Archive for ottobre 2009

Nessuno Tocchi Dario Minieri

20 ottobre 2009

La differenza è un lampo che irrompe nella apparente tranquillità di un tavolo da gioco, un rilancio fuori posizione che ti gela lasciandoti con il cosmico dubbio di chi non sa cosa fare, anche potendo partire da una buona mano.
Dario Minieri al tramonto di un day2 a Venezia, e non senza sussulti, riesce a piazzare un triplo up lasciando il segno in una giornata che, senza Dario, sarebbe stata noiosa e poco più che ordinaria.

E’ lui il giocatore più in forma di questo WPT e probabilmente anche il più forte.

I numeri al tavolo, aridi e discutibili sin che si vuole, ma efficaci e pieni di fantasia sembrano quelli di un funambolo dei campi di calcio e sono lo specchio della forza di questo straordinario campione destinato ad oscurare quelle stelle venute dall’estero per violare il traguardo finale nella nostra amata Venezia.

Dario non vuole solo vincere ogni singola mano, lui è alla continua ricerca delle belle giocate, ma non è per irridere nessuno. È solo il suo naturale modo di giocare.
Dario è un portento. A volte dirompente, poi cortissimo e quasi a sorpresa eliminato, poi di nuovo sulla cresta con giocate al limite dell’impossibile e capaci di far discutere per ore sui forum specializzati.

Devastante, mai lamentoso e indisponente

A volte sembra nervoso, ma in realtà aspetta soltanto il momento buono per colpire. Gelido e implacabile. Intuisce un secondo prima degli altri e realizza la lettura perfetta nella maggior parte delle mani giocate, individua il giocatore su cui puntare e lo va ad arpionare con l’urgenza chirurgica di chi ha fretta di vincere.

Contro uno così c’ è poco da fare. Un ragazzo di talento capace di scatenare l’entusiasmo o alimentare le polemiche di tanti appassionati che lo seguono in ogni torneo.
Ogni sua giocata si può capire, apprezzare, discutere o criticare. Ad un tavolo finale alla ricerca di una vittoria di prestigio o alzandosi dalla sua sedia per una eliminazione, Dario va applaudito comunque, perchè è Dario e non si può non amare un talento così limpido e orgoglio del nostro poker nazionale.

Speriamo di incontrarci presto ai tavoli da gioco, per ora questo è un in bocca al lupo lanciato alla nostra maniera.

WPT Venice 2009, La frustrazione dell’orso

20 ottobre 2009

Questa mattina qualche senso di colpa accentua la mia voglia di gratificarmi con un cibo proibito ed un bicchiere di vino, così ho reclutato l’amico Alex Longobardi per un raid presso il miglior ristorante di Venezia. Non possiamo esimerci dopo la serata di ieri al WPT.

Il poker live è questo.

A volte pensi, in modo subdolo ed ostinato, di avere la situazione sotto controllo e stai li a sbatterti pensando alla sostanza di una singola mano, senza accorgerti che in quel momento sono magari i dettagli a fare la differenza. Non metri, ma centimetri.

Così raddoppi gli sforzi, ma hai perso di vista l’obiettivo !!

Inutile nuotare più veloce nella direzione sbagliata. Dovevi solo aspettare la mano giusta, lasciarti portare dalla corrente, ma quando te ne rendi conto.. sei già fuori malgrado le grandi foldate e le letture perfette dei primi livelli

Due minuti per la cronaca.

Rientrato dalla pausa cena, dopo aver colpevolmente mangiato troppo rispetto alle regole dettate dal buonsenso, decido di forzare una mano simulando una Monster Hand. Da UTG+1, spizzo 66 così al RAISE di un player da UTG (perc. 60% delle mani giocate rilanciate da quella posizione), segue il mio RE RAISE per 3000 chips. Chiama solo bottone dopo averci pensato un po’ e con uno stack quadruplo rispetto ai miei 14.000 rimasti. Il player da UTG folda con rammarico un probabile AQ.

Al FLOP 6 9 K.

Decido di spingere i resti e vengo chiamato immediatamente dall’opponent che mostra soddisfatto un set di 9. Game Over.

Un torneo in bilico tra sfortuna ed errore.

Durante il processo di crescita di un giocatore di poker esistono solo due possibilità, riconoscere ed apprendere o non apprendere dai propri errori, stabilire e seguire o non seguire le proprie regole.

Le piccole sviste, gli errori di lettura e le disattenzioni che possono cambiare il corso degli eventi sono sempre in agguato ed è indispensabile “soprattutto” mantenere elevatissimo il livello di attenzione.

Nel mio caso l’errore è stato quello di voler ottenere immediatamente un dbl up forzando una mano obiettivamente non forte e dopo un raise da UTG di un giocatore comunque ben fornito di chips.

