È vero. Qualche volta i pensieri si bloccano. Succede quando i desideri all’improvviso si spezzano e smettono di funzionare. Visto da fuori tutto sembrerebbe perfetto. Il sorriso disegnato. L’ironia incessante. E tutte quelle espressioni creative che riescono comunque a trasformare un uomo in una meravigliosa elegia di normalità. Ma dentro? Dentro a volte è il caos. Stanotte me ne vado in giro con tutta l’immaginazione possibile. La prendo per mano. La trascino attraverso le stradine illuminate di una città senza tempo. Le indico cosa guardare e le racconto la storia di Roma. Eppure c’è uno spazio dentro di me. Una sorta di ambiente dove continuano ad agitarsi le parole mai dette. Le storie mai nate. Quelle finite. E quelle distrutte. Quante volte ho maturato la presunzione di essere io, quello in grado di restaurare le parti più danneggiate di un desiderio infranto. O che potessi essere tu quella capace di trovare l’ultimo pezzo di un interminabile puzzle. Stanotte cammino. Penso. E scrivo di cose che non tutti possono comprendere. Scrivo senza avere qualcosa di veramente importante da scrivere. Scrivo a qualcuno più reale nella mia immaginazione, che immaginario nella mia realtà. Ecco, la realtà è una bambina che saltella sui sampietrini sconnessi. Forse occorreva lei per ripararmi. Per restaurarmi i pensieri. Ma ancora non saprei dire se si tratta di un ottimo lavoro. Forse non ha avuto tutto questo tempo. Forse è ancora troppo piccola per capire che siamo sottili come carta. Ripiegabili. Ma non all’infinito. Ed esiste un punto in cui non sono possibili ulteriori piegature. Intanto è passata un’altra settimana. Un nuovo strato di tempo si è appoggiato su quello precedente. Certi minuti non scorrono. Si sedimentano. E quella polvere attutisce i rumori. Cancella le immagini. Anche se da qualche parte, dentro. Qualcosa resiste sempre. Magari è solo un’eco lontana. Magari è solo una vigliacca speranza. E finisce che mi ritrovo puntualmente lì. Seduto in quella piazza con le tartarughe finte che mi guardano sottocchio. Con l’anima parzialmente illuminata dai lampioni. E un crescente bisogno di aspettare che qualcosa accada. In fondo non vorrei altro. Che la vita somigliasse a uno di quei videogiochi di avventura che piacciono tanto a mia figlia. E che alla fine di ogni giornata, qualcuno ti venisse a chiedere, sorridendo: “Livello completato. Vuoi salvare ?”








