I titoli di coda

Certe relazioni sono come quei film di cui non ti è venuto in mente di leggere la trama prima di andare al cinema. Possono deluderti anche se non avevi delle vere e proprie aspettative. Magari riescono a prenderti molto mentre li guardi, perché la piacevolezza trova un suo senso anche nello scorrere delle sequenze. Ma il più delle volte c’è bisogno di un’attenzione sbilanciata verso il significato delle immagini. La superficialità ha sempre conseguenze inevitabili per la profondità di una storia.

Ogni tanto scopro che le cose poi riescono ad andare anche peggio di quanto penso. Viviamo in un evo arenato sull’apparenza. Fermi a un tragico capolinea culturale e a ogni occasione si sprofonda un po’ di più. Questo traspare nelle relazioni di ogni tipo. Ma soprattutto succede quando hai superato i quaranta e ti rapporti quotidianamente con un “altro sesso” saturo di problematiche e convinzioni che non ti appartengono. Che non ti sono mai appartenute.

In passato ho messo a dura prova la mente e il cuore. Provato da quel continuo ricollegare, rimontare, capire, ridare senso a una comunicazione apparentemente semplice, ma costantemente in disordine. Certe persone sono un campo minato dove si cammina in precario equilibrio. Sentimenti, emozioni, momenti drammatici, detto e contraddetto, sono mine antiuomo. Insomma, coltivare una relazione è un esercizio di misura sulla linea di un virtuale fuorigioco. Senza arbitro e senza guardalinee. 

Perché una relazione funzioni, e abbia un senso stare insieme, occorre avere a che fare con le stesse emozioni e non importa quali. Che sia la stessa serenità, o la stessa sofferenza profonda. O almeno percepirne lo stesso peso specifico all’interno della propria vita. E non bastano le parole a descrivere una sofferenza. Mi sono riempito in passato le orecchie di “io sto male” e maltrattato di “ti voglio bene”. Niente di più rarefatto. Niente di meno prezioso. Niente che riesca ad entrare davvero nel cuore.

E di solito è proprio a questo punto che scattavano i titoli di coda.

7 Risposte to “I titoli di coda”

  1. E. Says:

    “Perché una relazione funzioni, e abbia un senso stare insieme, occorre avere a che fare con le stesse emozioni e non importa quali. Che sia la stessa serenità, o la stessa sofferenza profonda.”
    Concordo pienamente con quanto dici. Per quanto mi riguarda, affinché possa io provare a costruire una relazione di “successo” come presupposto ci deve sempre essere la condivisione della complessità e profondità che vedo in me. Ne ho bisogno perché altrimenti non sono in grado di creare quel legame unico e profondo. Il tutto per me rimane altrimenti ad uno stato superficiale delle cose e dopo poco, mi annoia.

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  2. Volpinablu-Antonella Says:

    Hai detto bene: le emozioni sono mine antiuomo…

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