Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Il principe delle bufere

8 gennaio 2011


La fantasia è un posto dove ci piove dentro. (Italo Calvino)

Ogni gabbia proietta un ombra ed ogni ombra è una via di fuga.
Stamattina le trasmissioni nella testa riprendono dopo una intensa e noiosa pausa pubblicitaria.
Una luce accesa.
Una porta chiusa.
L’invalicabile voragine di uno specchio aperto.
Io.
I miei pensieri.
D:”Avvicinati e non temere. Ho solo il desiderio di sussurrarti qualcosa all’orecchio.”
G: “Chi sei?”
D: ”Sono il riflesso di quello che eri. Una discutibile simmetria proiettata in un altro dove, nello stesso medesimo quando.”
G: ”Sei sposato?”
D: ”No, ma anche io ho amato, odiato e poi dimenticato.”
G: ”Allora perchè indossi una fede?”
D: ”Non è mia.“
G: ”Ed a chi apparterrebbe?”
D: ”L’ho rubata ad un pensiero, prima che diventasse un ricordo.”
G: ”Sembra l’inizio di una bella storia da raccontare.”
D: ”E’ solo una storia. Senza valore. Io valgo di più. Il mio tempo vale di più. Più del prezzo che qualcuno decise di valutarmi. Quel prezzo che comunque non sarebbe mai stato pagato.”
G: ”Fammi vedere la tua schiena?“
D: ”Non mi è concesso mostrare il mio mondo senza guardarti negli occhi amico mio ed anche tu cominceresti a sudare allucinazioni, se solo questo fosse lontanamente possibile. Mi stai ascoltando? Cosa fai ora, prendi addirittura appunti?
Fai bene. Scrivere in fondo costa meno che rifarsi una vita.”
L’atmosfera è tesa ed ora rischia di sfilacciarsi come le fibre di un muscolo esposto ad uno sforzo sovraumano.
Pietrificato fisso la mia immagine riflessa.
Vedo rincorrersi dubbi e certezze.
Sembrano voler attraversare quello spazio che ci separa passando direttamente attraverso una immaginaria porta girevole.
Si divertono, girano, rigirano, vanno e tornano indietro.
Mai completamente fuori, mai veramente dentro.
Potrei rimanere in silenzio.
Farmi capire solo guardandolo negli occhi.
Eppure le parole continuano a fuggire dalla mia bocca come da un grattacielo in fiamme. Senza ordine, ma con arrogante decisione.
G:”Ti senti solo?”
D:”La solitudine è ciò che sei quando la persona che ami non ti ascolta. O peggio quando ad ascoltarti resti solo tu e l’immagine del tuo ego riflesso. A volte mi sento solo ed inutile come una gioielleria sulla luna. Un posto dove tutto vale e nulla ha valore, perché nulla servirà mai veramente.”
Ora mi guarda, poi chiude gli occhi e china lentamente il capo arretrando di un passo.
D:”Ancora non capisci oppure ti sforzi proprio a non voler capire. La solitudine è ciò che hai tu ora, più di me, più degli altri. Non parlare. Pensa.
Pensa e poi scrivi.
Pensa sempre che la tua vita vale ben oltre il prezzo che qualcuno può essere disposto a pagare.
Più di mille chiacchiere.
Più di mille dubbiose certezze.
Più di uno specchio da 100 euro acquistato da Ikea.
Dispotico, stupido, ironico, ampolloso principe delle bufere.”
C’è una cronica mancanza di spazio nella mia testa.
Per non pensare ad altro rovino l’intonaco del muro con il sudore della mia fronte.
Faccio un respiro profondo, poi un altro, e mi accorgo che in questo bagno non c’è davvero più nulla da respirare.
Cerco un alibì per congedare il mio illustre ospite.
Non ho più niente da dirgli.
Mi aveva detto di pensare, ed io ho colpito forte i miei pensieri come si colpisce un cristallo che vuoi mandare in frantumi.
Mi aveva detto di scrivere, ed io ho scritto tutto senza pentirmi di averlo fatto.
Esco dopo aver spento la luce e quella finestra che si affaccia su un altro dove finalmente scompare.
Ora il mondo riflesso torna ad essere una copia speculare di quello reale, ed io sono il sè capovolto che lo guarda inebetito.
Io ho amato. Forse.
Io ho odiato. Certo.
La porta è chiusa.
La voragine scompare.
Un uomo di un’altra dimensione ora impugna un martello e manda in frantumi uno specchio.
D:”Avessi avuto più coraggio lo avrei fatto di fronte ai tuoi occhi. Avessi avuto più coraggio. Avessi avuto…”