Mi sono visto senza via di fuga e con un disperato bisogno di fare un piatto ad ogni costo. Niente di più sbagliato.

Sun Tzu, generale cinese autore del famoso “l’Arte della Guerra” scrive: ” Al nemico accerchiato, lascia sempre una via di fuga, perché se il nemico vede la via di fuga, si ritira, altrimenti combatterà fino all’ultimo sangue.” La mia via di fuga era soprassedere dall’intraprendere quell’azione.

Verrebbe facile stringersi nelle spalle e pensare che più di così non si potesse fare, ma l’Orso questa notte e come ogni notte dopo un torneo andato male, si è dimenato tra sogni e pensieri labirintici in preda al solito senso di frustrazione.

Ma senza frustrazione non esiterebbe nemmeno il bisogno, nessuna ragione di mobilitare le proprie risorse per una nuova avventura, scoprendo che si può essere capaci di fare qualcosa di meglio in una analoga situazione futura, quando affrontando la situazione con maggiore solidità ed attenzione le dinamiche finalmente cambieranno.

WPT Venice 2009, Day1b – L’orso e la liquirizia

20 ottobre 2009

Il WPT giunge al suo secondo giorno ed oggi è l’Orsetto a scendere in campo.

I giocatori italiani rimasti in gara hanno dimostrato ottime qualità, mi è piaciuto Simone Rossi per la sua pazienza, rimasto cortissimo per oltre 2 livelli è poi uscito fuori alla distanza arrivando al day 2 ancora in condizione di potersi giocare il torneo. Non ha buttato via le sue chips alla ricerca di un dbl up impossibile. Questo vuol dire rispettare il propio gioco, essere in forma. Complimenti Simone.

Qualche accorgimento importante prima di ogni giornata giocata: tanto riposo, concentrazione, divieto assoluto di giocare nelle 24 ore precedenti ed astenersi dalle abbuffate cercando di evitare alcolici, carboidrati e grassi.
La digestione difficile è uno dei peggiori nemici del giocatore di poker live.

Abbiamo necessità che il sangue confluisca al cervello con regolarità e per tutta la durata del gioco, una cattiva digestione non aiuta. Quindi un ottima colazione a base di zuccheri, e poi tanta acqua durante i livelli. Anche la liquirizia contribuisce a tenere alta la soglia di attenzione aumentando di poco la nostra pressione sanguigna, indispensabile negli ultimi livelli quando si comincia a confondere anche il colore delle proprie carte.

Il torneo live non è nemmeno lontanamente paragonabile ad un equivalente on line. Il live è estasi, ogni mano corre via tra azione e riflessione, il valore di un giocatore si rispecchia nell’arte dell’osservare, ascoltare, carpire in silenzio tutte le informazioni possibili da ogni giocatore seduto al proprio tavolo.

Siamo giocatori di poker live, capaci di attendere anche ore in paziente attesa quelle carte giuste da giocare contro il giusto avversario.

E poi ?

E poi eccola che arriva, si proprio lei, la tua mano preferita, la tua migliore amica, è il primo passo verso quella meta che sogni e che ora potresti anche raggiungere. L’adrenalina sale, rivedi passare davanti agli occhi ogni singola azione vissuta in analoghe situazioni passate. Questa volta però non devi sbagliare, perché fare la scelta giusta vorrebbe dire sfiorare con un dito il cielo. Qui inizia la tua partita personale contro la sorte. Sai di essere più forte, ma lei continua a giocare divertita con il ritmo del tuo respiro, mentre in un frammento di tempo, in uno spazio sospeso tra un’azione e l’altra, trovi finalmente l’ispirazione sull’opportunità di agire e fai la cosa giusta.

Hai preso un piatto importante, sei lanciato verso il day2, il tuo sogno comincia oggi.

WPT Venice 2009, tra turismo, leggende ed eliminazioni

20 ottobre 2009

Il mio WPT inizierà domani tavolo 8 sit 7, ma oggi un maledetto raffreddore non mi ha comunque impedito di visitare la Chiesa della Madonna della Salute, una fantastica opera edificata tra il 1630 e il 1687, quando la peste che ridusse i veneziani da 175.000 abitanti a 107.000 venne debellata.
Qualcuno forse già conosce la mia passione per l’esoterismo, quindi non potevo esimermi dalla visita in questione. Si dice che la chiesa fosse costruita su una fossa comune e che durante i lavori di punto in bianco iniziarono terrificanti apparizioni: urla e sussurri nella notte, cani neri che ringhiavano e scomparivano se minacciati e poi suoni metallici, botti sordi, suono di catene trascinate, colpi su pavimenti e porte e versi di animali ringhiosi. La più classica delle ghost story.
Del problema si occupò addirittura il governo del Doge: il Consiglio dei Dieci stabilì che si trattasse delle anime dei defunti del vecchio cimitero della Trinità in via di abbattimento per far spazio alla Chiesa. Così si scavò e centinaia di corpi di morti di peste che erano stati frettolosamente sepolti nel vecchio cimitero per evitare il diffondersi del morbo furono rinvenuti. Le ossa di donne, uomini e bambini erano accatastate all’interno di sepolture create per le famiglie più ricche. I corpi furono rimossi e ricollocati, dopo la costruzione della Chiesa della Salute, al centro della Basilica, o almeno così narra la leggenda.
Dal giorno dell’inaugurazione, da allora ed ogni anno, per l’anniversario di questo avvenimento (il 21 Novembre) viene costruito un ponte di barche, e la gente veneziana va a pregare in questo santuario costruito proprio come voto a ringraziamento alla Madonna.

