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Il pugno

30 settembre 2017

“Nostalgia delle montagne, io ce l’ho sempre. Ma questo è un’altro racconto.”

Alice in mezzo a tante storie si sentiva in trappola. Quell’universo la costringeva a desiderare, ma tutto ciò che il suo pensiero riusciva a formulare era un devastante bisogno di stelle cadenti.

Se ne stava li. Buona buona. Tra gli altri romanzi. Al suo posto sulla scrivania c’era un’edizione speciale di “Route 66” di Jack Kerouac. Nessuno si era mai accorto della differenza.

Di tanto in tanto Alice si allungava per toccare le cose che non ci sono. E diamine, ci riusciva sempre.

Se tutto quello che sognamo e che ricordiamo fosse un campo vettoriale, alcune forme di follia, alcuni sentimenti e certe immagini del passato somiglierebbero a curve chiuse. Dovrei provare a usare il teorema di Varignon per misurare quanto mi gira la testa stamattina.

Un tempo ero più semplice di così. I miei pensieri erano rametti di ulivo. Col tempo li ho privati delle foglie per creare una confusione tagliente. Desinenza. Radice. Dubbio. Verbo o nerbo?

Alla fine ho frantumato tutto in pezzi più piccoli. In modo che ogni frase sbagliata detta, pensata, o sussurrata, potesse restarsene in un palmo chiuso. 

Pensavo di aver risolto, ma poi ho guardato la mia mano. Era diventata qualcosa di peggio. Era diventata un pugno.

Quel qualcosa

30 settembre 2017

Nelle storie che scrivo. Nelle vite che immagino. Nei miei sogni. Tutti i personaggi fanno sempre la cosa migliore da fare. Una scelta giusta.

Loro capiscono sempre quello che vedono. Sanno ciò che sentono e si rendono sempre conto di ciò che possono. Deve andare per forza così in certi universi, altrimenti i desideri non funzionerebbero. 

A volte però smetto di guardare il copione e vado oltre l’inquadratura. Supero certi punti di vista. Condivido sensazioni. Faccio ipotesi. Le cambio e poi dubito di ciò che ho appena pensato. 

Mi abbandono a quella cosa chiamata esistenzialismo, che qualche volta lascia svegli la notte. Al buio. Senza necessariamente provare alcuna emozione. 

Di notte l’adrenalina si distribuisce in modo diverso. Fiducia, speranza e paura si confondono. E immagino le cose senza preoccuparmi di come stanno venendo. 

Esiste qualcosa che ruota attorno a quello che facciamo. Una logica che non cambia le conseguenze, ma ne affina il senso. 

Che poi è proprio il senso tutto quello che rimane dopo aver fatto una scelta giusta. 

E quando sbagli? 

Allora ti aspetta il giudizio degli altri. Quel qualcosa di profondamente sbagliato, che insegue sempre chi ha sbagliato.