Il domani è una villa edificata con profonde incertezze ed arredata con le speranze più folli.
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Il domani
18 settembre 2013Il nome delle emozioni
29 agosto 2013Da piccolo ti insegnano a chiamare le emozioni con il loro nome: dolore, rabbia, odio, desiderio, amore, stupore, meraviglia, tristezza, malinconia, speranza, noia. Ma non c’è un manuale che poi spieghi come coltivarle, mantenerle, stimolarle o cancellarle.
Forse perché se davvero esistesse, magari non sarebbe più nemmeno vita.
E’ certo
28 agosto 2013In un universo dove avvengono miliardi di eventi per ogni secondo, che qualcosa di molto improbabile accada non è solo assolutamente probabile. E’ certo!
La sintesi confusa di un piccolo grande amore
26 agosto 2013Tra decine di cose da fare e disfare cerco stamattina di mettere ogni mio pensiero positivo al sicuro, salvaguardandolo inaspettatamente dalle insidie del solito post mattutino su fb.
Scrivo ogni giorno, tutti i giorni e c’è ancora chi si sforza di comprenderne le profonde motivazioni.
A volte digito cose per poi cancellarle. Uso impropriamente aggettivi e avverbi. Imprimo alla scena sfumature e tratti che non mi appartengono e il tutto solo per rendere i testi più scorrevoli, più ordinati, più veri.
In mesi di pagine scritte ho interiorizzato tanto da raggiungere a volte riflessioni mistiche, paradossi che si giustificano da soli in quanto tali, o che si perdono nel vuoto di un paesaggio grigio privo di colori pastello.
Tasselli che di rado si vanno ad incastrare tra le pagine di quel libro che forse ancora non ho finito e che probabilmente non terminerò mai.
La vita continua a essere quel film che aspettavo di vedere con ansia, ma a metà del quale continuo inesorabilmente ad addormentarmi. Ed ogni sera è la stessa storia.
Conosco alla perfezione la prima parte, ma ne ignoro il seguito e alla fine ripensandoci finisco col mangiarci su.
Eccomi qui, di nuovo alle prese con gli strattoni della quotidianità, anche se stamattina reagire si trasforma in un proposito estremamente invitante per i miei sentimenti.
Un approccio al fare a volte poco praticabile quando sono di cattivo umore, quando penso troppo e dimentico che la vita è fatta soprattutto di corse, problemi e soluzioni a tempo determinato.
Forse sono solo una persona che scrive al mattino per esorcizzare quel peso sullo stomaco che tra le lenzuola diventa insostenibile.
Forse sono fragile e scrivo perchè ho bisogno di rileggerlo.
Forse cerco il rumore generato dal battito del tuo cuore, solo per coprire tutte le banalità che sono costretto ad ascoltare ogni giorno e poi il silenzio del tuo sguardo che mi aiuti a trasformare tutto quel rumore in tranquillità.
Scrivo perché ho bisogno che qualcuno mi ascolti.
Predico sicurezza perché qualcuno si fidi.
Mi trasformo tra le righe in un’idea di cosa le persone si aspettano che io sia, e mi vendo al prezzo di un sorriso.
Il sorriso di chi vorrei mi rimanesse accanto tutta la vita.
La verità è che sono spietatamente buono e che auguro una vita felice anche al mio peggior nemico.
La verità è che mi innamoro di tutto quello che è speciale, perché mi sento speciale. Così ogni giorno cerco di convincermi che ogni cosa sia stata messa lì proprio per me.
Si tratta solo di riconoscere cosa.
Si tratta solo di trovarne il verso giusto.
La verità è che adoro il tepore del sole, la profondità del mare, ma anche le montagne ed il vento freddo di Claviere.
Adoro le stagioni passate e quelle future.
Sono perdutamente innamorato di tutti quei treni, gli aerei, le partenze, le nottate e i risvegli.
Non saprò mai quanto nella vita ho dato, nè quanto ho veramente ricevuto.
Non mi sono mai segnato nulla e nessuno si è mai curato di farlo per me.
Se potessi chiuderei il tuo sorriso in cassaforte, perché non esiste niente al mondo che valga di più e perderlo sarebbe oltremodo seccante.
Ma la verità è che vorrei avere quel tuo sorriso in un barattolo, perché quando non ci sei non riesco a farne a meno. Vorrei poterlo respirare e accarezzare sempre.
