Alice andava avanti gattonando. E quando rimaneva bloccata dal peso degli eventi decideva di spostarsi verticalmente. Una volta le avevano spiegato che ascesa e discesa alla fine si somigliavano un po’.
Alice giocava con i segnalibri e i numeri di pagina non sequenziali. Aspettava seduta su un prato stellato un grosso coniglio bianco. Affascinata e distratta dal ricordo delle immagini di quell’universo così diverso dal suo.
Alice pensava a quanto fosse stato facile vivere, in un solo istante, ciò che altri non sarebbero riusciti a vivere nell’arco di due intere vite.
Quando i battiti del cuore di Alice acceleravano lei non ne perdeva il controllo. Se sentiva il sangue salirgli alla testa sussurrava al destino qualche parola di scuse.
Sorrideva. Alzava un sopracciglio. E improvvisava. Con l’imbarazzo di chi pensa di poter prevedere i terremoti in autunno, soltanto osservando le foglie cadere.
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