La più breve

Sorseggio un’aspirina effervescente. Le poltrone non sono poi tanto scomode se sai sopportare un mal di schiena. Il vagone è colmo di persone. Chi parla al telefono, chi gesticola idee. Io non presto attenzione. Non ho nulla da barattare, tantomeno parole.

Potrei separarmi da questa poltrona e camminare verso la coda del convoglio, mentre il treno sfreccia in direzione opposta. Andare così, avanti e indietro nel tempo che passa. Un lusso che non tutti possono permettersi.

Io non ho proprio idea di quale forma abbia la mia disciplina stasera. Però viaggiare non mi ha mai fatto davvero paura. E comunque non troverò nessuno in piedi ad aspettarmi stasera, magari nervoso, mentre guarda un orologio.

Mi piacerebbe scoprire l’origine di certi vocaboli. Per esempio chi ha inventato la parola “destinazione”. Vorrei essere astuto e invece sto camminando verso la coda di un treno che sfreccia in direzione contraria. Ma questo l’ho già scritto.

Ricordo Alice. Lei teneva l’astuzia in cucina, nella cassettiera in basso, accanto alle barrette di un qualche tipo.

Il treno rallenta all’improvviso. Si scuote di dosso la realtà. Io cado scivolando sulle ginocchia. Giusto davanti a una ragazza.

Che diamine di figura retorica è questa? Un’iperbole? Una sinestesia? Magari è una semplice figura da scemo.

Mi rialzo. Sorrido come le statue di cera. Non ricordo nemmeno se ho salutato prima di ricominciare a camminare. Forse ho solo immaginato di farlo.

Quando ripasso porgerò a quella ragazza le mie più sentite scuse. Non mi ero mai trovato in ginocchio davanti a nessuno.

Adesso ho solo idee un po’ confuse. Quella felpa nera col cappuccio l’ho già vista. E quel libro sulla vita di Marilyn? Ne esiste un altro dimenticato da qualche parte e che avrei tanto voluto leggere.

Questo mio inutile tornare indietro. Questo pensare e ripensare a dove fossero le mie mani in quel momento. La fisica gioca con il passato. La chimica provoca ricordi allucinatori. Ma è la filosofia che trasforma tutto in parole.

Non ci sono le geometrie giuste per intervenire stasera. Niente emozioni da elevare al cubo. Nessuna piramide che nasconda un segreto. Nessuna sfera che introduca una conoscenza. E neanche un cilindro dal quale estrarre un fottuto coniglio bianco.

La ragazza non c’è più. Forse l’ho soltanto immaginata. Oppure anche lei era di passaggio nella mia vita. In assoluto è questa la mia storia d’amore più breve.

3 Risposte to “La più breve”

  1. alemarcotti Says:

    Mi piace come scrivi

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