Stamattina le mie parole non sono altro che il risultato della sintesi confusa delle sensazioni che provo.
Stamattina sono riassunto nelle fusa del cucciolo più tenero che si possa immaginare.
La meccanica dei calcoli
25 agosto 2013Sensibilità, trasporto, accordo, affiatamento, affinità, armonia, confidenza, intesa, vicinanza, disturbo.
È davvero difficile essere onesti con alcuni sentimenti. Dicono che l’amore sia elevazione dello spirito, eppure l’unico spirito che siamo disposti a riconoscere è quello del benessere, dell’appagamento dei sensi e della condizione sociale. Esiste in ogni uomo un freddo meccanismo che esclude lo spazio vitale della spontaneità, dell’anomalia, dell’originalità.
Questo meccanismo si chiama calcolo ed è istallato dalla nascita in ognuno di noi come un potente software in grado di generare maschere.
Eppure anche camuffati o nascosti, contraffatti o eccessivi, luminosi o invisibili, è sempre comunque possibile riconoscerci dall’odore. Buoni, cattivi, bugiardi, imbecilli, onesti, farabutti, principesse, puttane, schiavi o padroni. Ci si insegue a vicenda replicando disperatamente i nostri calcoli all’infinito, mescolando ogni giorno un sorriso al caffè del mattino e alimentando di frustrazioni la nostra fragile corazza.
La dinamica delle certezze
23 agosto 2013Esiste una dinamica virtuosa che collega un uomo a tutte le cose che lo circondano.
Sono le esperienze che non solo servono a cambiare noi, ma devono anche contribuire a mutare il nostro atteggiamento verso il contesto in cui viviamo.
C’è una differenza abissale tra l’agire sospinti da una certezza e il rimanere immobile a chiedersi il perché di quella certezza.
Distanze
23 agosto 2013Se non si prendono le distanze dalle cose che ci fanno stare male, si finisce per identificarsi con esse.
Domani
23 agosto 2013Passiamo la vita pensando a come saremo domani. Lo progettiamo il domani. Cerchiamo anche di prevederlo il domani. A volte preghiamo per il nostro domani.
Pregare.
In questo mia madre è maestra.
Pregare fa parte delle nostre speranze più folli e non è detto che renda il domani migliore, ma su una cosa mia madre ha ragione. Non puó assolutamente cambiarci in peggio.
È giusto darsi degli obiettivi e correre per conseguirli, ma ogni tanto vale la pena fermarsi, respirare e guardarsi intorno. Abbracciare gli affetti. Ricambiare i sorrisi delle persone che ti vogliono bene. Godere di ogni cosa perché la vita è “ogni cosa” e non dura per sempre. Forse se ultimamente dormo poco è anche per questo.
In fin dei conti, se non sapessi che in tutto ciò che faccio esiste una luce, anche piccola che illumina lo sguardo di qualcuno, forse non lo farei.
Come il dentifricio
13 agosto 2013Certe relazioni sono come il dentifricio. Quando ti ostini a spremere con forza nella speranza di ottenere qualcosa da un tubetto completamente vuoto.
Errori
13 agosto 2013Amo tutto quello che mi insegna qualcosa di me, anche i miei errori.
Per sempre
6 agosto 2013“Per sempre” è un arco di tempo finito che si pone esattamente al centro tra le espressioni “Si daiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!” e “Noooooooo cazzoooo!”
Balbettare emozioni
5 agosto 2013Sono davvero in troppi a balbettare passioni fingendo di provare veri sentimenti. Quello che la mente crea spesso la realtà distrugge, masticandolo.
Freddo
31 luglio 2013Dicono che io sia un freddo.
Probabilmente un freddo umido. Quello che ti si infila nelle ossa e scava dall’interno. Quello che quando tremi non è per paura. Praticamente non sono altro che un’artrite reumatoide.
Ogni giorno
21 luglio 2013Vivi ogni giorno come se fosse il penultimo, che almeno si va a cena fuori.
Ho sognato
15 luglio 2013Ho sognato stanotte una principessa dai capelli lunghi che giocava a nascondere il suo sguardo dal mio. Ho sognato le sue insoddisfazioni di bambina trasformarsi prima in certezze di cioccolata e poi in dubbi che si scioglievano al sole.
