Senza permesso

Senza il tuo permesso ogni giorno il cuore pompa litri di sangue.
Senza il tuo permesso scorribande notturne di globuli bianchi si susseguono proprio sotto i tuoi occhi, carovane di batteri ti attaccano e anticorpi reagiscono. Come in una scena de “Il Signore degli Anelli”.
Ma se ci si allontana dal proprio corpo le cose non cambiano. Anche lontano da noi si perde ogni responsabilità, ogni dovere, ogni diritto.
Senza il nostro permesso gli indici di borsa salgono o scendono. La pioggia scende, i pneumatici si bucano, la neve cade, i continenti affondano, le carte ti condannano, le foglie appassiscono, la terra trema e i papi abdicano, mentre le ambulanze corrono per trascinare anime anonime in paradiso.

Niente accade chiedendo prima l’autorizzazione a farlo e tutto accade comunque.
Ogni evento entra senza bussare. In certi casi come una irruzione armata nelle tue certezze.
Oggi vorrei aggredire il futuro. Aspettarlo nascosto nel buio. Paziente. Silenzioso.
Per poi vederlo affacciarsi alla porta e colpirlo forte alla base del cranio sghignazzando rabbioso.
E prendermi tutto, perché lui farebbe lo stesso con me senza chiedere il permesso. Attirandomi prima con le bugie di un bambino, regalandomi le illusioni di un baro e poi colpendomi alle spalle con la rabbia cieca di un serial killer. Quindi non ho niente di cui sentirmi in colpa.
Non mi aspetto nessuna telefonata. Nessun “ciao, sono quello che sta per accaderti e indovina un po’? Sto arrivando”.
Il futuro non ha un cellulare ed è anche un gran maleducato.

Oggi i grossi teoremi che vivono nella mia testa fanno romanticamente capolino e abbassano accuratamente il lume della ragione, ma ci lasciano scivolare un foulard rosso per fare atmosfera.
Così ecco qui partorito il teorema:
“L’alfabeto di 21 lettere elevato alla terza potenza sottratta la radice cubica di ogni mia speranza è uguale al quadrato costruito sul diametro di una pizza più una birra moltiplicata per 2, tutto fratto un’altra giornata che inizia proprio adesso.”
E poi la soluzione, semplice semplice:
“Quello che accade non ha niente a che vedere con noi.”

Accade senza permesso che le persone soffrano.
Accade senza permesso che ciò che per un attimo hai sentito tuo si ritrovi caldo sotto i polpastrelli di un’altra persona.
Accade senza permesso anche che qualcuno parli di te nel modo sbagliato. Lo stesso qualcuno che un giorno ha visto una vecchietta appesa a un ombrello e ha detto in giro di conoscere “Mary Poppins”.

Se avrò tempo, forse racconterò anche io una storia dalle pagine di questo blog.
Racconterò di quel tipo che viveva al piano terra e si lamentava dell’ascensore rotto e lo farò come ogni mattina, senza preoccuparmi di chiedere il permesso.

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