Archive for the ‘Storie’ Category

La porta è sempre aperta

28 novembre 2009

Venerdì..
Stamattina mi prendo per mano e cerco di darmi un senso.. miscelo frequenze nella mia mente.. attimi che avevo quasi dimenticato..
E’ divertente spostare il peso tra un pensiero squilibrato a l’altro.. tra dubbi e soluzioni.. sogni ed emozioni.. dare un ordine a questo quadro improvvisato sarebbe come arginare con la benzina un fuoco fatto di piccoli dettagli..
Si rischia una inopportuna esplosione di paranoie mattutine..
Poi all’improvviso.. un pensiero nitidamente confuso si apre la strada.. istantaneamente oscura tutto il resto..
Impalpabile.. inafferrabile.. si impadronisce della mia attenzione e
riemergono le vecchie paranoie dei giorni combattuti..

Vorrei poter vedere al di là di questo specchio chi davvero mi vuole bene e chi invece no..
Riconoscere chi tiene a me ed allontanarmi a passo veloce da chi pensa solo di potermi opportunamente sfruttare..
Nel mio incedere quotidiano fatto di relazioni.. incontro chi ambisce a toccarmi con la forza di chi vuole abbattere.. ma anche chi si accontenterebbe semplicemente di vivermi accanto una vita.. e di capirmi..!

Forse tutto è insieme di tutto e non esiste la possibilità di vivere le due cose disgiuntamente..
Mi guardo attorno e non ho un faro illuminante.. mio padre è lontano anni luce.. ed io mi sento solo alla continua ricerca del più opportuno criterio di valutazione..
Di chi posso fidarmi..?

Anche oggi lo spettacolo avrà inizio.. avremo una vittima.. un boia.. un coltello e una ferita..
Prego signori.. venghino.. la porta è sempre aperta..

Il genio

28 novembre 2009

Un uomo, passeggiando in un bosco,
inciampa in qualcosa che da una più attenta analisi si rivela essere un’antica lampada a olio. Incuriosito ed emozionato lui inizia a strofinarla. E immediatamente appare il Genio.

Dopo un’attimo di esitazione l’uomo esclama: “Che mi venga un colpo! Un Genio ! Posso avere i miei tre desideri?
“No!” risponde il Genio.

“A causa dei cattivi tempi, della recessione,
della globalizzazione, dell’inflazione eccetera, oggi come oggi posso realizzare un solo desiderio. Dunque cosa vorresti?”

Allora l’uomo estrae dalla borsa una cartina geografica e chiede:
“In tal caso, vorrei la pace in Medio Oriente. Vedi la cartina? Vorrei che questi paesi la smettessero di farsi la guerra!”

Il Genio butta un occhio alla cartina e sbotta: “Ma accidenti! Sai che questi paesi sono in guerra da tempi lontanissimi? Non credo di poterci fare niente, sono potente ma non così tanto! Devi chiedermi qualcos’altro.”

L’uomo allora ci pensa un po’ su, e chiede:
“Sai? Non sono mai riuscito a trovare la donna perfetta. Dolce, bella, sensibile e affettuosa. Capace di rispettarmi. Una amante insaziabile a letto e casalinga perfetta in casa. Un essere equilibrato che sappia cucinare e farsi carico della metà delle mie preoccupazioni. Che non passi il tempo a guardare le vetrine dei negozi e soprattutto che non mi tradisca mai.”

Il Genio rimane per un attimo in religioso silenzio, poi sospirando esclama:

“Ah bello de casa! Dai famme rivedè un po’ quella cavolo di cartina!”

