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Millimetriche consapevolezze

2 novembre 2016

La lampada nera. Quella appoggiata sul mobile. È caduta. Si è rotta generando un numero di frammenti che farebbero invidia ai pezzi di cuore di un amore non ricambiato. Esistono immagini che identificano il periodo di paura che stiamo vivendo. Ma una cosa è osservare sul pavimento una lampada rotta. Un’altra cosa è parlarne. E parlare di qualcosa non somiglia minimamente al “viverla”. 

Non ne conosco il motivo, ma non riesco a scrivere del recente terremoto riferendomi al passato. Lo immagino sempre un passo avanti. Che aspetta. Che scuote la nostra emotività. Che si prende gioco delle nostre coscienze. Dei nostri discutibili fatalismi. Che ci sussurra “si bravi, voi continuate a scrivere. A leggere e a scaricare le app. Seguite le dirette su Sky. Tanto io so comunque come prendervi tutti di sorpresa”.

Le catastrofi naturali non richiedono un corso intensivo di consapevolezza. Accadono e basta. Per questo ciò che è successo si verificherà ancora. Perché è sempre stato così. Perché ho l’impressione che nessuno, ma proprio nessuno, ancora oggi abbia un’idea chiara dei motivi per cui la terra decide di tremare.

Consapevolezze. Mi ritrovo a parlarne con Nicoletta. Ma non serve. Le consapevolezze si acquisiscono solo passando attraverso certi momenti. Vivendoli. La paura per “sentito dire” non è paura. Altrimenti cosa si vivrebbe a fare? Saremmo tutti seduti intorno a un tavolo a raccontarci storie.

Invece viviamo continuamente. Viviamo lentamente. Ma rispetto alle esperienze che affrontiamo non ne usciamo mai sufficientemente preparati. Continuo a leggere. Cerco di capire. Ma lo faccio comodamente seduto e non affidato al pavimento che mi trema sotto al divano. Ed è solo una sfumatura di tutto quel terrore. Solo un il punto più lontano di tutta quella disperazione. 

Millimetriche consapevolezze. Quotidiane, ordinate e spietatamente insignificanti. Come lo è il rumore di una lampada che cade sul pavimento, rapportato al frastuono di un sottosuolo che si sbriciola sotto i piedi e non lascia scampo a nessuno.

Invincibile

2 novembre 2016

In questa camera ogni cosa ha una sua collocazione, un posto, un preciso riferimento spaziale che non consente margini all’immaginazione.Il letto, il televisore, i mobili, i quadri, le camice, le scarpe, i tendaggi. Posso muoverli, ma solo all’interno dello stesso microcosmo. 

Intanto fuori la vita continua a sciogliere la sua matassa. A volte eccitante, spesso intricata e innervata di illusorie certezze. Mentre il destino è li che se la ride seduto in un angolo. Col giornale di domani e un caffè freddo tra le dita. Lo sguardo scavato e gli occhi persi in quel punto dell’universo dove alla fine tutto, ma proprio tutto, spietatamente, converge.

Esiste un pensiero inevitabile. Esiste l’attimo che fa la differenza. Esiste un altrove raggiungibile fatto dei miei ricordi più belli. Certo, non sarò mai in grado di prendere le stelle. Non potrò farlo per nessuno. Ma sono in grado di sollevare una bimba sulle spalle ogni volta che desidera guardarne una più da vicino. Senza farla cadere mai. E oggi basta questo per farmi sentire in qualche modo, invincibile.