Archive for the ‘Storie’ Category

Comunicare

20 ottobre 2009

Comunicare non vuol dire pretendere necessariamente delle risposte. Neanche da se stesso. Le risposte sono come fiori, sbocciano quando è il tempo. Non basta saper parlare, bisogna avere anche la capacità di saper attendere.

IPT Venezia 2009, Cronaca di una vittoria all’High Roller

20 ottobre 2009
PREMESSA

L’appellativo “orso” ebbe origine un pomeriggio di 6 anni fà a San Pietroburgo, a quei tempi ero solito trascorrere alcune ore del pomeriggio da solo in una caffetteria sulla Nevskij Prospekt, leggendo un libro o curiosando su internet, fu lì che la mia ragazza attuale mi notò. Da quel giorno per lei sono “the bear”. Strano perchè gli orsi come me non cercano mai compagnia e non fanno comunella tra loro. Siamo schivi e diffidenti e contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non siamo nemmeno aggressivi. Però attacchiamo se ci sentiamo minacciati o impauriti. Di solito corriamo verso il nemico emettendo un vocalizzo tipico, il ruglio, poi a pochi passi dal pericolo ci fermiamo e facciamo marcia indietro, siamo costantemente in bluff.
HIGH ROLLER
La sveglia per l’orso suona come al solito alle 8.30, gli occhi sono ancora abbottonati, il sole che di solito filtra tra le persiane della camera al mattino oggi sembra un vago ricordo dei giorni passati. Distratto. Ho il difetto di dimenticare telefonini, agende e documenti ovunque, ma ho una memoria ferrea per le cose che contano. Non scordo le persone, le abitudini, i luoghi, le storie, i momenti che so di avere molto amato e gli appuntamenti importanti, come quello che alle 14.00 mi vede al tavolo con 8 tra i giocatori di “sit and go” più forti al momento in Italia.
Al bar i clienti hanno tutti tutti la stessa faccia, vedo qualcuno che tenta di scherzare, ma non viene da ridere a nessuno. Non è la solita ricca colazione dell’orso. Mi sforzo e cerco di mangiare qualche cosa, ma ho lo stomaco chiuso, masticare in queste condizioni è quasi un dovere.
Fino al casinò è una bella passeggiata, la tensione comincia a farsi sentire. Rifletto su come questo sport riesca ad annullare tutte le differenze, si diventa amici, non importa la nazione, la professione, l’età, è una grande torre di Babele e tutti siamo lì a condividere la stessa passione, le stesse paure e qualche volta le stesse gioie. Il tavolo è da favola: Francesco Nguyen, Claudio Swissy Rinaldi, Andrea Benelli, Cristiano Blanco, Niccolo’ Caramatti, Dario Minieri, Pier Fabretti, Filippo Candio. Avversari estremamente temibili, fortissimi, alcuni molto aggressivi. La struttura giocabile prevede 30,000 chips e bui da 100-200, il gioco è subito molto aggressivo con Nguyen che entra in quasi ogni piatto pescando anche molto bene, già alla terza mano, in heads up con lo stesso Nguyen, chiudo un colore al flop e decido di giocarlo “slow” callando la “continuation” del pro di Lottomatica. Il board mi aiuta fino al turn, ma il nove al river premia Francesco che chiude un full e dimezza il mio stack. Neanche tre mani e sono già lo short del tavolo. Se il paragone fosse con una tappa del giro d’Italia potrei dire che alla prima salita, cambio marcia ed esce la catena, mi guardo intorno e nessuno si ferma. Sarà dura ripartire e sono già tutti avanti.
C’è una regola nel poker che in generale puoi applicare anche nella vita: Se cadi, se prendi un brutto colpo, nessuno si ferma ad aiutarti, devi farcela da solo.
Il torneo dell’orso passa in modalità spettatore. Nguyen è in assoluto il più attivo. Claudio Rinaldi invece il più sfortunato. Incappa in una mano “set over set” con il pro di Pokerstars.it Fabretti ed è player out. Solo un livello per Claudio, in assoluto uno dei giocatori più temibili al tavolo. Claudio è un fenomeno vero. Trovo sportivamente triste, ma egoisticamente rassicurante non averlo al tavolo nelle fasi salienti della partita.
Intanto continua la battaglia, Fabretti è il chip leader ed aspetta sornione gli eventi. Nguyen, Minieri e Blanco fanno azione.
Dovrei recuperare qualche chips, ormai sono quaranta minuti che non gioco e ora sono abbastanza credibile. L’occasione per l’orsetto si materializza subito e dopo un raise di Nguyen per 1200 da “cut off”, faccio call da bottone. Benelli, che in un paio di mani analoghe aveva già tribettato, si ripete rilanciando da SB per 5900, Blanco dal “big blind” folda, così come Nguyen. Il fold di quest’ultimo mi lascia campo aperto e mando istantaneamente in steal per 24300 totali. Benelli probabilmente in bluff o con una mano marginale folda.
L’orsetto si lecca i baffi e dichiara AA. Nguyen conferma riportando alla memoria una analoga giocata in un main event a Sanremo. Ma in realtà è stato solo il “ruglio” dell’orso, coppia di 6 in demi bluff.