Scrivendo

24 novembre 2009

Credo che la necessità di inventare uno strumento che misurasse il tempo sia figlia di un’epoca dai ritmi ossessivamente lenti. Oggi le vere macchine del tempo siamo noi.
Viviamo come le lancette di un ingranaggio, costretti a rispondere perfettamente a ritmi frenetici e a tutte quelle mode di cui conosciamo bene la superficiale inutilità.
Abitudini che ci portano a cambiare il colore dei capelli, il colletto delle camicie, il taglio delle giacche, ma anche le ideologie e le parole da dire davanti ad altri.
E’ già, perché anche i discorsi seguono un po’ la moda.
La voglia di affrontare questo argomento è tanta, ma ho promesso a me stesso di non scrivere più di politica e finanza, quindi respiro profondo e vado oltre.
Misurato o no, il tempo passa e passa il nostro quotidiano trascorrere. Il colore dei capelli cambia e stavolta non per colpa della moda, il fiato è sempre più corto e anche in campo l’avversario ci salta con la facilità di un bimbo che padroneggia il suo videogioco.
Ne sono passati di anni dalla prima partita a calcio, ma la gioventù non è fuggita è solo cresciuta dentro di me, si è intelligentemente evoluta.
Ogni volta che guardo mia figlia mi rendo conto di quanto sia importante crescere, vivere, esserci e poterle insegnare qualcosa.
Ogni attimo di quella mia evoluzione fa di lei giorno per giorno una bimba più tenace, dai sentimenti più intensi.
Appurare che in molte cose mi somiglia, mi rende più vivo di quando andavo a scuola.
Scriverlo per me è un modo per misurare ed esorcizzare questo tempo, lasciare impronte da seguire, viaggiando nel tempo stesso anche se non fisicamente.
Come quando si sogna, o si ama, scrivendo mi sento immerso in un mondo dormiente da plasmare a mio piacimento.
Credo nel mio piccolo di aver inventato, non la macchina del tempo, ma una macchina per uscire dal tempo.
Un mezzo sicuro per lasciare il mondo esterno e vivere secondi eterni in compagnia della mia anima, con il pensiero rivolto alle persone che amo.

Chi sei tu ?

23 novembre 2009

Stamattina sono quì.. Riflesso allo specchio e chiuso nella mia testa..
Lo sguardo che vedo è quello arrogante e supponente di chi vuole risolvere il suo dubbio con chirurgica abilità..
Quando mi faccio la barba al mattino evito sempre d’incontrarmi.. eppure mi cerco continuamente.. senza sosta.. ma qualcosa di denso e pesante mi impedisce a volte il giusto approccio…
Ecco.. stavolta ce l’ho fatta..!
Mi sono messo a fuoco per 30 secondi..!
Ma come in un azzardato atto di bullismo è la mia immagine riflessa a schiacciarmi contro il muro e mi guarda dritto negli occhi..!

“Chi sei tu..?”
“Io..?”

Io ho raggiunto la metà della mia vita e sono un uomo fortunato ad essere ancora vivo e pensante.. ma cosa voglia questa fortuna da me ancora lo ignoro..
Forse cerca di ricordarmi qualcosa..
Magari è un avvertimento..
Eppure sembra tutto così semplice.. così scontato.. così razionalmente irreale..!
Io non esisto certo per mia volontà.. non è stata una mia scelta nascere.. ma l’evoluzione ? Quella si che è stata solo affar mio..

Vedi.. caro il mio amico riflesso.. Se esisto è per migliorarmi.. il resto di me stesso lo tengo chiuso con te in questo specchio..!
E’ ovvio.. tu sei il resto di me e non sai dove sono o che cosa faccio durante il giorno.. attendi solo il mio rientro.. ed alla volte finiamo col confrontarci duramente proprio come questa mattina..!
Ma è sempre il nostro abbraccio virtualmente reale.. ed è il prezzo che devo pagare per la mia evoluzione quotidiana..

Dentro questo corpo da adulto si cela ancora l’adolescente di ieri.. ma anche l’uomo di oggi e il vecchio di domani..
Figure che appartengono ad una entità superiore.. più vasta.. più completa.. il mio io..
E’ tutto così semplice e chiaro da sembrare stupidamente banale nella sua ovvietà..

Ma tutto questo tu non sei in grado di rifletterlo vero..? Tu non vai al di là delle mie smorfie.. dei miei sorrisi.. delle mie facce tristi..
La tua virtualità si ferma proprio davanti alla razionalità di un profilo di uomo.. mentre l’anima è ben diversa.. ma tu cosa vuoi saperne di anima..!

Ora toglimi per favore queste mani di dosso.. e lasciami provare l’espressione del giorno..
Le espressioni migliori.. le più stimolanti.. sono quelle che non si capiscono del tutto.. dovresti averne una tua per comprendere di cosa sto parlando..!

Dedicata a chi sa essere sincero con se stesso e con gli altri !

