Speranza

18 giugno 2014

La speranza è la felicità che ancora non abbiamo ed è compatibile solo con il nostro desiderio di raggiungerla.

Dare, ricevere e restituire.

17 giugno 2014

Correre carico di buste della spesa sotto la pioggia battente. Dimenticare in quale tasca sono le chiavi della macchina, ma sorridere, mentre il telefono ti scivola di mano in una pozzanghera e il disappunto si perde comunque in un sorriso.
Essere svegliato nel cuore della notte da un messaggio e riaddormentarsi con la faccia da biscotto.
Se solo fossimo più semplici, più coraggiosi, più irrazionali, più ironici, più ottimisti, più fatalisti e meno combattivi, meno orgogliosi, meno timidi, meno volubili.
Con uno sguardo o un messaggio al momento giusto anche una brutta giornata smette di esserlo.
Bisognerebbe ripartire da qui. Un abbraccio, il sole sul viso e il vento che ci soffia addosso.
Imparare a dare, a ricevere e restituire tutto.

Fingendo

16 giugno 2014

Conosco persone che anche fingendo sembrano essere più sincere di me.

Presente

15 giugno 2014

Quanti luoghi ci sono in un luogo ? Quanti tempi in un tempo ? C’è qualcosa in tutto questo presente che mi rende semplicemente felice. Non so cosa sia, ma oggi glie ne sono riconoscente.

In ogni luogo e a tutte le ore

14 giugno 2014

L’alba ha appena fatto capolino e io passeggio con gli occhi stanchi. Ho dormito un’ora e mezza. L’ultimo sonno degno di chiamarsi tale risale a qualche decina di gradi fa, ma non credo che questa insonnia sia solo da attribuire al caldo di questi giorni.
Il litorale di Ostia è spettacolare nella sua disarmante desolazione mattutina.
Stabilimenti deserti, ombrelloni silenziosi, pile di lettini accatastati, cabine infestate da ricordi d’infanzia. Saltello per evitare un frammento di medusa spiaggiata e per un istante lo confondo col mio cuore, ma è solo un attimo. Un granello di sabbia.
Cammino piano, dondolando i passi.
Perdo un sacco di tempo, perché penso. In alcuni momenti sembra un grandissimo errore pensare al tempo come a qualcosa che scorre. Il tempo è una forma. Il tempo è sabbia e qui di sabbia ce ne è da buttare.
Questa spiaggia sembra una enorme clessidra che prende forma sotto ai miei piedi e io l’intruso di turno che se ne sbatte.
Il lungomare di Ostia esiste da sempre. Tante cose sono cambiate dallo sbarco di Enea, eccetto la sabbia. La sabbia no. La sabbia sta con quello che viene. Sta qui, era ieri, è ora e sarà domani.
Dove sono finiti invece tutti i giorni delle certezze? I momenti del fare, del prendere, del diventare? E chi si è preso anche gli altri? Quelli nei quali l’amarezza del “non esserci riuscito” sembrava così devastante e totale?
Cercare qualcosa o rimpiangerla non fa differenza, non ce l’hai. E stamattina mi sento come se il mio “qualcosa” si fosse perso in mezzo a tutta questa sabbia.
Alla fine ho solo due braccia, due occhi, due orecchie e due gambe. Sono limitato nel cercare e intorno c’è troppo mondo che si muove, persino la vita in questi stabilimenti semi deserti in fondo si muove. La coda alla domenica mattina per un metro quadrato di ombra, si muove.
Credo che una delle forme più alte di coraggio sia domandare alla vita e rimanere in ascolto pronto ad accettare qualsiasi tipo risposta. A prenderla sul serio, intendo.
Che forma ho? Che cosa sto diventando? Ho paura del tempo che passa? Quando me lo chiedo mi accorgo che non bisogna opporre resistenza.
Ieri una persona a cui tengo voleva per forza girare a destra e io le intimavo di andare dritto.
Sbagliavo!
Le curve si devono fare, perché se tiri sempre dritto non vedi tutte le prospettive che la vita ha preparato per te.
Tutto quello che è venuto al mondo con me stamattina si trova qui, su questa spiaggia. Tutto questo non può essere altro che un punto del mio percorso.
Quando sono con me stesso nessun momento è da buttare, nemmeno il tempo passato a passeggiare solo, in un apparente deserto, come il personaggio di un film che non ha ancora guardato nessuno.
Le insegne accese mi accompagnano al bancone di un bar e il mio tempo cambia di nuovo forma. Poche parole e mi ritrovo nel pieno di una storia pericolosa e bellissima. C’è un solo cornetto con la nutella e siamo in tre ad ascoltare il suo richiamo. Non ci sono più i pensieri, la spiaggia, le mie paure, il tempo che passa, gli ombrelloni e l’immagine di me.
Quel cornetto è un sorriso da prendere al volo prima che qualcuno lo faccia al posto mio.
Allungo la mano, lo porto alla bocca, poi mi affaccio e guardo le case di questo lungomare che non riesco a non trovare brutto. E ad un tratto la vita risponde.
“Ogni istante può essere un posto bellissimo. In ogni luogo e a tutte le ore.”