All’inizio del terzo livello la situazione è questa:
Nguyen 44.500 Marcucci 26.000 Benelli 21.000 Blanco 34.500 Caramatti 22.000 Minieri 31.500 Fabretti 58.500 Candio 32.000
Dario Minieri, andato per qualche minuto short stack, si riporta in quota, cambia marcia e diventa aggressivo, a farne le spese sono prima Caramatti e poi il pro di Everest poker Cristiano Blanco.

Io faccio fatica a tenere la bici dritta per non cadere. Cedo due volte il passo, poi, in una mano con QJ esco rilanciando da UTG per 1200, ho intenzione di rappresentare una monster e giocherò come se l’avessi. Trovo il call di Fabretti e Candio. Dopo il flop però vedo Candio con una strana luce negli occhi, noi orsi siamo sospettosi di natura, abbasso le pretese, divento guardingo e lui mi attacca al flop , decido di seguirlo e al minimo segno di debolezza di mandarlo in all in, ma al turn mi attacca ancora pesantemente, lo seguo ancora, se è in bluff non avrà la forza di continuare (almeno credo), al river invece mi betta di nuovo in maniera ancora più decisa.. niente da fare l’orsetto accusa il colpo e torna nella tana. Sono di nuovo short stack e con poche possibilità di fare azione.
Assisto ad una serie di colpi interessanti tra Cristiano Blanco e Minieri. Prima è Cristiano a strappare un bel piatto, poi è Dario a rispondere mettendo in luce tutta la sua chirurgica abilità di lettura e chiamando istantaneamente al river in un piatto importante solo con K high.
Sono innamorato di questo ragazzo, criticato, estroso, disarmante, talentuoso, ed alla fine in ogni caso sulla bocca di tutti. C’è solo una cosa peggiore del parlarne male, non parlarne. E di Dario si parla sempre. E’ grande a prescindere.
Intanto anche Caramatti sembra essere in difficoltà, in questa tappa mi trovo in sua compagnia a pedalare in salita. Lui sembra fare più fatica di me, la sua non è probabilmente una posizione aerodinamica. Non deve aver visto un gran numero di mani giocabili. Rimane comunque un grandissimo player.
L’attesa comincia a dare i suoi frutti. Prima è Minieri a farsi trovare in steal da Nguyen e poi è un illuminato e determinatissimo Cristiano Blanco ad eliminare Candio in una mano analoga. Alla pausa cena si arriva con questi numeri:

Nguyen 110.700 Marcucci 27.500 Blanco 53.200 Caramatti 19.800 Fabretti 58.800

Che sia carne o pesce l’importante per un orsetto adulto è incamerare 2 chili di grasso al giorno. Per questo sarebbe necessaria giornalmente una grossa quantità di cibo: circa 15 chili.
Per fortuna non sono un orso vero ed in questo caso mi accontento di un prosciutto e melone, gli altri non sembrano seguire una dieta particolare. Nguyen è il chip leader ed al tavolo apparecchiato va all inn esibendosi in un: antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, caffè ed ammazza caffè. Un vero fuoriclasse !!