Vecchie rotte e nuove mete

22 novembre 2009

Uno dei dischi che ho più amato nella mia infanzia è “Sono Solo Canzonette” di Edoardo Bennato..
Anche stamattina la musica e le parole che fanno da sottofondo sono quelle dell’ Isola che non c’è.. Quanti ricordi.. E’ bastato poco per ritrovarmi a solcare col pensiero le vecchie rotte nell’oceano della vita..
Passaggi segnati sulla mappa di un tesoro.. smarrita da un bambino che oggi vive ancora rinchiuso nel suo corpo da adulto..
Quella canzone rappresenta la mia ambizione più remota.. il mio sogno nel cassetto.. la tangibile ricerca di una vita serena.. Un qualcosa di così spietatamente semplice.. da sembrare agli occhi di un bambino così possibile da raggiungere..

Oggi il mio viaggio prosegue alla scoperta di nuovi colori.. nuove persone.. Sogni e speranze si rinnovano come in fiabe narrate.. quelle che a Niki piacciono tanto prima di addormentarsi..

“Papa’.. La polvere di fata fa addormentare.. Le fate sono buone..”
“Amore le fate sono le tue migliori amiche.. Arrivano appena chiudi gli occhi.. E rimangono con te fin quando li riapri al mattino.. Papá le vede sai ?”
“Gli dici allora di non toccare il mio cicciobello Papa’ ?”

Esistono attimi eterni in cui vediamo il nostro oceano con gli occhi della persona che amiamo e la sua esperienza diventa anche un po’ nostra..
In quel momento mia figlia chiude gli occhi e dalle tasche della mia giacca vedo uscire tante piccole fate..
Sono istanti in cui comprendo di essere parte del suo sogno..!
Frammenti di pensieri si attaccano alla mia pelle come polvere di fata.. come la salsedine di quel mare che sto ancora solcando..
La mente si trasforma in un diario di bordo.. registra la storia di questo viaggio infinito.. mentre il tempo continua pigro a scorrere via.. inafferrabile come la meta che spesso non mi appare con la necessaria chiarezza..

Ho sempre viaggiato a vista e non è stato come navigare tranquillo sotto le stelle..
Ho anche sfidato il mare in tempesta.. senza mai mollare il timone.. nemmeno per un istante..!
Ho maledetto il cielo quando le nubi mi sbarravano la strada.. insultato il vento che mi strappava le vele… ho pianto accecato dalla pioggia battente.. e pregato che arrivasse un qualche Dio a regalarmi di nuovo un raggio di sole..

E’ la vita.. ed è un viaggio che continua ancora..
Tra sorrisi e lacrime.. lascierò altri brandelli della mia anima su scogliere taglienti di isole che non esistono.. ma senza perdermi più in quest’oceano..

Finchè dalla sua vita dipenderà la vita delle persone che ama.. un capitano sarà lì a sfidare la corrente.. ad urlare al vento la rabbia.. la gioia.. e la voglia di andare avanti ancora.. alla scoperta di nuove ed importanti rotte da seguire..!

In attesa del momento giusto

19 novembre 2009

Stamattina fluttuo in un silenzio montano.. interrotto soltanto dal suono del mio respiro..
Più ci penso.. e più mi rendo conto che non avrò mai il tempo che mi occorre per tentare ogni cosa.. o realizzare ogni sogno.. quindi bisogna riflettere.. e scegliere per il meglio..
Se smetto di sognare mi ritrovo “uomo” in una vita fatta di attesa.. ma forse è questo che rende il tutto così speciale.. l’attesa che riempie il vuoto tra un sogno e l’altro..
La vita è attesa.. il poker è attesa..
Attesa del momento in cui sarai in grado di eseguire alla perfezione il tuo bluff..
Attesa dell’attimo in cui sarai pronto a giocarti tutto in un solo colpo..
Bluffare equivale a rischiare.. sostenere al momento opportuno le tue idee..
Se sei davvero sicuro di te.. devi spingere queste tue convinzioni fino all’esasperazione.. senza paura..
Come non si può bluffare fino ad un certo punto e sperare di portare a casa il piatto.. così non puoi sognare.. senza poi tentare di imprimere alla realtà i colori del tuo sogno..
E’ proprio il rischio che sei disposto a correre che completa il tutto..!

Dopo la rincorsa.. bisogna spiccare il salto ed essere consapevoli che il rischio possibile.. sarà non solo quello di perdere.. ma di uscirne ridicolizzato..!

Tuttavia sappiamo bene che non c’è spazio per chi non rischia in questa società..
Se resti ai margini.. è la vita stessa che ti inghiotte come un mare in tempesta.. senza avvisarti prima.. e senza lasciare alcuna traccia del tuo passaggio..!