L’intenzione

14 giugno 2014

L’intenzione di fare e la strategia che ne consegue, sono più importanti di ogni azione riuscita.

Mattino

13 giugno 2014

Amo il mattino. Adoro quell’istante irrinunciabile, dolcissimo, in cui lei mi guarda dritto negli occhi e mi dice: “Per il cornetto deve fare prima lo scontrino alla cassa!”

Incertezze

12 giugno 2014

Se mi regalassero un euro per ogni certezza che ho, oggi incasserei un euro.
La cosa triste è che ne sono certo.

Evoluzione

11 giugno 2014

Una tempo sentivi un “Zzzzzzz!” vicino all’orecchio, accendevi la luce e la trovavi lì sul muro ad altezza uomo. Immobile, ignara e già condannata. Oggi invece le zanzare hanno la mimetica, volano radenti al suolo e si posano sugli spigoli.
Qualcuno ha parlato!!

Il barattolo

10 giugno 2014

Ci sono sere che trascorro in luoghi impensabili. Sere in cui pretendo di fare i conti e riconoscere le tirate di capelli che mi sta dando la vita, per trasformarle in una reazione concreta alla vita stessa.
Ho voglia di offrire a me stesso interpretazione, coraggio, azione e realizzazione in cambio di tutto quello che ho sempre sognato, anche se quello in cui riponevo grandi aspettative finisce spesso col trasformarsi in una realtà deludente, molto simile a una lama affilata da stringere a mani nude. Qualcosa di doloroso e quasi impossibile da mollare, perché a suo modo è una realtà che comunque impegna le dita.
Prima o poi arriva per tutti il tempo del fare. Del comprendere. Del riconoscere. Quel momento in cui si impara a comunicare con se stessi prima che con gli altri. Capirsi prima di capire.
La mia realtà. Quella che non mi aspettavo, è una relazione di lusso dove mi sono catapultato e all’interno della quale non mi è stato possibile coniugare il verbo amare.
Oggi mi sento come un principiante chef alle prese con la sua ricetta definiva. Quella maledetta. Quella che non gli è mai riuscita.
In questo mondo dove nessuno ti vuole veramente fino a quando non lo porti tu ad averne bisogno, esistono decine di modi per sbagliare ricetta. Puoi esagerare o difettare gli ingredienti, allungare troppo i tempi di cottura o cedere alla paura stessa di non riuscire. E la colpa non è sempre di un beffardo destino travestito da Gordon Ramsey, che si mostra più incazzato e maleducato che mai.
La colpa è tua e del coraggio che tieni chiuso da sempre in un barattolo. Quello che, quando lo stringevo da bambino, qualcuno mi aiutava a svitarne il tappo. Lo stesso che anche oggi devo trovare la forza di aprire, ma da solo.

Abitudine

10 giugno 2014

C’è qualcosa di molto più logorante del tempo che passa. L’abitudine.

In amore

9 giugno 2014

In amore non si vince. Io la volta che sono andato meglio sono arrivato in semifinale.

Se

8 giugno 2014

Se per ogni “ti amo” sussurrato esistesse uno sguardo e un bacio.
Sarebbe sicuramente un mondo migliore.

Mezzo che?

8 giugno 2014

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto. Io suggerirei di dare un’annusatina al contenuto prima di esprimersi. Poi fate voi.

Il pallone bucato

7 giugno 2014

Quand’è che sono diventato quello che sono? Com’è successo. Un giorno? Un’ora? All’improvviso? E l’espressione che porto con tanta disinvoltura, quando si è disegnata? E’ stato un evento preciso? Una scelta? Ed io ho mai capito di averla fatta questa scelta? C’era una volta un ragazzo che giocava a pallone sotto casa con gli amici.
Senza nulla da chiedere al tempo. Niente preoccupazioni, niente retropensieri. Prima che la vita cominciasse a modellarmi la faccia e il desiderio ad istruire le mie strategie. Non c’erano gol da realizzare. Solo una serie infinita di passaggi. E l’unica paura era che qualcuno arrivasse a bucare il pallone.