Keplero all’improvviso

28 novembre 2014

Keplero diceva che tutto orbita intorno a qualcosa di più importante. Che la somma da il totale. Che quello che non mangi oggi magari domani non lo potrai più mangiare perché fa male. Che da una parte metti, dall’altra togli. Che nella matriciana ci sta meglio il guanciale. Che il sesso fa bene all’umore.
Ma no. Non ha mai detto nulla riguardo il dietor !

Dietrologia

26 novembre 2014

Gli antichi romani stabilivano l’ora in base allo spostamento del sole. Io lo faccio in base alla posizione degli arredi. Sono le “divano”, al massimo le “divano meno un quarto”.

Sguardi in aria

23 novembre 2014

Mi piacerebbe smettere di farmi la barba. Alzarmi in piena notte senza guardare l’ora e cucinare una matriciana. Telefonare a un vecchio amico solo per chiedere come sta. Aprire un social network senza preoccuparmi di come apparire. Mi piacerebbe prendere un gatto grigio, imparare a suonare la chitarra e cantare con noncuranza. Siamo alla fine di novembre e c’è qualcosa che vorrei ancora dirti. Che le foglie non cadono diagonalmente senza vento. Che non si sente il rumore del mare nelle conchiglie. Che la vita è tutto quello che gli occhi vedono e le illusioni tutto ciò che si rifiutano di vedere. E non è sempre una questione di luce, ma di volontà.
Ora mi piacerebbe una relazione leggera. Qualcosa che non mi metta più alla prova. Un antidoto ai sentimenti forti, alla scienza esatta, a quel cerchio che non si chiude e a tutte le devastazioni create dalle aspettative di un qualcosa che non arriva mai.
In fondo non siamo altro che una notte stellata, un prato di girasoli, un campo di grano da attraversare camminando nel mezzo.
E io voglio farlo in modo distratto, con lo sguardo in aria e il palmo delle mani rivolto all’ingiù.

Aforismi del week end

22 novembre 2014

La felicità è come la Kamčatka. Difficile conquistarla. Impossibile difenderla.

È più facile liberarsi di un cadavere che rinunciare al cornetto con la nutella al mattino.

Amare è…

21 novembre 2014

Amare è come svitare l’ultimo barattolo di Nutella con le mani legate, una benda agli occhi, i tappi alle orecchie e un principio di incendio sul divano del salotto.

Treni che passano

20 novembre 2014

A volte la vera abilità non sta nel prendere il treno che passa, ma nello schivarlo.

Interstellar in breve

12 novembre 2014

Quando mi si propone un film che mette al centro della storia il rapporto tra padre e “figlia” mi sento sempre chiamato in causa. Anche se si tratta di una pellicola di fantascienza.
In “Interstellar” questo rapporto affettivo valica addirittura il tempo, l’universo e lo spazio. Un po’ il concetto che ho sempre sostenuto di “amore”.
Il film ricorda da lontano il capolavoro di Stanley Kubrick soprattutto nella scelta dei silenzi che accompagnano alcune scene nello spazio. Ma quello di Nolan è solo un gran bel film, non un capolavoro. Zimmer latita un po’ in quanto a colonna sonora. Mi aveva abituato a ben altro.
C’è stato però un momento di spietata emotività, un frangente in cui mi sono paradossalmente sentito perduto. Da spettatore intendo. Sorpreso e inconsapevolmente proiettato all’interno di una realtà più simile a una prigione che a un universo dove spaziare liberamente.
È successo quando il protagonista raggiunge il primo pianeta e al suo ritorno sull’astronave scopre, attraverso una lunga serie di videomessaggi, che nello spazio di 3 ore trascorse sulla superficie erano passati ben 23 anni terrestri.
Il momento in cui vede i suoi figli trasformarsi da bambini in persone mature è devastante.
Durante tutta la proiezione il tempo non è mai un fattore oggettivo, ma mutevole a seconda del punto di vista dello spettatore. Mentre l’astronave viaggia Murphy, sua figlia, cresce, fa esperienze e matura, ma lui resta identico.
E non dico più nulla.
La fotografia è di spessore e tutta la pellicola è girata ottimamente. Nessun paradosso nella cronologia della storia. Tranne che per il personaggio di Michael Caine apparso davvero troppo longevo.
Nel film non ci sono eroi, ma semplici esseri umani.
Il coraggio viene bilanciato dalle paure e non c’è lotta con le forze che regolano l’universo.
La bellezza non è il finale. Un po’ forzato forse, ma comunque inaspettato e tenero. La bellezza sono le infinite riflessioni nella testa dello spettatore. Quelle domande apparentemente senza risposta che vi accompagneranno per tutte e tre le ore di proiezione e alle quali ognuno non potrà fare a meno di attribuire un proprio personale significato.

Assemblaggi selvaggi

8 novembre 2014

Se seguo la testa mi fa male il cuore. Se seguo il cuore mi fa male il fegato. Se seguo lo stomaco mi gira la testa. Con me devono aver sicuramente sbagliato qualcosa in fase di assemblaggio.

Paracelso docet

5 novembre 2014

Paracelso affermava che è la quantità assunta a fare il veleno. Ecco perché anche certe persone forse andrebbero frequentate a piccole dosi.

Aforismi e cappuccino

4 novembre 2014

Impossibile è recidere senza decidere.