Dopo la pausa cena Nguyen elimina Caramatti vincendo il coin flip della speranza, ma paradossalmente, rimasti in quattro, è il torneo di Fabretti a cambiare. Diventa aggressivo e letale in numerosi colpi sia ai danni di Cristiano, che di Francesco.
E’ sempre più difficile rubare i bui che, a questo punto, sarebbero indispensabili. Decido per una mano in steal “any two” sul probabile raise da bottone di Fabretti, che sta rilanciando ogni mano da quella posizione. Sia Blanco che Nguyen sono diventati molto prudenti in bolla dopo le ultime mani perse, quindi pericolosi, perchè in chiaro affanno possono giocare solo col punto, Fabretti no. Il suo stack è alto, sta pushando, su di me può foldare senza rimorsi, magari senza rischiare di rimettermi in gioco. La fold equity sui buoni giocatori non esiste, ma io devo fare qualcosa e non posso aspettare AA. In più ci sono buone chances che non abbia una mano giocabile. Al suo puntuale rilancio da bottone di 3400, sul fold di Nguyen, mando i resti diretti con 93 per 19600. Fabretti chiama con 44 senza pensarci. La fold equity non ha retto, né tantomeno l’immagine solida al tavolo. Esco comunque miracolato dal board e raddoppio portandomi addirittura sopra Cristiano.
Malgrado il colpo perso, Fabretti continua a giocare un gran poker, molto aggressivo. Potrebbe essere la mia fortuna, perchè c’è tutta l’aria che possa riuscire in ogni momento a fare un player out regalandomi l’ITM. Poi però, Cristiano spilla QQ e Fabretti decide di chiamare il suo all in diretto con 77. Le donne reggono. Tra l’altro in quella mano foldo AT, al flop avrei chiuso un tris. Non potevo comunque chiamare, ma sento che le carte sono dalla mia parte oggi.
Il problema per l’orsetto è che, dopo l’ultimo colpo, i tre giocatori avversari sono tutti pari stack e si rispettano, mentre le mie chips tornano, con i bui pagati, sotto soglia 30000.
Non sto vedendo carte, decido di giocare una mano K5 limpando per 1600 dopo il fold di Nguyen da UTG. Spero di vedere un flop a costo ridotto. Nessuno rilancia. Sia Blanco che Fabretti sono nel piatto.. K39 senza progetti sul board. Blanco check, Fabretti esce per 2400. Non credo che con un K in mano Pier abbia rinunciato a rilanciare preflop, quindi gli faccio al massimo un 9. Rilancio di 8000, ma Fabretti spinge la vasca. Io ho 16000 davanti e la top pair anche se mal accompagnata.
Pier, in precedenza, non aveva avuto problemi a chiamarmi con 44, aveva visto il mio 39 e potrebbe non essere così forte. Sa che so’ foldare, mi sta dicendo che è fortissimo. Ora sta a me se crederci o meno. Ci penso e decido di giocarmi la top pair in questa mano, piuttosto che mandare nelle mani successive.
Chiamo e il pro di pokerstars gira top pair con un kitcher più alto, ma le carte non abbandonano l’orso, così al turn si materializza un 5 grosso come la cupola di San Pietro.
Dimentico immediatamente i tre scoppi delle world series, l’orso compensa la cattiva sorte di Vegas, purtroppo ai danni di Fabretti che aveva ben giocato fino a quel momento. Ma la sorte è anche spietata e, qualche minuto dopo, vuole proprio che sia io ad eliminarlo. All in in steal di Fabretti ed istant call dell’orsetto. AQ vs 96. Sul board cadono sia la Q che il 9. La bolla è esplosa.
A questo punto mi sento un vero Grizzly, uno di quegli orsi bruni del nord America particolarmente ghiotti di salmoni. E’ il momento di attaccare senze guardare le carte. Inizia quindi un martellamento progressivo fatto di raise e re-raise “any two” ai quali sia Cristiano che Francesco non sembrano porre opposizione, ognuno nell’attesa dell’eliminazione dell’altro.
Nemmeno i JJ scoppiati da Nguyen fermano una azione sistematica che vuole portare ad un solo obiettivo. Vincere.
Cristiano Blanco è il terzo classificato in questa sfida senza tregua. Persona fantastica, che stimo come giocatore ed amico e che saluto affettuosamente attraverso queste righe. Manda la vasca con QT trovando il mio call AT. Nessun aiuto dal board.
A questo punto l’Heads Up è quasi una formalità. Francesco è ancora in piena digestione dopo la lauta cena. L’orso invece ha mangiato pochino ed ha fame. La differenza la fanno gli stack, i miei 200.000 contro i 70.000 del pro di Lottomatica. Poche mani e il primo High Roller verrà finalmente assegnato. Ora l’orso può meritatamente andare in letargo fino alla fine di agosto.
Max Pescatori, un giocatore immenso, dice che non si vincono i tornei a colpi di sfiga. Io aggiungo che quando si vince sei fortunato, quando si perde hai avuto sfortuna, ma quello che alla fine si ricorda, sono solo le vittorie.

Un saluto affettuoso da tutto il Team Goal Win e dall’orso ai lettori di Card Player Italia.

Allergia alla realtà

20 ottobre 2009


Questa mattina Claviere sembra una pallina di carta che fugge alla nebbia nascondendosi in fondo al cestino della spazzatura.
Sta lì tra buste strappate di cremini e bicchierini di plastica sporchi di caffè Lavazza.
In questo clima di perfetta discordanza con la realtà anche il tempo sembra limitarsi a passare.
Tutto comunque scorre.
E’ solo un sabato qualunque.
Un sabato da trascorrere tra estremismi sentimentali.
Odio ed amo questi luoghi perchè mi appaiono ogni giorno reali eppure immaginari.
Uguali eppure diversi.

Quattro case ed una chiesa buttate li come a vandalizzare il bosco.
Eccole emergere in questo disordine generale dove tutto sembra comunque rispettare un ordine ben preciso.
La via principale, il campanile, la piazza, i negozi.
Ogni cosa è “disordinatamente” al proprio posto.

Et…ciuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu’.
Scusate
E’ la mia solita allergia alla realtà.

Uno Specchio Burlone

20 ottobre 2009

Uno specchio burlone questa mattina rimandava informazioni dettagliate sulla consistenza del mio sorriso..! Al bar un uomo di mezza età stava insultando una donna al telefono.. mentre in coda per il bombolone mi sentivo quasi scomodo..!

