Credo che sia possibile vivere senza stringere. Senza abbracciare. Senza baciare. Ma non senza desiderare spietatamente di farlo. Stanotte poi. Le possibilità non esistono. I desideri non hanno corpo. Non sanno camminare. Non riescono nemmeno a tossire. A sbuffare. Oppure ad alzare un sopracciglio. Una canzone di Tom Jones mi cammina dentro mentre aspetto il solito treno. Intanto il freddo mi fracassa le ossa. Gela respiri. Mastica i polmoni e li risputa in terra. Goccia su goccia. Ci sono giorni in cui sembra facile lanciare il cuore a canestro con la speranza di fare centro. Eppure continuo a prendere il ferro. Con quella sensazione di debordante incompletezza a farmi da sipario. Quando lo seguo con gli occhi. Quando lo vedo compiere qualche giro a vuoto. E poi cadere giù.
Stasera mi resta la scrittura. Lei sola, assieme a tutte la musica che non ascolta più nessuno. Quella che non è mai abbastanza. Quella che non è mai all’altezza. A tutti e tutto manca sempre qualcosa che li completi. In fondo anche all’infinito. Manca la fine.








