Ci sono notti che trascorro in luoghi impensabili. Serate in cui decido di tirare le somme e non riconoscere le tirate di capelli che ti sta dando la vita, per trasformarle in una reazione concreta alla vita stessa.
Restituire interpretazione, coraggio, reazione, azione e realizzazione in cambio di tutto quello che ho sempre sognato. Quello in cui riponevo grandi aspettative. Una realtà, il più delle volte deludente, molto simile a una lama affilata da stringere a mani nude.
Qualcosa di doloroso e comunque difficile da mollare, perché ti riempie le mani. Perché è meglio non vedere quanto ti ha fatto male.
Prima o dopo arriva per tutti il tempo del fare. Del capire. Del riconoscere. Quel momento in cui si impara a comunicare con se stessi prima che con gli altri. Capirsi, prima di capire.
La mia realtà. Quella che non mi aspettavo, è una relazione di lusso dove mi sono catapultato e all’interno della quale non mi è stato possibile coniugare verbi all’infinito.
Oggi mi sento come un principiante chef alle prese con la sua ricetta definiva. Quella maledetta. Quella che non gli è mai riuscita.
In questo mondo dove nessuno ti vuole veramente fino a quando non lo porti tu ad averne bisogno, esistono decine di modi per sbagliare la ricetta. E la colpa non è sempre di un beffardo destino travestito da Gordon Ramsey, che si mostra dannatamente incazzato e maleducato.
La colpa è tua e del coraggio che tieni chiuso in un barattolo. Da bambino c’era sempre qualcuno pronto a svitarti il tappo della Nutella, e ora che da grande hai la forza di farlo da solo, devi limitarti ad assaggiarne soltanto un po’.









