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La ballerina del carrillon

9 dicembre 2009

Scrivere rimane il mio goffo esercizio mattutino, anche se a dire il vero alle volte fatico a farlo e non ho capri espiatori per questa mia imperfezione.
Oggi vorrei trasformarmi in fiaba e raccontarmi. Chiudere bene gli occhi e centrifugare il tempo, tanto da non poter più distinguere il passato irreale e lontano da questo presente spietato e ricorrente.
Stamattina proverò a scrivere della realtà e di storie che mi riguardano in modo più diretto e lo farò come se stessi parlando con una bimba di cinque anni.
C’era una volta un soldatino di piombo che viveva poggiato su una scrivania proprio accanto ad un vecchio carrillon.
Così fragile all’apparenza, così dolce ed aggraziata nei movimenti. Era un profilo di bambola sorridente che lo distoglieva sempre più spesso dal suo solenne compito di fermacarte.
“Perché anche io non posso roteare su una gamba sola?”
E’ un freddo pomeriggio di dicembre quando il soldatino guarda per l’ultima volta quel carrillon, prima di perdere il controllo del peso del suo corpo, prima di trasformarsi in mille piccoli frammenti di piombo, prima di rovinare pesantemente sul pavimento trasformando la sua esistenza in decine di pezzi senza più forma.
Qui finisce la storia di un soldatino di piombo, che sfuggito per un istante alla sua plombea natura cessò di esistere per sempre, ballando senza grazia, precipitando senza apparente gloria e senza che nessuno abbia mai potuto rendersene davvero conto.
Se ne fanno di cose nella vita, ma niente e ripeto niente può cambiare la nostra natura.
Se nasci incollato ad un carillon il tuo mondo inizia e finisce all’interno di una scatola.
Che tu lo creda o no la musica sarà sempre la stessa e non esisterà giorno in cui non ti troverai a fare qualcosa di diverso dal “ballare sola”.
Se invece il tuo ruolo è quello di un soldatino di piombo, sostenere il peso delle responsabilità è tutto ciò che conta e non puoi sognare di cambiare te stesso per i capricci di una ballerina dal sorriso di plastica.
Il rischio è l’autodistruzione.
Se hai ben chiari i tuoi doveri conosci i limiti fin dove ti puoi spingere e non vai oltre.
Per ogni scelta c’è una conseguenza ed un destino beffardo a cui dover rendere conto.
Mia cara ballerina del carrillon, la libertà morale e la curiosità sono sabbie mobili in cui hai affondato ancora i piedi e stavolta non ci sarò più io a prenderti per mano.
Se apri gli occhi mi troverai. Ma da oggi guarderò da lontano questa stupida scatola chiusa.
Non solo apparentemente stanco, ma definitivamente saturo di quella nenia che non ho più tempo e voglia di ascoltare.
Ci sono punti oltre i quali, insieme non si può più andare…