Una pasquetta qualsiasi

5 aprile 2010



Pasquetta..
Mi alzo come tutti gli altri giorni ed impiego lo stesso tempo per andare in bagno.
Mi lavo per bene, mi guardo allo specchio e mi chiedo quanto sia giusto imporre ogni giorno questa faccia alle
persone cui capito davanti.
Manca un bel fiocco in testa e potrei assumere le sembianze del più classico uovo di pasqua.
Senso di colpa…
Esco di casa, scendo in strada, oggi mi va di camminare e credo raggiungerò l’hotel a piedi.
Il bar di Luca..
Ordino un bombolone ed un caffellatte senza schiuma..
Ehi.. Ehi.. Non mi fissare, cliente carina.
La cliente francese ha un viso grazioso, mi guarda.. Lo so, devono essere i miei capelli spettinati.
Gli impongo la mia faccia.. sorride.. paga il conto e se ne va..
Diavolo.. erano solo capelli spettinati.. Mi metto a posto domani..
C’è altra gente seduta ai tavoli, un ragazzo solo, una ragazza sola. Oddio, dovreste fare colazione insieme, è così evidente. Gli unici due a mangiare da soli, accidenti, completate questo quadro così me ne posso anche andare.
Di nuovo in strada, c’è più vento di quando sono uscito stamattina..
Mi viene in mente Daria, noi due che parliamo, che discutiamo animosamente cercando di spiegarci a vicenda
come si legge il mondo.
Lei sempre alla compulsiva ricerca di tanti piccoli inutili indizi, da scoprire, annotare, annodare e dimenticare..
Io continuamente incazzato per la disperata mancanza di un grande ed unico sistema che risolva ogni cosa.
Il mio personale libretto delle istruzioni, la giusta risposta su cosa, come e quando bisogna fare ciò che è
opportuno fare..
Che belle parole..
Ma di cosa sto parlando?
E’ vero. A volermi rimanere sempre accanto, a volte, si finisce con il sentirsi un po’ soli. E’ come se per affrontare ogni cosa io debba necessariamente pensare a me, perché tutto è in qualche modo legato e dipendente dal mio stato d’animo..
Non si tratta di egoismo spicciolo, ma solo di un certo strabismo di pensieri. Qualcosa difficile da capire, ma non impossibile..
Succede alla fine, che a forza di discutere, il silenzio finisca per prendere il mio posto e che io stesso mi trasformi in silenzio.
In quei momenti preferisco scrivere, ma nessuno risponde..
La temperatura è tornata rigida meglio affrettarsi.
Anche stamattina fallisce miseramente il mio solito tentativo di compartimentare la realtà..
Ricambio il saluto della gente che mi rivolge un cenno e mi accorgo di gestire ogni rapporto come contaminato da qualcosa di irrazionale..
Infilo la monetina e guido la solita manina meccanica nel tentativo di raccogliere il premio, ma tutto ricade nel mucchio..
Arrivo in hotel ed entro in ufficio.
Nessun appunto sul monitor, solo un messaggio lasciato sulla lavagnetta:
“La 405 non vede la tv”
Mi scappa un sorriso..
Io non fumo, non bevo, ma non lascio biglietti in giro per ricordarlo.. o forse è davvero rotta la tv!

Buona giornata!

Berlino

2 aprile 2010


Fossi rimasto ancora qualche secondo seduto al tavolo credo sarei sprofondato..
Sono passate 24 ore e lo sfocato ricordo di quella storta ultima mano muta.. sfuma.. e rimane solo la consapevolezza di quel “quanto” fatto di buono..
Oggi è un intermezzo di tranquillità e l’orso è preso dal tentativo di rimettere tutto a fuoco per continuare..
Qualcosa però si perde sempre dentro le cose.. ed è già una vittoria sul mondo quella di trascinarsi fino alla prossima occasione da sfruttare..
Fuori di me qualcuno mi sta chiedendo di pareggiare il conto con la sorte..
C’è sempre una sorte avversa che, sotto le mentite spoglie di un ausiliare del traffico, arriva silenziosa e fulminea e ti si piazza sul cruscotto come una multa per divieto di sosta..
Ti accorgi subito che al tavolo non puoi più stare.. ed il tuo pensiero principe è..
“Riusciranno oggi i miei 2 assi a scoppiare la coppia del mio avversario?”
“Sempre che l’avversario abbia una coppia da giocare..”

