C’è sempre un attimo di esistenza che rimane sospeso tra la vita che vorresti e quella che invece hai e che ti aspetta ogni giorno, come una vettura lasciata in un parcheggio a ore dell’aeroporto.
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Attimi
27 settembre 2012Aforismi in pillole
27 settembre 2012Se l’esistenza si riducesse a un gioco di squadra, Dio sarebbe il giocatore egoista, uno di quelli che non ti passa mai la palla.
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Per il sostegno della mia famiglia, per l’amicizia vera degli amici veri, ma anche solo per uno dei sorrisi di mia figlia.
A 43 anni posso affermare con certezza che vale già la pena aver vissuto.
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A volte ti illudi di correre e invece stai solo girando vorticosamente su te stesso. Ma non è un dramma. Quando successe a Leonardo Da Vinci lui pensó subito all’elicottero.
Non ha senso drammatizzare il presente, anche quando si corre a vuoto bisogna guardare comunque e con fiducia al futuro.
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Per combattere il disincanto di questi tempi dovremmo tutti recuperare un po’ di quelle virtù che una volta si chiamavamo ironia, ingenuità, umiltà, passione ed emotività.
Sono o non sono un inguaribile romanticone?
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Il pettegolezzo è la forma più qualificata di rapporto sociale che alcune persone riescono ad intrattenere col prossimo. Questo la dice molto lunga sulle qualità dell’essere umano.
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Una volta i manicomi erano pieni di persone convinte di essere Attila, Dio o Napoleone. Poi hanno chiuso i manicomi e inventato facebook.
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Siamo già a febbraio, tra pochi giorni un altro compleanno, un altro anno, una nuova pagina e sempre le stesse domande a punzecchiarmi il cervello.
Che cosa ne ho fatto di questi anni? Che succederà nei prossimi?
Questa è la decade in cui dovrei cercare di portare a maturità sogni ed ambizioni di tutta una vita, lo sto davvero facendo?
Dovrei rallentare eppure tutto scorre via sempre più veloce lasciandomi troppo spesso con quella effervescente angoscia di restare “senza tempo”, con il domestico dubbio di non aver realizzato tutto il realizzabile.
E’ un tempo che non perde tempo, che scorre veloce, attimo dopo attimo. E basta un attimo per perdersi tra un sogno e l’altro, come tra i due punti di quella carta nautica che a volte, con la tempesta, sembrano davvero essere troppi lontani.
Ecco perchè, ogni tanto, sento solo il chirurgico bisogno di investire del tempo per ritemprarmi, smettere di pensare, oppure semplicemente pensare a tutte quelle cose alle quali non si pensa mai.
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Le parole non bastano mai. Servono parole per rispondere ad altre parole ed ancora parole per modellare un discorso. A parole si viaggia nel tempo, si diventa ció che si vuole, si vola e si raggiunge la luna. Abbiamo bisogno di parole, ogni giorno. Ma ci vorrebbe anche una mano che impedisca all’anima di uscire dalla bocca, quando di parole non ce ne sono più.
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C’è una moneta che finisce di roteare solo nel momento in cui scende la quinta carta sul tavolo. E tu sei lì, fermo a guardarla, nella speranza di poterla lanciare anche solo per una volta ancora.
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C’è chi stringe i denti, chi stringe i pugni, chi stringe le chiappe e chi stringe un rosario. Poi c’è chi ti stringe la mano e non si sogna di mollarla mai.
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La prima regola per chi va via è quella di non fermarsi mai a guardare indietro. Lo scrivo, ma ammetto di non esserci mai riuscito.
Farfalle nello stomaco
27 settembre 2012Ci sono diversi modi per sentire le farfalle nello stomaco. Uno dei più semplici è ingoiare una busta di bruchi.
Il piacere di distruggere
26 settembre 2012Per alcune persone il piacere di distruggere supera di gran lunga il piacere di realizzare.
Ma quando ad andare in pezzi è quello che avevano appena costruito, allora puoi vederle in preda all’orgasmo puro.
