Esistono brutti ricordi che piantano radici e diventano col tempo alberi e rami su cui non ti puoi sedere, o sotto cui non ti puoi addormentare. Eppure ti rifiuti di abbatterli, solo perché somigliano troppo a quel posto dove giocavi da bambino.
Certo. Gli somigliano, ma non sono la stessa cosa.
C’è una differenza pazzesca tra l’afferrare con la mano qualcosa che trema e afferrare qualcosa con la mano che trema.
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Brutti ricordi
9 luglio 2013Consapevole
7 luglio 2013Raccontare una emozione forte non è nemmeno lontanamente paragonabile alla consapevolezza di viverla. Già, la consapevolezza. La domanda che mi pongo da qualche giorno è: “Gianluca, ma ti rendi conto di ciò che stai facendo? Hai una vaga idea di quello che sta succedendo?”. Me lo grido addosso, però la risposta non arriva.
Ma poi, se anche alla fine arrivasse, a cosa servirebbe?
Consapevole. Non posso esserlo prima, altrimenti cosa vivrei a fare? Ho bisogno delle conseguenze anche catastrofiche per acquisire la consapevolezza di ogni mia azione.
Consapevole. Vivo per diventarlo, continuamente e lentamente. Ma rispetto alle esperienze che affronto non lo sono mai, altrimenti non le affronterei o non le potrei mai chiamare esperienze.
Scelte
29 giugno 2013Cosa fare o non fare, nel poker come nella vita.
Gli animali davanti a una scelta agiscono in modo semplice. Gli esseri umani no. La nostra decisione è più complicata, perché oltre allo scenario dettato dall’esperienza ci sono quelli disegnati dal desiderio, dalla speranza e dall’opportunità, che nulla hanno a che vedere con la ragione.
A volte si sbaglia, spesso si persevera. Succede quando ci si convince che le due opzioni in fondo siano entrambe buone. Una perché lo è veramente, l’altra perché si spera fortemente che lo sia.
Per gli animali non è mai così. Per loro ogni scelta è sempre “vivere o morire”.
Stranezze
28 giugno 2013La vita è strana. La gente è strana. Io sono strano. Niente di strano.
Aspirazioni
6 giugno 2013Le tue aspirazioni sono sempre incompatibili con gli interessi degli altri.
Polvere
2 giugno 2013La polvere è fastidiosa, noiosa, ma a volte la porti addosso con disinvoltura perché non la vedi. Come quelle persone velatamente opportuniste che fingono di esserti amici, che se c’è da prendere prendono, ma quando si tratta di dare, per poco che sia, non danno se non per rinfacciare di averlo fatto.
Di buono la polvere ha una cosa, è sufficiente soffiarci sopra, vola via e sai che non hai perso nulla.
Come i bambini
29 Maggio 2013A volte mi sento come i bambini quando hanno paura. Loro preferiscono non conoscere i dettagli.
Toccare il cielo
28 Maggio 2013Non ho la più pallida idea di cosa voglia dire “toccare il cielo con un dito”. Sono uno di quelli che sale in piedi sul letto e spera almeno di sfiorare il soffitto.
Migliore per chi?
9 Maggio 2013Tutti siamo convinti che il mondo potrebbe essere migliore solo se ragionasse con la nostra testa. Migliore per noi, ovvio.
Dilettantismi di autodifesa.
29 aprile 2013E’ tattica, la distanza di pensieri. Più garbata e rispettosa della privacy, mi permette comunque di essere presente e allo stesso tempo lontano.
Sono distante quando ascolto il minimo indispensabile, quando non ho voglia di ascoltare e non mi interessa.
Mi porto a distanza senza avere la più pallida idea di dove finisco. Probabilmente un posto lontano, ma non certo un gran bel posto. E da laggiù non c’è nulla che mi riporti indietro, se non l’entusiasmo per qualcosa. Un gol! Una donna! O semplicemente una scelta giusta.
La commedia della politica
23 aprile 2013I tempi comici somigliano un po’ ai tempi politici. C’è il momento giusto per l’ingresso del protagonista, il tempismo per la battuta, per la sparata, per la rumorosa litigata, per la frase provocatoria, per le martellate in testa e le torte in faccia.
Ma è quando tutto questo non fa più ridere che tutto cessa di essere una commedia.
Tecniche di vita vissuta
18 aprile 2013Teorie e tecniche di vita vissuta. Una materia difficile che pensi di aver imparato a scuola. Ma, per quanto tu possa aver studiato, nulla poi accade con la rapidità e la semplicità che vorresti.
Quasi tutti
16 aprile 2013Poche persone sono veramente quello che raccontano di essere, ma quasi tutte credono di esserlo veramente.
Il gioco delle bambole di pezza
12 aprile 2013Noi che giochiamo agli imprenditori, agli uomini di successo, agli innamorati, ai vincenti. Noi che siamo fidanzati, mariti e amanti insoddisfatti. Che non somigliamo per niente ai nostri genitori, ma nemmeno ai nostri figli. Che ogni mattina ci osserviamo, ci misuriamo e valutiamo il nostro piazzamento rispetto a ció che ci circonda, a quel che siamo e che facciamo.
Noi, eternamente in gara contro tutto e tutti, tranne che con noi stessi. Ed è una folle corsa verso il basso. Quella di chi precipita e si compiace di accelerare.
Prigioniero anche io di questo sconsiderato gioco delle bambole di pezza, oggi sento che dovrei provare a scusarmi per tutte quelle volte che ho giocato e mi sono trovato a precipitare, convinto di dover solo staccare gli altri.
Chiedere scusa alle persone che amo e soprattutto a me stesso. Ma il monologo delle scuse potrebbe essere lungo e molto impegnativo. Per questo mi limiterò a rilasciare un sintetico: “perdonatemi, quello non ero io”. Un pugno di assordanti parole sussurrate sottovoce per pochi interessati.
Un colpo sferrato allo stomaco.
Forse la nostra esistenza è molto più simile alle favole che si raccontano ai bimbi, piuttosto che al mondo spietato, complesso e variopinto delle persone adulte.
Forse basterebbe solo provare a esserci di nuovo accettando tutte le nostre imperfezioni. Totalmente, esclusivamente, senza paura, dedicando questa nuova versione di “noi stessi” a noi e a tutte le persone care.
Tornare finalmente in contatto con le cose importanti e abbandonare questo comune e insensato, ma umano bisogno di esorcizzare le paure acquistando e ostentando un inutile, insipido prestigio.
Come un lungomare
9 aprile 2013Certe scelte somigliano al lungomare di Ostia. Le percorri più volte convinto di tirare dritto fino al porto. Poi invece ti fermi a un semaforo, una rotonda e decidi di cambiare strada per non fare la coda, senza sapere se effettivamente poi cambierà qualcosa, ma niente. Le case, gli alberi, la gente, il tempo. Non cambiano.
Solo che non vedi più il mare.








