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La mattina presto

20 settembre 2017

C’è uno spazio infinito davanti a me, ma non ho abbastanza tempo e capacità per attraversarlo tutto. 

Stamattina il lungomare di Ostia è trasparente. Sembra addirittura più tiepido dei diciotto gradi centigradi delle previsioni. Colpa di una brezza leggera che arriva dal mare e che accarezza le spiagge semi-deserte. 

Io passeggio. Gioco con le profondità dell’animo. Mi immergo ingenuamente con lo sguardo in un orizzonte lontano e riemergo, solo ogni tanto, per prendere fiato. Galleggio tra i disciplinati semafori e le ammiccanti vetrine dei bar. 

E poi un’altra cosa. C’è tanto silenzio. È un tempo giusto per leggere, per ascoltare, per guardare e raccontare. La città è ammutolita. I pensieri precipitano fuori, oppure restano in equilibrio sulla linea delle necessità. Per la prima volta sto osservando il futuro da una prospettiva diversa. Meno seria e più profonda.

Il domani sembra un luogo sinistro. Roma pare arrabbiata per questo. E io? Io me la cavo con uno sguardo da topo addomesticato. Con la mia solita faccia da schiaffi e gli occhi di chi si è smarrito tra i “perché” di ogni giorno. 

Intanto nel mondo la terra trema. I terroristi agiscono. Gli ideali crollano. Resistono solo le maledette banche. Quelle non falliscono. E le trasmissioni televisive, sempre più ridicole. Ammiccanti produzioni con le gambe aperte che mi fanno venir voglia di spegnere la tv.

Questo immenso spazio davanti a me sfila via più veloce del tempo necessario a percorrerlo tutto. Forse l’universo mi sta suggerendo qualcosa di quello che potrei essere. Non solo dettagli di quello che non sono più. 

Ci sono attimi in cui la vita ci regala la straordinaria possibilità di fermarsi. Di riflettere e pensare. Riconoscere questo silenzio assordante e spiazzante. Succede quando cammini sul lungomare della tua città la mattina presto. Quando all’improvviso ti accorgi che la vita ti sta cambiando l’aria.


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