Posts Tagged ‘Amore’

Quanto basta

15 gennaio 2015

È assolutamente devastante il senso di provvisoria impotenza di stamattina.
Le mie sembrano le limitate capacità mentali di un bimbo che si addormenta e non vuole mollare il suo giocattolo.
Un bimbo illuso che in realtà non ha ancora compreso bene le regole del gioco e che non sa quanto velocemente ogni suo sforzo sarà presto vanificato dal sonno.
Ho da sempre raccolto, condensato e scritto emozioni semplicemente immaginando. Ho disegnato improbabili costellazioni di pensieri senza mai guardare veramente il cielo.
Ho imparato soffrendo che il cuore batte tanto anche senza correre, ma che non puoi comunque fermarti.
Che c’è sempre un treno che parte più tardi di quello che avevi intenzione di prendere, ma è un treno da prendere ugualmente, anche se in corsa.
Questa vita, a qualsiasi livello, è una continua e compulsiva corsa contro il tempo.
Rincorriamo obiettivi irraggiungibili, amori impossibili, passioni inesprimibili, ma in realtà stiamo solo fuggendo. Semplicemente e comunque, si corre.
E di certo c’è solo che fermarsi a rifiatare corrisponde ad accettare un grande dubbio.
Se rallenti ricordi. Se acceleri dinentichi.
Ma se ti fermi per riposare qualcuno ne approfitta per rubarti qualcosa nel sonno e il pasto caldo non ha mai il sapore che ti aspettavi.
Oggi sono più stanco del solito. Ma so che il mio errore più grande questa volta sarebbe rallentare ancora pensando magari di approfittare di questa apparente quanto illusoria tranquillità. Quella naturalezza di pensieri che è tale solo nell’infantile semplicità di un bambino. O nell’occhio di un ciclone col nome di donna.
Non sono più quel bimbo che credevo. Nella vita tutto scorre. Anche la vita stessa.
Se mi siedo sulla riva di un fiume ad aspettare il cadavere del mio nemico rischio solo di vederlo risalire le acque come il più abile dei salmoni.
In passato nessuno si è mai preoccupato di cio’ che mi uccideva veramente.
Quando mi sono fermato un attimo a scrutare un orizzonte ho sempre trovato chi, guardandomi negli occhi, si è preso tutto cio’ che ero, come se fosse una cosa dovuta. Un debito mai sottoscritto da saldare comunque e subito.
Succede quando una persona ti volta le spalle e te ne rimani lì come uno di quei pasticcini dal sapore creativo che alle festicciole non mangia mai nessuno.
E pensare che mi ero solo distratto un attimo a guardare un orizzonte e guarda che casino è successo.
Oggi il collo fatica sotto il peso di una testa colma di dubbi e incertezze.
Continuo a scavare con l’incoscienza di chi non ha mai trovato tesori, ma ho la determinazione e la consapevolezza di chi crede solo di aver cercato nel posto sbagliato.
Questa mattina le mie mani combaciano con quella di una bambina ancora assonnata.
Un incubo, pochi spiccioli di sonno e il sorriso di mia figlia è tutto quello che mi rimane di questa assurda nottata. È poco lo so, ma è quanto basta a un uomo stanco per rimanere ancora in corsa.

