Non mi arrendo

“Non mi arrendo al tempo che si scompone, ai sogni che non si realizzano, ai rapporti umani che nascono e terminano senza un motivo. Agli sguardi incupiti e tracotanti di malinconia. Non mi arrendo alle antipatie e a quell’ironia inopportuna che sa di tappo.

Non mi arrendo all’esistenza, alle coincidenze che logorano, alle cattive amicizie, ai luoghi comuni, alle banalità e alla disattenzione.
Non mi arrendo al falso perbenismo, acido come la birra calda e alle lezioni di vita impartite dalle persone che parlano e che non sanno ascoltare.

Non mi arrendo di fronte a tutta questa indefinita e labirintica incomunicabilità, alla camaleontica solitudine di certi momenti, alla noia, alla delusione di un’esistenza che oggi mi sfugge di mano.

Non mi arrendo davanti a tutte quelle occasioni che ho perso e che sono scivolate via come il tempo, ma senza lasciare il segno e alle pagine bianche di questo libro che forse non riuscirò mai a terminare.
Non mi arrendo davanti ai miei indugi, alle mie insicurezze, a quel vagheggiare di pindariche idee e a tutti quegli illusori pensieri che non sarò mai in grado di tradurre in realtà.

Non mi arrendo all’ipocrisia delle religioni che mi dicono di pregare, credere e sopravvivere e alla demagogia di chi “sa sempre tutto”, ma che “non si può fare niente”.

Non mi arrendo alle implacabili emicranie, alle centinaia di aspirine mandate giù in questi anni e a tutti quei giudizi che ho ingoiato e mai digerito.
Non mi arrendo alle sfumature della vita, alle invidie, al livello del colesterolo sempre troppo alto, all’odio, alla gioia, alle coincidenze sfortunate e a tutto l’ordinato caos che ha sconvolto la mia esistenza.

Non mi arrendo alle conseguenze dei miei molteplici errori, alla nostalgia dei momenti andati e alla debordante impotenza dei miei pensieri, quando tutte le mattine mi alzo e mi accorgo di non avere un piano per cambiare il mondo.

Non mi arrendo agli eufemismi, alla timidezza, all’arroganza, al doppiogiochismo, all’opportunismo, alla vergogna, alla realtà, al dubbio, all’indifferenza, all’aridità di pensiero, alle dipendenze, alle menzogne dette anche a fin di bene, alla stupidità, agli eccessi, alla flemmatica rapidità del vincente e all’ingiustificato stupore del perdente.

Non mi arrendo a tutti quei misteri che non sono mai riuscito a spiegare. Alla velocità di certi pensieri e alla lentezza di certi ricordi, che rimangono reclusi nella mia testa come in un’assurda prigione di plastica.
Non mi arrendo alle sofferenze provocate da quella malattia che oggi so di non poter sconfiggere. Non mi arrendo di fronte a niente e davanti a nessuno, che non abbia gli occhi luminosi e innocenti di mio figlio Luca.”

brano estratto dall’introduzione de LA PRIGIONE DEI RICORDI un romanzo di Gianluca Marcucci, Editrice Smart

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