Da ragazzino mi hanno insegnato che p greco vale 3,14 e che per due punti passa una e una linea retta soltanto. Eppure nessuno mi ha mai detto che esistono luoghi lontani dentro. Posti talmente lontani da somigliare a universi diversi.
Mi hanno insegnato che la linea retta che unisce due punti si chiama distanza. Ma nessuno mi ha mai detto che la distanza tra due universi si chiama paura. Paura di perdere. Paura di perdersi.
Da ragazzino mi hanno insegnato che due punti occupano sempre una posizione diversa nello spazio. Che non esistono linee rette che collegano due punti coincidenti. Che due rette parallele non si incontrano mai. Eppure nessuno mi ha mai detto se magari sognano di farlo.
Per rimanere collegati serve una distanza. Anche breve. Anche piccola. A scuola era una questione di parametri. Oggi è soltanto un fatto di significati.
Ero un ragazzino quando mi insegnarono che per tre punti, non allineati nello spazio, passa soltanto un piano. Ma nessuno mi ha mai detto che una mattina mi sarei ritrovato a scalare un universo in cui c’è sempre un altro piano da raggiungere.
Un universo dove bisogna soltanto salire. Salire ancora. Quando io mi sarei tranquillamente accontentato del piano terra. O meglio ancora del piano bar.