Simulando

24 agosto 2014

Camminare per ore con la testa randagia e i pensieri senza guinzaglio, è come scrivere senza rileggere.
Lasciare una riga per le note a margine. Ogni volta che mi fermo a guardare un vicolo deserto vado a capo e mi lascio qualcosa alle spalle. Una storia. Un confine. Un lavoro.
Ho sempre creduto che le distanze creassero il punto di vista migliore per osservare tutto nella sua devastante interezza. Che servissero a considerare le cose più correttamente. Mettere a fuoco. Sottotitolare. Spiegare.
Perché se un’immagine non è nitida allora c’è ancora qualcosa da fare. Risposte da dare.
Stamattina l’aria di Roma sembra schiacciata da un’insolita forza di gravità. Troppi dubbi. Ho la testa altrove.
Troverò un giorno tutte queste figure retoriche ad aspettarmi sotto casa per chiedermi il conto di ciò che scrivo.
“Spiegaci”, mi diranno arrabbiate.
Ho sonno.
Colpa di questa città, dilatata e lenta. Colpa dei tanti desideri da tenere segreti. Colpa dei troppi trovarsi. Prendersi. Per poi riperdersi.
Traccio righe, ma non sono in grado di tirare somme. Invento ragioni.
Cerco una scusa credibile per dimenticare, per “far finta che non”, per “convincermi che forse”. Troppi “ma”. Infiniti “però”. E non so più cosa.
Non aggiungo altro. Non sono in grado di pensare. Masticare amaro è un qualcosa che dovrebbe fare curriculum.
Inutile chiudere una porta senza serrare anche le finestre.
La vita ha questo di bello. La casualità. Non succede nulla per giorni, mesi, anni. Niente di niente. Ma la vita sa sempre come arrivarti addosso. Sa farti male, da morire. A volte ti mostra il suo lato più tollerabile, più dolce. Altre volte invece tutto semplicemente accade e sta a noi saperlo accettare per quello che è.
Il tuo ricordo rimane appeso a uno sguardo, una risata, una faccina buffa e due gambe bellissime.
Forse è solo arrivato il tempo di mettere un piede dietro l’altro, camminare e fregarsene di dove finisce la strada. Fischiettando, possibilmente. Simulando gioia.
Facendo finta che tutto, ma proprio tutto, in fondo va bene così.

In amore

9 giugno 2014

In amore non si vince. Io la volta che sono andato meglio sono arrivato in semifinale.

Se

8 giugno 2014

Se per ogni “ti amo” sussurrato esistesse uno sguardo e un bacio.
Sarebbe sicuramente un mondo migliore.

Una mattina

20 febbraio 2014

Esiste un momento chiave della nostra maturità. È quando si comincia a riflettere sull’origine delle nostre emozioni senza limitarsi ad accettarle come se si trattasse di un ordine.
Pensare a “cosa” e “perché” si prova è l’unico modo possibile di interpretare il nostro “modo di interpretare” l’esistenza.
Come in un assurdo gioco di corteggiamenti e rifiuti i miei pensieri stamattina si rincorrono, si respingono, si annullano, ti cercano e rimangono focalizzati su una ragazza meravigliosa che a tratti dimentica di esserlo.
Sono infettato dalla voglia di esserti accanto, contagiato dal desiderio di viverti.
Roma, Bergamo, Claviere o in qualsiasi altra parte del mondo non esisterà mai un mondo, senza di te.

San Valentino

14 febbraio 2014

Arriva un giorno, ogni anno, in cui la gente sventola l’amore come se fosse una bandiera ai mondiali.Ma che diamine cercate di essere coerenti!
Festeggiatelo tutti i giorni, oppure aspettate ogni 4 anni.

Un solo istante di vita

10 gennaio 2014

Il buio di mille notti senza stelle non pesa quanto un solo istante di vita privato del tuo sorriso.

La differenza

2 dicembre 2013

Esiste una profonda differenza tra l’amore che arriva come conseguenza di un comportamento e quello che invece genera comportamenti conseguenti. Ed è importante averne la consapevolezza, perché credo che nel primo caso non si tratti nemmeno di amore.

Anche da zero, ma insieme.

