Quando cominciai a farmi domande

Quando cominciai a farmi domande avevo sedici anni. Era gennaio. Forse un mercoledì. L’orologio segnava le sette e trenta ed era una meravigliosa giornata di sole con l’aria paradossalmente gelida. Arrivava da nord. Era una tramontana pungente. 

Se ne vedevano spesso di inverni così a Roma. Eppure amavo quel freddo, perché riusciva a dare un senso ai colori del cielo.

Non esistevano gli smartphone e nessuno mi chiamò al telefono. Non mi arrivò nessun messaggino. Niente notifiche. Nessuno mi disse di correre a casa. Non ascoltai persone piangere o singhiozzare.

Succedeva raramente che i miei mi autorizzassero a prendere il motorino per andare scuola. Così, quando accadeva, ne approfittavo per fare colazione con gli amici. Si parlava di donne, di calcio e di testi scolastici. Libri mai aperti. Pagine ancora tutte da leggere. 

Qualcuno raccontava di aver fatto l’amore e c’era chi affermava fiero di averlo addirittura fatto nella sua stanza, con i genitori in casa.
Io ascoltavo tutto e lo facevo nascondendo ogni espressione dietro a un velato ghigno di scetticismo.

Amavo quel minimalismo di pensieri così inconsapevole. Me lo ricordo bene e posso affermare che anche oggi non sia così sbiadito dagli anni.

Quando cominciai a farmi domande stavo ascoltando una canzone di Nik Kershaw alla radio durante l’ora di ginnastica, “The Riddle”.

Quel giorno rimasi per qualche minuto a sentirla facendo fare alla testa su e giù come se stessi mimando un’improbabile preghiera. Ignoravo che non l’avrei più dimenticata.

Francesca arrivava in classe con la tuta dell’Australian bianca. Mi piaceva che portasse le sue Adidas con le calze rosa risvoltate intorno alla caviglia. I capelli neri raccolti in una lunga coda. Gli occhi guizzanti e sempre attenti.

Il fisico già scolpito a dispetto dell’età. Si avvicinava e mi abbracciava ridendo. Mi accarezzava con la mano destra e se mostravo timidezza mi tirava verso di se. Lo faceva apposta. Ma non quel giorno.

Quando cominciai a farmi domande l’insegnante di educazione fisica non mi guardò negli occhi. Fu lui a portare la notizia. Fu lui a dirci che Francesca non c’era più. E non ricordo dove fossi poi sprofondato io in quel momento. 

Dove fosse sparita una parte di me. Se all’interno di una canzone, dentro in profondità, oppure in qualche altro universo fuori, abbandonata accanto a un cassonetto e poi liquidata insieme all’immondizia, in una qualunque discarica a caso. 

Oggi non ricordo più il dolore. So solo che fu quello il giorno in cui cominciai a farmi domande.

5 Risposte to “Quando cominciai a farmi domande”

  1. 76sanfermo Says:

    Lo trovo eccellente questo pezzo…. Di bravura, oltre che di spessore….

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  2. alemarcotti Says:

    Davvero bello e mi ha colpita

    Liked by 1 persona

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