Siamo in montagna eppure sembra che anche qui non ci sia spazio per il silenzio.. è coperto ovunque.. al bar come in strada.. dove la maledizione di una fragorosa quanto puntualissima campana colpisce impietosa ed assordante ogni mezzora.. Un’altra delle consuetudini Clavieresi in quello che è solo il più classico dei giovedì..!! Ma al di fuori di questo ed in barba ad ogni legge temporale.. sono ancora su quel treno immaginario e non so quando.. o dove scendere.. oppure mi sto chiedendo semplicemente perchè scendere.. quando forse la ragione è proprio nel silenzio di questi scompartimenti..!! ..si dice che niente possa essere chiaro se manchi di un inizio.. e soprattutto se non c’è una fine..!! Questi binari non sono altro che un cerchio.. Li puoi stringere od allargare.. ma trovarvi un inizio od una fine diventa un vero rompicapo..!! Portano ovunque e in nessun posto.. ..ed anche nessun posto.. per me.. è un luogo qualunque..! Caro me stesso nella tua valigia grigia nascondi ..un pensiero turbato.. ..una rosa rossa.. ..una camicia di cattivo gusto.. ..milioni di pensieri che agli altri non servono a niente e che tu tieni sparsi tra le tue cose come tanti colorati respiri.. che ti fottono il petto e ti spaccano il cuore..!! Caro amico mio riflesso nello specchio il tuo sorriso beffardo nasconde una smorfia di disappunto..! Baratteresti tutto questo rumore per il silenzio sordo di un mondo che vedi solo tu al di là di questo riflesso..? Un giorno un bambino si chiederà cosa è successo in questo secolo e la risposta sarà: “Il Calendario dei Maya.. Il Parrucchino di Berlusconi.. Il Culo della Canalis”.. Poi anche lui si accorgerà di essere sul suo treno immaginario in corsa per lo stesso viaggio.. ed ignorandone l’inizio e la fine.. ..starà li fermo a guardare le stelle dal finestrino.. e puntando il dito verso la più luminosa.. sorriderà.. sicuro di poterlo raccontare un giorno come se si trattasse di un libro già scritto..!!

Il treno della ragione

20 ottobre 2009


Questa mattina incrocio personaggi con la solita giacca, i soliti pantaloni, la camicia pulita e sto li a domandarmi quanto pulita sia invece la coscienza. Li vedi incedere attraverso la porta del bar con andatura ferma e decisa arrestandosi solo davanti al bancone.
Alcuni hanno davvero voglia di sembrare sicuri di se. Beati loro.
La fragranza del bombolone appena sfornato oggi è pura utopia. così nel disappunto butto giù qualche pensiero distorto.
Questa mattina, come ogni mattina, in quella che ormai sembra diventata un’abitudine.
Un appuntamento a cui non so rinunciare.
Claviere.
L’unica cosa certa che riesce ad offrirti questo villaggio è il rosso del semaforo piantato all’inizio della strada o il cenno di saluto della signora del panificio di fronte all’hotel.
Il più classico dei cenni con la testa.
Comincia così la mia giornata oggi.
In un passaggio frenetico di idee e pensieri mi proietto nella realtà pronto a dimostrare a non so chi che non sarò mai in difficoltà. Che in fondo tutto è sempre normale o almeno lo è quel tanto che basta da non doverselo nemmeno chiedere.
Senza un bombolone alla crema la mia mente rimane un luogo dannatamente caotico ed inesplorato, dove pochi neuroni si sforzano di interagire vagabondando alla ricerca di un qualcosa all’interno di uno spazio spietatamente vuoto.
Stamattina anche l’hotel è vuoto.
Anche io, come uno di quei neuroni, mi abbandono allo spazio lasciato libero dagli altri.
Al mio parlare silenzioso attraverso una tastiera.
Ai miei ragionamenti caotici.
Rumorosi.
Talmente veloci da sembrare disturbati.
Tutto scorre.
Ed in un continuo passaggio tra un attimo e l’altro mi intestardisco ad aprire una serie infinita di porte.
Ne apro alcune perché devo farlo.
Ne apro altre perché voglio farlo.
Ed alla fine mi accorgo di volerne aprirne una solo per condividere il piacere di non oltrepassarla solo.
Oggi il mio tentativo quotidiano di scrivere qualcosa di socialmente deviante termina a bordo di un veloce treno che corre sui binari dell’immaginario, non posso scendere in corsa e peggio ancora non saprei dove farlo.
“Mi scusi, saprebbe indicarmi la fermata della ragione?”.
“Guardi, non saprei, ce ne sono diverse, tutti ne hanno una ! Se scendi alla mia. Ti indico la strada””.

Buongiorno caro me stesso

20 ottobre 2009

Buongiorno caro me stesso, vedo che stamattina non sei stupito della faccia che vedi riflessa allo specchio.
E’ come in ogni cosa. Alla fine ci si abitua.
Volevo solo ringraziarti di avermi stimolato a crederci sempre,
tanto che alla fine è successo che ho imparato a crederci davvero.
Caro me stesso, ce ne andiamo a spasso da 39 anni, entrambi con i nostri limiti accettando sia il proprio, che l’improprio destino.
Viviamo ogni giorno come una fantastica canzone per poi passare automaticamente alla traccia successiva. E’ vero, c’è sempre un brano che vorremmo saltare, ma sappiamo anche che il successivo potrebbe essere tutt’altra musica.
Ogni giorno, caro me stesso, abbiamo le nostre opportunità.
Ogni attimo che passa è una nuova fuggente possibilità di apprendere una lezione preziosa.
Anche se nessuno ha bussato. Nessuno ha suonato o chiamato. Ogni tanto è il caso di aprire ugualmente la porta.
Se arriva la tua occasione non è detto che sia necessariamente al momento giusto. E stai certo che non si farà annunciare. Bisogna crederci.
Caro me stesso riflesso allo specchio, ciò che oggi ci piace domani potrebbe non piacerci più, quindi ti invito a gustare insieme un bombolone caldo fumante, tu con la sinistra e io con la destra.
Tanto in ogni caso la crema cadrà al centro.