28 novembre 2013

Nessuna cosa importante succede facilmente o rapidamente. Ma sono le cose importanti che poi durano, si evolvono e arricchiscono.
Sono molti i fatti della mia vita che non mi sono piaciuti, che non capivo e ai quali del resto nemmeno oggi riesco a dare un senso preciso. Tutti quegli eventi anche positivi, eppure ben lontani da me. Grandi cose, per carità. Ma che non mi accendevano. Non riguardavano “tutta la vita” e che ho sempre trovato troppo identificati in un ritaglio temporale definito, incapace di evolvere. Momenti preziosi, eppure incastonati come brillanti in una parete rocciosa lontana da qualsiasi rotta percorribile.
Si vive di istanti, ma la vita vera la fanno le storie. Quelle di persone che si incontrano, si desiderano, si amano. Uomini e donne che sanno comunicare e capirsi. Che ogni giorno costruiscono, condividono, sperano, soffrono, agiscono, vincono o perdono tutto e sanno ripartire anche da zero, ma insieme.

Poi arriva l’onda

24 ottobre 2013

Si torna a casa. Tu lo fai sonnecchiando sprofondata nella poltrona e io palpeggiando il mio iphone. Non posso fare a meno di pensare ed è il mio viaggio nel viaggio. Il mio modo di tenermi a debita distanza dalla quotidianità.
Intanto ti rigiri su te stessa.
Cambi posizione.
Cerchi con il capo e trovi la mia spalla.
Io ti guardo.
Sorrido.
Poggio la mia testa sulla tua.
E nella semplicità di un… istante apparentemente banale sono felice.
“Lo vuoi?”
Alla fine l’hai fatto.
Ti sei svegliata.
Ti guardo e sei bellissima.
Anche col viso stanco e i capelli spettinati.
Anche quando critichi il mio modo di essere.
Anche quando mi rimproveri o mi prendi teneramente in giro.
A volte ti trasformi in acqua alta e ogni tuo sorriso è una splendida mareggiata.
Sei tu.
E pensare che questa meraviglia l’ha fatta una sola onda. La chiamano anomala a causa della sua altezza. Anomalo lo dico di tutto ciò che attraverso la sua inconsuetudine mi svela qualcosa di qualcuno.
Scrivere per me è percorrere questa strada, quella di un’onda nella sua inarrestabile corsa verso la terra ferma.
Il resto è tutto cremine per la pelle, televisione, facebook, hamburger, coca zero, chiacchiere di statistica, calcio la domenica, malinconia di aperitivi e di risate eccessive, capricci di bambini, mogli stanche, lunghissimi viaggi, previsioni del tempo che dicono che forse domani pioverà o forse no.
Poi arriva l’onda.