Ieri ripercorrevo con Max alcuni passaggi importanti delle ultime eliminazioni:

EPT Budapest 2009 main event: AA vs A2
scala colore al river

World Series of Poker 2009 main event ultimo livello del day2: AA vs KK
colore in quarta con K di cuori

World Series of Poker 2009 side event prima mano: AA vs KK
Poker di K al flop ed asso beffardo al river

Partouche Poker Tour 2009: AA vs 55
full di 5 con i 6 al flop

Copenhagen EPT 2010: AA vs KJ
Colore runner runner

IPT Sanremo day3 2010: AA vs KK
Tris di K al Flop

Certo..
Da tutte queste mani sono uscito svuotato e sfinito.. ed anche ieri la prima cosa è stata correre in camera e distendermi sul letto nel tentativo di riprendere un briciolo della mia demolita personalità..
Ma non mi sento affatto sfortunato.. solo in credito con la sorte..
Tra le macerie della mia prostituita voglia di vincere ho così recuperato almeno la consapevolezza di essere un ottimo giocatore.. Ho raccolto quel sogno che nei momenti di abbondanza avevo lasciato imputridire tra i denti e ne ho fatto il pane di cui saziarmi ancora..
Cosa mi insegna tutto questo?
Niente che abbia a che fare con il gioco..
Ho la crescente consapevolezza di non essere solo e so che alla fine c’è sempre e comunque una via da prendere che porta fuori dal tunnel..
Le delusioni sono piccoli ed inservibili buchi.. giustificazioni nelle quali rifugiarsi nei giorni oscuri..
La folle ed inutile paura di non riuscire li fa apparire come comode e lussuose regge, ed intanto la voglia di riscatto se ne muore di solitudine..
No..
Così non ci sto..
Andiamo a Berlino a riprenderci quello che ci spetta di diritto..
La dignità..
“Quando so di aver giocato bene.. quando sono cosciente di aver dato a tutte le cose il giusto peso.. potrò alla fine anche non vincere.. ma non riesco a sentirmi secondo.. a nessuno..”
Parola di orso!!

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Il bianco ed il nero

1 aprile 2010

Ho fatto un brutto sogno e proprio non riesco a riprendere sonno..
Nel silenzio di questa notte il mio respiro si trasforma in un improbabile sussurro.. Vago come un fantasma tra la cucina ed il salone di casa e mentre un monitor di un Mac Air si supera nel vano tentativo di illuminare le cose circostanti, io mi accorgo di vivere anche e soprattutto nella mia testa..
Ho bisogno di recuperare la mia identità fisica.. e questo va ben oltre la semplice idea di vivere..
Silenzio..
Ora il respiro è una voce sfumata che permette comunque di ascoltare tutti i pensieri che mi passano per la mente..
Come in una Khafkiana trasformazione affronto la mia metamorfosi in qualcuno che non conosco e in cui stamattina non riesco a riconoscermi..
Una paradossale figura ‘umana’, ma al tempo stesso ‘mostruosa’..
Quando un brutto sogno coinvolge le persone che ami, il risveglio si trasforma in un appuntamento con la paura.. Poi il sentimento cambia.. evolve.. e diventa qualcosa come rabbia e voglia di rivincita..

Esistono limiti che non sono in grado di violare e mostri mitologici in cui non riuscirò mai a trasformarmi, ma credo di avere ben chiaro come potrei agire in particolari momenti della mia vita, se qualcuno minacciasse i miei affetti..
Posso definire solo a livello intellettuale il mio concetto di etica, ma cosa diventerei davanti ad una situazione estrema avrebbe ben poco di umano?
Cosa sono davvero in grado di diventare?
E’ spietatamente sottile il confine che separa il bianco dal nero..
Meglio tornare a dormire..

