomi­tar­gli addosso tutte le cita­zioni pos­si­bili, anche se que­sto rischie­rebbe di farmi appa­rire vol­gare. So comun­que che le parole non cam­bie­reb­bero di una vir­gola la situa­zione di que­sta valle per­chè è meta­sta­tiz­zata e le meta­stasi non si com­bat­tono né con le parole, né con i fatti.

Mi fermo a pen­sare ad alcune let­tere aperte scritte in pas­sato, ma a stento rie­sco a ricor­dare le frasi che ho scritto.Son o un nar­ra­tore lento ed un let­tore distratto. Lascio quindi che sia la mia fan­ta­sia a per­cepire una cura per tutto que­sto. Lascio che sia l’ebrezza fine a se stessa di un gioco che adoro a farmi cre­dere che ci siano sem­pre i mar­gini per recu­pe­rare. C’è poca dif­fe­renza tra il cre­dere e il far finta di cre­dere a qualcosa.

C’è un solco invi­si­bile fatto di leggi e rego­la­menti sba­gliati, di oppor­tu­ni­smo e mala­fede da parte di chi ha pen­sato che si potesse rea­liz­zare e far cre­dere alla gente ad una unione euro­pea che di fatto non esi­ste. Non spero certo di riem­pire a parole que­sta pro­fonda vora­gine che separa l’Italia dalla Fran­cia. Tan­to­meno credo che avrò mai la pos­si­bi­lità di farlo con i fatti.

C’è un vuoto mas­sic­cio for­mato dalle migliaia di stron­zate che siamo costretti ogni giorno ad ascol­tare attra­verso i canali di infor­ma­zione reale, ed è per colpa di que­sto vuoto che oggi se me ne rimango soli­ta­rio, con­fuso ed ingan­nato nella spie­tata ed ogget­tiva impos­si­bi­lità di discer­nere il legale dall’illegale, il giu­sto dallo sba­gliato e il buono dal cat­tivo. Voi vi chie­de­rete per­ché?
Per­ché in fondo in que­sta vita tutto è real­mente comico, tutto è vir­tual­mente beffardo.

Tutto è spie­ta­ta­mente alie­na­bile e male­det­ta­mente schizofrenico.

Aforismi in compresse

24 luglio 2011

Dove sia la verità non conta, conta solo quello in cui siamo disposti a credere.

La ragazza insicura è la tipologia di donna più divertente. Ogni volta che le fai un complimento del tipo: “stasera hai davvero degli occhi fantastici”, nel suo cervello si avvicendano le immagini di tutte le parti del corpo che dal suo punto di vista hai scartato prima di arrivare agli occhi. Inoltre la sua mente è geneticamente modificata per eliminare la parte “occhi fantastici” dalla frase e considerare arbitrariamente solo l’avverbio temporale “stasera”. Il ragionamento che ne consegue è spietatamente semplice: “ha detto stasera, quindi ieri ero uno schifo, quindi sono con molta probabilità improponibile, quasi anziana, magari avrei dovuto mettermi le lenti a contatto e coprirmi le borse sotto gli occhi…” e così via a sfumare. Ma è proprio in quel momento che tira fuori le faccine più belle del mondo.

Dove scorre il tempo al mattino, c’è sempre un sogno in tazza grande, macchiato caldo.

Non sempre è possibile toccare il cielo con un dito, stamattina con la sedia arrivo appena al soffitto. Chiamiamolo, un buon inizio.

I pensieri positivi sono molto più simili ad una moneta con cui giocare in aria che ad un sassolino da lanciare in uno stagno.

Tutto quello che si puó imparare nella vita conta poco quando quello che si è non è quello che si pensa di essere. Con una idea chiara del proprio valore si puó ottenere il massimo possibile e crescere riuscendo a volte anche a stupire. Se invece ci si sopravvaluta c’è solo la certezza di matematici e frequenti insuccessi.

Quando mi sono chiesto se tutto questo avesse davvero un senso l’ho cercato fuori di qui. L’ho trovato giusto a metà strada tra l’ultima gioia e la prossima delusione, ma non aveva “senso” fermarmi a raccoglierlo e sono andato oltre.

In certi giorni la mia testa si trasforma in uno di quei meccanismi da bar, in cui infili 2 euro per guidare una mano meccanica a raccogliere pensieri come tanti piccoli premi. Un pupazzo, un pallone, una scatola colorata, un sogno, qualsiasi cosa comunque scivola e ricade nel mucchio prima che io riesca a farla mia. Oggi è uno di quei giorni.

In vino veritas. In Martini ogni tanto due cazzate.

‎”Chi disprezza compra.” Si, ma in genere vuole almeno uno sconto.

Non si può cambiare il mondo senza prima cambiare noi stessi e servono cambiamenti forti. Io per esempio con l’invisibilità e lo sguardo al laser farei grandi cose.

La solu­zione è in quel rischio che temi, ma che vale sem­pre e comun­que la pena correre.

Non mi spaventa il domani, è il dopodomani a mettermi un po’ di ansia addosso.

Mi parlò dicendo che avrebbe voluto una storia seria, così le regalai “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Essere buono non significa essere un santo o non avere un metro di scorrettezza da applicare quando c’è qualcosa che si pone, con prepotente cattiveria, tra te e l’obiettivo che ti eri preposto. Abbiamo tutti un lato oscuro nella forza.

La fotografia dell’attuale momento in italia è nella battuta di una mia amica : “Sono inchiodata sulla prua di un Titanic, che do le spalle ad un Tremonti diversamente arrapato. Io continuo a guardare avanti mentre lui in atteggiamento inequivocabile e stropicciandosi le mani mi sussurra:”TI FIDI DI ME???”
“No guarda, preferisco prende de faccia l’iceberg che me faccio meno male.”

Io dico che svegliarsi, a prescindere dall’umore, è sempre il modo giusto di iniziare la giornata.

L’intuito è azione. E’ una freccia lanciata con forza e senza eccessiva precisione, ma che raggiunge comunque l’obiettivo in un punto impreciso. Il ragionamento è riflessione. E’ come un enorme drago che si scrolla di dosso tante inutili frecce con un semplice un colpo di coda. Il dubbio è quando cedere alla forza di una intuizione e quando perdersi invece nella logorante lentezza di un ragionamento.

Sono un nar­ra­tore lento ed un let­tore distratto. Lascio quindi che sia la mia fan­ta­sia a per­ce­pire una cura per tutto que­sto. Lascio che sia l’ebrezza fine a se stessa di un gioco che adoro a farmi cre­dere che ci siano sem­pre i mar­gini per recu­pe­rare. C’è poca dif­fe­renza tra il cre­dere e il far finta di cre­dere a qualcosa.

Ci sono sempre due lati in una stessa medaglia che pur somigliandosi si differenziano profondamente. Posso sentire oppure ascoltare, posso vedere oppure guardare, posso toccare o accarezzare, posso conoscere oppure riconoscere il mondo. L’etimologia delle parole a volte inganna.