Coraggiose decisioni
26 settembre 2012Le idee che hanno portato a radicali cambiamenti nella mia vita non sono state nient’altro che irruzioni chiassose di pensiero in una mente silente.
Coraggiose decisioni.
Imperturbabili pensieri arrivati al momento giusto. Puntuali come una multa per divieto di sosta e devastanti come una randellata presa sulla testa.
Non avevo mai voltato le spalle ad un cambiamento, nè tantomeno chiuso gli occhi trovandomi faccia a faccia davanti a quelle che potevo chiamare “disordinate” conseguenze.
Ho sempre accolto ogni singolo mutamento accudendolo, confidando in tutti quegli arrivi che diventavano partenze, anche a gruppi di tre o quattro decisioni alla volta.
Quelle volte che avevo la testa piena di dubbi e non sapevo dove archiviarli, non mi sono comunque tirato indietro.
Ho cambiato lavoro, ho cambiato casa, addirittura lasciato paese e amici per poi tornare ancora, rinnovando compagnie e solitudini. Arrivando persino ad accettare quel me stesso che ero diventato.
Ma serve essere preparati ai grandi cambiamenti e io non sono in grado di dire con certezza se é il cambiamento o le conseguenze che questo comporterebbe a farmi paura oggi.
L’età ti rende più riflessivo e io mi sento giovane di anni, ma vecchio di minuti.
E se fosse meglio adattarsi e non cambiare?
Forse dovrei seguire un corso di “training mentale” per affrontare quel qualcosa di cui ancora non conosco nulla.
E se davvero fosse, chi sarebbe in grado di preparmi?
La vita è una catena fatta anche di decisioni dagli effetti imprevedibili, scelte che diventano esperienze simili ad una esclamazione a denti stretti che si pone esattamente tra le parole “Ahhh, ecco!” e “Nooo, cazzo!”
Non si puó certo saperlo prima, bisogna osare con la curiosità di un bambino, abbracciando il coraggio come un vecchio amico che ti bussa alla porta dopo tanti anni.
Bisogna farlo entrare. Magari annusandolo un po’ come farebbe un diffidente pastore tedesco.
Giusto per sentire se c’è puzza di un cambiamento andato a male.
Le opportunità non portano etichetta di scadenza, devi regolarti da solo.
A volte arrivano su un vassoio e somigliano al tuo cocktail preferito, servito da una dea seminuda che ti strizza l’occhio.
Potrebbe trattarsi di acqua sporca, ma se così non fosse sai che prima o poi ti verrà comunque presentato un conto salato.
Cash only please!
Sempre meglio che bere una gazosa al chioschetto degli sfigati.
Cambiare.
Non cambiare.
Vivere.
Restare al palo.
Cosa fareste voi?
Comprereste il biglietto per la prima di un nuovo grande cambiamento, nella speranza di trovare posto in un cinema già “sold out”?
Accettereste quel Mojto preparato con il basilico al posto della menta?
Aprireste la porta di casa a quell’amico che non vedete da oltre 20 anni?
Tutti voi.
Si voi, laggiù.
Ditelo, anzi scrivetelo.
E non suggeritemi di lasciar fare al destino. Lui non sceglie per noi. Lo fa solo per sè stesso. E’ un buffone egoista del cazzo
Prima di sentirvi Dio
26 settembre 2012Prima di sentirvi Dio, assicuratevi di aver contribuito a creare almeno un universo.
Ottimismo e ironia
21 settembre 2012Purtroppo il mio passato più recente è costellato di piccole sconfitte e inutili giustificazioni.
Eppure anche quando mi ritrovo con un pugno di mosche, mi piace immaginare di essere un bel ragno soddisfatto.
È colpa di una debordante forza chiamata “ironia”.
Quel cucchiaino che mi resta in mano quando le cose non vanno come vorrei, con il quale posso provare a mangiare il mondo alla prossima occasione.
Due pagine bianche
21 settembre 2012Rileggendo il mio libro mi rendo conto di come le parole nascano per essere superate dalla vita e da nuove parole, per questo alla fine della mia storia ho lasciato due pagine completamente bianche.