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Buoni propositi

1 aprile 2010


Il dubbio stamattina giace rinchiuso in una cella dalle cerebrali fattezze e se ne sta lì, apparentemente inerme, stancanente saturo di assumere sogni come tranquillanti…
Emozionato…
Ho firmato un contratto con la sorte a tempo determinato con 15 giorni di prova… Spero che alla fine di essere assunto senza troppi ripensamenti…
La paga è buona… tranquillità in contanti e felicità a momenti… cosa potrei chiedere di più…
Riposo…
Per questo claustrofobico mal di testa occorrono aspirine e bomboloni in quantità industriale…
Questa mattina la mia mente si schiude lasciando una porta opportunamente spalancata dove pensieri di ogni tipo giocano a confondere il concetto di “entrata” con quello di “uscita”…
Buoni propositi? In fondo al corridoio a destra… poi sempre dritto fino a vedere ciò che i miei occhi vedono…

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Il meccanismo alieno

13 marzo 2010


Ci sono notti in cui ho la netta percezione che esista un meccanismo alieno nascosto sotto al mio letto, qualcosa in grado di spingermi talmente in alto da farmi sfiorare il soffitto.
Un sistema apparentemente perfetto che si accende nell’istante esatto in cui il sonno si impadronisce dei miei pensieri.

Il meccanismo alieno è uno strumento di religiosa tecnologia che non fa paura, ma inquieta.
Il meccanismo alieno non ama, non odia e non ha un libretto di istruzioni, è un insieme puro di paradossi irrisolvibili e completi.
Il meccanismo alieno consente di sognare il futuro, il passato e soprattutto il presente.
Il meccanismo alieno è il tempo in sè che costruisce il mio mondo un secondo prima di aprire gli occhi, per distruggerlo nell’attimo esatto in cui li richiudo e mi addormento.
Il quella frazione di storia che dura il tempo di un sogno, il meccanismo alieno disallinea le rotazioni dei cieli e dei pianeti, centrifuga la materia per creare tutto lo spazio possibile che poi irradia di contaminante fantasia.
Il meccanismo alieno rielabora la realtà del giorno all’interno dei miei sogni. Sogni che spesso non ricordo.

Nel mio sonno senza memoria, le sillabe e le parole si confondono come a voler creare un linguaggio nuovo, drammaticamente privo di alcuna grammatica. Ed io non faccio altro che rielaborarlo alla costante ricerca di un significato nascosto.:
“..frapposto il siffatto sonno, al contrario tre per tre uomini energicamente, ma non testa a testa. Seduti in spirale che non da fastidio, si o no, forse gira male che alla sintesi conducano vincente il bianconiglio..”

Il meccanismo alieno ha prodotto un altro discorso meravigliosamente insensato. Un concetto paradossalmente illogico, inconfutabile e quindi perfetto.

Ma la traduzione è chiara:
“..il bianconiglio mi conduce all’interno del mio sogno alieno, dove nove persone giocano a carte. Un gioco antico dove vince chi, anche mediocremente e con il consenso della fortuna, è il solo in grado di mostrare la carta giusta.”

Sogni. Sogni. Sogni. Roba da dormirci sopra ancora per un po’.

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Copenaghen

13 marzo 2010


Stamattina svuoto la testa per meglio capire cosa rimetterci dentro..
Decine di pensieri invisibili finiscono disordinatamente sul pavimento della mia stanza per fare posto ad una sola ed unica emozione..
Spero che Riccardo non inciampi camminando in tutto questo mio disordine mentale..
Ci sono diversi gradi di realtà e non saprei dire con precisione a quale livello corrisponda il mio stato attuale..
Le idee boccheggiano in una boscaglia di pensieri ingialliti e come foglie secche si accatastano nelle piazze vuote della memoria..
A Copenhagen ci sono già stato lo scorso anno.. ed anche allora sulle pareti della mia stanza al Radissons era appesa una improbabile immagine dai lineamenti della Venere di Botticelli..
Forse le hanno arredate tutte uguali.. o forse si tratta della stessa stanza.. Non saprei..
Oggi come allora nevica..
Mi butto in tutto questo spazio lasciato opportunamente vuoto da ogni dubbio e creo una realtà nuova fatta traguardi lasciati in sospeso..
Quali sono le cose che devo e quali quelle che posso fare oggi..
Nella vita non credo esistano traguardi in eccesso.. basta quindi trovare il giusto modo per affrontare con ordine tutti questi obiettivi lasciati distrattamente in sospeso..
Ci vuole disciplina e carattere..
Stamattina sento uno spietato bisogno di accartocciare questo foglio di emozioni, come facevo un tempo con la brutta copia di un compito in classe di italiano..
Sono ancora quello studente che incosciente tirava pallette di carta nel vano tentativo di centrare un bidello da 30 metri.. e ci riusciva..
Cosa potrei temere quindi?
Raccolgo senza fretta i miei pensieri migliori ancora sparsi sul pavimento..
Oggi verranno prese centinaia di decisioni nell’arco di un tempo che definire breve è puro eufemismo.. e dovranno essere tutte scelte giuste..
D’altronde si vince così..
Senza sbagliare..
Lascio che sia la forza della disciplina a scontrarsi con la fortuna..
Tra poche ore si inizia..
Ed io sono opportunamente e semplicemente.. pronto..

