Scrivo meno e mi impongo di farlo meglio. Frequento meno persone e mi illudo di dedicare più tempo a me stesso. Invece vado anche meno spesso al cinema.
Colpa di questo mio spietato bisogno di dicotomia, se riesco sempre ad assegnare alle cose due significati. Senza che uno escluda in qualche modo l’altro.
Quantità e qualità. Due irriducibili nemiche. Due complici ammiccanti. E poi tutte le cose che stanno nel mezzo. Sono sicuro che anche Alice la penserebbe come me. Però mi servirebbe più tempo da dedicare a una qualche forma creativa di malinconia.
Ieri ho guardato incuriosito il sequel più rischioso della storia del cinema e l’ho trovato sublime. Qualità e quantità. Quasi tre ore di film senza uno sbadiglio.
Blade Runner 2049 è un secondo capitolo piovoso, freddo, sporco, riuscito e perfetto.
I giochi di luce. I riflessi. Le fantasie. Gli ologrammi. I volti mono espressivi dei replicanti. I richiami vintage al capolavoro di Ridley Scott. Tutto perfettamente curato nei minimi dettagli.
Finalmente il mondo viene raccontato in un film di fantascienza come probabilmente sarà. Una infinita discarica. Senza scene d’azione. Senza quella fine ironia hollywoodiana che tanto stona nelle sceneggiature post-apocalittiche.
Allora eccomi qui, tutto preso a non raccontare la trama eppure a lasciar intendere a tutti che si tratta di un film da non perdere. A non rivelare le scene, malgrado la mia conclamata incapacità di non saper tenere la “ciavatta” (bocca) chiusa.
L’incontro-scontro tra Ryan Gosling e Harrison Ford è una scena che ti mette in pace con il cinema d’autore. Da fiato sospeso. Non dico altro.
Il mio mantra è l’ossimoro e la legge che mi governa è l’attrazione magnetica dei poli opposti. Ma adoro le pellicole che mi fanno perdere il senso del tempo.
Bravo Villeneuve. Ma a me già da “Sicario” eri piaciuto da morire.
Tag: blade runner 2049, denis villeneuve, Gianluca Marcucci, harrison ford, recensione, ryan gosling, sequel


13 ottobre 2017 alle 7:24 am |
Tra i film usciti di recente è molto bello anche quest’altro: https://wwayne.wordpress.com/2017/10/08/due-come-noi/. L’hai visto?
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13 ottobre 2017 alle 12:05 PM |
Sono molto curiosa di vederlo!
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13 ottobre 2017 alle 1:35 PM |
Spero non per la mia recensione ciclopica 😂😂 io sono di parte
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13 ottobre 2017 alle 9:37 PM |
hai fatto venire la curiosità anche a me…
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16 ottobre 2017 alle 1:14 am |
Ahi, siamo su due fronti opposti: non mi è piaciuto per niente, lento più del bradipo, noioso e lunghissimo! Eppoi le api nel deserto senza acqua, senza fiori e senza luce, in mezzo alla polvere… vabbè l’autorialità ma qui si esagera 😀
Ciao
Sid
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16 ottobre 2017 alle 5:07 am |
Celle. Intrecciate. Intrecciate. Celle. Celle.
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16 ottobre 2017 alle 7:39 am
Celle. Api. Intrecciate. Alveari. Celle….
Conosci Appleseed di Masamune Shirow?
Ciao
Sid
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