Sfumature di arcobaleno

4 dicembre 2014

Chissà se riesco a immaginare quante volte mi sono fermato a riflettere sul reale valore di un sentimento. Quante sfumature di amore esistono. Quanti sono i colori. Quante le infinite tonalità. Non lo so. Innumerevoli.
Ho riflettuto e tutte le volte ho scritto. Calpestando spesso lo schermo di uno smartphone con i polpastrelli. Poco importa che mi trovassi da solo nella hall di un hotel, in un letto prima di prendere sonno, o abbracciato a te tra decine di improbabili passeggeri in un vagone di un treno, buono solo per la rottamazione.
Di solito si scrive per un compulsivo bisogno di trasformare la propria emotività in qualcosa di reale, di tangibile. Qualcosa che possa far rimbalzare di cuore in cuore quelle stesse emozioni che ti hanno portato a riempire centinaia di brevi annotazioni. Emozioni in bianco e nero che io e te abbiamo impropriamente imparato a chiamare “buongiorno”.
La verità è che adoro sentire il peso dei tuoi occhi sulle mie parole. Perché io lo sento, lo avverto sempre. C’è una qualche corrispondenza, un filo. Magari è molto sottile, ma non conta che sia davvero visibile. Importa che sia percepibile. E ti giuro che accade, accade davvero. Ogni volta che scrivo si realizza la più bella delle magie. Quella che mi connette a te.
Poco importa che ogni tanto sia la forma ad avere la meglio sulla sostanza. Poco importa che in alcuni momenti io mi scriva addosso rotolandomi tra le parole come farebbe Cloe sul tappeto di casa mia.
Posso giustificare il mio stile imperfetto con la solita storia delle difficoltà che deve affrontare uno scrittore nel rivelarsi davvero e interamente. O magari giocare “all’uomo di cultura” e indottrinare te e me sull’obbligatorietà di dare una forma coerente a certi pensieri. Simulare parole diversamente semplici da raccontare.
Ma non sono capace di essere altro se non quello che sono. Quello che vedi. Quello che aspetta il tuo giudizio sulla carbonara senza sale per applaudire e strapparti un sorriso infantile. Quello che nasconde il suo amore dietro un broncio con la speranza di rubare un abbraccio. Quello col senso di giustizia ad altezza uomo. Quello che non si inginocchia per pregare, ma lo fa ai piedi di un divano per accarezzarti la nuca seguendo il profilo del tuo viso. Quello che gioca con l’ironia di una donna vera barattando ogni battuta con un suo sorriso. Quello delle poche contraddizioni, delle scelte che per lui sembrano “sempre facili”. Quello delle costanti difficoltà a sopportare la tua immutabile realtà così diversa e distante dalla sua. Quello che non ammette altri sguardi, se non quelli capaci di osservare la parte allegra di te prendersi gioco di quella triste.
Possediamo sicuramente la stessa ironia, ma abbiamo necessità diverse. Io ho un innaturale bisogno di amare. Tu di essere amata.
Forse arriverà il giorno in cui questa barca di carta si accingerà ad affrontare l’oceano. Ancora non lo so. Ma di certo sarà divertente vederla traccheggiare tra le onde, resistere alle intemperie e sfidare il vento puntando ogni volta su porti sicuri.
Se accadesse sarebbe bello vederti sul pontile agitare un fazzoletto e salutare la tua vecchia vita. Partire insieme senza pudore e senza paura.
Scrivere, vivere. In fondo sono solo sinonimi.
Osservo la pioggia scivolare piano sul finestrino. Affrontare con discrezione sul vetro un viaggio all’interno del viaggio.
Ascolto quella canzone di Ornella Vanoni in un crescente preludio di emotività. È un sentimento solido, intangibile. Quello che non lascia segni, ma che si fa narrazione disincantata, lucida, necessaria.
Mi fai venire voglia di dire qualcosa anche quando non ho nulla da dire. Ed è una esperienza trovarmi spesso nella condizione di evadere da quel rumoroso silenzio che mi impongo così di frequente.
Eppure succede che stamattina io non mi opponga a immagini e scenari rassicuranti. Linee geometriche, colori pastello e assenza di peso. Qualcosa che rassomiglia a una serenità ancora precaria, tutta da conquistare e comunque presente. Respirabile.
Stamattina ho bisogno di sentirmi arrivare addosso una possibilità. Nulla di monumentale, niente che giganteggi oltre la collina delle mie giornate. Piuttosto un sottofondo lieve, un assolo di chitarra e pianoforte. Qualcosa che abbia origine da terre lontane, da luoghi ancora tutti da immaginare. Magari insieme.
Non è questo un elogio alla “fuga per amore” consapevole, non di certo. Piuttosto abbiamo a che fare con un progetto abusivo di felicità condonabile.
Shakespeare tradurrebbe il mio pensiero nelle parole di un Marcantonio dei giorni nostri.
“Romani e concittadini, questa è una vecchia vita che non sono venuto a lodare, ma a seppellire.”
Sorrido a me stesso. Sarei un pessimo attore e un bugiardo anche peggiore se recitassi. Guardo ancora scivolare le gocce sul vetro, gioco con la fisica quantistica delle piccole cose e sorseggio il mio succo di frutta chiudendo ogni tanto gli occhi.
Lotterai? L’otterrai? Lo terrai? L’accento decidilo tu. Io ti aspetto alla base del prossimo arcobaleno.