EPT Sanremo 2009, Giocare con il Sorriso

20 ottobre 2009

I primi tre giorni di torneo si sono portati via nomi come Pagano e Minieri – che tutti consideravano tra i favoritissimi – mentre tu sei ancora lì. Come ci si sente a sapere che il poker italiano ora tifa per te?
Vedi un torneo di poker non è come un campionato di calcio. Ci sono giocatori dai quali ti aspetti sempre qualcosa in più ma non per questo partono favoriti rispetto ad altri. Il poker è un gioco democratico e per questo all’inizio del torneo non possono esserci pronostici attendibili.

Sono le fiches che hai davanti a parlare ed i veri favoriti si vedono solo al terzo giorno, se tra i primi 10 del chipcount trovi un professionista, allora hai il tuo nome su cui puntare.

Tra i nomi dei 1200 partecipanti spiccano quelli di un’ottima squadra italiana: stiamo diventando un Paese da seguire?

Pagano, Minieri, Pescatori senza dimenticare Blanco, Alaqua, Mazzia, Isaia e il mitico Andrea Benelli.  Ed a questi penso vada aggiunto Dario Alioto, anche se lui lo vedo più forte ad Omaha – una specialità che io non amo parecchio- : stiamo parlando di grandi giocatori Da ogni nome appena citato chi si appassiona a questo gioco dovrebbe saper apprendere qualcosa!
Dove metto l’orsetto Marcucci ?
Tra coloro che stanno crescendo. Ho iniziato a giocare da poco scegliendo di fare subito tornei importanti e raggiungendo 4 tavoli finali in meno di un anno di attività.. ed ora sto lavorando per allungare la serie proprio qui a Sanremo!
Ho tanti amici a sostenermi, ma gli italiani in gara sono parecchi e penso che il poker italiano raccoglierà un ottimo risultato!
Vedi, i 500k del chipleader sono tanti ma se commette errori, ed errare è umano, lo si può lasciare in bianco con due colpi!

Sanremo invasa dai players ed i media che finalmente danno spazio al poker. Qual’è la tua impressione di questo European Poker Tour in salsa italiana?

E’ un grande EPT e Luca ha fatto veramente una magia allargando il cap a 1200 players.
Penso che anche all’estero abbiano da imparare da questa organizzazione: qui ci si sente davvero a casa, e questo è un elemento che fa soffrire i giocatori stranieri. Al tavolo si percepisce che non si trovano a loro agio tra tanti players azzurri.

Eppure il tuo EPT non è iniziato nel migliore dei modi: puoi raccontarci quello che è successo con le prenotazioni?

Si. Insieme ad altri giocatori sono rimasto vittima di un raggiro ben organizzato.

Prima di venire ho acquistato un ticket da un contatto su Facebook che alla fine si è rivelato una bufala. Ho commesso una leggerezza, ma purtroppo ho il difetto di credere nel prossimo.

Però, ai due ragazzi che sono stati raggirati come me e che non hanno avuto la possibilità di giocarsi un sogno come l’EPT dico: ” Credete in me. Se arrivo al Tavolo Finale vi quoto un EPT alla faccia del delinquente che ci ha imbrogliato!”

Quale giocatore pensi sia la maggiore rivelazione del torneo?

Come rivelazione forse citerei Trifoglio: ora è a 100.000 circa ed è davvero un ottimo player. Ma non penso si possa parlare di vera e propria rivelazione prima del Final Table del 23 Aprile.

E la maggiore delusione?

Mi ha deluso Sandra Naujoks perchè non l’ho mai vista ridere, nemmeno dopo la vittoria di Dortmund! Evidentemente sapeva già che sarebbe uscita presto a Sanremo…

Evviva il sorriso !

Io ho giocato 2 livelli con meno di 3000 chips ma credo in me stesso e sono sicuro di essere ancora dentro per via del mio buonumore e della mia autostima.
Quando posso gli avversari li anniento a colpi di sorriso con tanto rispetto, ma davvero senza nessun rimorso.

Che cosa pensi si possa migliorare dell’EPT in Italia?

Nessun consiglio ! Solo apprezzamenti ! Grande Luca Pagano !

WPT Venice 2009, Luci spente al casinò

20 ottobre 2009

Cala il sipario su questa prima edizione del WPT in una giornata dove il poker è stato solo espediente per evitare di seguire attraverso i media l’ennesimo scudetto dell’Inter.

Il final table è segnato già dalle prime battute per i nostri colori. Fuori subito i due italiani in gara, in pochi minuti perdiamo prima Adinolfi (la cronaca su “il Poker Secondo Adinolfi” )e poi il sorprendente Michele Slama Saad. La faccenda nel breve non tarda a rimanere addirittura una questione da risolvere in casa svedese e nel giro di due ore la giostra fratricida è un faccia a faccia tra Jacobson e Astrom.

“Giostra è quando l’uno cavaliere viene contra l’altro, ove non si cerca vittoria se non dello scavallare l’uno l’altro; ed in questo è differente dal torniamento, ove si combatte a fine di morte”: così Francesco di Bartolo da Buti, nel suo Commento sopra la Divina Commedia della seconda metà del XIV secolo, da la sua definizione di giostra.