La prima è per tutte le cose che avrei potuto scrivere e non ho scritto. La seconda è per tutto quello che probabilmente non avrò la possibilità di scrivere mai.
Seduti sullo stesso mondo
21 settembre 2012È proprio vero! La vita è quello che che alla fine ne facciamo.
Forse bisogna guardarla da un piano superiore per capirlo. Vederla dall’alto e nel complesso.
Da lontano i ritmi rallentano, tutto pesa di meno, tutto ti scivola addosso, anche i giudizi degli altri e le parole non fanno più male.
Da lontano gli spazi si riducono, puoi definire meglio i tuoi limiti, affrontare tutto con più ottimismo e renderti conto che la tua vita non è diversa da altre milioni di vite.
È solo da lontano che ti accorgi che tutti sono seduti sullo stesso mondo.
Dove.
10 settembre 2012Non sono sicuro che il “dove è meglio stare” sia anche il “dove io dovrei stare”!
Oggi preparo ancora la valigia e conto le ore come sempre, come quei gradini che da piccolo mi separavano dal cortile di casa. Ostacoli invalicabili tra me e le partite a pallone con gli amici di un tempo.
Non ho mai finito i compiti prima di uscire e anche oggi mi lascio alle spalle qualcosa di incompiuto.
E’ una contraddizione?
No, è solo la mia natura. Fuggire dall’involucro, qualunque esso sia.
L’imperfetto ottimista.
10 settembre 2012Un imperfetto ottimista guarda le cose per come gli piace immaginare che siano. Con un po’ di fantasia e la battuta pronta.
Imperfetto sognatore.
10 settembre 2012Sono un imperfetto sognatore, dotato di tenacia e caratteristiche pratiche eccezionali. Ho una spiccata tendenza alla stranezza, alla giustizia, all’avventura, all’ironia, alla bizzarria e per quanto ami trascorrere il tempo con alcuni amici più o meno speciali a volte non disdegno la mia solitudine.
Quella che solo i pensieri sono in grado di regalarmi. È in quei momenti che il mio cuore diventa ghiaccio e nessuno puó guardarvi dentro senza prima scaldarlo un po’.
Pregiudizi
10 settembre 2012Ci sono pregiudizi che non vorrei mettessero mai piede nella mia testa, ma che ogni tanto sono costretto ad ospitare. Per fortuna si limitano a stare dietro le quinte, senza mai andare in scena.
Facebook?
10 febbraio 2012
Perché adoro facebook?
Scrivi sul profilo una cosa del tipo “Il cielo mi guarda mentre la vita scorre via bastarda!” e ti ritrovi 50 commenti, scrivi “Apro da UTG perché yes yes lo sapevo” e ti ritrovi 40 commenti, scrivi “Totti ti amo” e ti rispondono in 20, scrivi “Finalmente è arrivata la sponsorizzazione!” e ti rispondono in 10, scrivi “Buon Natale!” e ti rispondono in 5. Poi finalmente scrivi una cosa intelligente e non c’è nessuno che capisca quello che hai scritto, forse devo davvero rivedere la qualità media dei miei post. E intanto c’è un’altra scossetta di terremoto…
Pillole di pensiero
15 novembre 2011Stamattina ho guardato sorridente il ritratto di un uomo riflesso nello specchio e per un attimo mi è sembrato che quell’immagine ricambiasse compiaciuta il mio sorriso. Sincronie del mattino.
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La mia natura tende a non separarmi mai da tutti quei pensieri che mi hanno reso canaglia e diffidente. La mia natura mi spinge verso una compulsiva collisione comunicativa, invadente, talvolta ironica ed agguerrita, soprattutto quando percepisco netta la presenza dell’imbecillità ed un suo possibile trionfo. E’ tutto questo pensare, manifestare e dubitare che mi riconcilia con il mondo intorno.
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Ho una bimba di 7 anni. Quando la guardo penso al futuro e la immagino muoversi in questa società di marmellata. Eppure la vedo esuberante, decisa, sempre alla ricerca di nuove esperienze, cullata da quella fretta di crescere che avevo anche io e che ora mi riempie di inquietudine, perché i modelli di futuro che si troverà intorno sono esasperati da una società sempre più fatta di litigi, furbizie, ingiustizie e regolata da una politica ormai ridotta ad una mera tecnica di gestione del potere.