La maschera

22 dicembre 2010


Riordinare concetti ed idee e per questo forzare il pensiero per individuare da che parte è il lato oscuro.
Alzarsi con un pugno ed ascoltare una improbabile musica, è un buon tentativo di dare una collocazione ottimistica anche a questa quotidianità.
La direzione da prendere appare chiara eppure mi sento spietatamente debole, indeciso, confuso. Perso in uno scostante intimismo di idee che non migliorerà finché non avrò capito se mi trovo alla fine di un sogno oppure nel bel mezzo di una pausa.
Mi immergo in un caffellatte ancora caldo e regredisco fino a toccare il fondo del bicchiere.
I pensieri di oggi se ne stanno immobili raschiando il fondo come tanti mollicci frammenti di biscotto.
Un uomo spontaneamente creativo ed uno squallidamente superficiale si danno appuntamento nella mia testa come fossero al bar. Si guardano e si studiano a vicenda.
Indossano entrambi una maschera che vagamente ricorda alcune scene di uno stupendo film di Stanley Kubrik, “Eyes Wide Shut”.
Vorrebbero scendere a patti, ma hanno la pessima abitudine di far troppo rumore e nella mia testa stamattina il silenzio è d’oro.
In 40 anni ho incontrato troppe maschere, troppi visi nascosti, visi mascherati che spesso nascondevano i commedianti, ma non le loro inopportune commedie.
Bugiardi.
Per mentire bisogna imparare a nascondere i pensieri veri e comunicarne altri e spesso si usa una maschera.
Buffoni.
Io li conosco, anzi li riconosco ed è proprio in quel momento che sento sul mio viso il tremendo bisogno del peso di una maschera.
Così sogno di indossare anche io un costume e truccarmi in modo perfetto.
Non più una maschera, ma la maschera.
L’unica e la sola possibile quando iniziano le danze e c’è da ballare.
E’ la mia maschera.
La maschera che non nasconde.
La vera maschera di un me stesso vero fino allo stare male.
Spontaneamente maschera.
Sapientemente maschera.
Spietatamente maschera.
Posso portarla in viso con stile e naturalezza, senza che nessuno se ne accorga, perché in realtà non c’è proprio alcuna maschera a celare il mio volto.
Io sono io.
Divertente e farsesco, ma non falso, non bugiardo.
I miei pensieri sono veri.
Tragicamente veri.
Stramaledettamente veri.
A volte dissacranti, magari divertenti e che sfiorano il ridicolo, ma veri.
Posso mascherarmi, ma i panni di ciò che sono mi restano sempre attaccati addosso.
Sempre uguali.
Sempre gli stessi.

Qual’è la maschera?
Io ne possiedo una sola.
La mia faccia.
Sfruttata.
Strautilizzata ed in passato anche derisa.
Ma questo un commediante non può capirlo.
Per lui maschera significa solo finzione ed inganno.
Camaleontico.
Ipocrita.
Ti mette in crisi. Ti blocca la porta nascondendosi dietro uno sguardo, e tu non hai che un solo pensiero sincero da sbattergli in faccia.
Non hai nient’altro da proteggere se non te stesso, le tue idee, la voglia di correggere i tuoi errori.
Dietro la mia maschera c’è un io che non è niente di più di ciò che appare.
Non nascondo nessun misterioso segreto.
Io sono i miei gesti, ma non provocatemi.
E’ un avvertimento per tutte le numerose maschere ancora in circolazione.
Se avrò qualcosa da dire la dirò.
Se avrò una verità da scrivere la scriverò.
Tagliatemi la testa, le mani e lo sguardo oppure statemi lontano.
Sono infettato di verità e posso spingermi fino al limite, dove un me stesso può arrivare senza essere sconfitto.
Posso toccare il fondo, ma non frenare il mio desiderio di inseguirmi e sono sempre in grado di riconoscere un commediante.
Se sbatti la sua maschera contro il muro dell’indifferenza e dell’ipocrisia, del calcolo e dell’interesse.
Si frantuma in tanti pezzi mollicci, come i biscotti nel mio caffellatte.

Intervista Assopoker di Domenico Gioffrè

4 dicembre 2010

Eccoci qui a colloquio con “the bear”. Dalle pagine del tuo “vita da orso” emergono diverse cose di te, ma una mi suscita una enorme curiosità e quindi partiamo a bomba. Da quello che scrivi, mostri di essere una persona in perenne evoluzione, in perenne ricerca di sé e di “nuovi sè”. Come fa tutto questo a convivere con lo spirito competitivo di un player che deve mostrarsi più sicuro e granitico dell’avversario di turno?
Mi è sempre rimasta impressa una frase del mio vecchio professore del liceo. “Prima confrontarti con gli altri devi imparare a confrontarti con te stesso.” Ed io non faccio altro. Scrivo e mi rileggo ogni volta che ne sento il bisogno. Credo di avere il dono dell’esposizione e la sensibilità necessaria per guardarmi dentro. Raccontare diventa quindi una elementare conseguenza. Nascono così le mie riflessioni e tutte quelle note che possono essere belle o brutte, scritte bene o male e riguardare la “mia” come altre migliaia di vite reali come la mia.
Quello che mi piace sottolineare nei miei scritti è che esiste una linea ben visibile che separa la realtà, l’esperienza e la fantasia. Le tre cose non si escludono, ma non si possono neanche confondere o sovrapporre.
Soprattutto però, non possono fare a meno l’una dell’altra: la fantasia non può fare a meno della realtà e la realtà dell’esperienza.
Il mio mettermi in dubbio è tutt’altro che sintomo di insicurezza o paura. E’ pura coscienza.
Non c’è nulla di esoterico, filosofico o psicologico in questo. Tutto diventa oggetto di riflessione, tutto può essere messo in discussione e tutto diventa quindi raccontabile.
Il rapporto tra l’uomo e il giocatore?
Non sei la prima persona a notare questo mutevole contrasto di personalità.
Qualcuno mi chiede se i pensieri coincidono oppure no. Se le loro idee sono simili oppure differiscono completamente.
In realtà vado d’accordo con entrambi.
Interpreto alla perfezione il giocatore sedendomi al tavolo e guardandomi intorno con l’unico scopo di saccheggiare le emozioni di tutti gli avversari. Analizzo le parole, i comportamenti. Cerco di entrare nella pelle di ognuno e quando riesco a farlo quel giocatore diventa un libro aperto.
Nel poker come nella vita sono diventato molto bravo ad osservare gli altri, ad ascoltarli, a non farmi sfuggire un gesto o una parola. E’ questa la competizione, le carte sono secondarie.
Alla fine il giocatore legge i testi dello scrittore, mentre lo scrittore vive e si limita a tifare spietatamente.

