In fondo al corridoio 

Stanotte il cielo era dorato. Alieno. Quasi prigioniero di riflessi postatomici. 

Il lavandino del bagno ancora gocciola. Un tempo certi automatismi mi avrebbero spinto a chiamare un tecnico e farlo riparare immediatamente. A cercare di sistemare il sistemabile.

Invece oggi rimango un secondo a fissare le gocce, poi lo specchio e infine finisco col dare le spalle al bianco e nero di questi secondi. 

Nell’aria c’è odore di dentifricio e di cose che hanno smesso di essere. C’è odore di tempo. 

Se fumassi mi accenderei una sigaretta. Devo solo ricordarmi il perché non abbia mai iniziato a farlo. 

Che differenza c’è tra il senso e il significato che si da alle nostre scelte?

Il senso è oggettivo, mentre il significato è una interpretazione del tutto personale. Tu eri il senso, o il significato? Eri tutto, oppure niente? 

Davvero non lo so. E a dire il vero non ho così tanta voglia di darmi risposte ora, a meno che non riesca davvero a nasconderci dentro la scomodità di certe domande. 

Preferisco spiegare un lenzuolo. Uscire e fare quattro passi. Scegliere qualcosa da non comprare. Scorrere tra il passato e gli scaffali di un negozio. 

Oppure mangiare un piatto di pasta, cercare un parcheggio, o guidare veloce con i fari accesi e la musica alta.

A volte la felicità è ricordarsi una faccia buffa. È questo quello che davvero mi scuote. La normalità. Come, da studente, era normale andare a scuola e rincorrere un dondolante autobus verde. 

Gli autobus di oggi invece hanno cambiato colore, sono arancioni come il cielo di questa sera. Sono sudati e anche l’aria ha cambiato consistenza. Ed io? Pure io ho perso parte del mio spessore. Non li inseguo più.

Credo che stanotte finirò col mettermi a scrivere. Una lettera. Una di quelle che poi non spedisco. Che rimane dentro un cassetto, o magari diventano una palletta di carta da affidare alle cure della raccolta differenziata. 

Prima, soltanto per un attimo, mi sono perso per i vicoli del centro di Roma. Perdersi non è poi così male. Lasciarsi andare, abbandonarsi, non aver nulla da dire e nessun posto dove andare. 

Apro la finestra, fa freschetto. C’è qualcosa che entra improvvisamente e sembra confusa. Una zanzara, un ronzio leggero. Poi una lama intermittente di luce. Sì, credo ci sia qualcosa che non funziona nel lampione sulla strada.

Credo anche di non saperlo descrivere bene. L’amore intendo. Magari è solo un punto interrogativo. 

Chiedetemi ora il perché, in questo momento, tutto quello che davvero mi attrae è sentire un vento freddo che mette i brividi. 

Quella pelle d’oca leggera che precede l’incoscienza della consapevolezza, della percezione totale, del riposo dall’inquietudine.

Quando saremo dei gatti, in un’altra vita magari, potremo abbracciarci ancora. Ma se davvero accadesse, allora fai in modo che sia indimenticabile. 

È arrivato il taxi. Si è chiamato da solo. Adesso mi siedo dietro e guardo un po’ il tassametro. Ho voglia di sentire il valore del tempo. 

La macchina parte, le ombre diventano incerte, le pareti della strada ora sono palazzi.

Non c’è una linea d’orizzonte. Non c’è possibilità di coniugare il verbo raggiungere. C’è una solitudine espansa, una compressione tutta interiore, una supernova in procinto di esplodere tra stomaco e cuore. 

Sorrido. Guardo il profilo mezzo addormentato del conducente e me la rido ancora. La felicità è un momento asettico e puro e l’amore non è fatto per quelli prolissi. 

Ho finito l’inchiostro nel telefono e non sono nemmeno arrivato all’ultima pagina. Quella parola l’ho scritta. Quella di cinque lettere. Quella che inizia per A e finisce per E. Quella che da senso e significato a tutte le lancette del mondo.

Sono solo le cinque ed è quasi ora di bere un caffè. Nemmeno molto fuori orario. È quasi tempo di fare un check in nei ricordi. 

Basta solo ricordarsi di allacciare le cinture. In fondo è un giorno come tutti gli altri e le uscite di sicurezza sono sempre in fondo al corridoio. 

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3 Risposte to “In fondo al corridoio ”

  1. Elish_Mailyn Says:

    giorno giorno… il caffè stamattina lo offro io ☕…

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