Non so quanti si siano mai fermati a riflettere come sto facendo io, ma credo che ne valga proprio la pena.
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Lo sbaglio era considerare la felicità come il raggiungimento di un unico obiettivo, invece è un percorso a tappe e gli obiettivi sono ovunque intorno a me. Ho imparato a pianificare la felicità attraverso il raggiungimento di piccoli traguardi ed il mio viaggio non dura mai più di 24 ore.
Domani e domani ancora mi sveglieró, darò tutto me stesso e mi addormenterò la sera guardando l’espressione innocente di mia figlia, assaggiando una cheesecake, leggendo un libro, parlando con mio padre, i miei migliori amici, abbracciando la persona che amo e sapendo di non avere per quel giorno altro da dare, cosciente di non poter essere più felice.
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Preferisco sbagliare seguendo una teoria piuttosto che una semplice sensazione.
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Per essere così piccola, in questa mia realtà c’è davvero troppa confusione.
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Non è nel numero delle vittorie, ma nella gestione delle proprie sconfitte che si differenzia un vincente da un perdente di lusso.
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Che c’è di male, anche i giocatori di scacchi iniziano sempre con la stessa mossa. La mia è bombolone e caffellatte!
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La vita è monotona, la vita è eccitante. Sono pigro, sono dinamico. Sono in gamba, sono un irresponsabile. Qualche volta mi piaccio, altre volte affatto. Lancio la monetina, non ho spicci.
Sono in tempo ed è troppo tardi per comprendere, in tempo e troppo tardi per accorgermi, in tempo e troppo tardi per prepararmi, in tempo e troppo tardi per riavere quelle mie ali nere ed il mantello scuro.
Niente si crea, qualcosa si trasforma e tutto, in fondo, si distrugge da se.
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Dopo il primo calice di Masseto del 2007 senti che qualcosa può accadere. Dopo il secondo bicchiere tutto diventa possibile e verosimile. Dopo il terzo il tempo cessa, lo spazio si espande e dopo il quarto ti guardi in giro e sono tutte Charlize Theron.
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Avere troppe cose da fare e non saper da che parte iniziare, equivale a non fare. L’effetto anestetizzante di questo caffè bollente trasforma la mia mente in una lama di rasoio che stamattina non è in grado nè di pensare, nè di farmi la barba, nè di tagliare a pezzi la giornata.
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È proprio vero. Non siamo altro che una complessa combinazione di sentimenti, carattere, umore e condizioni fisiche. Ed in quei giorni in cui “non si sta bene” in uno o più di questi aspetti, tutto diventa maledettamente più faticoso.
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A trasformare le cose che facciamo in mediocri, accettabili o eccezionali a volte sono solo piccoli, ed apparentemente trascurabili, dettagli.
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A volte l’unico modo di migliorare è essere spietati con se stessi al limite della brutalità.
Potrà sembrare ingenua retorica, e forse lo è, ma io penso che per uscire dal pantano in cui qualche volta ci infiliamo servano sincera autocritica, onestà intellettuale ed un po’ di quella saggezza conquistata magari nel tempo con fatica e disciplina.
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Ho il desiderio di sgranchirmi un po’ le gambe e la testa. Voglio allontanarmi da questo mucchio di carcasse di pensieri e dubbi in assetto antisommossa. Pochi passi bastano per uscire dalla mia camera, pochi metri per uscire dalla mia città, pochi anni per uscire dalla mia vita. Ma se chiudo gli occhi per un istante posso addirittura perdermi nello stesso spazio, perchè al buio tutto sembra enorme ed ogni distanza incolmabile, come nei miei sogni.
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Per capire certi sentimenti devi prima allenarti bene a distinguere un’alba da un tramonto e non è solo una questione di concentrazione.
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I valori importanti sono quelli che ti trasmettono i genitori, tutto il resto sono solo chiacchiere da bar e distintivo di plastica.