Scherzi a parte, si nota da subito che non sei un poker player nell’accezione “comunemente intesa”, a partire dal tipo di comunicazione. Molti scrivono “ho shippato qui”, “mi hanno sculato di là” etc etc…Tu invece fermi i tuoi pensieri liberi, su di te e su ciò che ti circonda, e li condividi con tutti. Come vivi questo mondo (del poker obv)? Ti sta stretto?
Ti confesso che il mondo del poker mi va effettivamente un po’ stretto, ma ho intenzione di mettermi seriamente a dieta.
Ironia a parte.
Esiste un momento per vivere, uno per raccontarmi, uno per rileggermi ed uno per sognare.
Ad ogni momento corrispondono emozioni forti e mutevoli stati d’animo. Non sto certo a misurare quanto mondo ci sia intorno a me per godere di tutto questo.
La cosa singolare è che in questi miei singolari stati d’animo si rileggono anche centinaia di affezionati lettori.
Forse questo spazio non è poi così stretto ! Ci si entra tutti comodamente.

Si inizia a parlare di te più o meno due anni fa, con due tavoli finali importanti. Ma cosa c’è nel tuo background e quando hai scoperto l’hold’em?
Seguivo il poker da diversi anni, ma non avevo mai giocato un torneo vero. Poi decisi di cominciare ed eccomi qui. Nella vita di chi non gioca sono presenti soltanto immagini e ricordi di partite viste. Io posso ritenermi fortunato di averle anche vissute e qualche volta, vinte.
Il motto del mio primo Main Event alle World Series era “Oggi sei qui, meritatelo!”

Attualmente hai un Hotel & SPA a Claviere. A parte il fatto di essere molto frequentato anche da colleghi poker players, lo consideri un pò l’habitat naturale per “l’orso”?
L’Hotel Bes è diventato col tempo la tana dell’orso. Era naturale che si trasformasse anche in un punto di riferimento per le vacanze invernali di quegli amici o colleghi con cui ho avuto modo di condividere le emozioni del poker in giro per il mondo.

Sei molto prolifico come scrittore/blogger. Ma che esperienza è per te scrivere?
Creatività e fantasia. Credo che soprattutto il mio carattere sia la variabile di valore alla base di quello che tu definisci “prolifico”.
Scrivendo cerco di trasferire ad altri la terapeutica immagine di un me stesso migliore.
Non è facile perchè una cosa è raccontare, un’altra cosa è raccontarsi.
Servono coraggio, grinta ed energia per scrivere e descrivere e riscrivere sempre.
Ma bisogna essere anche quel tipo di persona in costante ricerca di un proprio equilibrio. Come dire, sempre ad un passo da un baratro fatto di dubbi, eppure mai in bilico.
Scrivo e so che alla fine altri leggeranno quello che ho scritto.
C’è chi tiene le sue pagine chiuse a chiave in un cassetto e lì le lascia per sempre. Scelta legittima ma credo che sia molto più utile aprirlo quel cassetto.

Non so…ricerca, abitudine, necessità magari!Riusciresti a grindare con una simile regolarità?
Al tempo sono stato un trader privato e per oltre 5 anni l’attività svolta per il fondo hedge iniziava dalle 8 di mattina (con sveglia alle 6:30 circa) fino alle 22 (al netto delle dovute e necessarie pause).
Ero quotidianamente sui mercati di mezzo mondo in modo spietatamente attivo ed assorbente, tanto che la sera spesso finivo con il portatile a letto. Grindare non mi spaventa di certo, ma al momento non la considero una necessità, nè tanto meno una priorità. Il tutto si ridurrebbe ad una mera questione economica. Non si grinda per passione, lo si fa solo per denaro.

Scherzi a parte…giochi online? O per te il poker è un’esperienza squisitamente “vis a vis”?Come analizzi il tuo gioco? Utilizzi software o anche qui meglio le dita, una tastiera e un foglio bianco?
Il poker live è ragione e sensibilità. Il poker online automatismo e disciplina. Si tratta di giochi diversi giocati da giocatori con differenti peculiarità.
Nel poker online è come nella vita, quando la fretta ti costringe ad agire e non c’è tempo di ragionare. Servono software e schemi soprattutto se si gioca su più tavoli. Non credo di essere un forte giocatore online, però mi diverte giocare soprattutto affiancando giocatori meno esperti. Ne faccio una mera questione didattica.
Nel poker live ho invece tutto il tempo per ragionare su ciò che è possibile, impossibile o necessario fare. Si studiano gli avversari. Servono memoria e spirito di osservazione. Un pizzico di esperienza, un po’ di fortuna, tanta pazienza ed il gioco è fatto. Questo è quello che si avvicina di più ad una passione.

C’è un collega player che stimi più di altri? E così per gioco, se si potesse, c’è una qualità che ruberesti a qualcuno per farla tua? Se sì, cosa e a chi?
Parto sempre dal presupposto ci sia sempre un “qualcosa” da imparare da tutti. Io, in attesa di migliorare, mi tengo ben strette le mie imperfezioni.
Citare un giocatore in particolare sarebbe da parte mia poco elegante e forse inutile. Sappiamo tutti che il giocatore perfetto è quello fortunato.
Farei mia questa qualità.

Ti abbiamo visto uscire da tornei con monoout contro, eppure nelle foto hai sempre un’espressione serena e sorridente. Fingi bene o davvero non tilti mai?
E’ un gioco di carte e lo considero tale anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Non può essere una vittoria a farmi sentire migliore di quello che sono. Tantomeno una sconfitta, seppur beffarda, potrà mai togliermi un briciolo della mia autostima.
L’espressione serena ed il sorriso sono solo una mera questione di signorilità.