La finale di un torneo dove dopo innumerevoli scontri rimangono solo due partecipanti a contendersi il premio finale. Lo hanno fatto i due svedesi e, senza alcun sussulto, alla fine l’ha spuntata il Sig.Astrom che ha conquistato il braccialetto del campione e portato a casa un primo premio di 397.960,00 euro, oltre al ticket di 25.000 dollari di iscrizione alla finale del WPT Championship del 2010. Detto tra noi mica noccioline.

La giostra è finita. Nessun cavallo e nessun cavaliere però sono stati visti all’interno del Casinò. L’ultimo rimasto lo avevamo perso il giorno precedente e tutti sappiamo di chi stò parlando. Purtroppo non posso nascondere un debole per il Darietto nazionale.

Cosa dire di più ? L’orso chiude il suo Wpt da giocatore con un onorevole undicesimo piazzamento al side event da 1000, ottava bandierina in meno di un anno di attività.
Continuo a credere fermamente che il poker alla texana debba essere al più presto considerato uno sport, come lo è d’altronde il golf, perchè il Texas Hold’em è veicolo di comunicazione e di scambio culturale.

Uno sport che ha superato il concetto stesso di sport e che coinvolge l’intelligenza, la logica e la psicologia ancor prima di chiamare in causa la fortuna delle persone. Una passione che non ha certo bisogno di traduzioni perchè il suo è un liguaggio internazionale, consolidato da una tradizione soprannazionale e globale, che ormai viaggia parallelamente alle globalizzazioni in atto.

Finisce così questa esperienza Veneziana. Un grande saluto a tutti quelli che ci hanno seguito ed un in bocca al lupo, lanciato alla nostra maniera, per i tornei e le singolar tenzoni che ci vedranno protagonisti in futuro.

Nessuno Tocchi Dario Minieri

20 ottobre 2009

La differenza è un lampo che irrompe nella apparente tranquillità di un tavolo da gioco, un rilancio fuori posizione che ti gela lasciandoti con il cosmico dubbio di chi non sa cosa fare, anche potendo partire da una buona mano.
Dario Minieri al tramonto di un day2 a Venezia, e non senza sussulti, riesce a piazzare un triplo up lasciando il segno in una giornata che, senza Dario, sarebbe stata noiosa e poco più che ordinaria.

E’ lui il giocatore più in forma di questo WPT e probabilmente anche il più forte.

I numeri al tavolo, aridi e discutibili sin che si vuole, ma efficaci e pieni di fantasia sembrano quelli di un funambolo dei campi di calcio e sono lo specchio della forza di questo straordinario campione destinato ad oscurare quelle stelle venute dall’estero per violare il traguardo finale nella nostra amata Venezia.

Dario non vuole solo vincere ogni singola mano, lui è alla continua ricerca delle belle giocate, ma non è per irridere nessuno. È solo il suo naturale modo di giocare.
Dario è un portento. A volte dirompente, poi cortissimo e quasi a sorpresa eliminato, poi di nuovo sulla cresta con giocate al limite dell’impossibile e capaci di far discutere per ore sui forum specializzati.

Devastante, mai lamentoso e indisponente

A volte sembra nervoso, ma in realtà aspetta soltanto il momento buono per colpire. Gelido e implacabile. Intuisce un secondo prima degli altri e realizza la lettura perfetta nella maggior parte delle mani giocate, individua il giocatore su cui puntare e lo va ad arpionare con l’urgenza chirurgica di chi ha fretta di vincere.

Contro uno così c’ è poco da fare. Un ragazzo di talento capace di scatenare l’entusiasmo o alimentare le polemiche di tanti appassionati che lo seguono in ogni torneo.
Ogni sua giocata si può capire, apprezzare, discutere o criticare. Ad un tavolo finale alla ricerca di una vittoria di prestigio o alzandosi dalla sua sedia per una eliminazione, Dario va applaudito comunque, perchè è Dario e non si può non amare un talento così limpido e orgoglio del nostro poker nazionale.

Speriamo di incontrarci presto ai tavoli da gioco, per ora questo è un in bocca al lupo lanciato alla nostra maniera.

WPT Venice 2009, La frustrazione dell’orso

20 ottobre 2009

Questa mattina qualche senso di colpa accentua la mia voglia di gratificarmi con un cibo proibito ed un bicchiere di vino, così ho reclutato l’amico Alex Longobardi per un raid presso il miglior ristorante di Venezia. Non possiamo esimerci dopo la serata di ieri al WPT.

Il poker live è questo.

A volte pensi, in modo subdolo ed ostinato, di avere la situazione sotto controllo e stai li a sbatterti pensando alla sostanza di una singola mano, senza accorgerti che in quel momento sono magari i dettagli a fare la differenza. Non metri, ma centimetri.

Così raddoppi gli sforzi, ma hai perso di vista l’obiettivo !!

Inutile nuotare più veloce nella direzione sbagliata. Dovevi solo aspettare la mano giusta, lasciarti portare dalla corrente, ma quando te ne rendi conto.. sei già fuori malgrado le grandi foldate e le letture perfette dei primi livelli

Due minuti per la cronaca.