Professional Poker Face

16 novembre 2009

Andrea I. mi ha lasciato un messaggio sulla posta di facebook..
“Mi piacerebbe sapere come la vedi la vita di un pokerista di professione e cosa ne pensi…”

Caro Andrea,
il mio primo approccio col poker è stato del tutto casuale.
Al tempo lavoravo presso una filiale di una noto istituto di credito romano.
Il cliente di turno era un uomo molto alto, non molto distinto, la barba distrattamente lunga, sempre di poche parole, fatta eccezione per quella volta in cui mi raccontò di essere stato un giocatore di carte professionista.
Utilizzò addirittura l’aggettivo “grande” e si autodefinì “un grande giocatore di poker del passato”.
Ero davvero al cospetto di un fenomeno? Oddio, per essere grosso, era grosso.
Quel giorno, in modo del tutto incoerente rispetto al suo abituale comportamento, cominciò a parlarmi dei suoi viaggi in lungo e in largo, partendo dalle bische romane e arrivando a quelle di mezza europa.
Disse di aver accumulato velocemente cifre enormi e di averle anche perse poi con altrettanta professionale velocità.
All’epoca non diedi a quel racconto nemmeno il beneficio del dubbio, tale era il mio disinteresse per la cosa.
Avevo spesso a che fare con personaggi il cui unico scopo era quello di investire soldi con il massimo del profitto possibile e lui era uno di questi. Il mio lavoro consisteva nell’assecondarli e ascoltarli era una variante normale.
Non stavo certo a domandarmi in che modo fossero stati fatti o in quale maniera sarebbero stati spesi.

Malgrado il volto non somigliasse affatto a quello di un principe ereditario, non credo comunque che la sua potesse definirsi la vita di un pokerista di professione.

Tutti i giocatori di poker sviluppano col tempo la faccia da poker, un espressione fredda ed impassibile. Un volto povero di emozioni dal quale dipende una buona parte del successo di una partita.
Il suo era un volto trascurato, entrava in ufficio e lo faceva con l’imbarazzo di uno che ha appena pestato una cacca di cane.
Sembrava quasi intimorito di sporcare il pavimento. No, la sua non era sicuramente una faccia da poker.

Il nocciolo poi non è solo la “faccia da poker”, ma la sindrome che ne deriva e che colpisce il giocatore quando diventa professionista.
Si parte dall’abitudine a nascondere l’emozione, ci si abitua a cancellare ogni accenno di eccitazione, ogni sintomo di nervosismo e si finisce poi col calzarla sempre come un mocassino, in ogni occasione.

Un giocatore professionista assiste alla finale di Champions della propria squadra del cuore con la stessa espressione calma e compassata di chi nasconde una scala colore.

All’inizio la indossi di fronte al tuo avversario, poi per andare a fare la spesa, la porti al cinema, allo stadio, a cena fuori con la tua ragazza ed infine, senza farci nemmeno caso, non te la togli più di dosso.
Fin quando arriva quel giorno in cui ti guardi allo specchio e non sai più a chi stai facendo la barba.

La figura del giocatore di poker professionista è mitologica. Un format di altri tempi. Altre storie, altro poker.
I grandi campioni di oggi sono comunque tutti legati ad un business che si interfaccia al mondo del poker. Chi scrive libri, chi apre poker room, chi investe i soldi vinti in attività connesse, chi vende la propria professionalità o semplicemente la propria immagine. Quasi nessuno vive di poker giocato.

Caro Andrea. Facce da poker a parte, la vita di un giocatore professionista non è né migliore, né peggiore. E’ semplicemente diversa dalla mia.

Ragnatele

16 novembre 2009

“La ragnatela non è stata inventata da uno sconosciuto aracnide geniale e non dipende dall’educazione ricevuta o da un’attitudine all’architettura e alla costruzione. In realtà il ragno tesse ragnatele perché ha un cervello da ragno, che gli fornisce la spinta a tessere e la competenza per farlo.”. – Steven Pinker

Per quanto geniale ed unico il cervello umano ha bisogno di impressioni.. di esperienze.. di vivere all’interno di un microcosmo dove attingere le informazioni necessarie al raggiungimento di quella possibile genialità..
Senza impegno.. senza volontà di apprendere.. senza dedizione e curisità non siamo superiori ad altri esseri viventi all’apparenza meno evoluti..
La nostra forza è il modo in cui ci poniamo di fronte ad ogni obiettivo.. il modo in cui apprendiamo dagli errori commessi.. è la nostra imperfezione.. paradossalmente a renderci umanamente unici !!
Mentre un ragno tesse la sua magnifica ragnatela.. e lo fa alla stessa maniera degli altri ragni.. una bimba lo sta spiando da molto vicino.. con la curiosità di un piccolo essere umano che desidera solo “imparare”..!