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In bilico tra sogno e realtà

10 marzo 2010


Ogni mattina, alle 7 in punto, mi trasformo in un efferato sicario che con spietata precisione si lancia sulla inconsapevole fragranza della sua prossima vittima..
Oggi il ripieno era al cioccolato..
Destabilizzante sogno..
Stamattina saltello incerto per raggiungere l’hotel cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio..
Percorro pochi metri e già sono davanti a un bivio..
Alla mia destra si allunga la Dora che ha scelto proprio Claviere, come punto di partenza, nel suo viaggio che ha come obiettivo il Po..
Il canale è fiancheggiato da un parapetto di pietra, non vi sono marciapiedi, ma solo una inutile sequenza di lampioni quasi sempre spenti..
Dall’altro lato una fila di case che, in un immaginario orizzonte prospettico, vanno a congiungersi con la strada provinciale dove a quest’ora passano solo i mezzi spalaneve..
Mi fermo e mi accorgo di non sopportare il peso di questa abitudinaria quotidianità..
Anche in un sogno serve un punto di fuga e per un attimo intravedo chiaramente le linee di un disegno mentale tutto mio..
Ecco che la Dora si trasforma in un mare cristallino.. ad un tratto non ci sono più case.. ma bianche spiagge e palmizio.. L’atmosfera assume improvvisamente contorni di maldiviana memoria..
E pensare che avevo questo disegno qui.. a portata di mano.. nascosto solo della realta’..
“Non è forse la vita.. solo un sogno dentro il sogno?”
Ok.. abbiamo testato una idea.. ma tutto ciò non mi aiuta certo a decidere quale diavolo di direzione prendere..
Sono sempre ad un bivio..
A sinistra ora c’è un ponticello in legno che attraversa il canale portando dritto a quella che sembra proprio una strada deserta..
In fondo alla strada una piccola chiesa..
Non c’è uno stile o un indizio per abbinare la costruzione ad un’epoca ben precisa..
C’è.. e sembra essere lì da sempre..
Tutto ciò non mi disturba affatto..
Mi sembra tuttavia opportunamente urgente dare una svolta a questo sogno prima che diventi insopportabile ed affannoso..
Pensieri mi bisbigliano nella testa.. mi chiedo cosa ci faccio io qui..
Avrei forse bisogno di un sogno con l’interpretazione incorporata.. o con allegato libricino delle istruzioni..
Senza sogni la vita è solo un sarcofago di terracotta impossibile da plasmare..
Finisco il mio bombolone..
Annego l’ultimo frammento di pensiero in un caffellatte ancora caldo..
A casa dormono ancora tutti..

Vado saltellando incerto per raggiungere l’hotel.. cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio.. e lo faccio in bilico tra sogno e realtà..