Rientrato dalla pausa cena, dopo aver colpevolmente mangiato troppo rispetto alle regole dettate dal buonsenso, decido di forzare una mano simulando una Monster Hand. Da UTG+1, spizzo 66 così al RAISE di un player da UTG (perc. 60% delle mani giocate rilanciate da quella posizione), segue il mio RE RAISE per 3000 chips. Chiama solo bottone dopo averci pensato un po’ e con uno stack quadruplo rispetto ai miei 14.000 rimasti. Il player da UTG folda con rammarico un probabile AQ.

Al FLOP 6 9 K.

Decido di spingere i resti e vengo chiamato immediatamente dall’opponent che mostra soddisfatto un set di 9. Game Over.

Un torneo in bilico tra sfortuna ed errore.

Durante il processo di crescita di un giocatore di poker esistono solo due possibilità, riconoscere ed apprendere o non apprendere dai propri errori, stabilire e seguire o non seguire le proprie regole.

Le piccole sviste, gli errori di lettura e le disattenzioni che possono cambiare il corso degli eventi sono sempre in agguato ed è indispensabile “soprattutto” mantenere elevatissimo il livello di attenzione.

Nel mio caso l’errore è stato quello di voler ottenere immediatamente un dbl up forzando una mano obiettivamente non forte e dopo un raise da UTG di un giocatore comunque ben fornito di chips.

Mi sono visto senza via di fuga e con un disperato bisogno di fare un piatto ad ogni costo. Niente di più sbagliato.

Sun Tzu, generale cinese autore del famoso “l’Arte della Guerra” scrive: ” Al nemico accerchiato, lascia sempre una via di fuga, perché se il nemico vede la via di fuga, si ritira, altrimenti combatterà fino all’ultimo sangue.” La mia via di fuga era soprassedere dall’intraprendere quell’azione.

Verrebbe facile stringersi nelle spalle e pensare che più di così non si potesse fare, ma l’Orso questa notte e come ogni notte dopo un torneo andato male, si è dimenato tra sogni e pensieri labirintici in preda al solito senso di frustrazione.

Ma senza frustrazione non esiterebbe nemmeno il bisogno, nessuna ragione di mobilitare le proprie risorse per una nuova avventura, scoprendo che si può essere capaci di fare qualcosa di meglio in una analoga situazione futura, quando affrontando la situazione con maggiore solidità ed attenzione le dinamiche finalmente cambieranno.

WPT Venice 2009, Day1b – L’orso e la liquirizia

20 ottobre 2009

Il WPT giunge al suo secondo giorno ed oggi è l’Orsetto a scendere in campo.

I giocatori italiani rimasti in gara hanno dimostrato ottime qualità, mi è piaciuto Simone Rossi per la sua pazienza, rimasto cortissimo per oltre 2 livelli è poi uscito fuori alla distanza arrivando al day 2 ancora in condizione di potersi giocare il torneo. Non ha buttato via le sue chips alla ricerca di un dbl up impossibile. Questo vuol dire rispettare il propio gioco, essere in forma. Complimenti Simone.

Qualche accorgimento importante prima di ogni giornata giocata: tanto riposo, concentrazione, divieto assoluto di giocare nelle 24 ore precedenti ed astenersi dalle abbuffate cercando di evitare alcolici, carboidrati e grassi.
La digestione difficile è uno dei peggiori nemici del giocatore di poker live.

Abbiamo necessità che il sangue confluisca al cervello con regolarità e per tutta la durata del gioco, una cattiva digestione non aiuta. Quindi un ottima colazione a base di zuccheri, e poi tanta acqua durante i livelli. Anche la liquirizia contribuisce a tenere alta la soglia di attenzione aumentando di poco la nostra pressione sanguigna, indispensabile negli ultimi livelli quando si comincia a confondere anche il colore delle proprie carte.

Il torneo live non è nemmeno lontanamente paragonabile ad un equivalente on line. Il live è estasi, ogni mano corre via tra azione e riflessione, il valore di un giocatore si rispecchia nell’arte dell’osservare, ascoltare, carpire in silenzio tutte le informazioni possibili da ogni giocatore seduto al proprio tavolo.

Siamo giocatori di poker live, capaci di attendere anche ore in paziente attesa quelle carte giuste da giocare contro il giusto avversario.

E poi ?

E poi eccola che arriva, si proprio lei, la tua mano preferita, la tua migliore amica, è il primo passo verso quella meta che sogni e che ora potresti anche raggiungere. L’adrenalina sale, rivedi passare davanti agli occhi ogni singola azione vissuta in analoghe situazioni passate. Questa volta però non devi sbagliare, perché fare la scelta giusta vorrebbe dire sfiorare con un dito il cielo. Qui inizia la tua partita personale contro la sorte. Sai di essere più forte, ma lei continua a giocare divertita con il ritmo del tuo respiro, mentre in un frammento di tempo, in uno spazio sospeso tra un’azione e l’altra, trovi finalmente l’ispirazione sull’opportunità di agire e fai la cosa giusta.

Hai preso un piatto importante, sei lanciato verso il day2, il tuo sogno comincia oggi.

