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La ragione

11 giugno 2015

La ragione stamattina porta un cappuccetto rosso, ma le starebbe bene un cappellino da baseball. Uno di quelli arancioni con le scritte di una qualche università americana a caso.

La ragione se ne sta seduta su un’altalena sospesa alla fine del mondo. È lei che decide dondolando la sorte di ogni parola. Questa sì, questa no, questa forse e poi tutti quei m’ama o non m’ama stanchi, affacciati sulle cose che hanno smesso di accadere.

La ragione esiste, ma non è un uomo, io lo so. Ascolta ciò che penso e mi rimprovera per come lo scrivo. La ragione è un dizionario che custodisce il significato dei miei allucinanti ritorni. Una foresta di parole dove si perdono le domeniche di giugno e tutti gli altri giorni lasciati a stendere nel mezzo della settimana. Giorni che non hanno molto da raccontare che non sia il mio viaggio.

Da Termini verso Magliana, passando per Piramide. Ci sono storie simili a fermate che vivono slegate da ogni contesto, ma che sono reali come tutte le cose che sfrecciano attraverso un finestrino. Quelle che passano veloci e che puoi far finta di non vedere. Come la data di scadenza sulle vaschette di Nutella. Illusione, pura illusione.

Stamattina c’è odore di olio bruciato e sale nell’aria. Il mare è molto più avanti, ma questo la ragione ancora non può saperlo.