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Quando si diventa grandi

5 marzo 2010


Stamattina il mio delirante obiettivo è rimettere un po’ in ordine alcuni ricordi, nella speranza di fare un po’ di opportuna chiarezza nel mio passato..
Tra le pareti della mia coscenza c’è una vecchia scrivania che conserva dubbi e pensieri lasciati da sempre in spontaneo disordine..
Ci sono riposti tutti i momenti legati ad un passato recente e lontano.. le immagini.. le storie.. gli articoli.. i post mattutini e tutti i testi delle canzoni più belle della mia vita..
Sposto una pila di ricordi e ne scivola via uno.. “I didn’t know” dei Phd..
Fù mio primo lento ad un festa di compleanno e lo ballai con una ragazzina stupenda, Francesca Badia.. Dovevamo avere intorno ai 13 o 14 anni.. eppure sembra ieri..
Quanti mucchi di appunti inchiostrati e pensieri abbozzati, ma mai definitivamente conclusi.. E’ inquietante come tutto appaia prudentemente in disordine.. eppure opportunamente al suo posto..
Incompleto..
Apro il cassetto e ritrovo bozze di decisioni affrettate e mille istantanee di scelte sbagliate.. Ma dai.. c’è anche una vecchia foto che mi ritrae con Erik Cantona.. Questo si che è un bel ricordo.. E chi se la rammentava quella stoica partita di beach soccer..
Questo disordine comincia ad assumere i contorni della logicità.. Tra i tanti pensieri di carta ritrovo gli oggetti soliti della mia esistenza: un cellulare Nokia scarico.. il doppione delle chiavi della macchina.. una bottiglia di chinotto Neri.. la fede nuziale.. un paio di occhiali Ray Ban ed un portafogli della Timberland in nappa..
Sulla fede c’è ancora scritta la data del matrimonio.. 4.7.1999.. I nomi però sono sbiaditi..
Vado avanti nella mia paziente esplorazione mentre i dubbi si fanno avanti.. li sento bisbigliare con rispetto..
Forse è il momento di tornare di corsa alla realtà.. Accenno uno scatto.. mi scoppiano subito i polpacci e per correre devo far ricorso a tutta la mia rabbia..
Rientro nella abituale quotidianità e trovo la colazione pronta in tavola..
Prendo un bombolone e mi chiedo quante siano in fondo le banali cose che potrei fare semplicemente.. senza pensare..
Allacciarmi le scarpe.. aprire il frigo.. spengere la luce all’ingresso o zuccherare il cappuccino..
Ma no.. io voglio esserci sempre.. anche nelle cose apparentemente più meccaniche..
Il giorno del mio quarantesimo compleanno Niki mi ha fatto una domanda ben precisa..
“Papà ma quando si denta grandi?”
Quando.. quando..
Credevo di essere cresciuto il giorno che i miei giocattoli hanno smesso di parlare..
In realtà è solo scoprendo di poter dialogare con me stesso che sono diventato grande..

“Niki si diventa grandi il giorno in cui smettiamo di chiedercelo..!”
“Tra 5 anni allora papa’?”
“Chissà.. Forse si amore mio! Magari anche tra 5 anni, ora però abbraccia fortissimo il tuo papà..”

Il sole di oggi accende il buon umore.. era ora..

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Meteoropatico

4 marzo 2010


Quando a Roma andava di moda radunarsi in improbabili comitive di ragazzi, anche io mi parcheggiavo la sera in predefinite zone del mio quartiere..
In comitiva si parlava del più e del meno.. nascevano legami forti.. alcuni inscindibili nel tempo.. era la nostra fabbrica della spensieratezza e delle battute umoristiche.. che tempi..
I miei amici amavano commentare ogni cosa, parlavano tanto di calcio quanto di improbabili scopate fatte la sera prima magari con la vicina di casa.. o a scuola con la ragazza della classe accanto.. Nella maggior parte dei casi però si trattava di storie inventate..
Tutti in comitiva avevamo il nostro nomignolo estroso.. Pasolero, Chiggia, Manolo, Acido, Barros, Jimmy, Emy, Virgy.. questi alcuni nomi del gruppetto ed io? Io come mi chiamavo?
Strano ma vero.. un soprannome non l’ho mai avuto..

Oggi invece mi chiamano “Orso” e non so se lusingarmi o meno di questo nomignolo.. Ormai poi mi ci sono abituato..
Orso..
Amo leggere… di tutto, ma soprattutto storie ricche di paradossi, libri di cui la letteratura sfortunatamente non è affatto generosa..
E poi adoro pensare.. inesorabilmente pensare.. ricordare..
Ma continuo ad aprire, come un bambino goloso, la credenza dei miei ricordi ed a trovare il barattolo della nutella vuoto..
Meteoropatico..
Ho inoltre scoperto di avere l’umore alimentato da tecnologici pannelli solari.. Se è brutto tempo.. si spegne.. e questo mi fa decisamente rabbrividire..