WPT Venice 2009, tra turismo, leggende ed eliminazioni

20 ottobre 2009

Il mio WPT inizierà domani tavolo 8 sit 7, ma oggi un maledetto raffreddore non mi ha comunque impedito di visitare la Chiesa della Madonna della Salute, una fantastica opera edificata tra il 1630 e il 1687, quando la peste che ridusse i veneziani da 175.000 abitanti a 107.000 venne debellata.
Qualcuno forse già conosce la mia passione per l’esoterismo, quindi non potevo esimermi dalla visita in questione. Si dice che la chiesa fosse costruita su una fossa comune e che durante i lavori di punto in bianco iniziarono terrificanti apparizioni: urla e sussurri nella notte, cani neri che ringhiavano e scomparivano se minacciati e poi suoni metallici, botti sordi, suono di catene trascinate, colpi su pavimenti e porte e versi di animali ringhiosi. La più classica delle ghost story.
Del problema si occupò addirittura il governo del Doge: il Consiglio dei Dieci stabilì che si trattasse delle anime dei defunti del vecchio cimitero della Trinità in via di abbattimento per far spazio alla Chiesa. Così si scavò e centinaia di corpi di morti di peste che erano stati frettolosamente sepolti nel vecchio cimitero per evitare il diffondersi del morbo furono rinvenuti. Le ossa di donne, uomini e bambini erano accatastate all’interno di sepolture create per le famiglie più ricche. I corpi furono rimossi e ricollocati, dopo la costruzione della Chiesa della Salute, al centro della Basilica, o almeno così narra la leggenda.
Dal giorno dell’inaugurazione, da allora ed ogni anno, per l’anniversario di questo avvenimento (il 21 Novembre) viene costruito un ponte di barche, e la gente veneziana va a pregare in questo santuario costruito proprio come voto a ringraziamento alla Madonna.

A questa leggenda è anche legata la storia di una delle maschere più note a Venezia, e che anche Bertrand “Elky” Grospellier ha indossato oggi al primo livello del suo WPT.
Infatti i medici di allora si cautelavano per ripararsi dal morbo della peste utilizzando una maschera con una sorte di becco davanti alla bocca, becco riempito da panni impregnati di oli considerati resistenti al morbo e sostanze definite medicamentose, occhiali e guanti. Insomma, figure spaventose ma che a questi uomini coraggiosi davano per lo meno una certa tranquillità di non restare infettati.

Non è invece un fantasma a decretare l’uscita del primo italiano oggi.

Il “non sapere attendere” è uno dei più frequenti errori che un essere umano commette ogni giorno. La mancanza di riflessione, la carenza di senso analitico, l’opportunità o meno di compiere un determinato gesto o un’azione della quale siamo pronti a prendere in considerazione solo una delle possibili conseguenze che genererà. Quella a noi favorevole, con la presunzione di non credere nemmeno per un istante che potremmo esserci sbagliati.
Spesso attendiamo solo quando ci viene imposto d’attendere mentre, quando l’attesa sarebbe opportuna, pretendiamo di forzare il corso delle cose generando così quegli errori che compromettono irrimediabilmente i nostri piani.

Conseguenze che avremmo anche evitato con quei 10 secondi gratuiti di riflessione in più.
Il WPT di Venezia è in corso da appena due livelli, ma abbiamo avuto già modo di assistere ad una clamorosa eliminazione di un player italiano in una assurda mano AA vs QQ. Questa la cronaca:

ITALIAN PLAYER limpa UTG
3 PLAYERS call
BIG BLIND raise 450
3 PLAYERS fold
ITALIAN PLAYER re-raise 1650
BIG BLIND re-raise 4800
ITALIAN PLAYER all in
BIG BLIND call

Show Down :

ITALIAN PLAYER mostra Q Q

Big Blind mostra AA

Board bianco e player out!

Non si fa una critica al giocatore. Gli errori li commettiamo tutti, quindi tralasciamo i nomi dei players concentrandoci solo sul nocciolo della discussione ovvero l’opportunità generica di giocare o meno una mano del genere all’inizio di un torneo importante come il WPT quando i bui sono ancora 25-50.

Si è deciso di limpare da UTG, una tattica che io applico spesso ai primi livelli nei tornei quando spizzando coppie alte dal 9 al Q vado in cerca di un clamoroso set al flop, che magari accoppiato ad un asso può portare notevoli soddisfazioni in quanto a chips (vedi EPT di Copenaghen 2009 primo livello). Tattica sicuramente non condivisibile, ma se si è pronti a foldare, sicuramente applicabile.

Non tralasciamo mai di ricordare che in un torneo è importante rimanere in gioco e non vincere la singola mano. Un torneo è una gara di sopravvivenza ed a volte le monster fold sono più importanti di un piatto rubato.

In questo caso il nostro giocatore ha optato per un re raise di 1650 a testare la forza dell’opponent. Il messaggio ricevuto è stato chiaro. Ho AA o KK. A questa azione doveva seguire un opportuno fold che avrebbe consentito al giocatore italiano di continuare a giocarsi il torneo senza eccessivi problemi visto il livello. Ma anche nel caso si fosse trattato di un semi-bluff o bluff valeva la pena rischiare. Sicuramente no.
Nel caso di un raise da parte di un qualsiasi player il re raise è necessario per testare la forza dell’opponent ma con la consapevolezza di dover anche foldare una coppia di figure sia che abbiamo o non abbiamo ben chiara la dinamica della mano.