Hai avuto un’esperienza da pro sponsorizzato con Goalwin. Ora cosa bolle nel pentolone dell’orso? (rispondi obv solo se vuoi e puoi ;))
Devo ringraziare la famiglia Merighi e il manager Francesco Pivetta per avermi dato quella possibilità. Purtroppo non si è riusciti a dare un seguito all’avventura, ma rimangono comunque buonissimi ricordi e qualche ottimo risultato ancora ben visibile in bacheca.
Cosa bolle in pentola? Visto che è l’ultima domanda ti risponderò alla maniera dell’orso. Con filosofia.
“Non c’è una via di mezzo. Esistono solo strade, alcune le percorriamo, altre no.
C’è sempre un qualcosa per cui valga la pena lottare e visto che lo abbiamo fatto fino ad ora, non vedo perchè non farlo anche domani.”
Ho detto tutto.
Un abbraccio ed un saluto affettuoso.

di Domenico Gioffrè – Assopoker.it

Sagome

23 ottobre 2010

Oggi solo una mente libera potrebbe sforzarsi di leggere quello che ho da scrivere, perchè il rischio è uscirne confusi.
Pazienza.
Se poi non si capisce il senso del mio scritto dalle prime 3 righe, tranquilli…
E’ sempre alla fine che si riordinano i pensieri. Come quando al termine di una grande festa, la musica è finita e rimangono solo tristezza, piatti sporchi e coriandoli da raccogliere in terra.
E’ curioso, ma per quanto ti sforzi, non riesci ma a raccoglierli tutti.
Stamattina i luoghi sono “non luoghi”.
Il detto è il “contraddetto”.
Vorrei limitarmi a scrivere il banalmente necessario, ma fallisco.
Precipito nel rumoroso silenzio del mio soliloquio, e ci rimango per più del dovuto.
Forse troppo.
In un sogno tutto è possibile tranne che tracciarne i confini, eppure io mi danno nel vano tentativo di segnare un territorio che sia soltanto mio.
Vorrei dettare regole, ma l’unica che conosco è che non ve ne sono.
Così distrattamente inciampo e cado nel curioso tentativo di segnare i bordi del mio sogno con un gessetto bianco.
Disegno la sagoma di un altro me stesso caduto come me, ma forse da molto più in alto.
Evidente evidenza.
Era un sogno senza i requisiti minimi di sicurezza.
Tutto da rifare.
L’architettura dei miei pensieri non funziona, la struttura collassa ed a me non rimane che realizzare altri progetti di abusive felicità virtuali.
E la felicità oggi, è solo un’appuntamento a qualsiasi ora a cui spero di non arrivare troppo tardi.
Questa testa non è un albergo, ma funziona come tale.
Poche idee e non bastano a coprire i costosi dubbi.
Colpa forse della bassa stagione.
Colpa forse degli arredi obsoleti.
Il mio turistico tentativo di occupare ogni singola camera della mia mente a 4 stelle si frantuma e non rimane che chiudere ancora gli occhi.
Come in un capolavoro di Stanley Kubrik mi perdo in questo dedalo di ordinati corridoi tutti da esplorare.
Ho centinaia di camere da visitare.
Centinaia di porte da aprire.
Tutte eccetto una. La 237.
Per tutti c’è una camera 237 da evitare.
Nella mia ho riposto sensazioni, ricordi e tutte quelle emozioni che non sono ancora pronto a rivivere!
E’ chiusa a doppia mandata e la chiave l’ho buttata nel cesso su consiglio del mio migliore amico.
Quello che mi dice sempre di mantenere la calma anche quando ci sarebbe di che preoccuparsi.
Quello disposto anche a ferirmi pur di essere sincero dicendomi la verità.
Quello vero.

“Gianlù? Tutto ok? Tocca a te… Io ho rilanciato e sono in all in”
“Sto bene, scusa, mi ero solo fermato un attimo a pensare! Leggo…”

Lascio scivolare le dita sul profilo di due assi rossi, poi alzo lo guardo per incontrare i suoi occhi.
Emiliano sorride ed io sorrido di riflesso.
Pochi istanti e le mie carte vincenti finiscono coperte nel mazzo.
Resisto a quella spietata voglia di sbirciare l’ultima pagina.
Rinuncio a sapere chi sarà il colpevole.
Forse perché non ne sento il bisogno.
Forse perché rimango l’ultimo dei romantici.
Una sagoma sull’asfalto a cui piace pensare che in ogni sconfitta esista comunque un modo per sentirsi vincente.

Fermo immagine

3 ottobre 2010


Fermo immagine.
Avanti veloce.
Movimenti ripetitivi, quasi meccanici.
Stasera indosso il mio vestito migliore ed invito lo specchio a mostrarmi la realtà in un modo meravigliosamente lineare.
Senza spigoli.
Senza rumori di sottofondo.
Rimango solo.
Orfano di quelle immagini e quei pensieri che somigliavano tanto alle voci fuori campo dei film di Orson Welles.
Avanti veloce.
Fermo immagine.
Me ne imango in silenzio e guardo dall’altra parte un mondo che riflette il profilo di un quarantenne ben vestito.
Se lo fisso negli occhi lui mi fissa di ritorno.
Maleducato ed illuso, non ha capito niente.
Ecco un altro povero sfigato che legge i testi di Simone Maria Navarra e sogna di fare lo scrittore.
C’è qualcosa di profondamente oscuro dietro tutta quella sua luminosa realtà.
Spengo la luce.
“Che fai? Vieni con me?”
“O certo! Grazie mille. Andiamo.”
La figura riflessa di un uomo mi segue e scompare.
Avanti veloce.
Fermo immagine.
Due aspirine si rincorrono disegnando curiose effervescenze nell’acqua, ma i pensieri ancora si spintonano.
Mi infilo in un corridoio fatto di ricordi ed emicraniche riflessioni.
Forse è troppo tardi per uscirne, fuori piove e c’è vento.
Non ho mai sopportato il vento.
Non è mai riuscito a portarmi via.
Nella mia stanza un criceto curioso gioca con la ruota nell’involontario tentativo di essere adorabile.
Avanti veloce. Fermo immagine.
Anche io non mi muovo di un centimetro e stanotte, misurandolo in sogni, mi assicurerò che il mondo esista ancora.