A questa leggenda è anche legata la storia di una delle maschere più note a Venezia, e che anche Bertrand “Elky” Grospellier ha indossato oggi al primo livello del suo WPT.
Infatti i medici di allora si cautelavano per ripararsi dal morbo della peste utilizzando una maschera con una sorte di becco davanti alla bocca, becco riempito da panni impregnati di oli considerati resistenti al morbo e sostanze definite medicamentose, occhiali e guanti. Insomma, figure spaventose ma che a questi uomini coraggiosi davano per lo meno una certa tranquillità di non restare infettati.

Non è invece un fantasma a decretare l’uscita del primo italiano oggi.

Il “non sapere attendere” è uno dei più frequenti errori che un essere umano commette ogni giorno. La mancanza di riflessione, la carenza di senso analitico, l’opportunità o meno di compiere un determinato gesto o un’azione della quale siamo pronti a prendere in considerazione solo una delle possibili conseguenze che genererà. Quella a noi favorevole, con la presunzione di non credere nemmeno per un istante che potremmo esserci sbagliati.
Spesso attendiamo solo quando ci viene imposto d’attendere mentre, quando l’attesa sarebbe opportuna, pretendiamo di forzare il corso delle cose generando così quegli errori che compromettono irrimediabilmente i nostri piani.

Conseguenze che avremmo anche evitato con quei 10 secondi gratuiti di riflessione in più.
Il WPT di Venezia è in corso da appena due livelli, ma abbiamo avuto già modo di assistere ad una clamorosa eliminazione di un player italiano in una assurda mano AA vs QQ. Questa la cronaca:

ITALIAN PLAYER limpa UTG
3 PLAYERS call
BIG BLIND raise 450
3 PLAYERS fold
ITALIAN PLAYER re-raise 1650
BIG BLIND re-raise 4800
ITALIAN PLAYER all in
BIG BLIND call

Show Down :

ITALIAN PLAYER mostra Q Q

Big Blind mostra AA

Board bianco e player out!

Non si fa una critica al giocatore. Gli errori li commettiamo tutti, quindi tralasciamo i nomi dei players concentrandoci solo sul nocciolo della discussione ovvero l’opportunità generica di giocare o meno una mano del genere all’inizio di un torneo importante come il WPT quando i bui sono ancora 25-50.

Si è deciso di limpare da UTG, una tattica che io applico spesso ai primi livelli nei tornei quando spizzando coppie alte dal 9 al Q vado in cerca di un clamoroso set al flop, che magari accoppiato ad un asso può portare notevoli soddisfazioni in quanto a chips (vedi EPT di Copenaghen 2009 primo livello). Tattica sicuramente non condivisibile, ma se si è pronti a foldare, sicuramente applicabile.

Non tralasciamo mai di ricordare che in un torneo è importante rimanere in gioco e non vincere la singola mano. Un torneo è una gara di sopravvivenza ed a volte le monster fold sono più importanti di un piatto rubato.

In questo caso il nostro giocatore ha optato per un re raise di 1650 a testare la forza dell’opponent. Il messaggio ricevuto è stato chiaro. Ho AA o KK. A questa azione doveva seguire un opportuno fold che avrebbe consentito al giocatore italiano di continuare a giocarsi il torneo senza eccessivi problemi visto il livello. Ma anche nel caso si fosse trattato di un semi-bluff o bluff valeva la pena rischiare. Sicuramente no.
Nel caso di un raise da parte di un qualsiasi player il re raise è necessario per testare la forza dell’opponent ma con la consapevolezza di dover anche foldare una coppia di figure sia che abbiamo o non abbiamo ben chiara la dinamica della mano.

La cosa giusta

20 ottobre 2009
Esiste un frammento di tempo, uno spazio sospeso tra un’azione e l’altra dove ognuno di noi trova l’ispirazione sull’opportunità o meno di agire.
Questo lasso di tempo maledettamente importante e che noi puntualmente sottovalutiamo, ci piomba addosso ogni santo giorno ponendosi chirurgicamente tra l’opportunità di “fare” o di “non fare” la cosa giusta. Questo succede nel poker come nella vita !!