Il paradosso 

Ho ritrovato una vecchia lettera. Una di quelle che non sai mai se è il caso di condividere o meno su un blog. Ci penso. Ok, ci ho pensato. Condivido. Perché ricordo esattamente ogni sensazione provata scrivendo.

“Perché? Perché se una persona fa una gentilezza può essere considerata egoista. Non ha senso. 

La notte scorsa ci ho riflettuto sorseggiando un vodka lemon. Più vodka che lemon. Chiacchierando e rileggendo cose. Alcune davvero belle. Non esiste egoismo quando si fa una cosa buona e importante per qualcun’altro. 

Io sono convinto che una gentilezza sia tale e basta. E se fa stare bene che male c’è? Perché ridurla per forza a qualcosa di negativo. Con tutte le schifezze che si ascoltano. 

Con tutte le cose brutte che accadono in giro. Con tutto questo opportunismo gratuito che ci sta invadendo l’anima.

Altruismo. Sono d’accordo con chi pensa che quando è eccessivo sia una debolezza. Che possa riflettere un senso di inadeguatezza. 

Ma allora è questo senso di inadeguatezza che mi hanno trasmesso i miei genitori? E se essere come sono bastasse davvero a definirmi un “egoista”? Bè, allora sia. 

Sono dannatamente egoista. Spietatamente egoista. Follemente egoista. Chissa, magari troverò un girone solo per noi diversamente egoisti all’inferno. Ma dubito che saremo in molti.

Non posso affermarlo con certezza, ma probabilmente un mondo colmo di questo egoismo, sarebbe un mondo migliore.

Volevo scrivere altro, ma ho pensato che la scrittura nasconda i toni. E la mia collezione di domande a cui non ho mai saputo rispondere ha bisogno dei toni giusti.

Forse ci è mancata la meraviglia delle cose banali, del quotidiano, una bottiglia di vino vuota sul tavolo della cucina e la corona bluastra del gas che si accende sotto la macchinetta del caffè. Una lampadina da cambiare. Una mensola da sistemare.

Forse ci è mancata quella voglia di ridere che riempie il tempo e scaccia via la noia. Quei sorrisi spontanei dello stare insieme che non hanno nulla da invidiare all’allegria dall’anice stellato.

Ci sono tante cose belle che non ci siamo mai detti. Ma a modo nostro ci siamo voluti bene anche senza dircele. Il “piccolo principe” afferma che l’importanza delle persone la misuri dal tempo che gli dedichi. È vero.

Ok! A questo punto ti lascio prima di trasformare una bella lettera in una logorroica apologia dell’amore.

E lascio anche tutte quelle schegge di follia ancora incastrate nelle pareti di casa. 

Ti lascio i fiori che non potrò mai regalarti, ma che meriteresti di trovare ogni mattina e il ricordo dello stare bene che qualche volta sono stato e che spero tu non abbia dimenticato. 

Ti lascio gli auguri, le preghiere che riempivano i rancori vuoti e il telecomando di tutte le mie emozioni. Ti lascio quella porta sempre socchiusa sulla mia intimità, i baci dati a vuoto e i fantasmi che ogni tanto infestano i miei castelli in aria.

Ti lascio quel posto che non esiste. Con le montagne innevate e il mare dopo la curva, verso ponente. Dove tira ancora un vento tiepido che odora di mandorle e rincospermo.

E poi ti lascio il ricordo delle cose giuste sentite, intuite, pensate, sognate, gridate, create e distrutte, perse, sconfitte, tu, io, quella casa con il terrazzo a coronari che amavi così tanto. Il sushi, il gelato, la granita, la pizza e tutti i miei istanti più veri.

Ti lascio il gradino della chiesa dove ti ho baciato la prima volta, il caldo infernale, il sudore sulla pelle, il sole alle spalle e gli occhi chiusi. 

Ti lascio il mio sapore, ma non il sapere, perché non ne ho mai avuto e forse non voglio averne. 

Ti lascio il posto che meriti nel tuo universo e una poltrona comoda dalla quale osservare le stelle. E tutti i miei libri pieni di storie iniziate e lasciate a metà, o nemmeno iniziate. 

Ti lascio un albero senza foglie e uno con i rami illuminati. E quel desiderio di un pesce rosso e un gatto morbido mai realizzato. 

Non so. Non ricordo, ieri forse ho parlato di te con Alice nello specchio, ma lei guardava altrove. 

Un secondo, forse avrei ancora qualcosa da dire. Forse voglio scusarmi per come ho cercato ogni volta di cancellare il bello e allontanarti. E per quel mio paradossale e incomprensibile non riuscire a starti distante. 

O per le mie debolezze. 

Forse non serve. Forse non ho più niente da dire, sì, insomma…

Non vengo. Non vado. Non resto. Ti lascio e non ti lascio mai niente. 

Perché non posso. Perché non ne sono capace. Perché sbaglio anche quando decido di fare una cosa giusta.

Perché per me, il paradosso più incomprensibile non sarà mai quello di “Achille e la tartaruga”. Ma quello di Alice nel paese delle non meraviglie.”

Ma questa è un’altra storia…

4 Risposte to “Il paradosso ”

  1. Paroledipaola Says:

    🖤

    Liked by 1 persona

  2. alemarcotti Says:

    Che bello che esistono gli egoisti.. Le parole le avrei voluto ricevere io…. Mai ricevute parole cosi😊

    Liked by 1 persona

  3. alemarcotti Says:

    Che bello😊

    Mi piace

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