L’indifferenza degli esseri vaganti

15 novembre 2009

Un polo a Nord.. un polo a Sud..
e tra i due poli miliardi di esseri pensanti.. vaganti..
A ridosso di un’altra domenica di novembre.. mi fermo a riflettere sulla vita reale.. e sono attimi che sembrano non finire mai..
Stamattina troppi pensieri.. alcuni negativi.. Vorrei poterli scegliere e tirar via dal mucchio.. garantirmi in questo senso un po’ di tranquillità.. un break di sana positività.. ma non è facile..!
Dovrei prima imparare a riconoscerlo.. ma non so come è fatto un pensiero negativo.. Non so quanto pesa o che colore ha..
E’ solo l’intangibilità di un segnale elettrico che muta in qualcosa di virtualmente materiale.. Qualcosa di etereo.. ma allo stesso tempo così pesantemente reale..
Un messaggio che la mente sapientemente decodifica.. ed opportunamente registra.. in qualità HD..!!
Se mi chiedessero quali ingredienti ci vogliono per un sugo all’amatriciana.. risponderei senza esitare.. guanciale.. pepe.. pecorino e pomodoro..
Ma per un pensiero negativo mi riesce difficile..!
Il bisogno di capire si sovrappone alla voglia di far capire..!
I cattivi pensieri sono gli unici assassini reali in questa quotidianità.. non c’è atto sbagliato che non venga preceduto da un ragionamento sbagliato..
La mattina puoi aprire un quotidiano.. sfogliarne i pensieri.. e contare le vittime innocenti di cui le cronache sono piene..
Oppure scegliere di ignorare il marciume.. e far colazione con il solito bombolone.. immaginando che tra gli esseri negativamente vaganti.. esistano anche esseri positivamente pensanti..!!

Tra la sconfinata grandezza di una catena di stelle.. e la sconosciuta scienza di un buco nero.. lontano milioni di anni luce.. da galassie senza luce.. dimenticato in uno spazio infinito.. esiste un posto unico.. chiamato terra..!
Poi ti svegli una domenica mattina.. e ti accorgi che questa infinità di spazio è nulla.. in confronto alla distanza che separa gli esseri pensanti.. dagli esseri vaganti..
L’unità di misura è l’indifferenza.. e non è purtroppo convertibile in metri..!

Non può piovere per sempre..

14 novembre 2009

Nel gioco come nella vita ci vuole una gran pazienza..
La chiamano “varianza”.. in statistica è considerato un indice di dispersione.. nel poker viene usata per indicare l’oscillazione dei propri risultati in base all’incidenza della fortuna..
Ci sono infatti periodi che per quanto tu possa agire bene.. le cose sembrano non andare.. e non succede solo nel gioco.. ma anche nella vita..
E’ paradossale.. ma a volte sei talmente impegnato a nuotare nel tuo oceano di bisogni.. da non accorgerti di non farlo nella giusta direzione..
Sei li che dai tutto te stesso.. raddoppi.. triplichi ogni sforzo.. ma non hai ben chiaro l’obiettivo..
Sarebbe molto più facile fermarsi.. calcolare sapientemente quanto sia meglio lasciarsi portare dalla corrente.. Attendere e poi ricominciare ad andare nel verso giusto..
I miei nipotini stanno imparando a camminare.. li vedo rovinare a terra spesso.. a volte in modo scomposto.. altre volte adagiandosi.. per poi tendere una manina verso qualcuno che gli possa ridare sicurezza.. fiducia..
Commettere una serie di passi falsi è indispensabile.. devi capire come si cammina e dopo prendere il via..
Ti serve una caduta.. anche rovinosa…. ed un incitamento.. una mano dalle persone che ti vogliono bene.. Così metti un piede.. poi un altro.. un altro ancora.. e non cadi..
..stavolta no che non cadi.. hai trovato il tuo equilibrio.. e lo porti dentro come una nuova grande conquista..!
Lo recitava Brandon Lee.. “non può piovere per sempre..”
Ed io che ho già imparato a camminare.. continuo a farlo sotto questa pioggia.. con gli stessi occhi e la medesima voglia che avevo da bambino.. convinto che alla fine tutto passerà..

