Fino all’ultimo

Esistono delle leggi. Quelle scritte in modo cinicamente umano su carta. E poi altre leggi del tutto naturali. Quelle al di fuori di ogni cosa. Quelle intorno a noi. Ci contengono. Ci mantengono e ci determinano. Ma ne esiste anche una del tutto personale. Le legge dentro. Qualcosa che guida il nostro sguardo, che è la nostra mano, il nostro passo. Qualcosa che ci spinge velocemente verso il nostro destino.

Ricordare ha la stessa radice del verbo dare ed è vero. Ricordare la morte può aiutare a dare di più nella vita. Impariamo a contare ogni istante, ma solo alla fine scopriamo che ogni istante conta. “Sarò il vostro angelo custode”, scrive Gloria alle amiche dal ventitreesimo piano di una torre in fiamme. Si contano i giorni, ma anche i minuti, poi all’improvviso si scopre che stanno finendo in fretta. Eppure Gloria non pensa alla morte. Pensa alla vita. 

Scorro l’articolo di Repubblica ed è come se scorressi le ultime immagini di questa tragedia. Il fumo. Il crescente silenzio. Solo un rumore, ma nella testa. Ne ho tratto un invito a osservare il mio modo troppo superficiale e frettoloso di vedere la vita. Come se ad un tratto qualcuno mi dicesse: aspetta, fermati un momento. Guardati intorno. Guarda di cosa tu fai ancora parte. E non dimenticarlo mai. Fino all’ultimo.

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