Alice pensava a questo. Tutti dovrebbero avere un momento nel quale ci si abbandona a una qualche forma di maliconia.
Alice diceva che non sempre è necessario dichiararlo nei propri intenti. Che molte volte è opportuno sottrarre parole e non dire.
Per questo ogni tanto preferisco non raccontare. Per questo oggi uso i silenzi per lasciare intendere e per non rivelarmi.
Il mio animale domestico si è sempre chiamato ossimoro. Lo accarezzo spesso. Il mio mantra invece è l’attrazione magnetica dei poli opposti.
Ultimamente leggo molto meno, ma credo davvero di farlo meglio. Con maggiore attenzione. Dedicando la disponibilità di chi vuole imparare a imparare.
In questi giorni leggo Foucault, (non quello del pendolo, bensì Michel il filosofo) e nutro la spietata consapevolezza di non poterne uscire fuori uguale a prima.
Non c’è nessun dogma filosofico in quello che dico. Solo la devastante convinzione che questo libro finirà con il dimostrarmi la concretezza del tempo. Il suo senso pratico. La sua democratica capacità di lasciare segni profondi con precisione chirurgica e quel liberatorio “non poterci fare assolutamente nulla”.
Il mio cerchio credo di averlo chiuso anni fa con discreta precisione. Non ho detto più nulla. Non ho più fatto intendere alcunché. Solo che stamattina mi è venuta voglia di mettermi un momento davanti alla finestra a contemplare un qualcosa che non riesco a vedere, se non con gli occhi chiusi.