Le stagioni del cuore

6 settembre 2010

La mia mente oggi se ne sta immobile, ma non impotente, davanti ad un mare inesplorato di pensieri. Un ostacolo che si pone tra me ed il solito ovunque ancora da raggiungere.
Un sole infetto riscalda le mie quotidiane incertezze, mentre altri dubbi suggeriscono le immagini di improbabili mete che attendono solo di essere scoperte.
Ma quale ponte sarebbe in grado di osare oltre questo orizzonte?
Sto qui, seduto a pochi metri dal mare, mentre i pensieri si rincorrono tra passato e presente senza sfiorarsi nemmeno. Mentre la mia testa rielabora i ricordi di fantastiche stagioni passate.
Non basta saper nuotare.
Non basta saper contare tutti quei relitti di navi affondate che non torneranno mai a galla.
Chiudo gli occhi cosí che migliaia di dettagli squisitamente tecnici finiscano in acqua.
Ora é una ingegnosa fantasia che disegna il ponte perfetto.
Quel progetto razionalmente visionario che non ha certo bisogno di una riva opposta per funzionare.
Ed io ho voglia di crederci.
La mia architettura é in grado di avvolgere il tempo e poi farlo scorrere di nuovo.
Emozioni comuni di tempi non comuni si confondono tra rive che forse aspettavano solo di essere raggiunte.
O forse no.
Non si trattava di vederle o non vederle. Non si trattava di essere o non essere mai stati lì, ma di averlo in qualche modo solo dimenticato.
Apro gli occhi.
Mi immergo nella magia fredda di questo nuovo stato emotivo, quasi allucinatorio.
Mi inebrio di un niente che é già abbastanza.
Intanto un cuore comunque batte e se ne rimane timidamente in disparte, senza avere il coraggio di dire piú nulla.

Amartofobia

11 luglio 2010


Se solo le persone si accorgessero delle stelle che hanno dentro forse reagirebbero ad una vita piena di automatismi rischiando di più per i propri sogni.
Si chiama “amartofobia” ed è la paura di sbagliare.
Stamattina frugo tra i cassetti e mi accorgo di non avere un piano per modificare il mondo.
Forse perchè l’unica cosa che sono stato in grado di cambiare è stata la mia vita e non mi sono mai preoccupato del resto.
Questa rivelazione mi solleva da tutte le responsabilità, tranne quella di scoprire le definizioni nascoste tra le più piccole pieghe di questa esistenza, come i raggi di un sole curioso che mi accarezzano il volto.
Come il bruciore per i tanti minuscoli graffi che la vita mi ha lasciato.
Vivere in base al desiderio profondo è l’unica vita che ritengo degna di chiamarsi tale e solo chi non ha mai ceduto alla paura di sbagliare può capirmi.
Chi invece tiene chiuso il coraggio sottovuoto può anche accontentarsi di sopravvivere leggendo l’oroscopo del giorno.
Chi è migliore di chi?
Chi è più forte di chi?
Ed essere migliore vuol dire essere anche più forte?
Migliore lo scrittore del poeta, o il filosofo del giornalista?
Più forte l’uomo o il giocatore di poker?
Io non credo che esista il migliore e per quel che vale, non credo che esista nemmeno il più forte.
Esiste il coraggio di agire ed il momento giusto per farlo.
Tutto il resto è solo l’immaginazione di qualcosa che sta nel mezzo.
L’aerofagia mentale e l’abusivismo di sogni non sono reato in questa dimensione.
Sto qui. Ma dovrei essere altrove nell’emisfero opposto. Sospeso con la mente tra le pagine bianche di una storia ancora tutta da scrivere.
Adoro la montagna, ma sarei pronto a barattare ogni colore della primavera per le mille luci notturne di Las Vegas.
E’ il mio ultimo lunedì di maggio, ma fatemi pensare che sia già quel martedì pomeriggio.
Fatemi immaginare il Wynn ed il sole che cala riflesso sui cristalli dorati delle sue finestre.
Fatemi immaginare di vivere già queste world series di poker.
Le sconfinate sale del pavillion che si aprono mentre ogni pensiero si trasforma in un nodo alla gola.
Uno di quelli che più tenti di sciogliere e più ti si stringe addosso.
Occhiali bianchi, lente scura, camicia griffata “tilt completo” ed una tazza di caffè nero nella mano destra.
Ecco, quello sarà il mio martedì.
La mia onda perfetta.
Sarò lì, circondato dai più forti del mondo.
“Lasciatemi passare! Toglietevi di mezzo o vedremo cosa succede quando ad una forza impossibile da fermare si oppone un ostacolo impossibile da spostare.”
Reazioni a catena nella testa mi spingono ora nella tana di un bianconiglio a stelle e strisce.
Precipito tra espropriazioni governative di pensieri, tavoli finali apparecchiati ed un conto sempre aperto con il mio destino.
Sul fondo solo razioni di desiderio in scatolette di alluminio monoporzione e sogni talmente affilati che solo al pensiero mi ferisco le dita.
Si è mosso il desiderio.
In questo mio sogno aerei ed orari non potevano essere coinvolti.
E’ solo la scintilla che annuncia il grande fuoco.

Meditandoci su

26 Maggio 2010

Lo specchio che la mia amica Gisella nasconde in cantina non è molto diverso da quello appeso nel mio bagno.
Se lo fisso tutto muta, pur rimanendo ambiziosamente uguale.

Stamattina cerco tracce di diversità riflesse, eppure questo volto sembra somigliare ancora una volta al me stesso di sempre.
L’acqua scorre calda ed il mio lavandino riflesso è una sorta di lago artificiale, dove non si può certo andare a pesca.

