È quasi tenerezza

Da piccolo avevo una certa tendenza al fato avverso. Quel qualcosa capace di trasformare le opportunità in un magico disinganno. Ma non l’ho mai considerata una vera e propria sfortuna.

Stanotte c’era una strada in discesa che portava al solito hotel. Era la stessa di ieri sera. C’era anche una città antica a versarmi l’ultima birra. E poi c’era il gelo fuori stagione, quello che ti risveglia e solletica il petto. Anche lui molto affabile.

Mi sono seduto centinaia di volte qui da solo. Senza sapere quanto fosse meglio attendere, o rincorrere. Oppure soltanto fuggire altrove. E alla fine ho lasciato che la mia mano danzasse sulle dita accanto a una bottiglia vuota.

Un po’ come la ballerina di un meraviglioso video di Sia. Sorrido, lo cerco sul cellulare. Alzo il volume.

Il mondo scompone le sue interezze. L’universo scompare per qualche minuto.

Non passa nessuno. Non sento nessuno. Eppure passa tutto e ascoltare è quasi tenerezza.

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