L’ho vista crescere e diventare pioggia, poi ridere, raccontarsi e starsi per la prima volta ad ascoltare. Ho trascorso ore a dipingere questo mio desiderio.
Ho arrotolato la tela poi l’ho stretta fortissimo per non farmela portare via. Tanto che alla fine si è rotta.
Caro pensiero, vorrei sezionare il tempo per poterti regalare solo i momenti migliori di questa mia vita del cazzo.
Vorrei per te essere quello che purtroppo non sono e non so se sarò mai.
La persona giusta.
Caro il mio piccolo sogno, mi rendo conto che non posso permettermi di andare oltre, ma non posso fare altro che venirti incontro accompagnato dalla mia lucida pazzia.
Se davvero vuoi, puoi cancellarmi tu. Spietatamente.
Sbianchettarmi senza pensarci troppo. Urlarmi in faccia che sono solo uno sconsiderato. Un sognatore bambino. Un capriccio da vivere a distanza di sicurezza.
Un bonsai da annaffiare di tanto in tanto con emozioni in miniatura.
Una pasta corta scotta.
Un biscotto rotto.
Un pesce fuggito tre metri sopra il cielo che non si rende più conto di quanto sia importante l’acqua.
Sai, spesso nascondo tutte le mie debolezze dietro la corteccia di un uomo di cultura. Sono i miei dilettantismi di autodifesa.
Così indosso il mio costume da filosofo senza aver nemmeno mai letto Freud o Fromm.
Mi affaccio dall’alto dei miei 40 anni e sparo sentenze.
Metto in scena il mio universo così diverso e lontano dal tuo.
Storie che si incrociano e allontanano per incrociarsi di nuovo come in un giallo dall’epilogo inesorabile.
A volte ti penso e scorrono davanti ai miei occhi le aule scolastiche, i bus affollati, le tangenziali di Roma percorse in motorino, le strade del centro, le assenze al liceo per trascorrere una giornata con gli amici, i brutti voti, le risse, i sogni e i privilegi dei miei primi 20 anni, mia madre e mio padre, le mie storie d’amore, mia figlia. Ripenso a tutto il bene e il male che mi sono portato dentro. E sorrido.
Poi però mi rendo conto che il tempo non si ferma e torno a calpestare la quotidianità lungo un percorso che si addentra nei territori del presente.
Cerco così di dare forma a una realtà caotica, sfuggente e a tratti completamente sconosciuta.
Cerco di camminare e tenermi a distanza dalle cose che possono farmi male usando il mio ieratico senso dell’humour, una profonda intelligenza e la mia ironia.
In fondo mi sento anche fortemente consapevole. So che dovrei allontanarmi da te e farlo anche in fretta. Ma tu sfoderi il tuo paradosso.
Non vuoi che io ti stia troppo distante e comunque desideri che mi tenga comunque a distanza.
Così quando in un altro emisfero il sole sale all’orizzonte, nel mio universo cala la sera ed è la tua ombra ad allungarsi e giungere fino a me quel tanto da poterla perfino accarezzare.
Sei la mia piccola principessa con gli occhi tristi e riconoscerei la tua ombra tra mille.
È l’unica in grado di cambiarmi l’umore. E non sempre in meglio.
Soprattutto quando mi scrivi cose come quelle di ieri sera.
Credo esistano tre tipi di ombre nella vita di un uomo.
Ci sono quelle del mondo che lo circonda.
C’è la propria ombra che si proietta solo intorno.
E poi ci sono quelle che si nascondono dentro e che non capisco. Che temo.
Quelle mi lasciano qualche volta con gli occhi lucidi e teneri di un bimbo che vorrebbe solo stringere forte quel vecchio pupazzo di pezza a cui si è accidentalmente scucito un braccio.
Una brutta favola dove a volte mi rendo conto che non c’è fine.
E se non c’è fine non c’è nemmeno rimedio.
E se non c’è rimedio allora che importa?
Irrimediabilmente ti cerco.
Incredibilmente ti penso.
Tu.
Spietatamente bambina. Prepotentemente donna.
E anche stamattina me ne starò qui ad aspettare la tua ombra, occupando quel tempo lasciato libero dai pensieri, cullandomi nel tentativo di riparare con ago e filo quel pupazzo di pezza che non voglio e non posso buttare via.