Un luogo appena al di fuori dell’insieme dei luoghi che vale la pena ritrarre in questa foto fatta di quotidianitá ricorrenti.
Confini che ogni giorno vorrei varcare per oltrepassare il significato di ogni singolo dettaglio. Capire davvero se in quell’altrove tutto è veramente come appare essere.

“Smettila di domandartelo!”
Alzo gli occhi, l’immagine ha rotto il suo abituale silenzio.
“Credi davvero che questa sia una porta che conduce a improbabili parallelismi?

Ogni mattina indossi le tue curiose espressioni e io non posso fare altro che assecondarti. Ma i dubbi, le speranze ed i sogni, quelli uno specchio non li riflette e l’unico modo per leggerli è guardarsi dentro.

Non credere che io sia un povero diavolo che ha sbagliato mondo! Esisto come te e non per scelta. Anche se mi vedi riflesso solo nelle vetrine dei centri commerciali, nei retrovisori delle auto in sosta, o seduto sulle girevoli di un barbiere. Anche se sono confuso tra migliaia di altre immagini frammentarie che non sento certo mie.
Esisto e non sto qui a farmene un problema.

Passo il mio tempo persuadendomi di vivere una vita normale.
Eppure non sai quante volte mi sia chiesto cosa si nasconda dietro la tela di un quadro appeso, o dentro le pagine di un libro chiuso. Tutti dettagli che al contrario tuo, io non vedrò mai.

Ormai ti conosco. Sei un’ingenuo, o forse un sognatore. Un personaggio che vive nella speranza di dare un significato a tutto, anche quando non c’è alcun significato da dare.

Svegliati!
La vita è una palese evidenza.
Ogni mattina percepisco chiara la sensazione di avere davanti un qualcuno pronto a mentire a se stesso pur di dare significato a ciò che non capisce.

Tu vivi davvero.
Io esisto di riflesso caro amico mio!
E al di là di questi confini che vorresti varcare, si vive solo di spietata apparenza.

Cerca di non essere il tuo riflesso.
Quella risposta che cerchi è in tutto quello che questo specchio non riuscirà mai a riflettere.”

Fisso quell’immagine con i suoi medesimi occhi, mentre un respiro affannoso fa eco al tam tam di pensieri confusi. Incertezze da correggere e rivedere, come tanti compiti a casa.

Mi chiedo come mai non mi abbia chiesto di fare un giro sulla ruota panoramica. Ridacchio senza terminare la frase e per un attimo rivedo alcune scene della fiaba di Biancaneve, quelle in cui una strega insicura e sucettibile parla con il suo specchio.

Il messaggio è chiaro. Se pur di trovare risposte sei disposto a credere a tutto, perderai con il tempo la capacità interpretare le persone e diventerai il riflesso di vite altrui.

Non mi rimane che custodire questa nuova delirante storia nel cassetto delle esperienze impossibili.
Medititandoci su.

Aforismi in disordine

24 Maggio 2010

Se scrivi un libro al contrario, è al contrario che poi costringi le persone a leggerlo.

La prima cosa che mi colpisce in una donna bellissima è la simpatia.

Vorrei tanto un coccodrillo ! Ma dovrei trovare qualcuno disposto a scavare il fossato !

“Prima o poi sta ruota dovrà girare nel verso giusto no?” Lo dice spesso anche il mio criceto !

Se un tipo con le rose mi si avvicina al semaforo scendo e cerco di vendergli una settimana bianca. Perché la miglior difesa è sempre l’attacco.

Più si osserva un orizzonte è più ci si sente sollevati dal senso di responsabilità. In fondo siamo così piccoli.

Non c’è una via di mezzo. Esistono solo strade, alcune le percorriamo, altre no. C’è sempre un qualcosa per cui valga la pena lottare e visto che lo abbiamo fatto fino ad oggi, non vedo perchè non farlo anche domani.

A volte mi sembra di vivere come in una partita a scacchi giocata senza regole, dove ognuno si riprende i pezzi che l’avversario gli brucia. L’unica soluzione sarebbe non giocare, ma sareste capaci voi?

Il suo sorriso è la mia religione.

Non ho mai avuto problemi a tracciare quella linea che divide il superfluo dal necessario. Il dubbio è solo scegliere da che parte stare.

Forse questa non sarà una gran vita, ma cosa dovrebbe dire allora la balena azzurra. Trascorre circa 120 giorni all’anno nei freddi mari polari, si accoppia solo una volta ogni 2-3 anni. E quando emerge trova sempre qualche squilibrato che vuole piantargli un arpione nel sedere.

E mentre, al canto di improbabili sirene, ambulanze continuano a portare santi in paradiso. Io rispondo all’emetico assedio di improbabili programmi alla tv, vagando come un vampiro di giorno e nutrendomi di sole emozioni.

Brancolo di notte in cerca di spigoli.

Dicono che ripetere sempre la stessa cosa o la stessa azione e aspettarsi ogni volta un risultato diverso sia una follia. Vi sembro un folle?

Wendy, amore, sono a casa…

24 Maggio 2010


Stamattina non ho tutta questa voglia di scrivere e rischio di riempire il foglio con quattro frasi gettate lì come uno sputo.

Come in una sorta di gocciante eccedenza, mi riempio la bocca di frasi al retrogusto di Acquafresh ed improbabili scomposizioni letterarie.

Prima le spingo con la lingua contro la guancia sinistra, poi contro la destra ed alla fine lascio che un misto di pensieri, saliva e menta finisca nello scarico lavandino. Questo è cosa ho dentro oggi. Deliranti pensieri dall’alito fresco.