Speriamo torni un po’ di sole 🙂

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Improbabili interpretazioni

22 febbraio 2010


Dove diavolo sono finito? 
Perchè non sogno praticamente più? 
Da oltre tre giorni non faccio nient’altro che affrontare problematiche inerenti al lavoro.. 
Impegni che diventano inderogabili..
Problematiche che assumono i risvolti imprevedibili….
Soluzioni che sembrano irraggiungibili..
Il lavoro è il collante più resistente..
Te ne stai attaccato alla quotidiana realtà senza il tempo di una benchè minima via di fuga dagli acuti del gioco..
Stamattina non ricordo neanche la prima cosa che ho ascoltato al mio risveglio..
Forse era solo il “bip bip” di un cicalino di allarme.. ma non ho ben ben chiaro quale sia la spia rossa accesa..
Pensare..
Riflettere..
Riordino le idee ed è come fare il giro dell’isolato a piedi, senza fermarsi mai davanti ad alcun portone..
Mentre deambulo tra centinaia di pensieri, mi accorgo di essere privo degli attributi necessari per suonare ad un citofono e mi tornano in mente alcune immagini di un passato ormai lontanissimo..
Era un periodo della mia vita dove premere il pulsante di quel dannato citofono sembrava essere una impresa ciclopica.. così non l’ho fatto mai..

Metto le parole nell’ordine giusto per evocare su questo foglio elettronico le stesse tensioni di allora.. lo stesso senso di risoluzione.. 
La realtà nasconde angoli apparentemente ciechi oltre cui si celano sempre ampi viali.. ma anche vicoli senza uscita..
Nei sogni invece risiedono le opportune zone di calma dove nulla possono tutti i furiosi assalti di questa spietata quotidianità..
Una volta era più facile e potevo reagire alla forza con la forza.. Potevo riconoscere un giocattolo e romperlo solo per vedere come era fatto dentro. Oggi invece ho addirittura difficoltà a capire a cosa stia giocando e penso sia la naturale evoluzione delle cose.. 
A rompere i giocattoli ci pensa mia figlia.. 

Stamattina alzo la testa e mi rivolgo ad uno specchio appannato con uno dei miei innaturali sorrisi..
Adesso che sono solo davanti ad un me stesso riflesso posso solo smetterla con questa mia assurda presunzione di controllo.. 
Sognare è necessario come lo è un morbido accappatoio dopo una doccia.. Ne potresti anche fare a meno ma.. vuoi mettere?

Di cosa stiamo parlando? Ah, già.. Domande.. Ne ho alcune..

Quanto ho ancora da dare e quanto da prendere in questo gioco?
Quanto sono forti le mie braccia e quanto buonsenso ho ancora dentro?
Se comincio ad ignorare il tempo con tutte le mie forze.. scomparirà?
Risalgo questo livello di pensiero all’interno di un illusorio ascensore e mi sento vagamente recluso nello spazio scuro che intercorre tra pianerottolo e l’altro..

Libero?
Protetto?
Intrappolato?

La vita è il gioco di oggi e va solo interpretata nel modo giusto.. 

Come si dice? 
Ah, sì, grazie.

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Leoni e gazzelle al bar

19 febbraio 2010


L’atmosfera di stamattina è quella che si respirerebbe nella savana..
Non importa che tu sia leone o gazzella.. al sorgere del sole alzati e corri.. si dice così..
Ed io..? Da navigato orso apro gli occhi.. ma solo per richiuderli..
Non mi nutrirei mai di gazzelle.. mia figlia non approverebbe.. ed anche un leone con me troverebbe qualche problema improvvisando improbabili agguati..
Quindi perché correre?
Potrei dormire ancora un pochino assaporando i vantaggi dell’essere orso, ma consumo gli ultimi spiccioli di relax sognando ad occhi aperti.. Passeggiando in equilibrio tra passato.. presente e futuro possibile..
Così, mentre il mondo intorno a me corre, vengo improvvisamente distratto da un’idea.. Torno ai miei dubbi.. alle mie contraddizioni.. alle mie proficue soluzioni..
Ogni giorno posso connettermi wifi con la spietata realtà che mi circonda e trasformare ogni mio pensiero disordinato in un rumoroso tumulto di parole con un preciso significato..
Il tempo avrà sempre una forma circolare e prima o poi tutti abbiamo la possibilità di riparare ad un nostro errore.. è il terrible ed affascinante cerchio dell’esistenza.. Mi chiedo solo quando arriverà il mio turno..
Per capirlo dovrò vivere fino a morire..
L’importante è imparare a farlo sempre con il sorriso.. evitando di augurare agli altri l’inferno anche quando lo meriterebbero.. perché è impossibile farlo senza ustionarsi un po’ l’anima..
Stamattina una gazzella, un leone ed un orso si scambiano battute al bar sostituendo al terribile destino della savana un bombolone bello caldo ed un cappuccino..
Sembrerebbe realtà ed invece è solo una nuova stupenda favola da raccontare un giorno a mia figlia..

