Interstellar in breve

Quando mi si propone un film che mette al centro della storia il rapporto tra padre e “figlia” mi sento sempre chiamato in causa. Anche se si tratta di una pellicola di fantascienza.
In “Interstellar” questo rapporto affettivo valica addirittura il tempo, l’universo e lo spazio. Un po’ il concetto che ho sempre sostenuto di “amore”.
Il film ricorda da lontano il capolavoro di Stanley Kubrick soprattutto nella scelta dei silenzi che accompagnano alcune scene nello spazio. Ma quello di Nolan è solo un gran bel film, non un capolavoro. Zimmer latita un po’ in quanto a colonna sonora. Mi aveva abituato a ben altro.
C’è stato però un momento di spietata emotività, un frangente in cui mi sono paradossalmente sentito perduto. Da spettatore intendo. Sorpreso e inconsapevolmente proiettato all’interno di una realtà più simile a una prigione che a un universo dove spaziare liberamente.
È successo quando il protagonista raggiunge il primo pianeta e al suo ritorno sull’astronave scopre, attraverso una lunga serie di videomessaggi, che nello spazio di 3 ore trascorse sulla superficie erano passati ben 23 anni terrestri.
Il momento in cui vede i suoi figli trasformarsi da bambini in persone mature è devastante.
Durante tutta la proiezione il tempo non è mai un fattore oggettivo, ma mutevole a seconda del punto di vista dello spettatore. Mentre l’astronave viaggia Murphy, sua figlia, cresce, fa esperienze e matura, ma lui resta identico.
E non dico più nulla.
La fotografia è di spessore e tutta la pellicola è girata ottimamente. Nessun paradosso nella cronologia della storia. Tranne che per il personaggio di Michael Caine apparso davvero troppo longevo.
Nel film non ci sono eroi, ma semplici esseri umani.
Il coraggio viene bilanciato dalle paure e non c’è lotta con le forze che regolano l’universo.
La bellezza non è il finale. Un po’ forzato forse, ma comunque inaspettato e tenero. La bellezza sono le infinite riflessioni nella testa dello spettatore. Quelle domande apparentemente senza risposta che vi accompagneranno per tutte e tre le ore di proiezione e alle quali ognuno non potrà fare a meno di attribuire un proprio personale significato.

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