La sintesi confusa di un piccolo grande amore

26 agosto 2013

Tra decine di cose da fare e disfare cerco stamattina di mettere ogni mio pensiero positivo al sicuro, salvaguardandolo inaspettatamente dalle insidie del solito post mattutino su fb.
Scrivo ogni giorno, tutti i giorni e c’è ancora chi si sforza di comprenderne le profonde motivazioni.
A volte digito cose per poi cancellarle. Uso impropriamente aggettivi e avverbi. Imprimo alla scena sfumature e tratti che non mi appartengono e il tutto solo per rendere i testi più scorrevoli, più ordinati, più veri.
In mesi di pagine scritte ho interiorizzato tanto da raggiungere a volte riflessioni mistiche, paradossi che si giustificano da soli in quanto tali, o che si perdono nel vuoto di un paesaggio grigio privo di colori pastello.
Tasselli che di rado si vanno ad incastrare tra le pagine di quel libro che forse ancora non ho finito e che probabilmente non terminerò mai.
La vita continua a essere quel film che aspettavo di vedere con ansia, ma a metà del quale continuo inesorabilmente ad addormentarmi. Ed ogni sera è la stessa storia.
Conosco alla perfezione la prima parte, ma ne ignoro il seguito e alla fine ripensandoci finisco col mangiarci su.
Eccomi qui, di nuovo alle prese con gli strattoni della quotidianità, anche se stamattina reagire si trasforma in un proposito estremamente invitante per i miei sentimenti.
Un approccio al fare a volte poco praticabile quando sono di cattivo umore, quando penso troppo e dimentico che la vita è fatta soprattutto di corse, problemi e soluzioni a tempo determinato.
Forse sono solo una persona che scrive al mattino per esorcizzare quel peso sullo stomaco che tra le lenzuola diventa insostenibile.
Forse sono fragile e scrivo perchè ho bisogno di rileggerlo.
Forse cerco il rumore generato dal battito del tuo cuore, solo per coprire tutte le banalità che sono costretto ad ascoltare ogni giorno e poi il silenzio del tuo sguardo che mi aiuti a trasformare tutto quel rumore in tranquillità.
Scrivo perché ho bisogno che qualcuno mi ascolti.
Predico sicurezza perché qualcuno si fidi.
Mi trasformo tra le righe in un’idea di cosa le persone si aspettano che io sia, e mi vendo al prezzo di un sorriso.
Il sorriso di chi vorrei mi rimanesse accanto tutta la vita.
La verità è che sono spietatamente buono e che auguro una vita felice anche al mio peggior nemico.
La verità è che mi innamoro di tutto quello che è speciale, perché mi sento speciale. Così ogni giorno cerco di convincermi che ogni cosa sia stata messa lì proprio per me.
Si tratta solo di riconoscere cosa.
Si tratta solo di trovarne il verso giusto.
La verità è che adoro il tepore del sole, la profondità del mare, ma anche le montagne ed il vento freddo di Claviere.
Adoro le stagioni passate e quelle future.
Sono perdutamente innamorato di tutti quei treni, gli aerei, le partenze, le nottate e i risvegli.
Non saprò mai quanto nella vita ho dato, nè quanto ho veramente ricevuto.
Non mi sono mai segnato nulla e nessuno si è mai curato di farlo per me.
Se potessi chiuderei il tuo sorriso in cassaforte, perché non esiste niente al mondo che valga di più e perderlo sarebbe oltremodo seccante.
Ma la verità è che vorrei avere quel tuo sorriso in un barattolo, perché quando non ci sei non riesco a farne a meno. Vorrei poterlo respirare e accarezzare sempre.
Stamattina le mie parole non sono altro che il risultato della sintesi confusa delle sensazioni che provo.
Stamattina sono riassunto nelle fusa del cucciolo più tenero che si possa immaginare.

