Stanotte ho preso un frammento di tempo e ne ho fatto pensieri. L’ho scelto piccolo. Meno di un’ora. Un istante buio e silenzioso. L’ho stretto forte e poi lasciato andare. Di solito riesco a scrivere. Sempre. Ovunque. Mi appoggio con le parole al primo pensiero disponibile. Il resto poi viene da se. E fa poca differenza che si tratti del ciglio di una statale. Di un vagone. O una qualsiasi sala d’attesa. Non importa che sia giorno, oppure notte fonda. La mente va. E le storie sfrecciano con la stessa supponenza di un treno che affronta un passaggio a livello.
Stasera i ricordi sono l’unica moneta che nelle mie tasche abbia un valore. Ma non conosco una valuta in grado di acquistare la notte. Vorrei non pensarci più. Vorrei avere le persone che amo sempre vicine. Senza doverle per forza ricordare. O immaginare che stiano guardando la stessa luna da molto lontano.