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Certe amicizie nascono con l’etichetta di scadenza e non è mai ben visibile sulla confezione.
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Per fortuna le capacità umane di creare il falso non superano mai le nostre capacità di scoprirlo.
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A volte mi sveglio prima al mattino ed è solo per avere qualche decina di minuti in più da raccontare.
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Oggi vorrei scrivere. Ma non posso.
Dovrei rileggere. Ma non voglio.
Osservo un criceto far girare la sua ruota senza preoccuparsi troppo delle curve a gomito. Lui accelera e dimentica. Lui corre e lascia correre. E mentre il rumore di quella ruota che gira copre il ticchettio di una vecchia sveglia analogica, io rimango qui a guardare fuori, a domandarmi in quante parti stanno cercando di frantumare il mondo.
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Disegna sempre con la fantasia piccole indicazioni da lasciare in giro per chi ti sta cercando, perché anche un tesoro, per sentirsi davvero un tesoro, ha comunque bisogno di essere trovato.
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Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu’ grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan.
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Non ho mai sopportato l’invidia e tutte quelle persone che parlano solo per svalutare gli altri, invece di riflettere su sé stessi, sulle proprie aspirazioni mancate e su un modo intelligente che li aiuti a superare i propri limiti.
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Non riesco più a sognare. Mi stó trasformando lentamente in una figura mitologica con la testa di un folle disilluso ed il corpo di un insonne realista.
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Come diceva sempre Ben Johnson, nella vita ci vuole tanta positività.
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Perchè perdere tempo e pazienza a cercare un ago in un pagliaio quando per 40 euro si può comprare un fantastico metal detector su e-bay ?
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Disegno con il pensiero una retta che unisce due desideri ed è un viaggio che termina la sua corsa nel medesimo punto di partenza.
La mia testa.
Non esistono punizioni peggiori per un pensiero del sostare stancanente nella mia testa. Quella di un bambino. Ma in fondo cosa c’è di male a sentirsi piccolo?
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Ci sono notti in cui parcheggio i pensieri in doppia fila.
Notti insonni in cui respiro solitudini incurante dei divieti e dello sguardo critico delle persone che mi passano accanto.
Notti in cui passo in rassegna emozioni soffocate come farebbe un sottotenente con il suo piccolo plotone.
Sono tutte lì, ben disposte in fila.
Geometricamente silenziose. Disciplinate.
Perché io esigo rispetto dalle mie emozioni.
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Il cuore è quello che la mente spesso non ha il coraggio di essere.
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Il futuro è un posto sicuro dove ripongo quei pensieri che non resistono al silenzioso caos della mia mente. Un quadro senza cornice dove sovrappongo immagini, stropiccio ricordi ed etichetto i sogni inadeguati e le certezze azzoppate di un uomo dissacrante ed imperfetto.
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E’ la spietata follia del bambino che è in me a spingermi alla continua ricerca del colpo di genio. E non importa se questo arriverà o meno, perché ritengo sia geniale già solo l’averci provato. Qualcuno mi ha definito “immaturo”, ma se essere “immaturo” vuol dire non cedere alla spietata quotidianità dei nostri tempi, accettando un semplice ruolo di comparsa, allora non mi resta che sorridere all’evidenza ed arrendermi alla mia immaturità.
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Le persone importanti della mia vita vanno e vengono da sempre. Alcune mi sono vissute accanto, altre sono troppo distanti per farlo e certe non esistono ancora. L’unica cosa che ho imparato è che per tenerle vicine bisogna sempre sedurle.
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Non dobbiamo temere il futuro, lo abbiamo già battuto in passato.
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Non sono nè un architetto geniale e nemmeno un ingegnere ispirato, ma posso comunque costruire dei castelli in aria ogni volta che lo desidero.
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Si può essere single per scelta o per necessità, ma difficilmente le tue scelte coincidono con le necessità dell’altra o viceversa.
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Ci sono giorni in cui me ne resto passivo, seduto sul mio gradino rotto, con i pensieri appoggiati sulle cose a caso e gli occhi che sgomitano con lo sguardo per rastrellare immagini e ricordi intorpiditi dal sonno. Sono i frammenti dolciastri di una vita che in qualche modo mi parlerà sempre di te.