Buon inizio di settimana a tutti..

Questo è reato..

19 febbraio 2010


Stamattina anche Roma sembra quasi soffocare sotto un cuscino di nuvole indifferenti..
Mi sveglio nella mia vecchia camera tra ricordi impolverati e tutto è esattamente allo stesso posto di dieci anni fa’..
Pensieri disarmati ora si muovono confusamente e danno vita ad un ragionamento a salve che non fa male a nessuno….. tantomeno a me stesso..
Tutto intorno è rumoroso silenzio..
Un niente sordo fatto di dubbi controllati.. Chiudo ancora gli occhi ed inconsciamente maturo l’ingenua certezza che qualcuno, in fondo, mi voglia davvero bene..

Dubbi obliqui fanno da supporto
ad ipotetiche storie rallentate.. Mi alleno con la mente a disinnescare un dubbio ed è un po’ come pompare l’addominale..
Faticoso..
Credo sia per questo che mi sento stanco..
Tanto vale mollare ogni allenamento ed inseguire l’indecifrabile canto della sirena di turno..
Perdermi in un mare fatto di sogni con il solo scopo di naufragare contro scogli di vita reale..
Giocare e perdere tutto per poi ricominciare ancora.. ed ancora.. ed ancora..
Stamattina il mio immutato bisogno di comunicare si frantuma in gorghi di scrittura che poco hanno a che vedere con la cultura..
Mi vengono in mente insensate frasi e storie di rara banalità.. ma tutto questo mi diverte..
Quando l’ironia prende possesso delle mie idee.. le riprese migrano in un controcampo immaginario..
Pensieri buffoni giocano a rubarsi il ruolo da protagonista e si azzuffano per guadagnare un po’ di attenzione..
Questo è reato.. e parte la mia arringa..

“Chiedo perdono a voi giudici e giurati..
Sono solo un pessimo poeta che, ubriaco di parole, stamattina ha voluto osservare da vicino la follia..
In fondo che cosa è la follia se non una donna bellissima che la ragione vuole soltanto portare a letto..
Eccomi qui quindi..! Innocuo.. dissacrante e balordo intellettuale..
Miei cari giurati non siate preoccupati..
Non verrà fatto male ad alcuno..
Non abbiate paura delle mie frasi banali..
Non temete i miei dubbi spietati..
Scrivo soltanto parole e qualche volta magari vivo sparando pensieri a salve..”

Mentre la giuria decide, io mi allontano da questa sala immaginaria senza far rumore..
Lascio un pensiero pagliaccio al posto mio.. lui sa parlare.. è un grande attore.. giudicassero lui per bene mentre io me ne vado..

Per me è giunto il tempo di fare colazione.. spremuta e bombolone..
Oggi ero solo nella mia solita stanza di quando ero piccolo..
Ed un sogno m’ha fregato..

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Risposte a pennello

13 febbraio 2010

Stamattina il mio cuore è una sveglia impazzita che scandisce ogni secondo come in cerca di una improbabile detonazione..
Immobile e muto ascolto..
Dietro al mio silenzio c’è una caotica babele di pensieri.. Dubbi che freneticamente si ripetono in una confusione nevrotica di domande a cui sembra andare stretta ogni possibile risposta..
Come in ogni capo di abbigliamento che si rispetti anche le risposte si misurano per taglie..
Qualcuna è troppo corta!
Un’altra è troppo larga sui fianchi!
Questa? Nooo.. Troppo piccola!
Sono talmente preso dal vano tentativo di testare ogni pensiero, da non rendermi conto che oggi niente ha più uno scopo e non c’è un senso da dare a questo nulla..
Stamane, per quanto io mi sforzi ad evidenziarne i contorni, l’immagine che vedo riflessa allo specchio mi appare deforme ed incompleta..
Le mie sicurezze mutano in una serie imprecisa di immagini caleidoscopiche e colorate che imbrattano la mente e non hanno significato alcuno..
La fantasia stessa ne esce mortificata e piegata dalla frenetica necessità che ho di definire qualcosa di comprensibile..
Ho confuso i battiti del mio cuore con il rumoroso ticchettio della sveglia ed ora mi rendo conto di essere io stesso un orologio..
Forse ho solo il bisogno di un ritmo nuovo.. più umano.. che permetta a questo cavaliere errante di creare.. di essere originale.. di plasmare.. di gustare.. di tracciare nuovi antagonistici obiettivi.. e riprendere finalmente il ritmo naturale delle cose..