La naturale prosecuzione del gioco

11 novembre 2009

Oggi.. al contrario di ieri.. tutto sembra essere sotto controllo.. segno che forse non sto correndo abbastanza..!
La prossima tappa del campionato italiano è alle porte ed il giocatore in me si interroga sugli errori commessi.. sui diversi stili di gioco adottati..
Quando in passato ho accettato di correre subito dei rischi.. è stato come pianificare un sucidio.. un po’ come gettarsi da un aereo in volo con ago e filo.. e sperare di cucirsi addosso il paracadute prima di toccare terra..
A Nova Gorica sono stato il primo giocatore eliminato e credetemi.. non è affatto piacevole.. quindi ci vuole maggiore razionalità..!

Nel gioco del poker si può attendere e sperimentare con “dinamismo”.. oppure evitare la moderazione.. e magari azzardare con “dinamismo”..
Ma se una scelta è sbagliata la dinamica e le probabilità non contano più..!

Se si decide di giocare a poker.. bisgogna che il poker finisca al centro di ogni procedimanto mentale..!
Se si decide di correre un rischio per provare anche a vincere.. occorre che la passione.. l’impegno.. e la qualità del gioco.. aumentino proporzionalmente al rischio che si vuol correre..
Per esempio.. se si scommette sull’esistenza di Dio.. sarà meglio non sbagliare.. perchè l’inferno non deve essere un posto piacevole.. e non sarebbe un errore da poco giocare e perdere..!

Tutto questo solo per dire che conta solo la posta in gioco.. ed il numero di domande “giuste”.. alle quali saprai dare una risposta “esatta”..

Quali carte ha in mano il mio avversario..?
Che possibilità ci sono che io non abbia la mano migliore..?
Quale opportunità si nascondono dietro questa giocata..?

Ogni nuovo torneo è una impresa inedita.. un storia tutta da raccontare..
Cosa c’è oggi di tanto impossibile.. che io non possa fare..?

Risparmiatemi i perfezionisti.. e quelli che non sbagliano mai..!
Toglietemi di mezzo i conservatori.. e tutti quelli che non rischiano mai..!

Che siano scelte sfortunate o stupide.. tutti abbiamo in archivio le nostre classiche cavolate.. le nostre esperienze.. e sono alla base di tutto..!
Bisogna sapersi adattare ed avere l’umilta’ di imparare da ogni singolo sbaglio..

Se per vincere bastasse un semplice calcolo delle probabilità.. allora potrebbero riuscirci tutti..! Ci vuole esperienza..!
Per ottenere risultati assoluti.. da realtà incerte.. occorre andare al di là del calcolo statistico.. al di là della logica.. a volte anche accettando di scendere nel vortice di intuizione ed ispirazione..!
Il grande pericolo che si nasconde dietro una mano di poker va anche percepito.. e non solo calcolato..!
E’ anche.. e non solo.. una questione di razionale emotività..!!
La ragione diventa un pilota.. l’emozione si trasforma in una vettura..
Il pilota non può vincere senza auto.. ed al tempo stesso l’auto non può certo correre da sola..! Ma in gara diventano un solo unico elemento..
Grant Fox.. uno degli “All Blacks” più famosi dichiara in una intervista.. “..per vincere ci vuole il “fuoco” nella pancia.. ed il “ghiaccio” nella testa..! ..e devono essere la tua pancia.. e la tua testa..”
Parole che darebbero la carica a chiunque..
Poi però i miei occhi cadono sulla naturalezza di una bambina di 5 anni che compone il suo puzzle.. e capisco che la vittoria non è “fuoco”.. non è “ghiaccio”.. ma solo la naturale prosecuzione di un gioco..!
Oggi penserò solo a giocare..!
Questo me lo ha insegnato mia figlia..! Non me ne voglia Mr. Fox..!