Ho sognato

15 luglio 2013

Ho sognato stanotte una principessa dai capelli lunghi che giocava a nascondere il suo sguardo dal mio. Ho sognato le sue insoddisfazioni di bambina trasformarsi prima in certezze di cioccolata e poi in dubbi che si scioglievano al sole.
L’ho vista crescere e diventare pioggia, poi ridere, raccontarsi e starsi per la prima volta ad ascoltare. Ho trascorso ore a dipingere questo mio desiderio.
Ho arrotolato la tela poi l’ho stretta fortissimo per non farmela portare via. Tanto che alla fine si è rotta.
Caro pensiero, vorrei sezionare il tempo per poterti regalare solo i momenti migliori di questa mia vita del cazzo.
Vorrei per te essere quello che purtroppo non sono e non so se sarò mai.
La persona giusta.
Caro il mio piccolo sogno, mi rendo conto che non posso permettermi di andare oltre, ma non posso fare altro che venirti incontro accompagnato dalla mia lucida pazzia.
Se davvero vuoi, puoi cancellarmi tu. Spietatamente.
Sbianchettarmi senza pensarci troppo. Urlarmi in faccia che sono solo uno sconsiderato. Un sognatore bambino. Un capriccio da vivere a distanza di sicurezza.
Un bonsai da annaffiare di tanto in tanto con emozioni in miniatura.
Una pasta corta scotta.
Un biscotto rotto.
Un pesce fuggito tre metri sopra il cielo che non si rende più conto di quanto sia importante l’acqua.
Sai, spesso nascondo tutte le mie debolezze dietro la corteccia di un uomo di cultura. Sono i miei dilettantismi di autodifesa.
Così indosso il mio costume da filosofo senza aver nemmeno mai letto Freud o Fromm.
Mi affaccio dall’alto dei miei 40 anni e sparo sentenze.
Metto in scena il mio universo così diverso e lontano dal tuo.
Storie che si incrociano e allontanano per incrociarsi di nuovo come in un giallo dall’epilogo inesorabile.
A volte ti penso e scorrono davanti ai miei occhi le aule scolastiche, i bus affollati, le tangenziali di Roma percorse in motorino, le strade del centro, le assenze al liceo per trascorrere una giornata con gli amici, i brutti voti, le risse, i sogni e i privilegi dei miei primi 20 anni, mia madre e mio padre, le mie storie d’amore, mia figlia. Ripenso a tutto il bene e il male che mi sono portato dentro. E sorrido.
Poi però mi rendo conto che il tempo non si ferma e torno a calpestare la quotidianità lungo un percorso che si addentra nei territori del presente.
Cerco così di dare forma a una realtà caotica, sfuggente e a tratti completamente sconosciuta.
Cerco di camminare e tenermi a distanza dalle cose che possono farmi male usando il mio ieratico senso dell’humour, una profonda intelligenza e la mia ironia.
In fondo mi sento anche fortemente consapevole. So che dovrei allontanarmi da te e farlo anche in fretta. Ma tu sfoderi il tuo paradosso.
Non vuoi che io ti stia troppo distante e comunque desideri che mi tenga comunque a distanza.
Così quando in un altro emisfero il sole sale all’orizzonte, nel mio universo cala la sera ed è la tua ombra ad allungarsi e giungere fino a me quel tanto da poterla perfino accarezzare.
Sei la mia piccola principessa con gli occhi tristi e riconoscerei la tua ombra tra mille.
È l’unica in grado di cambiarmi l’umore. E non sempre in meglio.
Soprattutto quando mi scrivi cose come quelle di ieri sera.
Credo esistano tre tipi di ombre nella vita di un uomo.
Ci sono quelle del mondo che lo circonda.
C’è la propria ombra che si proietta solo intorno.
E poi ci sono quelle che si nascondono dentro e che non capisco. Che temo.
Quelle mi lasciano qualche volta con gli occhi lucidi e teneri di un bimbo che vorrebbe solo stringere forte quel vecchio pupazzo di pezza a cui si è accidentalmente scucito un braccio.
Una brutta favola dove a volte mi rendo conto che non c’è fine.
E se non c’è fine non c’è nemmeno rimedio.
E se non c’è rimedio allora che importa?
Irrimediabilmente ti cerco.
Incredibilmente ti penso.
Tu.
Spietatamente bambina. Prepotentemente donna.
E anche stamattina me ne starò qui ad aspettare la tua ombra, occupando quel tempo lasciato libero dai pensieri, cullandomi nel tentativo di riparare con ago e filo quel pupazzo di pezza che non voglio e non posso buttare via.

31 dicembre e vecchi merletti

31 dicembre 2012

Una margherita di stoffa sghignazza sullo scaffale, una scimmietta balla. Sul pavimento improbabili resti di città, erette con mattoncini lego multicolore, arricchiscono la toponomastica di casa, tra cadaveri di bambole bionde con lo sguardo stanco e singolari paciocchini rosa.
Cosa importa che siano giocattoli o meno?
E’ un teatrino della vita rivisto e corretto. Sono gli occhi di una bimba di otto anni che ha disegnato un mondo a modo suo, con semplicità, senza guardare troppo lontano.
Un dettaglio alla volta anche quest’anno se ne sta andando e io lo guardo andare via in compagnia delle persone che amo, anche quelle nascoste dietro a un orizzonte lontano.
E’ colpa del mio fedele disturbo della personalità.
L’amore è una patologia troppo potente, ma non uccide chi l’ha in sé, però qualche volta smarrisce.