Credo non sia altro che una particolare variante del caos quella che tutti chiamano serenità. Una sensazione di crescente completezza. Quella zona trasparente e porosa da cui filtrano clandestinamente tutti i possibili aggettivi che un uomo può immaginarti accanto.
Ammirabile, stupenda, incantevole, sbalorditiva, prestigiosa, affascinante, stupefacente, strabiliante, spettacolare, intelligente, splendida, carnale, seducente, grandiosa, opportuna, fantastica, dolce, piacevole, adorabile, attraente, simpatica, deliziosa, squisita, divertente, bella.

L’amore è chimica. Il sesso è fisica. La vita è filosofia. Tutto il resto è cioccolata spalmabile che sa di nocciole.

Io dico si ai matrimoni tra persone e barattoli di Nutella.

Io sono

1 novembre 2014

Io sono i minuti che non passano. Le parole che non dicono. Gli occhi che non vedono. Sono l’odore dei gelsomini fuori stagione. Il cartoccio troppo caldo di castagne. La malinconia di chi non sa inventarsi un lieto fine.
Io sono il buongiorno e la buonanotte. I carciofi alla romana. Una lampadina nuova da avvitare.
Sono la mano che stringi quando una discesa è troppo ripida. Il mazzo di girasoli lasciato alla tua porta. La fetta di torta con le fragole. La cioccolata salata. La nutella.
Io sono una vecchia favola. Un bacio rubato. Un selfie dietro il castello. Un rigore sbagliato. Quell’etichetta spostata che non si vede e non è mai a posto. Io sono una notte d’agosto. Un abbraccio sincero. Un cuscino.
Sono la striscia di molliche davanti alla casa di marzapane. La via di casa che un alito di vento può portare via.

Per sempre

1 novembre 2014

Ogni “per sempre” é un momento. Proprio come tutti l’altri.

Aforismi mattutini

30 ottobre 2014

La stragrande maggioranza dei rapimenti alieni viene perpetrata tra le 5 e le 8 del mattino. Figuriamoci se con quest’ansia riesco ad andare a correre.

Similitidini

29 ottobre 2014

Quando sei a dieta le pasticcerie somigliano ai confessionali delle chiese. Da bambino li guardavo e mi sentivo maledettamente in colpa pure se non avevo fatto niente.

Succede e basta

28 ottobre 2014

Ieri ho comprato un biglietto per Amsterdam. Era tanto che volevo andare. Parto il 7 novembre.
Lo sai che ci sono oltre 50 musei?
Ho immaginato spesso di passeggiare con te in questa città e guardarli tutti. Con il freddo, mano nella mano. Accorgermi a un certo punto che hai un sorriso triste e darti un bacio. Riuscire a farti fare una smorfia dove mimi la gioia. Forse sorrideresti in modo diverso e il mio desiderio di serenità sarebbe temporaneamente appagato.
La verità è che sai sorridere. I sorrisi li sai trattare, li sai adoperare e mettere disciplinatamente in fila senza che rompano le righe. Anche quando sei maledettamente triste.
Sorridere è una grande libertà. La capacità di bersi la vita e immaginare un “magari” diverso.
L’autunno si sta finalmente disimpegnando con le foglie. Occorre dargliene atto. Non ho idea di che tempo faccia ad Amsterdam. Immagino un bagliore giallastro al posto del sole.
Stamattina aspetto, rifletto, tergiverso. Ho sbucciato una mela indispettito, pensando che da qualche parte nasconda carboidrati. Me lo hai detto tu. Poi ho bevuto un po’ d’acqua e limone.
Aspetto pazientemente. Aspetto il massaggio delle dieci. Aspetto il caffè lasciato morire in una tazzina mette parlo con il mio amico in Unicredit. Aspetto e gioco a infiocchettare con un “nastro azzurro” la latente malinconia che circonda le parole che stanno per nascere.
Aspetto un sorriso diverso, aspetto la fila al check in e il diluirsi lento delle ore sotto un cielo color preservativo.
Ogni mattina ci vediamo. Al solito posto. Dentro le parole. Seduti in quel nostro modo di dirsi buongiorno come fosse il bancone di un bar.
Non conosco altro modo di stringerti forte e mettere fine alle farneticanti bugie che ogni tanto mi racconto. Alle illusioni che coltivo con scarsa coerenza. Alle deliranti aberrazioni di un sentimento a cui non so dare un nome e dal quale sfuggo per non farmi riconoscere.
Le mie maschere sono fatte di ossimori, avverbi, aggettivi, predicati e sottintesi. Figure retoriche, sottrazioni indebite di senso, ricerche spasmodiche di significato, verbi senza tempo. E l’unica costante è il sorriso. A volte triste, amaro, raffermo, ma sempre spontaneamente sincero.
Un sorriso a tratti, episodico, lasciato defluire o annichilito dalla riflessione, liquido come un bicchiere di vino rosso o denso come la cioccolata calda.
Ci sarebbero un paio di cose che vorrei dirti.
Sei deliziosa quando la luce del giorno ti si appoggia sulla pelle e illumina il tuo viso. Quella luce che passa anche attraverso un sorriso, un silenzio, uno sguardo. Non te lo sto scrivendo, succede e basta.
Quanta inquantificabile meraviglia e quanta indecifrabile bellezza nasconde ogni tuo risveglio.
E quante parole sfuggono ogni mattina al mio buongiorno.
Non lo so. Non te lo sto scrivendo.
Succede e basta.