Ci sono sere che trascorro in luoghi impensabili. Sere in cui pretendo di fare i conti e riconoscere le tirate di capelli che mi sta dando la vita, per trasformarle in una reazione concreta alla vita stessa.
Ho voglia di offrire a me stesso interpretazione, coraggio, azione e realizzazione in cambio di tutto quello che ho sempre sognato, anche se quello in cui riponevo grandi aspettative finisce spesso col trasformarsi in una realtà deludente, molto simile a una lama affilata da stringere a mani nude. Qualcosa di doloroso e quasi impossibile da mollare, perché a suo modo è una realtà che comunque impegna le dita.
Prima o poi arriva per tutti il tempo del fare. Del comprendere. Del riconoscere. Quel momento in cui si impara a comunicare con se stessi prima che con gli altri. Capirsi prima di capire.
La mia realtà. Quella che non mi aspettavo, è una relazione di lusso dove mi sono catapultato e all’interno della quale non mi è stato possibile coniugare il verbo amare.
Oggi mi sento come un principiante chef alle prese con la sua ricetta definiva. Quella maledetta. Quella che non gli è mai riuscita.
In questo mondo dove nessuno ti vuole veramente fino a quando non lo porti tu ad averne bisogno, esistono decine di modi per sbagliare ricetta. Puoi esagerare o difettare gli ingredienti, allungare troppo i tempi di cottura o cedere alla paura stessa di non riuscire. E la colpa non è sempre di un beffardo destino travestito da Gordon Ramsey, che si mostra più incazzato e maleducato che mai.
La colpa è tua e del coraggio che tieni chiuso da sempre in un barattolo. Quello che, quando lo stringevo da bambino, qualcuno mi aiutava a svitarne il tappo. Lo stesso che anche oggi devo trovare la forza di aprire, ma da solo.
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Il barattolo
10 giugno 2014Abitudine
10 giugno 2014C’è qualcosa di molto più logorante del tempo che passa. L’abitudine.