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La mia voglia di volere qualcosa spesso si scontra con la mia voglia di non volere nulla!
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Anche le più brutte parole dette da determinate persone si trasformano in romantici equilibrismi dialettici.
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Lo spread tra quello che me piacerebbe magnà e quello che me posso effettivamente magnà ha raggiunto livelli record da 20 anni a questa parte.
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Uno sguardo, per quanto acuto e penetrante, è comunque inutile se non hai idea di cosa guardare.
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Io e il mio desiderio di partire siamo diventati amici col tempo. Chiacchierando negli scompartimenti di un treno, nelle sale d’attesa negli aeroporti e lungo tutte quelle autostrade che portavano ovunque, ma altrove.
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Non esistono solo numeri e lettere, ma anche una serie infinita di puntini di sospensione! Se sai usare quelli sei a cavallo!
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Questa vita somiglia sempre di più ad un viaggio in treno. Sei a bordo con la tua storia, non sai bene dove puoi arrivare e non hai più modo di saltare le soste. Così ti limiti a camminare tra gli scompartimenti alla ricerca di un posto tranquillo ed è solo un ingannevole movimento all’interno di un movimento. Una banale ed illusoria sensazione di libertà.
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Un giorno un perdente vide un vincente che camminava dall’altro lato della strada e gli si rivolse dicendo: “Scusa, sai come posso fare ad attraversare?”. E l’altro gli rispose: “Guarda, non so. Non ricordo di essermi mai posto il problema di quale fosse il lato giusto, ma la direzione!”
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A volte mi sento circondato da persone che sembrano le comparse dei film di natale di Carlo Vanzina.
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Esiste un terzo volto della medaglia. E’ quello che puoi cogliere solo mentre la tua moneta fluttua libera nell’aria. In quel momento tutto è testa ed allo stesso tempo anche croce. Giusto e sbagliato si fondono e confondono e tu non puoi fare altro che guardare e sperare.
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Lasciavo le porte del mio universo sempre aperte. Entravi era facile, uscirne pure. Oggi, se qualche volta decido di chiuderle, è perchè ho scoperto che in fondo ho già avuto, anche se solo un acconto. E per ora sto bene così.
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A volte osservo le mie dita zoppicare esitanti sui tasti di questo notebook. Come spaventate da quella irrefrenabile piena di ricordi che ha rotto gli argini e trasformato ogni mio pensiero in una inconsistente ed irriconoscibile poltiglia di presente e passato.
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La mia natura tende a non separarmi mai da tutti quei pensieri che mi hanno reso canaglia e diffidente. La mia natura mi spinge verso una compulsiva collisione comunicativa, invadente, talvolta ironica ed agguerrita, soprattutto quando percepisco netta la presenza dell’imbecillità ed un suo possibile trionfo.
E’ tutto questo pensare, manifestare e dubitare che mi riconcilia con il mondo intorno.
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E’ come un film al cinema dove ti ostini a leggere i titoli di coda con i nomi degli operatori, produttori, stuntmen, segretarie di produzione, ringraziamenti, ma la storia è finita da un pezzo e rimanere seduti a leggere tutto il resto è solo una ricca presa in giro.
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Parafrasando quel libro che non ho mai letto, direi che quando ti accorgi che tutto comincia è comunque un buon inizio.
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Non serve un corso di recitazione per essere quello che sono e quello che sono è già abbastanza.
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”Non esistono più quei valori che c’erano ai tempi di mio padre e nemmeno quelli che c’erano ai tempi miei…” cit. Mario Marcucci (mio padre), che equivale quasi and un “Dai cazzo, Gianluca!”
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Prima di lamentarvi del buio, provate ad aprire gli occhi.
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Vorrei regalarti un pensiero interessante, ma possiedo soltanto un miscuglio di perplessità, un mucchio di incertezze disordinate e di esperienze azzoppate, ammucchiate disordinatamente tra gli scaffali della memoria.