Ciò che le carte non dicono.. Chi sono io?

11 febbraio 2010

Chi sono io?
Dimmi…
Chi sono io?
Con questa mia assurda maschera.
Un manichino da spogliare e rivestire come vuoi.
Il deserto immenso dentro al cuore mi ha insegnato solo a fingere.
Non c’è via d’uscita. È un grande gioco che non cambia mai.
Cos’è il domani senza la tua identità?Perché fuggire se non ho sbagliato mai?
Vincere o cadere. Non c’è altro. Tutto il resto sembra inutile.
La mia differenza è una condanna in questa vita che chiamiamo realtà.
Guardo il mio scorrere lento tra le rughe del tempo privo di felicità

Senti, senti, senti la notte. È anche dentro le vene e in fondo all’anima.

Chi sono io?
Chi sono io?
e soprattutto cosa vuoi che sia?
Sono un pagliaccio, un santo, o un simpatico Pierrot?
Con indifferenza rido, piango, mi trasformo. Mi basta un attimo.
Basta un’altra maschera e una cravatta per nascondere la mia verità

Sogno una gita sul mare
e mia madre cantava soltanto per me
Sento quel azzurro infinito
quello stare tra braccia che capivo solo io.
Grido a quell’uomo allo specchio: ”
sei un riflesso distorto, tu sei l’assurdità”
Vinco e perdo. Io mi ritrovo indifeso
stretto tra la mia faccia e la sua immagine

Senti, senti, senti la notte è anche dentro le vene e non c’è luce in fondo.

Parole

5 febbraio 2010

Stamattina raccolgo, con gli occhi messi a dura prova dal sonno, minuscole tracce di sogni e piccoli frammenti di pensieri rassicuranti..
Pensare.. Pensare.. Pensare..
Distinguere tra persone e cose.. tra ragione e sentimento..
Oggi il fluire delle emozioni rallenta.. i pensieri coagulano in solidi concetti che non si lasciano trasportare più da nessuna parte..
Stringo un bombolone caldo e mi riconcilio con un mondo che non ho mai accettato e so che comunque non riuscirò certo a cambiare..
Ideologia da quattro soldi..
Stamattina uomini e donne mi passano accanto.. mi parlano.. ed io li metabolizzo senza troppa fatica..
Parlare senza comunicare.. si tratta solo di parole.. al di là del loro valore.. del loro significato.. del loro essere simboli di riflessioni ben pensate.. confessioni a mezza voce.. sussurrate.. o addirittura gridate come uno slogan od un insulto gratuito..
Sempre.. comunque.. e solo parole.. Casuali ed invadenti.. o spietate ed impossibili..
Parlare oggi non mi costa molto.. Posso centrifugare concetti assurdi per ore eppure so che con la banalità di certe persone tutto questo non mi basterà..
E non ho voglia di frugare negli scaffali di una memoria che ricorda troppo ed a volte rivela più del dovuto..
La mente è disposta a tutto e pur di non dimenticare.. spesso esagera.. Così le cose da non dire si trasformano in detto.. e contraddetto..
Parole..
Sono dappertutto e tutto è parole…
A quelle che non ti aspetti se ne aggiungono altre che invece non fanno che ripetersi..
Ormai ci ho fatto l’abitudine.. Parole da mercanti… Parole da opportunisti.. Parole che non mi piaciono affatto..

Poi all’improvviso mi accorgo che posso fare anche a meno di tutte queste parole.. sorrido e perdo il filo del discorso..
Sono improvvisamente sordo.. ma so ancora leggere..
Torno ad essere spietatamente muto.. tuttavia riesco a scrivere.
Se tutto mi appare ancora realizzabile è anche merito di questo bisogno che ho di comunicare attraverso la scrittura il mio pensiero errante..
Si tratta semplicemente di ragionare.. ed io lo faccio ogni mattina appassionatamente..
Ma sempre con bombolone caldo e caffellatte senza zucchero a portata di mano..