Keplero all’improvviso

28 novembre 2014

Keplero diceva che tutto orbita intorno a qualcosa di più importante. Che la somma da il totale. Che quello che non mangi oggi magari domani non lo potrai più mangiare perché fa male. Che da una parte metti, dall’altra togli. Che nella matriciana ci sta meglio il guanciale. Che il sesso fa bene all’umore.
Ma no. Non ha mai detto nulla riguardo il dietor !

Dietrologia

26 novembre 2014

Gli antichi romani stabilivano l’ora in base allo spostamento del sole. Io lo faccio in base alla posizione degli arredi. Sono le “divano”, al massimo le “divano meno un quarto”.

Sguardi in aria

23 novembre 2014

Mi piacerebbe smettere di farmi la barba. Alzarmi in piena notte senza guardare l’ora e cucinare una matriciana. Telefonare a un vecchio amico solo per chiedere come sta. Aprire un social network senza preoccuparmi di come apparire. Mi piacerebbe prendere un gatto grigio, imparare a suonare la chitarra e cantare con noncuranza. Siamo alla fine di novembre e c’è qualcosa che vorrei ancora dirti. Che le foglie non cadono diagonalmente senza vento. Che non si sente il rumore del mare nelle conchiglie. Che la vita è tutto quello che gli occhi vedono e le illusioni tutto ciò che si rifiutano di vedere. E non è sempre una questione di luce, ma di volontà.
Ora mi piacerebbe una relazione leggera. Qualcosa che non mi metta più alla prova. Un antidoto ai sentimenti forti, alla scienza esatta, a quel cerchio che non si chiude e a tutte le devastazioni create dalle aspettative di un qualcosa che non arriva mai.
In fondo non siamo altro che una notte stellata, un prato di girasoli, un campo di grano da attraversare camminando nel mezzo.
E io voglio farlo in modo distratto, con lo sguardo in aria e il palmo delle mani rivolto all’ingiù.

Aforismi del week end

22 novembre 2014

La felicità è come la Kamčatka. Difficile conquistarla. Impossibile difenderla.

È più facile liberarsi di un cadavere che rinunciare al cornetto con la nutella al mattino.

Amare è…

21 novembre 2014

Amare è come svitare l’ultimo barattolo di Nutella con le mani legate, una benda agli occhi, i tappi alle orecchie e un principio di incendio sul divano del salotto.

Treni che passano

20 novembre 2014

A volte la vera abilità non sta nel prendere il treno che passa, ma nello schivarlo.