Sassolini

9 novembre 2009

Attendere il giorno o sperare nelle notte?
Censire empiricamente tutti i sogni fatti o richiudere gli occhi, ora, e perdersi nella ordinata casualità del sonno.
Ho passato ore a disinnescare cattivi pensieri.
Ho perso il tempo fantasticando soluzioni possibili, rimescolando concetti, analizzando impropriamente ogni ragionamento e cosa ne ho concluso? Nulla.
Sono davvero stanco.
E’ un dormiveglia che fa sfondo alla stupidità delle persone, un semi-sogno che volteggia e resta in equilibrio tra il detto e il contraddetto, mentre la verità se ne sta in un angolo a guardare di nascosto tutta questa confusione.
Dove è andato a finire quel perfetto congegno che tutti chiamano ragione?
Mi interrogo quando so che c’è una giusta domanda da fare e pretenderei da me stesso una risposta appropriata. Ma la ragione non dice, silenziosa non parla, iniqua non concede, spietata non perdona, capricciosa non risponde. Maleducata e vendicativa mi volta le spalle senza togliermi lo sguardo di dosso, come una bambola dalla testa snodata.
Questo è il diario del pupazzo capitano, data astrale sconosciuta, obiettivo il sogno nel sogno, dove ogni pianeta è un sassolino nella scarpa da visitare.

Caro il mio indipendente, patetico, fragile pupazzo di stoffa.
Forse hai sbagliato proprio tutto ed ora fai fatica a ritrovarti perfettamente funzionante in un presente fatto anche di un passato meravigliosamente difettoso.
“Balla come se nessuno ti stesse guardando..!” sono parole di Pablo Coelho.
Io dico che in un viaggio che ti porta da A a B, la felicità è A, la felicità è anche B, ma soprattutto la felicità è C. Dove C sono tutti i sogni che riesci a realizzare durante quel tragitto ed i problemi che riesci a risolvere.
“Mangia come se nessuno ti vedesse..” sono parole di Gianluca Marcucci.
Una colazione servita in mutande, magari cantando, con o senza caffeina.

Nella mia paradossale visione futuristica della vita, la risposta è solo un caffè macchiato, un bombolone fragrante, i 5 centimetri di sorriso di mia figlia ed il calore umano di chi mi vuole bene.

Apologia di una giocata vincente

7 novembre 2009

Quando mi fermo a rileggere gli appunti di viaggio.. penso a quante informazioni ho nella testa.. ed è una sensazione fantastica..!

Il giocatore non demorde.. attende.. elabora.. spesso mente.. poi affonda il colpo sempre sicuro delle sue azioni..
La testa si svuota.. ora l’uomo gioca sull’uomo.. è uno di quei momenti… in cui nessuno si vergognerebbe ad ammettere la propria lucidità… il vero scopo non è partecipare.. ma vincere !

La lettura è perfetta.. ma la strada principale che porta al successo è un’isola pedonale per le mie emozioni..
Devo percorrerla a piedi e raggiungere l’assoluta inerzia della mente..
Ora mi trovo lì.. a passeggiare simulando quella forza che so’ di non avere.. una sfrontata sicurezza che devo.. ripeto.. devo ostentare..
Presto avrò quella risposta..
Tutti mi fissano.. mi seguono con lo sguardo.. ma non sanno che conosco tutte le loro storie.. forse da sempre..
Non è il volto angelico e sereno di un giocatore a cui si può raccontare tutto..
non puoi sperare che io ti creda..
non puoi sperare che io lo faccia.. ora..

Ho ben chiaro cosa succede quando perdi un colpo.. si spegne in te ogni qualsivoglia tentazione.. ogni goccia di pensiero positivo evapora.. quello che hai intorno si spopola.. tutto ti fa letteralmente schifo..
Ma non è questo il giorno..

Anche l’ultima carta è scesa.. occhi negli occhi.. ma è solo un istante.. l’altro abbandona la presa.. abbassa lo sguardo.. non punta..

Sei debole amico mio.. e sei morto..!
Al mio turno accendo uno dei miei più insignificanti e luminosi sorrisi.. qualche frase di convenienza precede il movimento che accompagna tutto quello che hai.. oltre la linea di gioco..
All in ! Vieni a camminare con me.. ma lascia i sogni parcheggiati fuori..

Quando rifletto e l’adrenalina è in circolo.. nella mia testa rimbombano azzardati pensieri in romanesco..
Forse anche la mente ha un suo colorito dialetto.. Io l’ascolto.. rido.. sorrido.. e attendo..

