Alice e la palla

Alice pensava che scrivere fosse una cosa seria. Pensava che non bastasse soltanto sentirsi prigionieri della propria vita. O immaginarsi sbronzi a combattere i demoni del passato.

Alice aveva imparato che le parole dentro una testa non finiscono sempre su un foglio.

Aveva imparato che nel momento esatto in cui si decide di scrivere “c’era una volta”, oppure cose del tipo “credo sia arrivato il momento di decidere”, si comincia a sognare. 

E alla fine bisogna rendersi conto che ogni parola, quale essa sia, resta con noi per pochissimo tempo. 

Alice mostrava la serenità insindacabile di un monaco tibetano e l’incoscienza di un bambino. Uno di quelli che parte in quarta per rincorrere il suo pallone finito in mezzo alla strada. 

Alice quel giorno non vide la macchina che giungeva da dietro una curva. E la macchina non vide Alice.  

Ma si trattava soltanto di un sogno. E in quel sogno lei recuperava la palla e tornava di corsa a giocare.

Una Risposta to “Alice e la palla”

  1. Elish_Mailyn Says:

    “Alice mostrava la serenità insindacabile di un monaco tibetano e l’incoscienza di un bambino.”

    oggi mi sento un po’ Alice…

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