Viviamo ogni giorno i paradossi della vita, pensiamo senza stupire, leggiamo senza capire, tracciamo senza definire, mangiamo senza gustare e stringiamo senza possedere.
Ogni cosa, anche la più evidente, risulta terribilmente artefatta, parziale e mutevole, come in quei paesaggi nelle sfere di vetro, dove si puó alzare un po’ di neve artificiale solo scuotendone il contenuto.
Stanotte scuoto il mio mondo, respiro profondamente e provo un vago senso di irrazionale riconoscenza verso l’ossigeno, ma nessun profumo che mi ricordi chi ero e tutte quelle fantastiche esperienze vissute da bambino.
Una volta mi sono chiesto se avessi un obiettivo nella vita, e la risposta sembrava semplice: “Essere felice”.
Ora non mi basta più e mi rendo conto che vorrei sempre essere felice, ma con te.
Archive for 13 febbraio 2015
Essere felice
13 febbraio 2015Torno subito
13 febbraio 2015Cento sono gli anni che mi sento dentro. Scrivo cento per non parlare dei minuti o addirittura dei secondi. Per non usare cifre a 12 zeri.
Dicono che per ogni chilogrammo di massa bisogna opporre almeno 10 Newton di forza per staccarsi in verticale dal pavimento di casa. Ma questo non vale per le sensazioni che ho dentro. Spero che stanotte la gravità terrestre non faccia prigionieri e trascini i miei sogni in un’ipotetica spirale verso il centro di tutto. Verso un sistema solare fatto di consapevolezze nuove che un tempo forse mi sarei risparmiato più che volentieri, ma non stanotte.
Ha davvero senso esistere in questo universo? Non lo so. Non lo conosco tutto.
E partire? Ti giuro. Non lo so.
E resistere? Quello si. Per quello che conta, suppongo proprio di si.
Anche quando il mondo sembra ruotare in maniera incoerente per privarci dei colori primari.
Anche quando a volte pensi di aver smarrito i pastelli colorati che avresti potuto utilizzare per evidenziarne le sfumature migliori.
Certo. Avrei potuto dormire e sognare di più nella mia vita. Sarebbe stato meglio. Le mie idee avrebbero toccato altri spazi, altre stelle, altri corpi. Avrei potuto lasciare gli occhi appoggiati su altri destini. Avrei potuto assaggiare la realtà di destinazioni diverse, sconosciute.
Avrei potuto togliermi la soddisfazione di sputare parole a caso senza dover mai preoccuparmi di chiedere scusa.
E invece ho sempre preferito rimanere sveglio quel secondo. Quell’attimo ancora. Quell’istante in più. A contemplare la scienza esatta di questa quotidianità che scorre. Una realtà troppo impegnativa, fatta di minuti tutti apparentemente significanti e di giorni del tutto privati degli attimi più belli.
Accendo la radio.
Quando guido solo mi piace ascoltare la disco anni 80/90. E’ stordente ed è mia amica. Non è noiosa o invadente. Mi accompagna fino al prossimo colpo di sonno. A volte il bordo dell’autostrada si avvicina in maniera preoccupante. Ma è solo un momento.
Riapro gli occhi.
Riprendo il controllo.
Ricomincio a pensare.
Prima o poi finirò con l’addormentarmi a 190 all’ora. La prudenza è solo un bisogno trascurabile.
Non è mai stata la velocità a spaventarmi, o la stanchezza. È il futuro a mettermi paura, l’incertezza di tutto quello che di imprevedibile può ancora succedere.
Cento sono gli anni che mi sento dentro. Eppure sono ancora giovane. In fondo è solo la prima vita che vivo. Potrei essere un gatto distratto.
Le luci dei fari delle altre vetture proiettano finte costellazioni sul parabrezza della mia auto. Vorrei ruotare intorno all’asse invisibile delle cose che posso immaginare, ma che non sono capace di dire.
Vorrei filmare tutto e rivedermi le scene migliori da solo. In casa. Seduto sul divano con bibita fredda, pop corn e rutto libero.
C’è un casello.
Ancora qualche chilometro di ammiccanti prostitute e sarò a casa.
Tra poco riuscirò anche a dormire. Così, tanto per provare domattina l’irrinunciabile sensazione del risveglio e poi magari scrivere tutto in un blog. Tu però non te ne andare. Orbita ancora nei miei pensieri. Torno subito. Dovunque tu sia.