Torno ad alzare gli occhi ed a rivolgere al solito specchio uno dei miei sorrisi forzati.
Quelli da maniaco.
Eccomi.

Una sorta di personaggio partorito dal genio di Stanley Kubrick ora si diverte a guardarmi dall’altro lato della realtà riflessa.

Mi sembra di conoscerlo.
E’ lo scrittore Jack Torrance:
“Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti farò niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti farò niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi!”

Che capolavoro Shining.
Ora rido di gusto ed è un sorriso chiazzato di sangue. Darebbe i brividi anche a Jack Nicholson. Mi viene da sorridere ancora di più.

E’ incredibile quanta delirante mercanzia si nasconda nell’anticamera della follia di un uomo normale.

La mente umana non è altro un lungo corridoio da percorrere con il triciclo, basta fermarsi ogni tanto e guardare attraverso la serratura di ogni singola porta per scoprire un universo di cose da non dire, di pensieri da non fare, di cose che forse sarebbe opportuno anche evitare di pensare.

Eppure a volte queste porte si spalancano da sole, ti traggono dentro e si chiudono per riaprirsi di nuovo in un altrove oscuro e tu ne esci completamente cambiato.

Il triciclo si trasforma in una bicicletta.
Il corridoio diventa un’autostrada.
Bisogna solo pedalare di più.
Ecco, le mie porte sono sempre aperte, entrare è facile, uscire pure, ma probabilmente si sta meglio fuori.

Oggi scrivo perché scrivendo è più difficile mentire. Non ho mai saputo farlo da ragazzo e col passare degli anni, mi accorgo di non essere né troppo saggio, né opportunamente serio per farlo da adulto.

Sprizzo normalità e imperfezione da tutti i pori.
Stamattina avrei potuto parlare ancora di me, ma ci sono troppi “me” sempre diversi e non è possibile stare qui a narrarveli tutti.

Meglio mettere un bel punto a capo e approfittarne per fare colazione.

Quello che non sono

18 Maggio 2010

Vorrei stare qui a sognare fino a farmi sanguinare i pensieri.
Stamattina le parole non bastano nemmeno a riempire una pagina e tutto intorno a me sembra messo duramente alla prova.
Mi interrogo sulle cose da fare ed improvvisamente divento il relatore di una interminabile giornata storta.
Mi trasformo nell’ospite d’onore ad una improbabile “convention” sul “dubbio”.
Sì. Proprio come in uno di quei congressi dove ti appiccicano una etichetta adesiva sul petto con scritto il tuo nome. Tutti sanno “chi sei” e nessuno “cosa sei”.
Ed io cosa sono?
Io non sono un alieno.
Io non sono un vegetariano e non “credo” di essere del tutto agnostico.
Non sono un genio, ma nemmeno un idiota e difficilmente sto qui a pensarla come gli altri.
Mi piace anche sbagliare, ma “a modo mio”.
Non sono in forma.
Non sono malato.
Non sono un artista, uno scrittore e nemmeno uno scienziato.
Non sono ottimista o pessimista tanto per esserlo.
Qualche volta magari distratto, mai superficiale.
Non sono nè razionale, nè irrazionale.
Leale nei rapporti.
Letale davanti alla porta.
Malgrado tutto la somma di ogni mia variabile è sempre un numero intero positivo.
Fatico a volte a riconoscermi allo specchio, ma non tardo mai a ritrovarmi tutte le volte che mi perdo.
Stamattina il treno dei miei pensieri si ferma alla stazione del “non ho più nulla da dire”, non certo per una laconica mancanza di idee, ma solo per rispetto ad una sottile forma di scaramanzia letteraria.
A volte l’inchiostro elettronico si trasforma in una assurda miscela di fuoco ed acido che rischia addirittura di corrodere la memoria di questo iphone.
Sarà la spietata voglia di cancellare ogni cosa!
Spesso scrivo per non dimenticare, altre volte solo per esorcizzare. Oggi invece navigo a vista sempre con le ancore e le scialuppe di salvataggio pronte ad essere gettate in mare. Nessuno si merita di naufragare, tantomeno io e non mollo certo il timone solo per un po’ di sana paura.
Poco importano le mie fitte allo stomaco e la sfrenata voglia che ho di vomitare. Sono un tributo dovuto alla vita.
Ogni mattina mi illudo di scegliere nuove abitudini, nuovi rapporti, nuove situazioni, e poi mi accorgo che il mare è sempre lo stesso che navigavo ieri, sporco, infestato di carcasse maleodoranti e mi rendo conto che al massimo potrei solo scegliere rotte diverse in uno stesso oceano.
Non sopporto l’inaffidabilità di certi personaggi, ma ho da tempo terminato di esprimere in pubblico tutte le mie opinioni. Ho anche smesso di giudicare tutti quei comportamenti che ancora mi infastidiscono ed il bello è che mi sono accorto di vivere e sopravvivere lo stesso.
Le regole del gioco. Non ci vuole molta intelligenza a condividerle ed un po’ di pace oggi non guasterebbe.

Cara nonna

4 Maggio 2010



Eccomi qui.
Impegnato nella compulsiva ricerca della solita serratura dove appoggiare l’occhio destro ed attraverso la quale spiare il passato di nascosto.
Stamattina al posto del cuore ho un gomitolo di lana che invece di pompare e soffiare via sangue si srotola, come sollecitato dalle mani di una anziana signora.
Posso vederla ancora lì seduta sul suo divano rosso.
Ha il sorriso scavato sul volto e fissa lo sguardo nella mia direzione.
Mi guarda, alza un sopracciglio, sorride di nuovo.
Io rivivo la scena ed un istante di felicità mi passa sopra la testa sibilante come un proiettile di piccolo calibro. Purtroppo però mi supera, capisco che è destinato ovunque, ma altrove.