Ti penso. Sorrido. Mi sforzo di immaginarti. Scrivo sciocchezze e forse anche qualcosa di intelligente, ma non ne sono cosciente.
Il mio sorriso è irritante e la mia intelligenza é patetica, ma questo è il personaggio che in fondo mi appartiene di più.
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C’è un conflitto sempre aperto tra quello che vorrebbe il cuore e quello che suggerisce la mente.
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Sono un imperfetto sognatore, dotato di tenacia e caratteristiche pratiche eccezionali. Ho una spiccata tendenza alla scrittura, all’avventura, all’ironia, alla bizzarria e per quanto ami trascorrere il tempo con alcuni amici veramente speciali a volte non disdegno la solitudine. Quella che solo i miei pensieri sono in grado di regalare. In quei momenti il mio cuore diventa ghiaccio e nessuno puó guardarvi dentro senza prima scaldarlo almeno un po’.
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C’è chi gioca per trovare la sua strada e chi per dimenticarsi di quella che sta percorrendo. Poi c’è chi crede di averla trovata una strada ed è talmente preso dalla necessità compulsiva di mostrarla a se stesso da non accorgersi che non si tratta della strada giusta.
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E’ la vita. Tutto ciò che vedrai potrà essere usato contro di te…
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Sono affezionato a tante persone, ma non a tutti e non alla stessa maniera. Non ho nemmeno bisogno della bidirezionalità o dei grandi numeri. La falsità e l’invidia faticano a nascondersi malgrado le maschere che alcune persone tentano di portare con disinvoltura. Anche io, volendo, ne avrei un armadio pieno, ma sento di non averne bisogno. Le trovo fuori moda come un paio di pantaloni a “zampa di elefante”. Il massimo che ho indossato in vita mia è stato un sorriso di circostanza. Un taglio classico.
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Viviamo ogni giorno i paradossi della vita, pensiamo senza stupire, leggiamo senza capire, tracciamo senza definire, mangiamo senza gustare e stringiamo senza possedere.
Ogni cosa, anche la più evidente, risulta terribilmente artefatta, parziale e mutevole, come in quei paesaggi nella sfera di vetro, dove si puó alzare un po’ di neve artificiale solo scuotendone il contenuto.
Stamattina scuoto il mio mondo, respiro profondamente e provo un vago senso di irrazionale riconoscenza verso l’ossigeno, ma nessun profumo che mi ricordi chi ero e tutte quelle fantastiche esperienze vissute da bambino.
Una volta mi sono chiesto se avessi un obiettivo nella vita, e la risposta sembrava semplice: “Essere felice”.
Ora non mi basta più e mi rendo conto che vorrei sempre essere felice, ma con te.
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Più passa il tempo e più mi rendo conto della ciclicità di certe conoscenze.
Amicizie che vanno, amicizie che vengono. Tutto sembra ridursi ad una specie di torre dalla quale le persone si lanciano, si frequentano ed alla fine si dimenticano quasi di averlo fatto.
Io riesco a rendermi conto delle cose solo quando smettono di cadere e toccano il fondo.
Quando arriva l’ora di sagomarle con il gessetto bianco.
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Le certezze sono come grattacieli. Mi piace edificarle senza progetto e senza chiedere autorizzazioni, anche appoggiandomi su macerie di speranze pericolanti. In fondo l’abusivismo di pensieri non è mica un reato.
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Ho sempre accolto ogni mia scelta accudendola, confidando in tutte quelle destinazioni che ogni volta diventavano partenze. Ogni scelta porta conseguenze ed ogni conseguenza non è che un biglietto per una poltrona di prima fila nel grande teatro che è la vita. Qui il futuro è una sorta di esclamazione da recitare a denti stretti e si pone esattamente tra un “Ahhhhhhh, ecco!” e un “Nooooooo, cazzo!”
Ma non posso saperlo prima.
Mi devo sedere.
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A volte getto uno sguardo sterile sugli uomini e sulle cose che mi circondano. Così metto tra me ed il mondo un solido vetro opaco fatto di cinismo e opportunismo.
Si è vero, arriva per tutti il giorno di pensare solo ed unicamente a se stessi.