Interstellar in breve

12 novembre 2014

Quando mi si propone un film che mette al centro della storia il rapporto tra padre e “figlia” mi sento sempre chiamato in causa. Anche se si tratta di una pellicola di fantascienza.
In “Interstellar” questo rapporto affettivo valica addirittura il tempo, l’universo e lo spazio. Un po’ il concetto che ho sempre sostenuto di “amore”.
Il film ricorda da lontano il capolavoro di Stanley Kubrick soprattutto nella scelta dei silenzi che accompagnano alcune scene nello spazio. Ma quello di Nolan è solo un gran bel film, non un capolavoro. Zimmer latita un po’ in quanto a colonna sonora. Mi aveva abituato a ben altro.
C’è stato però un momento di spietata emotività, un frangente in cui mi sono paradossalmente sentito perduto. Da spettatore intendo. Sorpreso e inconsapevolmente proiettato all’interno di una realtà più simile a una prigione che a un universo dove spaziare liberamente.
È successo quando il protagonista raggiunge il primo pianeta e al suo ritorno sull’astronave scopre, attraverso una lunga serie di videomessaggi, che nello spazio di 3 ore trascorse sulla superficie erano passati ben 23 anni terrestri.
Il momento in cui vede i suoi figli trasformarsi da bambini in persone mature è devastante.
Durante tutta la proiezione il tempo non è mai un fattore oggettivo, ma mutevole a seconda del punto di vista dello spettatore. Mentre l’astronave viaggia Murphy, sua figlia, cresce, fa esperienze e matura, ma lui resta identico.
E non dico più nulla.
La fotografia è di spessore e tutta la pellicola è girata ottimamente. Nessun paradosso nella cronologia della storia. Tranne che per il personaggio di Michael Caine apparso davvero troppo longevo.
Nel film non ci sono eroi, ma semplici esseri umani.
Il coraggio viene bilanciato dalle paure e non c’è lotta con le forze che regolano l’universo.
La bellezza non è il finale. Un po’ forzato forse, ma comunque inaspettato e tenero. La bellezza sono le infinite riflessioni nella testa dello spettatore. Quelle domande apparentemente senza risposta che vi accompagneranno per tutte e tre le ore di proiezione e alle quali ognuno non potrà fare a meno di attribuire un proprio personale significato.

Assemblaggi selvaggi

8 novembre 2014

Se seguo la testa mi fa male il cuore. Se seguo il cuore mi fa male il fegato. Se seguo lo stomaco mi gira la testa. Con me devono aver sicuramente sbagliato qualcosa in fase di assemblaggio.

Paracelso docet

5 novembre 2014

Paracelso affermava che è la quantità assunta a fare il veleno. Ecco perché anche certe persone forse andrebbero frequentate a piccole dosi.

Aforismi e cappuccino

4 novembre 2014

Impossibile è recidere senza decidere.

Credo non sia altro che una particolare variante del caos quella che tutti chiamano serenità. Una sensazione di crescente completezza. Quella zona trasparente e porosa da cui filtrano clandestinamente tutti i possibili aggettivi che un uomo può immaginarti accanto.
Ammirabile, stupenda, incantevole, sbalorditiva, prestigiosa, affascinante, stupefacente, strabiliante, spettacolare, intelligente, splendida, carnale, seducente, grandiosa, opportuna, fantastica, dolce, piacevole, adorabile, attraente, simpatica, deliziosa, squisita, divertente, bella.

L’amore è chimica. Il sesso è fisica. La vita è filosofia. Tutto il resto è cioccolata spalmabile che sa di nocciole.

Io dico si ai matrimoni tra persone e barattoli di Nutella.

Io sono

1 novembre 2014

Io sono i minuti che non passano. Le parole che non dicono. Gli occhi che non vedono. Sono l’odore dei gelsomini fuori stagione. Il cartoccio troppo caldo di castagne. La malinconia di chi non sa inventarsi un lieto fine.
Io sono il buongiorno e la buonanotte. I carciofi alla romana. Una lampadina nuova da avvitare.
Sono la mano che stringi quando una discesa è troppo ripida. Il mazzo di girasoli lasciato alla tua porta. La fetta di torta con le fragole. La cioccolata salata. La nutella.
Io sono una vecchia favola. Un bacio rubato. Un selfie dietro il castello. Un rigore sbagliato. Quell’etichetta spostata che non si vede e non è mai a posto. Io sono una notte d’agosto. Un abbraccio sincero. Un cuscino.
Sono la striscia di molliche davanti alla casa di marzapane. La via di casa che un alito di vento può portare via.

Per sempre

1 novembre 2014

Ogni “per sempre” é un momento. Proprio come tutti l’altri.

Aforismi mattutini

30 ottobre 2014

La stragrande maggioranza dei rapimenti alieni viene perpetrata tra le 5 e le 8 del mattino. Figuriamoci se con quest’ansia riesco ad andare a correre.

Similitidini

29 ottobre 2014

Quando sei a dieta le pasticcerie somigliano ai confessionali delle chiese. Da bambino li guardavo e mi sentivo maledettamente in colpa pure se non avevo fatto niente.