“Ciao nonna!”
“Vuoi una sciarpa o un bel maglione?”
“Una sciarpa giallorossa nonna!”
“Lunghissima come piace a te.”
“Si lunghissima.”
“Ti voglio bene nonna!”

A distanza di tanti anni colmo questa spietata sensazione di vuoto come non farebbe una persona qualsiasi.
Scrivendo.
Non ci sei più e non è un trucco da risolversi con il solito specchio nel bagno.
Come intrappolato in un vecchio film, rivivo centinaia di volte le stesse inquadrature e vengo travolto da quelle immagini in parte bianche ed in aprte nere che nessuno apprezza più.
Ricordo ancora tutte le battute a memoria, ma non rammento quale fosse la frase nella scena finale.
Sei rimasta in silenzio e, del momento in cui nulla è stato più come prima, non rimane che l’eco di quello che accadde dopo la fine.
Ci sarà però sempre un qualcosa che mi parlerà al posto tuo e sarà come se tu fossi ancora qui.
E’ accaduto un sabato pomeriggio dopo tanto tempo.
Avevo al collo quella lunghissima sciarpa e nel cuore solo il pensiero di quanto ti avrebbe fatto piacere rivederla.
Cara nonna, ricordo quella giornata ventosa al mare, quando mi indicasti gabbiani in cielo che sembravano immobili.
Volavano, eppure non si spostavano di un metro, nè avanti nè indietro.
Ecco, oggi io mi sento davvero così.
Volo immobile sfruttando il vento contrario.

Vincenti battiti di cuore

27 aprile 2010


Spero che un buon numero di internautamici capiti qui sopra oggi…

Questa è la dedica a tutti loro…
Una pagina da inserire nel libro che non ho mai scritto, ma che ormai mi sento quasi in devastante dovere di fare.
Battiti di cuore…
Una notte per vincere…
Una notte per festeggiare…
Una notte per essere confusi…
Una notte per partire…
Sotto l’effetto divinanemte analcolico di un chinotto Neri, la mia mente si trasforma in una arrugginita lama di rasoio che stamattina non sarebbe nemmeno in grado di farmi la barba…
Avevano fatto una promessa..
L’hanno mantenuta…
Alla fine di un count down fatto di scelte, la notte si trasforma in un pulsante da premere a quattro mani…
“Chi ha vinto la classifica per l’IPT Awards grazie ai voti di tutti i suoi splendidi amici?”
“Gianluca Marcucci”
“E’ la tua risposta definitiva?”
“Si”
“L’accendiamo?”
“Certo… ma a fuoco lento… o la soddisfazione rischia di scuocere…”

Un’altra notte magica fugge via in fretta lasciandosi dietro il retrogusto di milioni di cose da fare… In un istante breve, ma elegantemente intenso, torno a condividere le centinaia di battiti di cuore delle tante persone che mi vogliono bene…
Vorrei ringraziarle proprio tutte stringendo loro la mano…
Grazie di cuore…
Grazie infinite…
Ragazzi… abbiamo stravinto…

Sogno giallorosso

27 aprile 2010


La sera prima di una appuntamento importante, le luci dei lampioni intorno al foro italico diventano evanescenti ed ipnotiche. Lo stadio Olimpico si trasforma in una sorta di monte Olimpo che, fino al fischio dell’arbitro, assiste ad ogni derby giocato prima su un piano metafisico.
Se la Roma perde questa partita giocherò il prossimo torneo in pigiama..
Questo é il clima che si respira…
Oggi gli sfottò hanno il sapore del tabacco ed anche gli amici piu cari che tifano per l’opposta fazione, possono finire inesorabilmente nella lista degli inaffidabili.
E’ una lista particolare che a Roma, prima di ogni derby, si allunga più velocemente di quanto si accorci.
Da oggi, e per 48 ore, smetto di ascoltare quello che la gente cerca di dirmi, sono perso nei miei pensieri.
Quando mi sveglierò, troverò un grande fiocco a nascondere la mia passione per i colori giallorossi ed una curva gravida di gente che spera…
Bisogna smetterla di fare finta di non volere…
Questa vittoria la vogliamo tutti…
Andiamocela a prendere…

Cancellato il volo dell’aquila, e non per colpa del vulcano islandese

16 aprile 2010


Stamattina mi accarezzo la testa in cerca di una fessurina dove poter infilare una moneta da un euro…
Se la mia mente fosse una slot machine potrei davvero fare jack pot ed accendere tutti i pensieri al primo colpo…
Quando è il buonumore a farla da padrone non ci sono pensieri che vagano senza meta o neuroni che muoiono di solitudine…
Tutto è caos eppure tutto funziona… paradossalmente… Ed alla perfezione…
Un amico mi invia un curioso SMS: “L’importante non è la meta, ma la strada percorsa” , ed io sto li ad immaginarlo con quella sciarpetta bianco-celeste accendere il suo tapis roulant, ridendosela sotto i baffi anche dopo una sonante sconfitta…
In verità non porta nemmeno i baffi e chissà se ieri, in quella curva gremita di passeggeri del sogno, ha respirato anche lui la stessa atmosfera di rassegnazione di un aeroporto milanese..
Tapis roulant lunghissimi che portano facce imbambolate verso terminals e voli che non sono mai partiti..
Anche l’aquila oggi rimane a terra, ma lo fa con dignità… e intanto si guarda in lontananza la devastante forza di un vulcano giallorosso..
L’ornitologia è antologia…
La mia etica è emetica…

Rivivo ogni singola scena di una partita di calcio giocato e scopro che si può imparare qualcosa anche da ventidue inebetiti che inseguono un pallone gonfiato ad aria…

Va tutto male?
Non mollare…
Non mollare mai amico mio…
Vuol dire solo che qualcosa sta per cambiare..