Il cuore dell’orso batte irregolarmente.. il corpo trasuda.. la mente ribolle.. percepisco un aroma naturale di vittoria.. lo sento di pensiero in pensiero.. è un desiderio con le ali che sta diventando certezza..

“Hai due cuori vero Orso ?”
“Tu quanti ne vedi ?”

Due carte volano in mezzo al mazzo.. L’avversario ha mollato.. ora posso rallentare la mia camminata… è rimasto dietro.. isolato.. mi ha lasciato da solo a godere le bellezze nascoste di questo magnifico piatto vinto..

Mi chiamano orso.. ho tanto sangue che scorre nelle vene.. ed un “cuore” solo..
ma grande così..!!

“Dedicata a chi non molla mai !”

Orizzonti inventati

1 novembre 2009

L’orizzonte arriva sempre al di là di dove osano gli occhi. Altrimenti è solo un limite.

Cara

31 ottobre 2009

Ti lascio la mia collezione di domande a cui che non ho mai saputo rispondere. Ti lascio la sera del 25 Luglio, in cui mi sono accorto che qualcosa era cambiato. Ma soprattutto ti lascio stare. La smetto di essere inopportuno al limite della comprensione con il mio assurdo rimanere, sperare, impazzire e molti altri verbi declinati all’infinito, finito chissà come, chissà dove, chissà perché. Amare è anche scappare senza lasciarsi nulla alle spalle. Correre forte fino a lacerarsi i muscoli delle gambe.
Ti lascio i migliori pensieri stesi ad asciugare al sole. I soprannomi che mi facevano sorridere. Il mio essere timidamente goffo. Momenti distanti, sereni, irraggiungibili. Ti lascio la felicità di tutti quelli che si vengono incontro. La meraviglia delle cose banali, del quotidiano, una bottiglia di vino vuota sul tavolo della cucina e la corona bluastra del gas che si accende sotto la macchinetta del caffè.
Ti lascio le cose belle che non ci siamo mai detti e tutte quelle schegge di follia ancora incastrate ancora nelle pareti. Ti lascio i fiori che non potrò mai regalarti, ma che meriteresti di trovare ogni mattina e il ricordo dello stare bene che qualche volta sono stato e che spero tu non abbia dimenticato.
Ti lascio gli auguri, le preghiere che riempivano i rancori vuoti e il telecomando di tutte le mie emozioni. Ti lascio quella porta sempre socchiusa sulla mia intimità, i baci dati a vuoto e i fantasmi che infestano i miei castelli in aria.
Ti lascio quel posto che non esiste, con le montagne innevate e il mare dopo la curva, verso ponente, dove tira ancora un vento tiepido che odora di mandorle e gelsomino.
E poi ti lascio le cose giuste sentite, intuite, pensate, sognate, gridate, create e distrutte, perse, sconfitte, tu, io, quella casa con il terrazzo a coronari alla quale non rinuncerò mai. Il sushi, il gelato, la granita, la pizza e tutti i miei istanti più veri.
Ti lascio il gradino della chiesa dove ti ho baciato, il caldo infernale, il sudore sulla pelle, il sole alle spalle e gli occhi chiusi.
Ti lascio la punteggiatura, le mie parentesi senza logica, le mie più incomprensibili esclamazioni.
Ti lascio il mio sapore, ma non il sapere, perché non ne ho mai avuto e forse non voglio averne. Ti lascio il posto che meriti nel tuo universo e una poltrona comoda dalla quale osservare le stelle. E tutti i miei libri pieni di storie iniziate e lasciate a metà, o nemmeno iniziate.
Ti lascio un albero senza foglie e uno con i rami illuminati. E quel desiderio di un pesce rosso e un gatto morbidoso mai realizzato. Non so. Non ricordo, ieri forse ho parlato di te con lo specchio, ma lui guardava altrove. Forse avrei ancora qualcosa da dire. Forse dovrei scusarmi per come cerco ogni volta di cancellare il bello e allontanarti. E per quel mio paradossale e incomprensibile non riuscire a starti distante.
O per le mie debolezze.
Forse non serve. Forse non ho più niente da dire, sì, insomma…
Non vengo. Non vado. Non resto. Ti lascio e non ti lascio mai niente.
Perché non posso. Perché non ne sono capace. Perché sbaglio anche quando decido di fare una cosa giusta.
Perché non sono altro che il surrogato di tutte le mie assurdità.

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